Faida nel clan Strisciuglio, omicidio Michele Ranieri a San Pio: Andrea De Giglio condannato a 20 anni

Il 40enne Andrea De Giglio, a processo con l’accusa di aver preso parte all’agguato dell’11 settembre 2019 a San Pio in cui fu ucciso il 39enne pregiudicato Michele Ranieri, è stato condannato a 20 anni di reclusione dalla Corte d’Assise. De Giglio avrebbe agito come autista della moto che quella sera raggiunse la vittima, ferita a morte con otto colpi di pistola.

I giudici hanno riqualificato il delitto in omicidio preterintenzionale da omicidio volontario. La difesa aveva invocato l’assoluzione dopo le dichiarazioni di alcuni collaboratori di giustizia, la Dda di Bari aveva chiesto invece la condanna a 24 anni di reclusione.

Secondo le indagini Ranieri sarebbe stato ucciso in un regolamento di conti interno al clan Strisciuglio. Per l’omicidio sono già stati condannati a 24 anni Saverio Carchedi e Giovanni Sgaramella. Un’altra condanna a 14 anni è stata inflitta a Saverio Faccilongo, referente del clan Strisciuglio.

Travolse e uccise la 16enne Luna Benedetto: 43enne condannato a 7 anni di reclusione per omicidio stradale

Un 43enne è stato condannato a 7 anni di reclusione per omicidio stradale nell’inchiesta sulla morte di Luna Benedetto, la 16enne tragicamente scomparsa il 14 giugno 2020 a Lecce.

La vittima si trovava in sella ad uno scooter guidato da un amico e urtato da un’auto in fase di sorpasso. La giovane morì sul colpo, a distanza di 5 anni è arrivata la condanna. L’auto procedeva al doppio della velocità consentita, a 112 km/h in una strada dove il limite era fissato a 50.

Disposto anche il riconoscimento di un risarcimento del danno alle parti civili, da quantificare in separata sede, ma il magistrato ha disposto le provvisionali per oltre 200mila euro: 150mila euro all’amico che guidava lo scooter e 50mila euro ai genitori della vittima.

Schiaffi in faccia e bimbi trascinati per le braccia, choc all’asilo: maestra condannata a un anno e 4 mesi

Un’insegnante di 66 anni, che prestava servizio in una scuola per l’infanzia nel nord Brindisino, è stata condannata ad un anno e 4 mesi di reclusione per aver maltrattato i suoi piccoli alunni.

Bimbi di tre anni, secondo quanto ricostruito dalle indagini, sono stati presi a schiaffi in faccia e trascinati per le braccia. La vicenda è stata scoperta da una coppia di genitori preoccupata per le crisi di pianto nella notte del loro figlio. Sistemando un cellulare in modalità registratore nello zainetto del piccolo hanno scoperto la triste verità. 

Legata al letto e bocca tappata, 13enne violentata due volte in pochi mesi a Bari: condanna prescritta in Appello

Chiude a chiave una 13enne nel locale di un amico, la spoglia, la blocca sul letto, le tappa la bocca e la costringe ad avere un rapporto sessuale completo. Qualche mese dopo la blocca per strada, la conduce in una casa, la lega al letto con una cinta e abusa ancora una volta di lei.

I fatti, avvenuti a Bari, risalgono al giugno 2008. Protagonista un 36enne all’epoca dei fatti appena maggiorenne. Una doppia violenza sessuale che per la giustizia italiana finisce nel dimenticatoio.

In primo grado, tre anni, fa l’uomo era stato condannato dal Tribunale di Bari alla pena di 8 anni di reclusione, ma la Corte di Bari ha stabilito il non doversi procedere perché le accuse sono ormai prescritte. Confermata solo la condanna a risarcire la vittima, costituita parte civile.

“Ti porteranno i fiori al cimitero”, picchia la compagna e la figlia minorenne: 38enne condannato a Bari

La Corte di Appello ha dimezzato la condanna a 7 anni inflitta in primo grado ad un 38enne barese per aver maltrattato la convivente e per aver offeso e percosso la figlia minorenne che prendeva le difese della madre.

