Mamma e figlio morti a Calimera, si cerca ancora l’auto di Najoua: attesa per le due autopsie

Continuano le ricerche in provincia di Lecce della Lancia Y usata per allontanarsi dall’abitazione in cui viveva da Najoua Minniti, la 35enne il cui cadavere è stato scoperto in mare nel tardo pomeriggio di martedì, e madre di Elia Perrone, il bimbo di 8 anni trovato morto nello stesso appartamento a Calimera poche ore dopo.

L’ipotesi prevalente al momento della Procura di Lecce, che coordina le indagini, è quella dell’omicidio-suicidio. La donna avrebbe prima ucciso il figlio nel sonno, soffocandolo, per poi decidere di raggiungere con la propria auto un tratto del litorale adriatico a non molta distanza da Calimera e tuffarsi in mare, dove poi è annegata. Punto che non è stato ancora individuato.

Al momento si è in attesa anche del conferimento dell’incarico per poter eseguire le due autopsie, atto che non è stato ancora disposto, dal pubblico ministero Erika Masetti.

Mamma e figlio morti a Calimera, il piccolo Elia ucciso nel sonno: nessuna ferita sul corpo

Nessun segno di ferite sul corpo del piccolo Elia Perrone, il bimbo di 8 anni trovato morto in casa a Calimera, a differenza di quanto emerso inizialmente. Il decesso è avvenuto per asfissia meccanica nel sonno, l’autopsia stabilirà se per soffocamento o strangolamento.

Questo è quanto filtra secondo le ricostruzioni avvenute in giornata. Elia ha perso la vita quasi certamente nella notte tra il 17 e il 18 novembre, la madre, morta suicida in mare, è la principale sospettata.

Dopo aver ucciso il figlio, Najoua Minniti è salita sull’auto e ha raggiunto una località di mare, prima di tuffarsi in acqua e morire annegata. Il cadavere è stato recuperato dopo la segnalazione da parte di un sub nel pomeriggio di ieri a Torre dell’Orso a circa 20 chilometri da Calimera.

La donna litigava spesso con il papà di Elia, tanto da denunciarsi a vicenda diverse volte. Il piccolo Elia era in affidamento congiunto. Da tempo, secondo quanto ricostruito fin qui, la donna era caduta in un forte stato di depressione e più volte aveva manifestato intenzioni suicide lasciando intendere di poter coinvolgere anche il figlio nato dalla relazione con il compagno Fabio. Il sindaco di Calimera ha affermato che Najoua era seguita dai servizi sociali, mentre lo zio dell’uomo ha parlato di maltrattamenti ai danni del piccolo Elia. 

Madre e figlio morti a Calimera, s’indaga per omicidio-suicidio: Najoua era in causa per l’affidamento del piccolo

“Ogni tanto riusciamo a riunire tutta la famiglia”. Questa è la didascalia dell’ultima foto pubblicata sui social, lo scorso 7 settembre, da parte di Najoua Minniti in compagnia del figlio e della sua famiglia di origine. Sullo sfondo c’è il mare. Proprio in mare ha deciso di porre fine alla sua vita.

La donna, nata e cresciuta in Calabria con la madre di origine tunisine, è stata trovata morta in acqua nel pomeriggio di ieri a Torre dell’Orso a circa 20 chilometri da Calimera. Poco dopo suo figlio, Elia Perrone di 9 anni, è stato trovato senza vite nella camera da letto dell’abitazione della donna, in via Montinari a Calimera, con segni di ferite da taglio e di strangolamento.

L’ipotesi è quella dell’omicidio-suicidio. Ieri mattina la donna non ha accompagnato il figlio a scuola. Da tempo, secondo quanto ricostruito fin qui, era caduta in un forte stato di depressione e più volte aveva manifestato intenzioni suicide lasciando intendere di poter coinvolgere anche il figlio nato dalla relazione con il compagno Fabio. Per il piccolo erano state avviate le pratiche per l’affidamento.

