Bari, condannato con l’accusa di aver tentato di rapinare una bimba di 5 anni: 36enne assolto e scarcerato

La Corte d’Appello di Bari ha assolto Lamanuzzi Giuseppe, il 36enne barese accusato di aver tentato di sequestrare una bambina di 5 anni lo scorso 2 gennaio mentre passeggiava con la madre nel quartiere San Pasquale.

I giudici hanno annullato la sentenza di condanna a 4 anni rimediata in primo grado. Il presunto tentativo di rapimento della piccola viene definito “assurdo e contrario ad ogni logica”.

“Appare più veritiero che vi sia stata una fase ideativa del furto di un borsello che la mamma della bambina aveva in mano”, si legge nelle carte. Il 36enne è stato scarcerato.

 

Spreco di soldi pubblici, Bari Multiservizi porta in Cassazione ex operaio: assolto già due volte

Vi parliamo della storia giudiziaria con protagonista un ex dipendente della Bari Multiservizi, andato in pensione. L’uomo è stato assolto già due volte dall’accusa di aver contagiato alcuni colleghi nel periodo Covid, ma la società non si arrende e ha deciso di portare la vicenda anche in Cassazione. Tutto questa ostinazione comporta uno spreco di soldi pubblici. Nel video allegato tutti i dettagli del caso.

Polignano, appalto pilotato in favore di una società amica. Assolto l’ex sindaco Vitto: “Il fatto non sussiste”

L’ex sindaco di Polignano a Mare, Domenico Vitto, è stato assolto dall’accusa di turbativa d’asta in relazione all’appalto per l’organizzazione della manifestazione Meraviglioso Modugno del 2018.

Con lui assolti anche il dirigente comunale, Domenico Matarrese, gli imprenditori Giuseppe Girolami e Francesco Tedone perché “il fatto non sussiste”.

Secondo la tesi dell’accusa, l’ex primo cittadino avrebbe esercitato pressioni per affidare i lavori ad una ditta “amica”, spingendo un’altra società concorrente a ritirarsi dalla gara. Un’ipotesi che però non ha trovato alcun riscontro durante il processo.

Vitto resta coinvolto in un altro procedimento penale nel quale è coinvolto con altre 17 persone tra amministratori, imprenditori e dirigenti comunali su presunti appalti pilotati in cambio di sostegno elettorale. 

Policlinico Bari, 78enne muore per la pinza dimenticata nell’intestino durante l’intervento: assolto medico

Onofrio Caputi Iambrenghi, professore di Gastroenterologia, è stato assolto della terza sezione penale della Corte d’appello di Bari il 23 ottobre scorso “per non aver commesso il fatto” nell’ambito dell’inchiesta sulla morte del 78enne Antonio Gigliola, deceduto al Policlinico di Bari nel 2017.

I Giudici della Corte hanno riconosciuto che il prof. Caputi Iambrenghi non ha avuto, né poteva avere, alcuna parte nella “dimenticanza” della pinza nel corpo del paziente che ne ha poi causato il decesso e hanno pertanto escluso ogni sua responsabilità.

La Corte d’appello ha travolto la sentenza del Gup del 2022 che, in giudizio abbreviato, aveva invece ritenuto la responsabilità del prof. Caputi Iambrenghi, condannandolo ad un anno.

L’inchiesta prese il via dalla denuncia dei nipoti della vittima. Dopo il primo intervento il 78enne iniziò ad accusare forti dolori e dai drenaggi fuorusciva fluido verde scuro, le condizioni peggiorarono sempre di più con il passare del tempo fino al coma e al ricovero in Rianimazione. Secondo i periti la presenza della pinza ha causato la compressione della zona digiunale che è stata fatale.

 

Falso ideologico, assolto l’ex sindaco di Grumo Michele D’Atri: “Il fatto non costituisce reato”

Ancora un’assoluzione, la settima su sette, per D’Atri Michele ex Sindaco del Comune di Grumo Appula. Il Tribunale di Bari, in Seconda Sezione Penale in Composizione Collegiale, presidente Dott Marco Guida, ha assolto “perché il fatto non costituisce reato” per difetto di dolo, Michele D’Atri, difeso da sempre e anche in questa occasione dall’avvocato Antonio La Scala.

