Bari, Alberto Villani muore dopo aver tentato il suicidio in carcere: era imputato per l’omicidio della madre

Non ce l’ha fatta Alberto Villani, l’uomo di San Michele Salentino che si trovava in carcere a Bari per l’omicidio della madre, Cosima D’Amata, la 71enne picchiata e data alle fiamme nel settembre 2023.

Il detenuto aveva tentato di togliersi la vita nella sua cella nella giornata di domenica, prima di essere soccorso e trasferito d’urgenza al Policlinico di Bari dove è stato ricoverato in condizioni gravissime. Qui è morto.

Con il suo decesso si estingue il processo, da capire se si aprirà un’inchiesta sul suicidio in carcere. L’ultima udienza si era tenuta nel mese di gennaio, la prossima era fissata il 10 febbraio.

Bari, stacca i dispositivi salvavita della madre malata per “volontà di Dio”: 48enne arrestato per tentato omicidio

Un professionista barese di 48 anni è stato arrestato e posto ai domiciliari dai Carabinieri, in esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare firmata dal gip Giuseppe Montemurro su richiesta della pm Isabella Ginefra, con l’accusa di tentato omicidio.

Secondo quanto ricostruito l’uomo avrebbe cercato di porre fine alle sofferenze della madre, gravemente malata, rimettendosi “alla volontà di Dio”. Per la giustizia italiana invece ha cercato di ucciderla.

La donna ora è ricoverata all’ospedale Di Venere in gravissime condizioni. Il 15 dicembre scorso l’uomo ha staccato gli ausili e le apparecchiature che tenevano in vita la madre. A scoprirlo un’infermiera che frequentava l’abitazione per prestare le cure domiciliari alla paziente.

L’operatrice ha allertato il 118 e i Carabinieri che hanno raccolto la sua testimonianza. Il 48enne, già in passato, è stato protagonista di comportamenti scorretti con diversi assistenti. La pm Ginefra ha chiesto l’applicazione del divieto di avvicinamento del figlio alla madre, ricoverata nel mentre in ospedale. L’uomo ha rifiutato il braccialetto elettronico ed è finito agli arresti domiciliari.

Interrogato dal gip lunedì, il 48enne ha fatto scena muta. Ai medici che per primi avevano soccorso la mamma aveva invece detto che aveva staccato i dispositivi per farla smettere di soffrire e che in tal modo sarebbe stata fatta la volontà di Dio.

Sannicandro, imprenditore accusato di aver sottratto 130mila euro alla madre: caso archiviato

Il Tribunale di Bari ha chiuso definitivamente il procedimento a carico di Geremia Florio, imprenditore di Sannicandro di Bari, inizialmente sospettato di appropriazione indebita e peculato aggravato.

Il Gip Rossana de Cristofaro ha disposto l’archiviazione, confermando l’assenza di responsabilità penale dell’imprenditore. L’indagine è stata avviata in seguito ad alcuni movimenti su due conti correnti intestati alla madre di Florio.

L’accusa sosteneva che, tra novembre e dicembre 2023, l’imprenditore avrebbe trasferito oltre 130mila euro tramite assegni circolari e bonifici a favore di parenti, con causali come “assistenza” e “regali”.

Il pubblico ministero Larissa Catella aveva inizialmente ipotizzato il reato di peculato, ritenendo che Florio operasse come amministratore di sostegno. Florio, assistito dall’avvocato Antonio Maria La Scala, ha richiesto un interrogatorio chiarificatore.

Durante l’audizione, ha dimostrato di non aver mai ricoperto formalmente tale incarico, escludendo così la configurabilità del peculato. Inoltre, la documentazione prodotta ha confermato che le somme erano state impiegate esclusivamente per le esigenze della madre, cancellando ogni sospetto di appropriazione indebita.

