Bari, stacca i dispositivi salvavita della madre malata per “volontà di Dio”: 48enne torna libero dopo la morte di lei

Il professionista barese, accusato di tentato omicidio per aver staccato i supporti vitali all’anziana madre malata terminale, è tornato libero.

Il 22 gennaio scorso l’uomo era finito ai domiciliari dopo essere stato sottoposto al divieto di avvicinamento alla madre e aver rifiutato il braccialetto elettronico.

La donna è morta nei giorni scorsi. In seguito al decesso, gli avvocati dell’uomo hanno chiesto e ottenuto la revoca della misura. Il pm Isabella Ginevra non ha disposto l’autopsia e i funerali sono già stati celebrati.

Bari, é morta l’anziana malata a cui figlio aveva staccato macchinari: l’uomo è ai domiciliari

È morta in ospedale la mamma del professionista barese di 48 anni, arrestato e posto ai domiciliari dai Carabinieri con l’accusa di tentato omicidio che avrebbe cercato di porre fine alle sofferenze della madre, gravemente malata, rimettendosi “alla volontà di Dio”.

La donna era ricoverata all’ospedale Di Venere in gravissime condizioni. Il 15 dicembre scorso l’uomo ha staccato gli ausili e le apparecchiature che tenevano in vita la madre. A scoprirlo un’infermiera che frequentava l’abitazione per prestare le cure domiciliari alla paziente.

L’operatrice ha allertato il 118 e i Carabinieri che hanno raccolto la sua testimonianza. Il 48enne, già in passato, è stato protagonista di comportamenti scorretti con diversi assistenti.

Interrogato dal gip lunedì, il 48enne ha fatto scena muta. Ai medici che per primi avevano soccorso la mamma aveva invece detto che aveva staccato i dispositivi per farla smettere di soffrire e che in tal modo sarebbe stata fatta la volontà di Dio.

Bari, ospedale vuole dimettere due anziani disabili e malati gravi. Il figlio a Decaro: “Un incubo così si scaricano?”

“Presidente Decaro, le scrivo con il cuore in mano e con la disperazione di una figlia che vede calpestati i diritti più elementari dei propri genitori, entrambi Grandi Invalidi (Legge 104, art. 3 comma 3) e non autosufficienti”.

Inizia così l’appello disperato di un cittadino barese al governatore della Regione Puglia, Antonio Decaro. “Da lunedì stiamo vivendo un incubo presso la Mater Dei -. Mia madre (82 anni, allettata), è ricoverata d’urgenza per polmonite, in stato cianotico. Nonostante la gravità e una terapia ancora in corso, vogliono dimetterla senza aver completato il percorso di cure e negandoci la dimissione protetta, fondamentale per una paziente nelle sue condizioni – spiega -. Mio padre (81 anni), anche lui in uno stato gravissimo di disabilità. Portato ieri dal 118 per una grave emorragia (feci scure e anemia severa). Gli sono state somministrate due sacche di sangue per tenerlo in vita, ma oggi — incredibilmente — vogliono dimettere anche lui, senza aver fatto una diagnosi per capire da dove provenga la perdita di sangue e senza ulteriori accertamenti”.

“Presidente, è normale che due pazienti in queste condizioni vengano rispediti a casa in balia degli eventi? È questo il modo di gestire le fragilità nella nostra Regione? Si tratta di persone incapaci di intendere e volere che necessitano di assistenza ospedaliera, non di essere liquidate non appena i parametri vitali minimi si stabilizzano”, si domanda il figlio della coppia.

“Chiedo il Suo intervento immediato affinché venga garantito il diritto alla salute e la continuità assistenziale presso una struttura idonea o il ricovero in reparto. Non posso accettare un abbandono di persona incapace da parte di chi dovrebbe curarli – conclude -. La prego, non ci lasci soli”.

Bari, stacca i dispositivi salvavita della madre malata per “volontà di Dio”: 48enne arrestato per tentato omicidio

Un professionista barese di 48 anni è stato arrestato e posto ai domiciliari dai Carabinieri, in esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare firmata dal gip Giuseppe Montemurro su richiesta della pm Isabella Ginefra, con l’accusa di tentato omicidio.

