Sospetti nelle interviste in tv e clima di odio generato: l’ex fidanzato denuncia i genitori di Tatiana Tramacere

Alessandro Bonsegna, l’ex fidanzato di Tatiana Tramacere, la 27enne scomparsa il 24 novembre scorso a Nardò e ritrovata viva 10 giorni dopo in una mansarda in compagnia dell’amico Dragos, ha querelato i genitori della ragazza.

Bonsegna si è presentato nei giorni scorsi presso gli uffici del commissariato di Nardò per formalizzare la denuncia, sostenendo di essere stato vittima di accuse infondate durante le ricerche a seguito di alcune dichiarazioni rilasciate dai familiari di Tatiana in alcune trasmissioni televisive.

Frasi che avrebbe alimentato sospetti e un clima d’odio nei suoi confronti, rendendolo anche bersaglio di offese e minacce.

Mortale tra Acquaviva e Adelfia, un gesto d’amore nel dolore: donati gli organi del 19enne Jonathan

I genitori di Jonathan Mastrovito, il 19enne di Acquaviva deceduto ieri nel reparto di Rianimazione dell’ospedale Miulli dopo essere rimasto coinvolto una settimana fa nel tragico incidente tra Acquaviva e Adelfia, hanno deciso di donare gli organi del figlio.

Il 19enne ha lottato per una settimana tra la vita e la morte. Nello scontro avevano perso la vita sul colpo anche gli amici Gianvito Novielli, 18 anni, e Denise Buffoni, 15 anni.

Le tre vittime viaggiavano a bordo di una Volkswagen Passat guidata da Novielli che, secondo una prima ricostruzione, avrebbe effettuato un sorpasso azzardato, urtando prima l’auto che stava superando, poi un veicolo proveniente dal senso opposto e infine un autobus di linea Sita.

Tre equipe mediche specializzate hanno iniziato questa mattina le operazioni di espianto all’ospedale Miulli di Acquaviva. Un gesto d’amore di due genitori straziati dal dolore.

“Un altro giovane strappato troppo presto alla vita. Un’altra famiglia precipitata in un dolore che non conosce parole né spiegazioni – le parole del Sindaco di Acquaviva -. Tre ragazzi, tre storie spezzate, tre sogni che restano sospesi nel silenzio. Oggi Acquaviva piange ancora, come comunità, come città ferita, come insieme di madri, padri, amici, compagni di scuola e di vita che faticano a comprendere una perdita così grande. Proprio in questo momento così buio dobbiamo trovare la forza di stringerci, di non lasciare sole le famiglie colpite, di far sentire loro che Acquaviva è un unico abbraccio. Anche per Jonathan proclamerò il lutto cittadino, in segno di rispetto, di cordoglio e di vicinanza sincera. È un gesto simbolico, ma necessario, per fermarci tutti un istante e condividere il peso di questo dolore che riguarda ciascuno di noi. Che il ricordo di Jonathan, insieme a quello di Gianvito e Denise, resti vivo nei cuori di questa città e che da questa tragedia nasca almeno una maggiore consapevolezza del valore fragile e prezioso della vita. Acquaviva oggi è in silenzio e in quel silenzio c’è tutto il nostro dolore e tutto il nostro affetto”.

Bari, contrasto al consumo di alcol tra minori: avviato percorso con genitori e associazioni. Incontro in Comune

Si è svolto ieri sera a Palazzo di Città, su iniziativa dell’assessore allo Sviluppo locale Pietro Petruzzelli, un primo incontro con un gruppo di genitori che nelle scorse settimane hanno scritto all’amministrazione comunale manifestando la volontà di impegnarsi attivamente per il contrasto di un fenomeno preoccupante, in crescita a Bari come in tutta Italia, il consumo di alcol tra i minori.

