Picchia, minaccia di morte e insulta la compagna davanti alla figlia di 5 anni: arrestato 35enne nel nord Barese

Per oltre un anno avrebbe subito botte e aggressioni e continue richieste di denaro dal parte del padre di sua figlia, e alla fine lo ha denunciato.

Ora l’uomo, un 35enne di Margherita di Savoia (Bat) è in carcere per maltrattamenti contro familiari ed estorsione.

Le indagini dei carabinieri hanno accertato quanto messo a verbale dalla vittima secondo cui dal febbraio dell’anno scorso sarebbe stata maltrattata “dal compagno con frequenza quasi quotidiana e anche alla presenza della figlia di 5 anni”, riferiscono i militari.

Minacce di morte, schiaffoni e pugni erano diventati normalità. L’ultima delle aggressioni però è stata insopportabile per la donna che temendo per la propria incolumità e per quella della bambina, ha chiesto aiuto ai carabinieri.

Così l’uomo, che ha diversi precedenti penali, è stato arrestato in esecuzione di un provvedimento emesso dal Tribunale di Foggia.

Bari, minacce e insulti al marito: lui si toglie la vita e lei finisce a processo per maltrattamenti in famiglia

A lungo avrebbe maltrattato e insultato suo marito, che ad aprile del 2024 si è suicidato all’età di 34 anni, minacciandolo di tornare nel suo paese di origine, l’Egitto, e di non fargli più vedere la figlia di tre anni.

Ora la donna, una 30enne, rischia il processo per maltrattamenti in famiglia. Dopo la richiesta di rinvio a giudizio formulata dalla Procura di Bari, l’udienza preliminare si aprirà domani in tribunale.

Secondo l’accusa, la donna criticava spesso il marito, pretendendo una casa più grande e chiedendo di trasferirsi a Bari dal paese in provincia in cui vivevano. Le critiche si rivolgevano anche alla casa che l’uomo le avrebbe acquistato a Sharm El-Sheik.

La donna in estate era già stata sottoposta all’obbligo di dimora e al divieto di allontanarsi dall’Italia, e per questo le era stato tolto il passaporto. Come accertato dalle indagini dei carabinieri, nel tempo avrebbe inviato al marito messaggi contenenti insulti e minacce e avrebbe preteso diverse somme di denaro.

In un’occasione avrebbe anche minacciato di chiamare i carabinieri per accusarlo falsamente di violenza. I due si erano conosciuti a Sharm El-Sheik e si erano sposati al Cairo nel 2019.

Mola, picchia e minaccia la moglie davanti alla figlia piccola: condannato 39enne di Conversano

Tra il 2018 e il 2022 avrebbe in più occasioni maltrattato la moglie con calci, pugni, schiaffi, minacce di morte e insulti anche davanti alla figlia nata da poco. Per questo, la Corte d’Appello di Bari ha condannato a due anni e due mesi di reclusione, con le attenuanti generiche, un 39enne di Conversano (Bari) ma residente a Mola di Bari, per i maltrattamenti nei confronti della moglie, oggi 26enne.

In primo grado l’uomo era stato condannato a tre anni e tre mesi per i maltrattamenti ed era stato assolto “perché il fatto non sussiste” dall’accusa del tentato sequestro della figlia. Per la Procura, infatti, nel gennaio 2022 l’uomo avrebbe afferrato la piccola – di nemmeno due anni – e l’avrebbe portata con sé in auto con l’intento di allontanarsi, per poi fermarsi dopo aver saputo che la sorella della moglie aveva chiamato i carabinieri.

Secondo quanto ricostruito dall’accusa l’uomo, nell’estate del 2019, avrebbe costretto sua moglie a trasferirsi nella ex caserma Rossani di Bari (dismessa e occupata da senzatetto) dove avrebbe continuato a picchiarla. Pochi mesi dopo i due si trasferirono in Germania per lavorare in un ristorante e anche lì le violenze sarebbero continuate al punto da costringere il titolare, che aveva fornito loro una casa, a mandarli via. L’uomo avrebbe anche cercato di costringere la donna a tagliare ogni contatto con i genitori, dicendole di raccontare in giro che questi erano morti in un incidente stradale.

Gravina, oltre 100 chiamate al giorno per controllare la moglie e figli maltrattati in casa: 37enne a processo

Un 37enne di Gravina si trova a processo con l’accusa di maltrattamenti in famiglia. Le indagini hanno fatto emergere vessazioni e violenze in casa, andate avanti fino alla separazione con la moglie.

Proprio la sua denuncia ha fatto scattare l’indagine. “Sei una mongoloide, non sai fare niente”, le parole rivolte alla donna in diverse occasioni. Sarebbe stata anche allontanata da amiche e familiari, mentre la presenza sui social è sempre stata negata. Quando si trovava fuori per lavoro, riceveva oltre 100 chiamate al giorno dall’uomo che voleva a tutti i costi contattarla.