“Le ultime ore hanno profondamente sconvolto la nostra comunità in questo momento così duro, desidero esprimere la più sincera vicinanza alla famiglia e a tutti coloro che conoscevano e volevano bene queste due vite spezzate. Un pensiero particolare va ai bambini e ai ragazzi del nostro paese, che più di tutti rischiano di essere colpiti dalla paura e dalla confusione – le parole del sindaco Tommasi -. La scuola è già attiva per offrire ascolto, sostegno e un ambiente sereno in cui elaborare quanto accaduto con delicatezza e professionalità. Come comunità abbiamo il dovere di proteggerli, accompagnandoli con attenzione e con il giusto linguaggio, senza esporli a informazioni o commenti che possano generare ulteriore ansia. Le forze dell’ordine stanno lavorando con rigore e dedizione per ricostruire l’esatta dinamica dei fatti. Vi chiedo di lasciare spazio al loro lavoro, evitando la diffusione di voci, supposizioni o ricostruzioni non verificate, che rischiano solo di aumentare lo smarrimento e il dolore. Oggi più che mai dobbiamo restare uniti. Raccogliamoci nel silenzio, nella vicinanza reciproca e nel rispetto. La nostra comunità ha sempre saputo reagire con dignità nei momenti più difficili, e anche questa volta sapremo farlo, insieme”.

 

Omicidio-suicidio a Calimera, figlio di 9 anni soffocato in casa: la madre trovata morta in mare

Un bambino di 8 anni, Elia Perrone, è stato trovato morto in casa nella tarda serata di ieri a Calimera, in provincia di Lecce. Si tratta del figlio della donna, Najoua Minniti, il cui cadavere era stato scoperto in mare nel pomeriggio a Torre dell’Orso a circa 20 chilometri da Calimera. A dare l’allarme è stato l’ex marito.

Il piccolo presenterebbe alcune ferite sul corpo. Le indagini per ricostruire l’accaduto sono condotte dai carabinieri. La donna, originaria della provincia di Reggio Calabria, aveva 35 anni e viveva insieme al figlio nell’appartamento in via Montinari a Calimera. Il cadavere del bambino è stato scoperto nella stanza da letto.

A quanto si apprende ieri mattina la 35enne non ha accompagnato il figlio a scuola. Tutte circostanze che sono state appurate dopo che il padre ha presentato denuncia ai carabinieri per la scomparsa dell’ex moglie e del figlio. Secondo le prime ricostruzioni, la donna avrebbe attraversato negli ultimi mesi momenti di forte fragilità emotiva tanto da minacciare più volte gesti estremi, precisando di volersi togliere la vita in mare e alludendo al fatto di voler portare con sé anche il piccolo.

Il corpo in acqua è stato trovato da un sub, impegnato in un’immersione. L’uomo ha contattato la capitaneria di porto di Otranto e sul posto è intervenuta una motovedetta che, con non poche difficoltà a causa delle condizioni meteo marine avverse, è riuscita a recuperare la salma. Contestualmente sono partite le ricerche del figlio di soli 9 anni fino al tragico epilogo. Stando alle prime testimonianze, intorno alle 12.30 di ieri la donna avrebbe discusso al telefono prima di allontanarsi in auto.

In via Montinari, intanto, si è recato anche il sindaco del comune di Calimera, Gianluca Tommasi. Una comunità sgomenta, quella del piccolo centro a pochi chilometri da Lecce per la doppia scoperta dei cadaveri di madre e figlio a poche ore di distanza.

Schianto nel Brindisino, donna incinta all’ottavo mese perde il figlio: grave anche il marito

Una donna incinta all’ottavo mese ha perso il figlioletto che portava in grembo in un incidente stradale che si è verificato ieri sera sulla strada statale 613, nel Brindisino.

Sia la donna sia il marito sono rimasti gravemente feriti. L’incidente si è verificato all’altezza dello svincolo per Torchiarolo dove l’auto della coppia si è scontrata con una seconda vettura ed un camion.

La donna è stata estratta dalle lamiere dai vigili del fuoco e condotta in codice rosso in ospedale dove è stata sottoposta ad un taglio cesareo d’urgenza, ma il bimbo è nato morto per i politraumi della mamma. La donna è ricoverata in gravi condizioni, così come il marito.

A quanto si apprende la coppia tornava a Brindisi, dove viveva, dopo una visita di controllo ginecologica. Le indagini per ricostruire l’accaduto sono condotte dalla polizia stradale che ha sequestrato il cellulare dell’autista del camion, e lo stesso mezzo pesante

Tragedia a Casamassima, 70enne mangia una mozzarella e muore soffocata: era in auto con il figlio

Una donna di circa 70 anni è morta soffocata questa mattina a Casamassima (Bari) mentre stava mangiando una mozzarella.