L’uomo è stato così condannato a 4 anni di reclusione, gli abusi sono andati avanti dal 2020 al 2024. La vittima, una 36enne, ha poi trovato coraggio di denunciare. Il 38enne è stato assolto dall’accusa di violenza sessuale, per questo la pena è stata dimezzata in Appello.

“Ti devo uccidere, ti devo impiccare, ti devo mettere due dita in gola, io andrò in carcere ma a te porteranno i fiori al cimitero”, queste alcune delle frasi pronunciate nei confronti della donna da parte dell’uomo. La vittima sarebbe stata colpita anche con calci, schiaffi e pugni. In un’occasione la donna ha rimediato la frattura di una costola, in un’altra occasione il 38enne le avrebbe stretto le mani intorno al collo fino quasi a soffocarla.

Nei confronti della figlia 16enne invece l’uomo avrebbe riservato “umiliazioni con frasi scurrili, offensive e denigratorie, accusandola di prendere le difese ed essere complice della madre, picchiandola in modo violento e senza motivo”, fino a cacciarla di casa e farla andare a vivere con la nonna materna dopo averla colpita con un cellulare in testa.

Benito, in carcere 19 anni dopo la condanna. Maria chiede la grazia a Mattarella: “Se la merita”

Torniamo a parlare della storia di Benito, in carcere dopo 19 anni la condanna. L’uomo sta scontando una pena di 6 anni e 8 mesi senza aver avuto un processo regolare e senza essere stato mai ascoltato. I dubbi e le lacune sulla vicenda giudiziaria sembrano essere tanti.

L’intervista a Maria, che sta cercando di andare a fondo in una vicenda estremamente intricata e complessa, ha creato parecchio scalpore e discussione. Dopo aver parlato con un amico di Benito e con il sindaco Giuseppe Cosola, abbiamo incontrato nuovamente Maria che ha avviato la procedura per richiedere la grazia al presidente della Repubblica, Sergio Mattarella.

Giovinazzo, barista morto in incidente stradale: condannato 28enne barese. Andava a 140 km/h

La gup di Bari Rossana De Cristofaro ha condannato a due anni e due mesi di reclusione (in abbreviato) un 28enne di Bari, riconosciuto colpevole del reato di omicidio stradale relativamente all’incidente del 5 agosto 2022 in cui perse la vita il barista Massimiliano Colonna. L’incidente avvenne intorno alle 4 del mattino sulla statale 16 bis, all’altezza di Giovinazzo, in direzione nord.

Secondo quanto ricostruito dalla pm Chiara Giordano, la Mazda 6 sw su cui viaggiava l’imputato tamponò la Peugeot 206 di Colonna (che si stava recando al lavoro) facendola finire fuori strada.

La fiancata sinistra dell’auto urtò la cuspide del guardrail di una stazione di servizio e Colonna, che era alla guida, morì. Secondo l’accusa, l’imputato viaggiava a 140 chilometri orari in un tratto di strada in cui il limite è 90.

La gup, oltre a disporre la sospensione della patente per l’imputato per tre anni dal passaggio in giudicato della sentenza, ha riconosciuto il risarcimento nei confronti dei parenti della vittima, costituiti parte civile e assistiti dagli avvocati Luca Bruno, Francesco Piscazzi e Graziana Caputo. Nei loro confronti è stata anche prevista una provvisionale immediatamente esecutiva per circa 300mila euro complessivi.

Omicidio Vito Caputo a Capurso, condanna ridotta per Piero Canonico. I giudici: “Provocato e ha chiesto scusa”

La Corte d’Appello di Bari lo scorso maggio ha ridotto a 13 anni di reclusione (dai 18 del primo grado, in abbreviato) la condanna nei confronti del 28enne Piero Canonico, imputato per l’omicidio del 29enne Vito Caputo e per il tentato omicidio di Fabio Chiarelli.