In un’occasione l’avrebbe anche costretta a mangiare nonostante un fortissimo mal di denti. Ai figli veniva invece sottratto il telefono in caso di mancato saluto o di mancata buonanotte. Imponeva a tutti cosa fare in casa, anche ai figli, e pretendeva, secondo quanto raccontato dalla donna, di essere trattato come un re. Ora toccherà al giudice, dopo il racconto dell’ex moglie, a ricostruire l’intera vicenda.

Trani, connessione Internet tolta ma non solo: 13enne picchiata con calci e pugni. I genitori finiscono a processo

La 13enne che ha denunciato per maltrattamenti i genitori, dopo che suo padre le ha disattivato la connessione a internet sul cellulare, sarebbe stata anche picchiata con calci e pugni che le hanno provocato lividi ed escoriazioni.

E’ quanto emerge dalle indagini della Procura di Trani che – a quanto apprende l’ANSA – ha chiesto il rinvio a giudizio dei genitori della ragazzina per maltrattamenti aggravati in danno di minore, in concorso. La decisione del padre di togliere la connessione dati al cellulare della 13enne dopo un’accesa discussione sarebbe quindi solo una delle condotte vessatorie descritte dal pubblico ministero nel capo di imputazione.

Gli accertamenti disposti dall’autorità giudiziaria, che si è avvalsa anche di intercettazioni ambientali e telefoniche, avrebbero individuato abituali maltrattamenti ai danni della ragazzina che vivrebbe in un contesto famigliare alquanto complesso.

La 13enne, ascoltata anche a scuola con un supporto psicologico, avrebbe riferito quanto vissuto tra le pareti domestiche. Da qui gli approfondimenti, anche con un incidente probatorio, e la decisione della Procura di chiedere il rinvio a giudizio dei genitori.

Trani, le tolgono la connessione al telefono: 13enne denuncia i genitori. I medici: “Forte dipendenza dal cellulare”

Litiga con il papà e lui le disattiva la connessione a internet. Per questo una 13enne del nord Barese chiama il numero di emergenza per l’infanzia, il 114, e denuncia di essere maltrattata dai genitori.

I fatti risalgono a gennaio dell’anno scorso. Da allora è partito l’iter previsto nei casi di presunta violenza sui minori, con l’intervento di forze dell’ordine, servizi sociali e del reparto di neuropsichiatria infantile della Asl della provincia Barletta-Andria-Trani (Bat).

Sulla vicenda la procura di Trani ha aperto un’inchiesta che, coordinata dal pm Lucio Vaira della Procura di Trani, è arrivata davanti al gip Marina Chiddo. Gli specialisti chiamati ad analizzare la vicenda avrebbero riscontrato una forte dipendenza della ragazza dal cellulare, utilizzato per circa dieci ore al giorno.

Sarebbe stato proprio questo comportamento a farle prendere brutti voti a scuola, motivo principale delle discussioni con i genitori. Ad ammetterlo, nel corso di un incidente probatorio, sarebbe stata proprio la 13enne secondo la quale dopo le discussioni per i brutti voti le veniva sottratto il telefono cellulare.

Vuole denunciare l’ex marito per maltrattamenti ma viene rifiutata tre volte: indagati due poliziotti di Corato

“Ora sono impegnato”, “Signora torni domani” e ancora “Vado oltre il mio orario di lavoro”. Queste le frasi proferite dagli agenti alla donna nelle tre circostanze. Sul caso indaga la Procura di Trani, i fatti risalgono ad un anno fa e l’ex marito della donna era già stato colpito dal divieto di avvicinamento per precedenti atti persecutori.

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Picchia la moglie, lei finisce in ospedale ma prima riesce a chiamare il 112: arrestato 68enne a Candela

Un 68enne originario della Tunisia, residente da anni a Candela nel Foggiano, è stato arrestato per maltrattamenti in famiglia. Le indagini sono state avviate dopo la denuncia presentata dalla moglie che, dopo l’ennesimo episodio di violenza, ha chiamato il 112 per chiedere aiuto. I carabinieri, arrivati sul posto, hanno soccorso la donna.

Dopo un ricovero di tre giorni per le ferite subite, è stata dimessa con una prognosi di 30 giorni. L’uomo era scappato ma è stato poi rintracciato e trasferito in carcere. La vittima invece è stata collocata in una struttura protetta.

Taranto, maltrattamenti e abusi su nave Martinengo della Marina: 3 indagati tra loro l’ex comandante – I NOMI

La Procura di Taranto ha notificato un avviso di conclusione delle indagini per l’allora comandante della fregata della Marina Militare Martinengo, Roberto Carpinelli, durante la missione anti-pirateria nel Golfo Persico ‘Atalanta’ tra agosto e dicembre 2021. Il provvedimento è stato notificato anche a due sottocapi di prima classe (Giovanni Napolano, di Salerno, e Gianluca Longo, di Tricase) e riguarda l’inchiesta avviata inizialmente dalla Procura militare di Napoli per presunte violenze sessuali, maltrattamenti, insulti e minacce avvenute a bordo della nave. La notizia è stata anticipata dal ‘Nuovo Quotidiano di Puglia’.