All’incontro, che ha visto la partecipazione di altri assessori della giunta comunale, sono intervenuti, tra gli altri, anche Marcello Signorile, presidente della cooperativa Caps, da oltre quindici anni impegnata in campagne di sensibilizzazione sull’impatto dell’alcol alla guida, e Mariangela Palazzo, presidente di AISE e portavoce della campagna “Zero Alcol”, attiva in diversi Comuni pugliesi. La campagna promuove, tra le altre iniziative, il mocktail, il “cocktail analcolico” (da mock, finto, e cocktail), come strumento educativo e culturale per diffondere modelli di consumo responsabile.

“L’incontro ha rappresentato un primo momento di confronto e ascolto, dal quale è emersa la necessità di un’azione condivisa e strutturata – ha spiegato Pietro Petruzzelli -. Al termine dei lavori, l’amministrazione comunale e i genitori presenti hanno assunto l’impegno a lavorare alla costituzione di un tavolo permanente sul tema, una sorta di osservatorio che coinvolga tutti i portatori di interesse: gestori delle sale da ballo, scuole, pubblici esercizi, associazioni studentesche e operatori del settore.

L’obiettivo comune è quello di costruire un percorso di prevenzione efficace, basato sulla collaborazione tra istituzioni, famiglie e territorio, capace di incidere concretamente sui comportamenti e sulla cultura del consumo di alcol tra i più giovani”.

Bari, il figlio pregiudicato nasconde un’arma da guerra in casa: i genitori vengono arrestati e poi assolti

Erano stati arrestati a giugno 2025 perché nella loro casa la Polizia aveva trovato un’arma da guerra, forse nascosta tempo prima, a loro insaputa, dal figlio pregiudicato.

Dopo sette mesi agli arresti domiciliari, i due coniugi, un dipendente del Policlinico e la moglie, sono stati assolti dalla gup del Tribunale di Bari Antonella Cafagna «per non aver commesso il fatto» e subito rimessi in libertà.

Sono stati processati, con rito abbreviato, per i reati di detenzione illecita di arma da guerra e munizioni e ricettazione. Quando il 6 giugno 2025 la Polizia, sulla base di una informazione confidenziale, eseguì la perquisizione nella loro abitazione, nel quartiere Carrassi di Bari, trovando nel box una pistola da guerra di fabbricazione tedesca, otto cartucce e due giubbotti antiproiettile, i due furono arrestati in flagranza.

Sono rimasti ai domiciliari per sette mesi, dichiarandosi dal primo momento ignari della presenza di quell’arma nella loro casa. Nel processo, conclusosi con la loro assoluzione e immediata scarcerazione, sono stati assistiti dall’avvocato Libio Spadaro.

“Scuola inagibile”, trasloco lampo in altra sede. Genitori dubbiosi. La preside: “È tutto a norma”

Dieci classi della scuola elementare e cinque della materna trasferite in altra sede. Sta succedendo in queste ore a Bari. Il motivo del trasloco lampo dalla scuola Perone al plesso Renato Moro, abbandonato da circa un anno e mezzo, è dovuto all’inagibilità di una parte della Perone.

Il fatto che ci fossero perdite nell’ala dove si trova anche la palestra, nel periodo natalizio teatro delle tradizionali recite, era noto da diverse settimane, ma evidentemente solo dopo gli ultimi sopralluoghi, il Comune con un’ordinanza ne ha ordinato la chiusura per procedere ai carotaggi e successivamente ai lavori di ripristino.

Diversi i pilastri ammalorati. La tensione tra i genitori è salita quando la dirigente scolastica ha comunque stabilito il trasloco lampo, dovendo lavorare fino all’ultimo istante utile per assicurare la riapertura il 7 gennaio. Numerosi genitori non hanno accolto di buon grado la decisione, convinti ci fosse bisogno di qualche giorno in più per assicurare un rientro adeguato e in tutta sicurezza. Le pulizie straordinarie – a detta loro – non sarebbero sufficienti.