Francesco Diviesti trovato carbonizzato, la madre: “Indagati postano sui social foto delle feste e auto di lusso”

“Abbiamo un debito di onore con i parenti delle vittime”. All’indomani della parole pronunciate dal Questore della Bat, Alfredo Fabbrocini, in occasione della conferenza stampa di fine anno, con le quali ha ribadito l’impegno degli investigatori a fare luce sui casi ancora aperti, la madre di Francesco Diviesti, Maria Marzocca, è stata particolarmente colpita da questa frase del Questore.

La donna ribadisce grande fiducia nella Polizia e nella Procura Antimafia di Bari, esprimendo gratitudine per il lavoro svolto e l’impegno manifestato, sperando che presto si attivi ad assicurare i responsabili di quell’efferato delitto alla giustizia.

Francesco Diviesti, 26 anni, scomparso il 25 aprile scorso, fu ritrovato morto e carbonizzato quattro giorni dopo nelle campagne fra Canosa e Minervino Murge.

“Stiamo vivendo un dolore che non si può descrivere, mentre alcune delle persone indagate per l’assassinio di mio figlio, padre di un bambino di dieci anni, mostrano e postano sui social le loro feste e auto di lusso. Chiediamo giustizia, che si faccia luce su quanto accaduto e che le luci di queste festività natalizie si spengano presto”, le sue parole.

L’avvocato della famiglia di Francesco Diviesti, Michele Cianci, ribadisce, ancora una volta la propria fiducia nel lavoro degli inquirenti e che “la vittima era un giovane padre incensurato e una ragazzo di buona famiglia, ucciso barbaramente. Ciò non può accadere in una società civile”.

Sonia affronta i suoi demoni: “Ho picchiato mia madre e me ne pento. Mai fatto la prostituita”

La storia di Sonia e Suavi si sta facendo largo nei cuori di tanti nostri spettatori e di chi, proprio grazie a questo racconto, sta conoscendo quintopotere.it e il nostro progetto. Due persone fragili, in qualche circostanza colpevoli del proprio destino e con limiti e demoni da affrontare.

In attesa che Suavi sia assunto e possa iniziare a lavorare, Sonia ci ha chiesto di chiarire alcune delle accuse che le sono state fatte nei commenti sotto ai video oltre alle segnalazioni e denunce ricevute direttamente da Antonio.

Pareri e giudizi contrastanti, come sempre, seppure la donna madre privata dei suoi tre figli, non nega di aver picchiato sua madre quand’era in vita. Spiega l’uso dei soldi che percepisce come sussidio, ma giura di non essersi mai prostituita e di saper tenere pulita una casa.

Conosciamo da poco Sonia e Suavi, ma da queste prime battute se non altro non possiamo dire di non aver trovato due persone che intendono mettersi davvero in gioco. Staremo a vedere come proseguirà la loro storia, nessuno può sapere come può andare finire.

Se ci pensate bene, però, nessuno può dire nemmeno come può andare la vita di ciascuno di noi. Ma siamo tutti così coraggiosi da confrontarci come stanno facendo loro? Qualunque cosa succede ci hanno provato, ci abbiamo provato.

Picchia l’ex compagna, tenta di investire la madre di lei e la colpisce con un pugno: arrestato 39enne a Bari

Nel corso degli ultimi giorni, i Carabinieri del Comando Provinciale di Bari, rafforzando le misure di contrasto alla violenza di genere, sono intervenuti in due distinte circostanze, a testimonianza della particolare attenzione riposta sulla specifica tematica.

In particolare, i militari della Compagnia Carabinieri di San Paolo hanno arrestato in flagranza di reato (fatte salve le valutazioni successive con il contributo della difesa) un 39enne barese, resosi responsabile di una violenta aggressione ai danni della sua ex compagna e della di lei madre. In particolare, secondo quanto al momento ricostruito, l’uomo avrebbe colpito con uno schiaffo l’ex compagna, minacciandola contestualmente di morte; avrebbe, inoltre, tentato di investire con il proprio motoveicolo la madre della donna, riuscendo poi a colpirla con un violento pugno al volto, che le ha addirittura procurato una momentanea perdita di coscienza. L’uomo, protagonista nel tempo di condotte reiterate nei confronti della donna, è stato così arrestato e condotto presso la Casa circondariale di Bari a disposizione dell’Autorità Giudiziaria.