Secondo quanto si apprende, l’anziana era in auto col figlio che quando si è reso conto che alla madre mancava il fiato, ha accostato l’auto e l’ha tirata fuori dall’abitacolo.

I tentativi di disostruire le vie respiratorie, fatti dall’uomo assieme ad alcuni passanti, sono stati inutili: la donna è morta in pochi minuti.
   

“Ti faccio spaccare la faccia da papà”, choc a Casarano: prof si chiude in bagno. Indagati padre e figlio

Un 16enne salentino, studente dell’istituto superiore Bottazzi di Casarano, è indagato per minacce aggravate e oltraggio a pubblico ufficiale. “Adesso chiamo mio padre e ti faccio spaccare la faccia”, la frase proferita il 17 dicembre 2024 in aula al suo professore che lo aveva rimproverato.

Poco dopo il padre del giovane studente ha fatto irruzione a scuola, insultando e minacciando il professore, mentre il figlio lo incitava a colpirlo. A quel punto il professore è stato costretto a trovare riparo in bagno e a chiamare i Carabinieri tramite il numero di emergenza 112.

Un altro docente sarebbe stato anche aggredito verbalmente e minacciato dopo aver provato a calmare gli animi bollenti. Anche il padre del giovane è indagato.  La procura per i minorenni contesta al ragazzo anche l’aggravante prevista per i reati commessi ai danni di un membro del personale scolastico nell’esercizio delle sue funzioni.

Andria registra il primo atto di nascita di un bimbo con due mamme, la Sindaca: “Noi apripista e città dei diritti”

“Per la prima volta ad Andria, è stato registrato l’atto di nascita di un bambino, figlio di coppia omogenitoriale, che ho personalmente firmato. Ho accolto il piccolo, figlio di mamma biologica e mamma intenzionale”.

Inizia così il post pubblicato sui social dalla sindaca Giovanna Bruno. “Andria fa così da apripista nelle procedure anagrafiche, avendo recepito immediatamente quanto disposto dalla sentenza della Corte Costituzionale n. 68/2025, destinata a cambiare la storia del diritto di famiglia – si legge -. Essa stabilisce infatti che i bambini nati in Italia da due donne che hanno condiviso il progetto genitoriale, devono essere riconosciuti fin dalla nascita come figli di entrambe le madri. Riconoscere un diritto è civiltà. Che esime tutti dai giudizi”.

“Andria si dimostra all’altezza, sottolineando ancora una volta di più l’impegno di questa amministrazione a fare in modo che sia davvero ‘Città dei diritti’. Di pochi mesi fa è l’istituzione del Gender City Manager, figura che aiuta a rafforzare questa idea di Città – aggiunge -.  Che fa il paio, a proposito di diritti, con un’altra figura che abbiamo di recente istituito: quella del Disability Manager, per tutelare maggiormente i diritti dei soggetti fragili, fare da cassa di risonanza per i loro bisogni, le loro idee”.

“Insomma, Andria Città moderna e all’avanguardia – conclude -. Ringrazio il nostro settore anagrafe, con il dott. Sabino Bafunno a coordinarlo. Bravi!
Ringrazio l’assessore al Futuro Viviana di Leo e l’Assessore alla Sicurezza Pasquale Colasuonno con cui abbiamo salutato il neo arrivato, Vincenzo, alle cui mamme, come a tutti i genitori dei neonati registrati da noi, ho donato i semi di ulivo, segno delle radici della nostra terra. Auguri di ogni bene. Ben arrivato ad Andria, piccolino”.

Bari, tentata estorsione dal carcere. Chiede 20mila euro a padre e figlio: arrestato detenuto vicino agli Strisciuglio

La mattina del 22 settembre u.s., la Polizia di Stato ha eseguito l’ordinanza di custodia cautelare in carcere, emessa dal G.I.P. presso il Tribunale di Bari, su richiesta di questa Direzione Distrettuale Antimafia, nei confronti di un detenuto, legato al clan Strisciuglio, ritenuto responsabile di una tentata estorsione, aggravata dal metodo mafioso, nei confronti di due persone, padre e figlio, di Bari.

Si evidenzia che questi sono accertamenti compiuti nella fase delle indagini preliminari, che necessitano della successiva verifica processuale nel contraddittorio con la difesa.