I fatti risalgono al tardo pomeriggio del 16 marzo 2023 a Capurso, al termine di un inseguimento iniziato nel vicino comune di Cellamare tra l’auto su cui erano a bordo Chiarelli e Caputo e quella su cui c’erano Canonico e il padre. Arrivati in un parcheggio a Capurso, i quattro scesero dalle auto e ne nacque una violenta rissa, nella quale Canonico – secondo quanto ricostruito dai carabinieri – colpì con 12 coltellate Caputo, uccidendolo, e con nove Chiarelli, ferendolo gravemente.

L’azione di Canonico, secondo i giudici, ha avuto origine dalla “condotta tenuta da Chiarelli”. La vittima, “oltre ad aver precedentemente minacciato ripetutamente Canonico, dava altresì inizio all’inseguimento con speronamenti da cui scaturiva la rissa”. Ma non solo.

In aula, Canonico ha chiesto scusa ai familiari della vittima dicendosi “dispiaciuto” per quanto successo. L’imputato ha tenuto “un comportamento collaborativo e apprezzabile in un’ottica di economia processuale, mostrando “resipiscenza” e offrendo “le proprie scuse ai familiari di Caputo e Chiarelli, mostrando sincero pentimento per le proprie azioni”, come si legge nelle motivazioni della sentenza.

Il delitto, secondo quanto ricostruito, sarebbe maturato nell’ambito delle reciproche gelosia tra Canonico e Chiarelli, entrambi fidanzati con l’ex dell’altro. Nel giorno del delitto Chiarelli, accompagnato da Caputo, ha raggiunto Canonico a Cellamare “per un chiarimento” sfociato nell’inseguimento, nella rissa e negli accoltellamenti.

Altamura, il 30enne Cavotta ucciso davanti a moglie e figlio: chiesta condanna di 30 anni per Nicola Centonze

La Dda di Bari ha chiesto una condanna a 30 anni di reclusione per Nicola Centonze, 48enne imputato per l’omicidio di Massimiliano Cavotta, ucciso la sera dell’11 ottobre 2003 ad Altamura con sette colpi di pistola e due di fucile mentre tornava a casa insieme alla moglie e al figlio di tre anni, che riuscirono a mettersi in salvo.

Per quell’omicidio in due, Giovanni Loiudice (63 anni) e Nicola Centonze (48), sono stati arrestati nel novembre 2024, a distanza di 21 anni dal fatto. A giugno Loiudice è stato condannato a 20 anni di reclusione dal gup di Bari.

Secondo quanto ricostruito dalla Dda di Bari, Cavotta fu ucciso perché, in passato, avrebbe avuto dei contrasti con alcuni esponenti della criminalità organizzata altamurana e, nel febbraio precedente, avrebbe ferito con colpi di pistola proprio Loiudice. Il suo omicidio, dunque, sarebbe stato ordinato come ritorsione.

Nel processo sono costituiti parte civile la Regione Puglia, il Comune di Altamura e i parenti di Cavotta. Lo scorso 20 febbraio Centonze, ex collaboratore di giustizia, è stato arrestato (mentre era già in carcere) perché ritenuto il coordinatore dell’attentato dinamitardo del 5 marzo 2015, avvenuto nel locale Green Table di Altamura, in cui rimase ucciso il calciatore 27enne Domenico Martimucci.

Bari, crac Ferrovie Sud Est: l’ex amministratore Luigi Fiorillo condannato al risarcimento record di 97 milioni

Luigi Fiorillo, ex amministratore unico di Ferrovie del Sud Est, è stato condannato dal Tribunale civile di Bari a risarcire l’azienda per i danni causati dalla sua gestione tra il 2001 e il 2015 per un valore di 97,23 milioni di euro.

Fiorillo fu condannato nel marzo del 2024 a 10 anni di reclusione per bancarotta fraudolenta e per alcuni episodi di distrazione e dissipazione del patrimonio societario, avvenuti tra il 2001 e il 2015. Le sue condotte, secondo quanto ricostruito dalla Procura di Bari, portarono al crac da 230 milioni della società.

Il Tribunale ha accolto la domanda dell’azienda, considerandola “fondata”, e ha condannato Fiorillo a risarcirla. Nel penale, altre quattro persone sono state condannate a pene da 2 a 4 anni perché riconosciute responsabili, a vario titolo, di episodi di distrazione e dissipazione del patrimonio di Fse.