C’è bisogno di rimettere a posto gli estintori scaduti, controllare la qualità dell’acqua e garantite la sanificazione dell’intero presso, seppure rimasto aperto per consentire le ultime consultazioni elettorali. Insomma una situazione caotica per tutti. Noi siamo andati sul posto, raccogliendo le perplessità dei genitori, il disappunto del consigliere del Primo Municipio, Giuseppe Arbore e, alla fine, anche il parere rassicurante della dirigente scolastica.

Due mortali in 3 mesi, patente mai ritirata al camionista: i genitori di Giacomo vogliono Giustizia

La storia che vi stiamo per raccontare nasconde diversi punti oscuri. Abbiamo raggiunto il papà di Giacomo, sul luogo del tragico incidente dove suo figlio ha perso la vita. Giacomo era alla guida di un’auto che, dopo una carambola, è stata colpita da un tir nella parte posteriore.

Il camionista, secondo quanto raccontato dal papà di Giacomo, aveva diversi secondi per arrestare la sua corsa. Lo stesso camionista era già stato coinvolto in un altro incidente mortale.

Maltratta i genitori anziani ed estorce 40mila euro per debiti: in carcere 46enne di Margherita di Savoia

Un 46enne di Margherita di Savoia è stato arrestato con l’accusa di reati di maltrattamenti in famiglia ed estorsione. L’uomo avrebbe maltrattato i genitori anziani e sottratto circa 40mila euro per far fronte a debiti accumulati.

La situazione era diventata insostenibile nel corso degli anni e i genitori lo hanno denunciato ai Carabinieri. Ai ripetuti rifiuti di consegnare soldi seguivano frequenti aggressioni, verbali e fisiche.

In più occasioni, gli anziani spesso sono stati costretti ad abbandonare la propria abitazione e a trovare riparo presso parenti, amici e, addirittura, in un albergo della zona.

Bari, minacciano professoressa a scuola. Genitori a processo: “Non permetterti più di mettere 5 a nostra figlia”

“Non capisci niente, fai un altro mestiere”. Queste le frasi proferite ad una professoressa, durante un colloquio a scuola, da una coppia barese di genitori di una studentessa di un istituto tecnico statale, finita a processo con l’accusa di minacce e oltraggio a pubblico ufficiale.

L’episodio risale a novembre 2018. I genitori, di 57 e 54 anni, avrebbero anche minacciato la docente che si è lamentata del rendimento scolastica dell’alunna. “Non si deve permettere più di mettere 5 a mia figlia… non finisce qui, avrete problemi in futuro”, le loro parole. Nei prossimi giorni la decisione sull’esito del processo.

La Casa di Quinto Potere, è più di un video: “Pagato b&b ai genitori di un bimbo in rianimazione”

Le casette di Quinto Potere, e tutto il mondo che c’è dietro all’associazione, sono spesso utilizzate dai nostri haters per alcuni attacchi e teorie fantasiose senza logica e criterio. Ci sono diverse storie che alcune volte sono tenute all’oscuro. Nei giorni scorsi abbiamo pagato 120 euro per permettere ai genitori di un bimbo in Rianimazione di soggiornare in un b&b.

Positivo alla cocaina, neonato sta meglio e viene dimesso dall’ospedale: per ora sarà lontano dai genitori

Il bimbo nato positivo alla cocaina nel Salento ha lasciato il reparto di Neonatologia dell’ospedale Vito Fazzi di Lecce ed è stato dimesso. Non tornerà a casa dai genitori, ma è stato affidato ad un parente stretto come disposto da un provvedimento urgente del tribunale per i minori.

Le prossime settimane saranno utili a valutare il contesto familiare. Il 17 febbraio è fissata un’udienza dove sarà discussa l’idoneità sulla potestà genitoriale di padre e madre del piccolo, venuto alla luce il 17 ottobre scorso.

Il neonato tremava e piangeva, gli accertamenti medici hanno riscontrato la positività alla cocaina, a differenza della madre. I genitori hanno provato a giustificarsi, riconducendo la causa della positività del piccolo all’uso di farmaci della madre durante nei mesi della gravidanza. Giustificazioni che però non hanno convinto fin qui gli inquirenti.