L’attività d’indagine trae origine dalla denuncia sporta presso gli Uffici della Squadra Mobile della Questura di Bari dalla vittima, lo scorso mese di agosto, allorquando ha raccontato di aver ricevuto una video chiamata dal detenuto, che conosceva da diverso tempo, il quale gli avrebbe chiesto la somma di ventimila euro a parziale risarcimento della sua detenzione, addebitabile, secondo quanto riferito, ad una non meglio condotta del figlio del denunciante.

Nel corso della video chiamata il detenuto, con toni decisi e minacciosi, ha intimato alla parte lesa di consegnare la citata somma di denaro a persone di sua fiducia paventando, in caso contrario, di far aggredire suo figlio. Immediate le indagini avviate dalla Squadra Mobile di Bari che la mattina del 22 settembre ha eseguito il provvedimento cautelare direttamente presso il carcere, ove è stata effettuata anche una perquisizione nella cella del detenuto che ha consentito di rinvenire un telefono cellulare su cui verranno eseguiti ulteriori approfondimenti.

È importante, tuttavia, sottolineare che il procedimento si trova nella fase delle indagini preliminari e che, all’esecuzione della misura cautelare, seguirà il confronto con la difesa dell’indagato, la cui eventuale colpevolezza, in ordine ai reati contestati, dovrà essere accertata in sede di processo, nel contraddittorio tra le parti.

Ambulanze occupate e nessun medico al Pronto Soccorso: donna muore a Vieste in mezzo alla strada

Tragedia a Vieste dove una donna è morta per strada per un presunto caso di malasanità. A raccontare l’accaduto è il figlio a Rete Gargano. “Mia madre stava male. Ho chiamato il 118. Mi è stato detto che tutte le ambulanze di Vieste erano occupate – spiega -. Dovevamo aspettare quella di Peschici. Poco dopo, è proprio l’ambulanza di Peschici a chiamarci: ‘Portatela voi al pronto soccorso di Vieste’. Mia sorella, nel panico e nella disperazione, carica nostra madre in macchina e la accompagna. Al pronto soccorso iniziano a visitarla. Ma attenzione: non c’è un medico. Nessun medico ha messo le mani addosso a mia madre”.

“Solo una valutazione superficiale, tanto da suggerirci di tornare il giorno dopo, con calma, se fosse peggiorata. Una frase che pesa come un macigno, oggi. Dopo un’ora, chiamo mia sorella. Mi dice che sono ancora a Vieste. Nessun trasferimento. Nessuna ambulanza. Nessuna urgenza, secondo loro. Sta partendo lei, di nuovo, per portare nostra madre a San Giovanni Rotondo, da sola, di notte, con nostra madre in gravi condizioni  racconta -. Chiamo il pronto soccorso di Vieste per chiedere spiegazioni: ‘Non c’era bisogno – mi dicono – Abbiamo tante chiamate. Sua madre non è grave’. Venti minuti dopo, mi richiama mia sorella. Piange. Urla. Mamma non respira più. La morte è arrivata. Lungo una strada, nei pressi di Baia delle Zagare. In mezzo al nulla. Una madre, una donna, un essere umano è morta sull’asfalto”.

“Mia sorella ferma un’auto in transito, cerca aiuto, riescono a chiamare di nuovo il 118. Questa volta arrivano due ambulanze: una da Manfredonia, una da Mattinata. Due ore di tentativi disperati di rianimazione. I medici fanno il possibile. Ma è troppo tardi. Mamma muore a terra – conclude -. Nella notte. Una morte che grida vendetta Non si può morire così. Non si può morire perché non ci sono ambulanze. Non si può morire perché al pronto soccorso di Vieste non c’è un medico. Non si può morire perché qualcuno ha deciso che non era grave senza nemmeno una visita degna di questo nome. Non si può accettare che una famiglia debba scegliere tra aspettare un’ambulanza o rischiare la vita di una persona cara portandola da sola. Chi è responsabile di questa tragedia? Dove sono i dirigenti sanitari? Chi doveva garantire il servizio di emergenza? Chi ha deciso che mia madre poteva anche morire? Questa non è una storia come le altre. È una denuncia. E deve diventare una battaglia. Per mia madre. Per tutte le persone che vivono nei territori dimenticati. Per chi ha diritto a una sanità che funzioni sempre, non solo quando fa comodo. Perché nessuno, mai più, deve morire in mezzo a una strada”.