Si diploma a 36 anni, Pasquale: “La mia vita non è stata dritta. Pensavo di non farcela ma sono rinato con mio figlio”

Non è mai troppo tardi per ricominciare. Lo dimostra la storia di Pasquale Torelli, 36 anni, di Toritto, che nei giorni scorsi ha raggiunto un traguardo importante: il conseguimento del diploma presso l’I.I.S.S Tommaso Fiore di Grumo Appula dopo un percorso di vita segnato da difficoltà, sacrifici e una straordinaria voglia di riscatto.

A differenza dei suoi compagni più giovani, Pasquale non arrivava dai banchi di scuola appena lasciati. Nel frattempo ha lavorato a tempo pieno come banconista, conciliando studio e impegni familiari. Una sfida affrontata dopo anni complessi, segnati dalla perdita del padre, dalla malattia della madre e dalle responsabilità assunte per portare avanti il bar di famiglia.

«Pensavo di essere uno di quei vinti di cui parlava Verga», racconta. «Quelli che cadono e non si rialzano più». Un pensiero che lo ha accompagnato nei momenti più difficili, fino a quando la nascita del figlio ha rappresentato una svolta decisiva.

Da quel momento è iniziato un percorso di rinascita personale. Pasquale ha ricostruito la propria vita, tornando a essere un punto di riferimento per la sua famiglia e decidendo di completare gli studi interrotti anni prima. Un obiettivo raggiunto con determinazione, senza mai smettere di lavorare.

Il diploma ottenuto oggi è dedicato alle persone che gli sono state accanto lungo il cammino: il padre scomparso, la madre che continua a lottare contro la malattia, la moglie che non lo ha mai abbandonato, il figlio che gli ha dato la forza di cambiare, le zie e gli amici che gli sono rimasti vicini nei momenti più bui.

«Questa è la mia rinascita. Non è arrivata a 20 anni, ma quasi a 36. Però è arrivata», afferma con orgoglio. La sua storia è un messaggio di speranza per chi attraversa momenti difficili. Una testimonianza che dimostra come la volontà di ricominciare possa trasformare anche le sconfitte più dolorose in nuovi punti di partenza. Da Toritto, con un diploma in mano e una nuova prospettiva sul futuro, Pasquale Torelli lancia un invito a non arrendersi mai: «Se pensi di essere finito, non lo sei. Si può sempre ricominciare».

Lecce, impedisce al figlio di uscire con amici “poco affidabili” e viene picchiata con una sedia: arrestato 16enne

Un ragazzo di 16 anni è stato arrestato a Lecce con le accuse di maltrattamenti in famiglia e lesioni personali dopo aver aggredito la madre che gli aveva impedito di uscire con alcuni amici ritenuti poco affidabili.

Secondo la ricostruzione, il giovane avrebbe lanciato delle grucce contro la donna, colpendola poi con una sedia e provocandole ecchimosi a un braccio. Durante l’episodio avrebbe inoltre danneggiato una porta e messo a soqquadro l’abitazione.L’allarme è stato dato dalla stessa madre, che ha contattato la questura.

All’arrivo degli agenti, la donna si trovava in strada in stato di forte agitazione insieme alla figlia minore. I poliziotti hanno trovato il sedicenne ancora nell’appartamento, dove avrebbe confermato quanto accaduto.La donna ha riferito di essere vittima da tempo di violenze fisiche e psicologiche da parte del figlio, spesso consumate davanti alla sorella più piccola.

Ha inoltre raccontato di aver modificato le proprie abitudini quotidiane per timore di nuove aggressioni, arrivando a chiudersi a chiave in camera da letto durante la notte. Sul giovane risulta già pendente un procedimento penale per episodi analoghi. La decisione sulla convalida dell’arresto spetterà ora al gip del Tribunale per i minorenni.

Anziana segregata in casa col figlio alcolista, soccorsi dopo l’ultima lite: “Non usciva da 10 anni”

Torniamo ad occuparci di quanto è accaduto nei giorni scorsi nel centro di Bari dove una persona armata si è barricata in casa facendo scattare un imponente intervento delle forze dell’ordine. Sul posto sono presenti carabinieri e vigili del fuoco, impegnati nelle operazioni di gestione dell’emergenza.