Inoltre, i militari dalla Compagnia Carabinieri di Modugno hanno dato esecuzione (fatte salve le valutazioni successive con il contributo della difesa) all’ordinanza della misura cautelare del divieto di avvicinamento ai luoghi frequentati dalla persona offesa, emesso dal Tribunale di Bari – Ufficio GIP, nei confronti di un 57enne di origine nordafricana, imponendo l’applicazione del braccialetto elettronico.

Il provvedimento trae origine dalla denuncia-querela sporta dall’ex compagna che ha descritto la relazione tormentata, in cui l’indagato ha palesato una gelosia morbosa, pretendendo di trascorrere del tempo al telefono anche durante la notte, in modo da essere sicuro che non frequentasse altre persone. Nell’ultima fase della loro relazione, secondo quanto emerso dalle indagini, l’uomo – uno straniero residente da tempo in Italia – avrebbe compreso l’intenzione della compagna di porre fine al legame sentimentale e proprio in quel periodo avrebbe posto in essere ripetute aggressioni cercando in ogni modo di impedirle di interrompere la relazione.

L’attività testimonia la grande attenzione che il Comando Provinciale Carabinieri di Bari e la Procura della Repubblica pongono nella tutela delle donne vittime di violenza e nel contrasto a questi fenomeni sempre più diffusi.

È importante sottolineare che i procedimenti si trovano ancora nella fase delle indagini preliminari e che, all’esecuzione delle misure cautelari, seguirà l’interrogatorio di garanzia e il confronto con la difesa dell’indagato, la cui eventuale colpevolezza in ordine al reato contestato dovrà essere accertata in sede dibattimentale nel rispetto del contraddittorio con la difesa dell’indagato.

Madre e figlio morti a Calimera, il legale di Najoua: “Non è un mostro l’ex è stato condannato per maltrattamenti”

“Si sta costruendo un mostro ammesso che sia stata la mia assistita ad ammazzare il piccolo Elia ma la storia è un’altra: le responsabilità morali vanno riequilibrate e collocate in un contesto altamente conflittuale con il suo ex compagno”.

Armando Cazzetta, legale di Najoua Minniti, rompe il silenzio sul caso che ha sconvolto la comunità di Calimera e l’Italia intera e difende la donna 35enne, accusata di aver ucciso il figlio piccolo Elia Perrone in casa, prima di togliersi la vita nelle acque di Torre dell’Orso.

“In realtà le tensioni tra padre e madre erano molto più acute, sfociate in continue denunce tra le parti che i due spesso formalizzavano direttamente in caserma dopo la separazione”, ha poi aggiunto. 

E nella vicenda spunta un retroscena che fin qui non era ancora emerso. Il papà di Elio, lo stesso che a dicembre scorso aveva depositato un esposto ai servizi sociali sottolineando perché preoccupato dalle intenzioni della madre nei confronti del piccolo, è stato condannato nel 2023 per aver picchiato la donna davanti al figlioletto al termine del processo celebratosi in abbreviato davanti a un giudice del tribunale di Lecce. Un episodio che, secondo l’avvocato, ha avuto un peso sull’equilibrio psichico della donna.

“Mi era sembrata abbastanza serena e mai avrei pensato che potesse arrivare a compiere un gesto del genere. Aveva sì dei problemi economici – la sua unica fonte di sostentamento era l’assegno di mantenimento – ma è sempre stata una madre affettuosissima a cui il suo bambino era morbosamente legato: non la perdeva di vista un secondo e aveva il terrore di poterlo perdere”, ha poi concluso il legale.

Madre e figlio morti a Calimera, s’indaga per omicidio-suicidio: Najoua era in causa per l’affidamento del piccolo

“Ogni tanto riusciamo a riunire tutta la famiglia”. Questa è la didascalia dell’ultima foto pubblicata sui social, lo scorso 7 settembre, da parte di Najoua Minniti in compagnia del figlio e della sua famiglia di origine. Sullo sfondo c’è il mare. Proprio in mare ha deciso di porre fine alla sua vita.

