Guerra di carte bollate, debiti e pericolosi sabotaggi. Rsa nella bufera: il giallo di Casa Caterina

Da alcuni mesi riceviamo segnalazioni sulle sorti della rsa Casa Caterina di Adelfia. Inizialmente, trattandosi di beghe amministrative ed economiche tra il proprietario della struttura e l’azienda che la gestisce, abbiamo ritenuto non fosse un caso di interesse pubblico, pur essendoci occupato in passato delle tante vicissitudini della struttura per anziani.

Da due mesi, però, i problemi della struttura sono ben altri e questo sì ci impone di riferirlo all’opinione pubblica. In questo periodo sono stati denunciati alle autorità competenti una dozzina di sabotaggi: rotture ai tubi dell’acqua, all’impianto elettrico, l’incendio dei rifiuti all’esterno della struttura, ma cosa assai grave, il ritrovamento di due fumogeni all’interno degli ascensori della struttura.

In quel caso personale e ospiti hanno rischiato grosso se si considera che alcuni anziani fanno uso di ossigeno 24 ore su 24. Il fatto curioso è che in una delle ultime occasioni la guardia messa a vigilanza della struttura in seguito a questi sabotaggi ha identificato nel proprietario dell’edificio “l’individuo sospetto” in procinto di compiere l’ennesimo sabotaggio. L’episodio, questa volta con nome e cognome, è stato riferito ai Carabinieri, seppure l’uomo, contattato telefonicamente, ci dice di essere stato sul posto solo per verificare le condizioni della sua proprietà.

Al netto dei provvedimenti di revoca di autorizzazione, prima dell’Asl poi della Regione, ci sembra doveroso accendere i riflettori su una questione che rischia di trasformarsi in una tragedia. Fatto salvo che bisognerà accertare tutte le responsabilità, ognuno ha il diritto di rivendicare le proprie posizioni, ma nessuno può mettere in pericolo la vita degli ospiti.

Siamo stati a Casa Caterina venerdì scorso proprio mentre uscivano alcuni dipendenti dell’Asl e del Sian. La buona notizia è che i 49 ospiti sono tutti in salute e accuditi nel migliore dei modi, con tanto di visite specialistiche periodiche. Anche le condizioni generali della struttura e delle camere sono state ritenute idonee seppure ci sono stati dei rilievi ai quali bisognerà dare seguito. Restiamo a disposizione tanto del proprietario della struttura quanto dell’ente di gestione nel caso volessero anche precisare la loro posizione, anche accompagnati dai loro legali, con la speranza che si possa fare immediata luce sulle inquietanti vicende che proponiamo nel video allegato.

Bari, una nuova rsa nella zona del Parco 2 Giugno: il progetto di Sereni Orizzonti. Apertura entro la fine del 2026

Bari si prepara ad accogliere una nuova e importante struttura dedicata all’assistenza residenziale per anziani. La proprietà di RSA Sereni Orizzonti ha infatti annunciato l’avvio di un progetto di espansione che porterà alla realizzazione di una nuova Residenza Sanitaria Assistenziale nella zona del Parco 2 Giugno, una delle aree più strategiche e servite della città.

La nuova struttura, che sorgerà nel territorio del Comune di Bari, avrà una capienza superiore ai 200 posti letto e rappresenterà un significativo potenziamento dell’offerta socio-sanitaria locale. L’apertura è prevista entro la fine del 2026, al termine delle fasi autorizzative e di realizzazione dell’intervento.

Il progetto si inserisce in un percorso di crescita già avviato dalla stessa proprietà, guidata dal dottor Paolo Patella, che da circa quattro anni gestisce con successo una RSA da 100 posti letto sul territorio. I risultati ottenuti in termini di qualità assistenziale e organizzativa hanno spinto la direzione a investire ulteriormente, ampliando la propria presenza e rafforzando l’impegno nel settore dell’assistenza alla terza età.

Oltre all’impatto sanitario e sociale, l’iniziativa avrà ricadute importanti anche sul fronte occupazionale: si stima infatti la creazione di oltre 50 nuovi posti di lavoro, tra personale sanitario, socio-assistenziale, amministrativo e dei servizi generali.

La nuova RSA si propone come un ulteriore punto di riferimento per il territorio, contribuendo a rispondere alla crescente domanda di strutture qualificate e moderne, in grado di garantire assistenza, sicurezza e continuità di cura alle persone anziane e alle loro famiglie.

Legionella oltre i limiti delle strutture del Barese: allarme in Rsa e hotel. E i b&b faticano a rispondere

Allarme legionella nelle strutture ricettive e di accoglienza del Barese. Gli accertamenti condotti dall’Asl hanno interessato rsa, hotel e b&b. Su 15 strutture ispezionate ben 12 sono risultate con valori superiori alla norma.