Si tratta del figlio della donna anziana trovata la mattina stessa in condizioni choc. Secondo quanto riferito da residenti della zona, nella notte precedente sarebbero state udite urla, forti rumori e continui sbattimenti provenire dall’abitazione.

All’interno dell’appartamento sono state riscontrate condizioni molto precarie, sia dal punto di vista sanitario che igienico. L’uomo, che soffrirebbe di disturbi psichici e con problemi di alcol, avrebbe impedito all’anziana madre di rientrare la sera nell’abitazione, spingendo la donna a chiedere aiuto ai militari. Ci siamo recati sul posto dove abbiamo raccolto testimonianze importanti. C’è chi afferma di non aver visto uscire la donna per 10 anni.

Bari, anziana trovata in casa in condizioni choc. Nuovo intervento in via Prospero Petroni: il figlio si barrica in casa

Una persona armata si sarebbe barricata in casa nel centro di Bari facendo scattare un imponente intervento delle forze dell’ordine. Sul posto sono presenti carabinieri e vigili del fuoco, impegnati nelle operazioni di gestione dell’emergenza.

Si tratta del figlio della donna anziana trovata questa mattina in condizioni choc. Secondo quanto riferito da residenti della zona, ieri notte sarebbero state udite urla, forti rumori e continui sbattimenti provenire dall’abitazione. Sul posto questa mattina sono intervenuti mezzi del 118 e i carabinieri.

All’interno dell’appartamento sono state riscontrate condizioni molto precarie, sia dal punto di vista sanitario che igienico. Secondo le prime informazioni, l’uomo, che soffrirebbe di disturbi psichici, avrebbe impedito all’anziana madre di entrare nell’abitazione, spingendo la donna a chiedere aiuto ai militari.

Franca: “Nudo e umiliato. Mio figlio torturato in carcere dagli agenti per 24 ore”

Ci siamo recati da Franca che ha voluto denunciare quanto accaduto a suo figlio detenuto da 8 anni in carcere. Secondo il suo racconto è stato torturato per 24 ore dagli agenti penitenziari. “Mi ha raccontato tutto in lacrime, la telefonata è registrata dal carcere. Sta ancora giù, nudo, senza bere acqua e senz’aria”, le parole di Franca accompagnate da video e foto che sembrano confermare la sua testimonianza. Ecco la sua denuncia.

Bari, aggredisce infermiere e finanziere dopo l’incidente del figlio: 48enne arrestato e condannato in poche ore

Il 46enne barese, che ha aggredito a Bari un infermiere del 118 e un militare della Guardia di Finanza intervenuti sul luogo di un incidente stradale, è stato condannato a due anni di reclusione, con pena sospesa.

L’episodio è avvenuto tra venerdì e sabato in viale Unità d’Italia, nei pressi dei giardini De Bellis, dove poco prima si era verificato uno scontro tra un’auto e un ciclomotore con a bordo due minorenni, rimasti feriti e trasportati in ospedale in codice giallo.

Secondo la ricostruzione degli investigatori, il 46enne, padre di uno dei ragazzi coinvolti, avrebbe colpito con un pugno al volto un operatore sanitario impegnato nei soccorsi, per poi scagliarsi contro i finanzieri intervenuti per riportare la calma, ferendone uno al viso.

Dopo essersi allontanato, l’uomo è stato rintracciato poco dopo e arrestato con le accuse di resistenza a pubblico ufficiale e lesioni. Comparso davanti al giudice con rito direttissimo, ha ricevuto una condanna a due anni di carcere. L’infermiere ha riportato una prognosi di 15 giorni, mentre i due militari hanno riportato contusioni guaribili in tre giorni.

Muore dopo intervento di routine, sparito documento dalla cartella clinica: disposte nuove indagini

Torniamo a parlare di malasanità e della storia di Silvano, scomparso all’età di 83 anni. Il figlio avvocato vuole giustizia e pretende che la verità venga a galla. Su padre si era recato all’ospedale Di Venere per un intervento di routine nel reparto di Chirurgia.