La donna, nata e cresciuta in Calabria con la madre di origine tunisine, è stata trovata morta in acqua nel pomeriggio di ieri a Torre dell’Orso a circa 20 chilometri da Calimera. Poco dopo suo figlio, Elia Perrone di 9 anni, è stato trovato senza vite nella camera da letto dell’abitazione della donna, in via Montinari a Calimera, con segni di ferite da taglio e di strangolamento.

L’ipotesi è quella dell’omicidio-suicidio. Ieri mattina la donna non ha accompagnato il figlio a scuola. Da tempo, secondo quanto ricostruito fin qui, era caduta in un forte stato di depressione e più volte aveva manifestato intenzioni suicide lasciando intendere di poter coinvolgere anche il figlio nato dalla relazione con il compagno Fabio. Per il piccolo erano state avviate le pratiche per l’affidamento.

“Le ultime ore hanno profondamente sconvolto la nostra comunità in questo momento così duro, desidero esprimere la più sincera vicinanza alla famiglia e a tutti coloro che conoscevano e volevano bene queste due vite spezzate. Un pensiero particolare va ai bambini e ai ragazzi del nostro paese, che più di tutti rischiano di essere colpiti dalla paura e dalla confusione – le parole del sindaco Tommasi -. La scuola è già attiva per offrire ascolto, sostegno e un ambiente sereno in cui elaborare quanto accaduto con delicatezza e professionalità. Come comunità abbiamo il dovere di proteggerli, accompagnandoli con attenzione e con il giusto linguaggio, senza esporli a informazioni o commenti che possano generare ulteriore ansia. Le forze dell’ordine stanno lavorando con rigore e dedizione per ricostruire l’esatta dinamica dei fatti. Vi chiedo di lasciare spazio al loro lavoro, evitando la diffusione di voci, supposizioni o ricostruzioni non verificate, che rischiano solo di aumentare lo smarrimento e il dolore. Oggi più che mai dobbiamo restare uniti. Raccogliamoci nel silenzio, nella vicinanza reciproca e nel rispetto. La nostra comunità ha sempre saputo reagire con dignità nei momenti più difficili, e anche questa volta sapremo farlo, insieme”.

 

Bari, spara all’amante della madre: Filippo Mineccia condannato a 15 anni per tentato omicidio

Filippo Mineccia, esponente del clan Palermiti di Bari, è stato condannato a 15 anni di reclusione perché ritenuto responsabile di tentato omicidio. I fatti risalgono al febbraio 2016, l’imputato sparò all’uomo con il quale la madre aveva avuto una breve relazione.

Accusa aggravata da futili motivi, premeditazione e metodo mafioso. La Dda aveva invocato una condanna a 17 anni e 6 mesi di carcere. Mineccia ha ammesso le proprie responsabilità, negando però l’intenzione di uccidere l’ex compagno della madre. La vittima fu colpita all’addome.

Barletta, spara contro la porta d’ingresso della casa della madre del compagno: arrestato 30enne

Un uomo di 30 anni è stato arrestato a Barletta dalla polizia con le accuse di minacce aggravate dall’uso di arma da fuoco e porto abusivo di pistola. Si tratta della vittima della sparatoria avvenuta lo scorso 4 luglio e in cui ha riportato ferite alla gamba sinistra che guariranno in un mese.

Secondo quanto accertato dalle indagini della squadra mobile della questura di Andria coordinate dalla Procura di Trani, il 30enne avrebbe esploso quattro colpi di pistola centrando la porta di ingresso dell’appartamento in cui vivono la madre e il suo compagno, con cui pare avesse avuto una discussione.

Ad aiutare gli accertamenti investigativi sono state le immagini registrate dai sistemi di videosorveglianza della zona e un bossolo trovato sul posto e appartenente a una cartuccia presumibilmente di un’arma corta repertata dagli agenti della Scientifica. L’uomo è stato portato in carcere a Foggia.