Secondo quanto ricostruito l’uomo avrebbe cercato di porre fine alle sofferenze della madre, gravemente malata, rimettendosi “alla volontà di Dio”. Per la giustizia italiana invece ha cercato di ucciderla.

La donna ora è ricoverata all’ospedale Di Venere in gravissime condizioni. Il 15 dicembre scorso l’uomo ha staccato gli ausili e le apparecchiature che tenevano in vita la madre. A scoprirlo un’infermiera che frequentava l’abitazione per prestare le cure domiciliari alla paziente.

L’operatrice ha allertato il 118 e i Carabinieri che hanno raccolto la sua testimonianza. Il 48enne, già in passato, è stato protagonista di comportamenti scorretti con diversi assistenti. La pm Ginefra ha chiesto l’applicazione del divieto di avvicinamento del figlio alla madre, ricoverata nel mentre in ospedale. L’uomo ha rifiutato il braccialetto elettronico ed è finito agli arresti domiciliari.

Interrogato dal gip lunedì, il 48enne ha fatto scena muta. Ai medici che per primi avevano soccorso la mamma aveva invece detto che aveva staccato i dispositivi per farla smettere di soffrire e che in tal modo sarebbe stata fatta la volontà di Dio.

Il mercato ittico di Manfredonia controllato da padre e figlio: maxi sequestro da un milione di euro

È stato stimato in circa un milione di euro il valore complessivo dei sequestri operati dalla direzione investigativa antimafia di Foggia e dai carabinieri del Ros a carico di un presunto capo clan di Manfredonia (Foggia) e di suo figlio.

I sequestri hanno riguardato un’azienda operante nel settore ittico e tre unità immobiliari due delle quali in provincia di Varese. La Dia e i Ros hanno dato esecuzione ai sequestri nell’ambito dei procedimenti per l’applicazione di misure prevenzione disposti dal tribunale di Bari su proposta del procuratore della Repubblica distrettuale di Bari e del direttore della Dia.

La misura, stando a quanto si apprende, riguarda il patrimonio immobiliare di uno dei principali protagonisti delle dinamiche mafiose garganiche degli ultimi anni e da sempre organico ai sodalizi di quell’area, e di suo figlio il quale avrebbe partecipato alle attività mafiose in particolare nella città di Manfredonia: qui, come emerso dalle indagini dell’operazione antimafia Omnia Nostra, padre e figlio controllavano anche buona parte del mercato ittico.

Gli investigatori spiegano che “a seguito dei complessi accertamenti personali e patrimoniali hanno documentato come i due abbiano accumulato illecitamente ricchezze, controllato una parte del tessuto economico locale e realizzato investimenti a fronte di un’ampia sproporzione tra le loro capacità reddituali dichiarate e la reale consistenza dei patrimoni a loro ascrivibili”.

Nardò, litiga con la ex moglie e spara davanti al figlio di 14 anni: ferito il vicino

Litiga con l’ex moglie e spara il vicino intervenuto per difendere la donna. L’episodio è avvenuto ieri pomeriggio a Nardò, in via Pompiliano. Protagonista un 41enne originario di Gallipoli.

L’uomo si è presentato sotto l’abitazione della donna, da cui si sta separando, con il figlio 14enne. In pochi istanti la situazione è degenerata.

Il 41enne ha iniziato ad aggredire verbalmente la donna, il vicino è sceso per difenderla e a quel punto l’uomo ha estratto la pistola minacciando tutti. Poi è partito un colpo e ha ferito al piede il 50enne, prima di fuggire in moto.

“T’ammazzo”, avvocato e amministratore comunale a processo. La ex: “Un incubo ho paura”

Un avvocato 45enne barese è finito a processo per maltrattamenti nei confronti della moglie anche alla presenza del figlio di 4 anni. Vi avevamo già raccontato questa storia qualche settimana fa e la vicenda ha fatto parecchio scalpore.

Gli eventi risalgono al periodo dal 2022 al 2024 quando l’uomo ha scoperto la relazione extraconiugale della donna con un’altra persona. L’avrebbe strattonata, minacciata e umiliata in diverse occasioni, definendola “putt**a, tr**a, grassa e parassita”.