Dopo un primo rinvio, si è sottoposto all’operazione, ma da subito le condizioni sono apparse gravi e sono precipitate in pochi giorni, fino al ritorno in sala operatoria. Da quel momento Silvano non si è più ripreso, non ha più parlato con i familiari, era sofferente e aveva bisogno cessante di ossigeno. Si scopre la reale causa, la setticemia, contratta in sala operatoria. Ecco gli aggiornamenti sulla vicenda.

 

Omicidio a Taranto, Bakari Sako ucciso mentre andava al lavoro: aspettava un figlio. L’ipotesi della baby gang

Taranto è ancora sotto shock per il brutale omicidio di Bakari Sako, 35enne originario del Mali, ucciso all’alba di sabato in piazza Fontana, nel centro storico della città. L’uomo, residente da anni in Italia, stava raggiungendo il posto di lavoro nei campi di Massafra quando è stato aggredito da un gruppo di persone e colpito più volte con un oggetto acuminato. Inutili i soccorsi: il suo corpo è stato ritrovato riverso sul basolato della piazza, a pochi passi dal mare.

Bakari viveva a Taranto da circa dieci anni e aveva lavorato prima come cameriere in un ristorante giapponese e poi come bracciante agricolo. Era ben inserito nella comunità cittadina e sognava di tornare a lavorare nella ristorazione. In Mali ha lasciato la madre, la moglie incinta e un figlio che non nascerà mai conoscendo il padre.

Gli investigatori stanno analizzando le immagini delle telecamere di videosorveglianza e ascoltando i residenti della zona. Tra le ipotesi al vaglio c’è quella di un’aggressione compiuta da un gruppo di giovani, alcuni forse minorenni. Nessun fermo è stato ancora eseguito.

La vicenda ha suscitato forte commozione e indignazione. Enzo Pilò dell’associazione Babele ha denunciato il clima di ostilità verso gli stranieri, parlando di una crescente “caccia allo straniero”. Da Bari è arrivato anche il fratello della vittima, Soulemayne, che ha lanciato un appello agli aggressori: “Avete ucciso un padre, un marito, un figlio”.

Dalla politica locale è arrivata una dura condanna. Il presidente del consiglio comunale, Gianni Liviano, ha ribadito che “nessun disagio può giustificare la violenza”. Intanto in città qualcuno propone di intitolare proprio a Bakari Sako la piazza dove è stato assassinato.

Colpisce il figlio a schiaffi perché lui si rifiuta di andare al doposcuola: papà indagato per maltrattamenti

Un uomo originario di Tricase è indagato con le accuse di maltrattamenti in famiglia e lesioni dopo aver aggredito il figlio 12enne, colpevole di essersi rifiutato di frequentare il doposcuola. L’indagine è partita dalla denuncia della madre del ragazzo, separata dall’uomo. L’episodio chiave risale al 6 marzo scorso: il minore si trovava a casa del padre quando, davanti al rifiuto di uscire per il doposcuola, l’uomo avrebbe reagito prima verbalmente e poi con violenza fisica, colpendolo con schiaffi.

Una volta rientrato dalla madre, il 12enne ha raccontato quanto accaduto. I segni sul corpo hanno confermato il racconto: un occhio pesto, graffi sul volto e un lieve trauma alla testa. Nonostante le ferite, il ragazzo non è stato portato in ospedale, ma la madre ha deciso di rivolgersi ai carabinieri formalizzando la denuncia.

Nei giorni scorsi il minore è stato ascoltato davanti a un giudice nell’ambito di un incidente probatorio, strumento che consente di fissare le testimonianze in vista di un eventuale processo. In quell’occasione, il ragazzo ha confermato non solo l’episodio, ma anche una serie di presunti abusi psicologici e fisici che, secondo il suo racconto, si sarebbero protratti nel tempo.

Gli inquirenti stanno ora valutando la configurazione del reato di maltrattamenti in famiglia. Il 12enne ha descritto il padre come una persona irascibile, già protagonista in passato di comportamenti violenti. Nelle prossime settimane una consulenza psichiatrica sarà chiamata a stabilire l’attendibilità delle dichiarazioni del minore e la sua capacità a testimoniare.