L’indagine è stata condotta tra luglio e dicembre dall’Asl Bari, all’interno del progetto di prevenzione e contrasto al batterio che prolifera nelle reti idriche. Coinvolto un bacino potenziale di quasi 1400 realtà ricettive e di accoglienza così suddivise: 44 Rsa, 174 Hotel e 1.181 B&B della provincia di Bari.

La risposta dei gestori non è stata soddisfacente, ma in parte condizionata da quella dei b&b. Su 1.399 strutture contattate, solo 333 (il 23,8%) hanno risposto attivamente trasmettendo i questionari.

Le Rsa hanno mostrato la sensibilità più alta, con un’adesione del 91,1%. Buona la partecipazione degli alberghi (70%), mentre i Bed & Breakfast si sono fermati a un modesto 15,1%. La legionella, lo ricordiamo, è un batterio che prolifica nelle reti idriche e può causare infezioni alle vie respiratorie.

 

 

Paura ad Alberobello, scappa dalla Rsa e rischia di essere travolta sui binari da un treno: salvata 82enne

Tragedia sfiorata ad Alberobello dove un’anziana di 82 anni, originaria di Putignano e ospite di una Rsa, è stata avvistata mentre camminava lungo i binari della linea ferroviaria Alberobello-Putignano.

Il macchinista di un treno l’ha notata a distanza ed è riuscito, tramite la frenata d’emergenza, a fermare il convoglio pochi metri da lei. Il personale di bordo è sceso dal mezzo e ha prestato i primi soccorsi, sul posto è intervenuto il 118.

L’anziana è stata trovata in forte stato confusionale ed è stata trasferita all’ospedale Santa Maria dei Trulli di Putignano per altri accertamenti. Sul posto sono intervenuti anche i dirigenti delle Ferrovie Sud Est e la Polizia Locale.

Resta da capire come l’anziana sia riuscita ad uscire dalla struttura indisturbata. Probabilmente è riuscita ad approfittare di un momento di distrazione del personale.

 

Assistenti sociali da Pasquale dopo il video, l’anziano rifiuta la Rsa: “Voglio solo sistemare casa”

Nella storia di Sonia e Suavi, entrati da poco nella casetta di Quinto Potere, abbiamo incontrato Pasquale. Le condizioni in cui vive ve le abbiamo documentate.

Dopo la messa in onda del primo servizio, gli assistenti sociali si sono magicamente palesati a Ceglie nella sua abitazione: Pasquale ha però rifiutato, ancora una volta, la possibilità di entrare in una Rsa.

Qualcuno ha pensato che noi lo avessimo abbandonato, senza sapere in realtà che abbiamo già contattato il suo legale. Siamo infatti disposti a riconoscere una cifra per consentire almeno l’allaccio all’acqua. Pasquale è disposto ad essere aiutato.

Panico in una Rsa a Bari, 55enne tenta di strangolare una donna dopo lite in struttura: arrestato

Un uomo di 55 anni è stato arrestato e portato in carcere dai carabinieri per aver tentato di strangolare una sua coetanea. L’episodio risale al pomeriggio di ieri.

I due, entrambi residenti in una Residenza sanitaria assistenziale (Rsa) di Bari – e a quanto si apprende con problemi di salute – avrebbero avuto una discussione culminata nel tentativo dell’uomo di soffocare la donna stringendole le mani attorno al collo.

A evitare il peggio è stato l’intervento del personale della struttura. La vittima, portata in ospedale, è stata visitata dai medici e poi dimessa: le sue condizioni sono buone.

RSA senza autorizzazioni, Consiglio di Stato chiude La Speranza: gli ospiti vanno subito trasferiti

Torniamo ad occuparci della Rssa “La Fenice” di Gravina in Puglia, gestita dalla società “La Speranza Srl”. Il Consiglio di Stato si è espresso, con una sentenza, sulla vicenda a distanza di anni dai nostri primi servizi. I parenti, i tutori e gli amministratori degli oltre 50 ospiti dovranno trovare un’altra sistemazione.

Vi avevamo raccontato del blitz del personale Asl e dei carabinieri del Nas che aveva confermato la mancanza dei requisiti strutturali. Già ad agosto del 2022 venivano denunciate carenze strutturali, funzionali e organizzative in aggiunta alla mancanza della necessaria autorizzazione all’esercizio dell’attività.

Si restava in attesa dell’esito finale del Consiglio di Stato sul ricorso presentato dalla società La Speranza, ma già tutti i parenti degli ospiti erano stati trovati per trovare una nuova sistemazione. Nel video allegato tutti i dettagli della vicenda.