Ma non solo. “Ti tolgo davanti”, “ti faccio dormire in ospedale”, “ti grattugio la testa a terra”, “ti butto sulla statale mentre cammino ad alta velocità”,” ti tiro un pugno e ti ammazzo”, sono alcune delle frasi proferite.

In un’occasione le avrebbe strappato la maglia e in un’altra avrebbe accelerato all’improvviso dicendola che l’avrebbe veramente buttata fuori dall’auto, salvo poi non farlo solo per l’arrivo dei Carabinieri. Si tornerà in aula il 26 febbraio prossimo, la vittima ha deciso di parlare ai nostri microfoni. Ci siamo recati a Casamassima, ecco la forte testimonianza della donna.

Bari, spara all’ex compagno perché non vuole riconoscere il figlio: 27enne ai domiciliari con braccialetto elettronico

Nei giorni scorsi la Polizia di Stato ha arrestato una 27enne con l’accusa di tentato omicidio nei confronti del suo ex compagno, in esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Bari, su richiesta della Procura della Repubblica.

È importante sottolineare che il procedimento si trova nella fase delle indagini preliminari e che, all’esecuzione della misura cautelare, seguirà l’interrogatorio di garanzia e il confronto con la difesa dell’indagato, la cui eventuale colpevolezza, in ordine ai reati contestati, dovrà essere accertata in sede di processo, nel contraddittorio tra le parti.

La donna, lo scorso 8 marzo, ha esploso dei colpi di pistola verso il suo ex compagno al termine di un litigio scaturito dalla volontà di quest’ultimo di non voler riconoscere il figlio concepito durante la loro relazione. L’uomo, colpito alla gamba da uno dei tre colpi esplosi dalla sua ex compagna mentre si allontanava dalla sua abitazione, è stato trasportato in ambulanza all’Ospedale San Paolo di Bari.

Nell’immediatezza, pur ferito, ha cercato di dissimulare la dinamica dei fatti; le successive indagini condotte dai poliziotti della Squadra Mobile di Bari hanno potato a una ricostruzione diversa degli stessi, facendo emergere degli elementi di colpevolezza a carico della donna nei cui confronti è stata disposta, su richiesta di questa Procura della Repubblica, la misura degli arresti domiciliari con l’applicazione del braccialetto elettronico.

Si precisa che si tratta di accertamenti compiuti nella fase delle indagini preliminari, che necessitano della successiva verifica processuale nel contraddittorio con la difesa.

Tentato sequestro di una bimba, Lamanuzzi assolto in Appello: “Mio figlio scippa non fa ste cose”

La Corte d’Appello di Bari ha assolto nei giorni scorsi Lamanuzzi Giuseppe, il 36enne barese accusato di aver tentato di sequestrare una bambina di 5 anni lo scorso 2 gennaio mentre passeggiava con la madre nel quartiere San Pasquale.

I giudici hanno annullato la sentenza di condanna a 4 anni rimediata in primo grado. Il presunto tentativo di rapimento della piccola viene definito “assurdo e contrario ad ogni logica”.

Il caso fece discutere parecchio e creò scalpore, intervistammo anche la mamma della piccola. Torniamo ad occuparcene con le novità giudiziarie e con le parole della madre di Lamanuzzi e del suo avvocato.

Carta d’identità scaduta, Poste non accredita la pensione. Maria: “Isolati in Venezuela aiutateci”

Vi raccontiamo la storia della 76enne Maria. Insegnante per oltre 40 anni, vive in Venezuela e il figlio delegato non riesce più a riscuotere la pensione alla posta di Triggiano perché la carta d’identità della mamma è scaduta da oltre un anno.

Dal 1° dicembre Poste ha deciso di non riconoscere più i soldi, un problema gigantesco per Maria che deve far fronte a diverse spese mediche. L’iter burocratico ha come sempre tempi biblici, c’è il consueto scaricabile e tutti dicono di avere le mani legate. Nel video allegato l’appello dell’altro figlio direttamente dal Venezuela.