Legionella nelle Rsa e strutture turistiche, Asl Bari avvia sorveglianza sanitaria: “Ridurre rischio di esposizione”

Parte la sorveglianza sanitaria nelle strutture turistico-ricettive e nelle RSA per prevenire la diffusione della legionella, un batterio che si trova in ambienti acquatici naturali o in impianti idrici artificiali e che può causare malattie come le polmoniti. Il Dipartimento di prevenzione della ASL di Bari – già impegnato a intervenire su segnalazione (sono stati 179 i campionamenti eseguiti nel 2024) – ha programmato per tutto il 2025 anche l’analisi delle valutazioni dei rischi legionellosi con campionamenti periodici a cura del nucleo operativo territoriale. L’obiettivo è quello di ridurre il numero di casi di legionellosi e, nello stesso tempo, ridurre il rischio di esposizione.

Le modalità operative dei prossimi interventi preventivi sulle situazioni più critiche sono state il focus del convegno, organizzato dalla Direzione del Dipartimento di Prevenzione e dal Coordinamento degli Spesal, in accordo con l’unità operativa di Igiene Industriale che si è tenuto ieri nella sede dell’ex CTO, rivolto ai referenti di tutte le direzioni sanitarie degli ospedali, dei laboratori analisi, delle strutture turistico ricettive, e ancora a ingegneri e tecnici degli impianti idrici.

A introdurre i lavori il direttore sanitario Luigi Rossi, il direttore del Dipartimento di prevenzione Fulvio Longo e il responsabile della Igiene Industriale, Massimiliano Giuliano. Nelle tante sessioni di formazione e discussione si sono confrontate le diverse istituzioni coinvolte: a partire dall’Istituto Superiore di Sanità, rappresentato da Maria Luisa Ricci, l’ Università degli studi di Bari, rappresentata da Silvio Tafuri, professore ordinario di Igiene e Medicina Preventiva, e poi ancora la Regione Puglia, con Nehludoff Albano, dirigente del Servizio Promozione della Salute e infine Arpa Puglia, con Barbara Bartoli. Stefania Menolascina, coordinatrice gruppo Legionella e Massimiliano Giuliano, responsabile della Igiene industriale, sono intervenuti come responsabili scientifici.

L’infezione da legionella avviene normalmente per via respiratoria mediante l’inalazione o l’aspirazione di piccole goccioline (aerosol) prodotto dai diffusori delle docce, dai filtri rompigetto dei rubinetti, dalle vasche idromassaggio, dai grandi impianti di climatizzazione dell’aria, piscine, fontane, ecc. non si trasmette da persona a persona. Dall’ultimo rapporto annuale sulla legionellosi in Italia, è emerso un forte aumento dei casi (+50%) con una percentuale superiore all’84% di casi classificati come “comunitari”, ovvero di origine non nota poiché non riferibili ad alcun soggiorno al di fuori della propria abitazione durante il periodo di incubazione della malattia.

Per quanto riguarda il territorio della ASL di Bari, nel 2024 il 70% delle infezioni si è verificato all’interno delle abitazioni, il 42,5% nelle strutture ricettive e il 15% nelle residenze sanitarie assistenziali. E’ quanto emerge dal report stilato dal gruppo Legionella, di cui è responsabile il direttore Sisp area metropolitana, Francesco Nardulli affiancato dalla coordinatrice Stefania Menolascina che opera insieme a: un medico igienista, due tecnici della prevenzione e quattro assistenti sanitari. Complessivamente sono state eseguite 40 indagini eseguite sul territorio nel corso del 2024 per un totale di 179 campionamenti. Una attività di gran lunga superiore a quella registrata nel 2023 che si è chiuso con 14 indagini e 11 campionamenti.

Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, la legionella è, tra tutti i patogeni presenti nell’acqua, quello che causa il maggior onere sanitario nell’Unione Europea. Per questo è stata prevista la sorveglianza nazionale della legionellosi, che, per ogni caso segnalato, impone la valutazione dell’esposizione al rischio e la segnalazione alle ASL di competenza, che devono attuare gli interventi di controllo ritenuti necessari.

Pertanto, sulla base di quanto definito all’art. 271 del D.Lgs. 81/08, il datore di Lavoro ha l’obbligo di valutare il rischio legionellosi presso ciascun sito di sua responsabilità, adottando tutte le misure protettive e preventive in relazione al rischio valutato necessarie alla sicurezza dei lavoratori, senza trascurare le responsabilità (implicazioni legali e di immagine) nei confronti di possibili utenti/pazienti.

In presenza di casi di legionellosi, l’indagine epidemiologica risale al luogo in cui è avvenuta l’infezione. Per questo è necessario che il paziente ricordi quali strutture ha frequentato nei dieci giorni antecedenti, l’esordio dei sintomi, al fine di potere procedere ai controlli ambientali. Ogni volta che si verifica un caso o un cluster di casi associati ad una struttura sanitaria, l’indagine epidemiologica è obbligatoria e non procrastinabile, soprattutto per poter identificare l’origine dell’infezione e programmare adeguati interventi di bonifica.