I fatti contestati, risalenti al 2019, vedevano D’Atri imputato in concorso per il reato di falso ideologico perché, in qualità di Sindaco, formava una delibera in data 2019 avente ad oggetto “Piano Sociale di Zona 2018/20” in cui attestava falsamente alla pag. 4 della medesima delibera, secondo quanto sosteneva l’accusa, che “con delibera di coordinamento istituzionale erano stati approvati 6 disciplinari, nonché che era stato acquisito il parere di regolarità “contabile”, nonostante fosse stato espresso parere “sfavorevole” da parte del responsabile del Servizio;

L’ex Sindaco Michele D’Atri, difeso dall’Avv. Antonio Maria La Scala ha dimostrato l’assoluta buona fede e inconsapevolezza rispetto alle presunte divergenze formali riscontrate in atti e ha visto riconoscersi l’assoluzione dalle imputazioni ascritte, parimenti al soggetto chiamato in concorso, anch’essa assolta perché il fatto non sussiste.

“Pressioni” sulla titolare del centro scommesse dove lavorava la sorella: assolto finanziere a Bitonto

Un maresciallo della Finanza, residente a Bitonto, è stato assolto dall’accusa di tentata concussione dal Tribunale di Bari. Il militare, difeso dall’avvocato Antonio Maria La Scala, era accusato di aver esercitato pressioni sulla titolare di un centro scommesse in cui aveva lavorato la sorella per ottenere una “quietanza del rapporto di lavoro”.

Secondo l’accusa, abusando del suo status da finanziere, il 48enne avrebbe provato ad obbligare la titolare del centro a rilasciare una dichiarazione per evitare ripercussioni negative nei confronti della sorella, accusata di aver sottratto somme di denaro.

Il finanziere, assieme alla sorella e ad un 43enne barese, sono stati prosciolti per remissione di querela dall’accusa di lesioni personali nei confronti della titolare del centro scommesse.

Maglie, 14enne violentata in stazione: 15enne a processo. Assolto il fidanzatino chiuso in bagno: “Non fu complice”

Svolta inattesa nell’inchiesta sullo stupro ai danni di una 14enne nel bagno della stazione ferroviaria di Maglie avvenuto il 28 luglio 2024. La posizione del fidanzatino della vittima, che si è appartato nel bagno confinante mentre la ragazza veniva violentata dal suo amico, è stata archiviata. Non è stato infatti ritenuto complice.

Il 15enne, presunto violentatore, invece comparirà davanti al giudice il 19 marzo prossimo con l’accusa di violenza sessuale aggravata. Il fidanzatino rimase in bagno nonostante le urla della ragazza e la richiesta esplicita di fermare la violenza.

Dalle indagini è emerso che tramite messaggi, sempre quel giorno, il giovane aveva proposto “una cosa a tre” alla ragazza. “Non è possibile sostenere con un elevato grado di probabilità che il fidanzato (indagato a piede libero) si fosse accordato con l’amico affinché quest’ultimo consumasse un rapporto sessuale con la compagna anche contro la volontà di quest’ultima – si legge nell’ordinanza della gip Lucia Raboni con cui il violentatore finì in una comunità a marzo, misura revocata tempo dopo – né il suo voler rimanere a sentire legittima tale conclusione potendo invece essere solo modalità di voyeurismo uditivo il modo in cui si sarebbe esplicitata la cosa a tre a cui la ragazzina aveva prestato il consenso. Peraltro lo stesso veniva allontanato dall’amico – lui sì intenzionato ad avere un rapporto completo ad ogni costo”.

Barivecchia, cade per la cera del corteo di San Nicola e si frattura il polso. No al risarcimento: Comune assolto

Cade l’8 maggio in piazza Federico di Svevia, a Barivecchia, a causa della cera lasciata dalla processione di San Nicola e si frattura il polso. L’episodio risale al 2016 e la donna, protagonista della vicenda, ha citato in giudizio il Comune di Bari per la richiesta di risarcimento danni di circa 35mila euro.

La donna ha infatti curato la frattura con un intervento chirurgico. Ma il Tribunale di Bari ha dato ragione al Comune, condannando la donna a pagare anche le spese processuali. I giudici hanno infatti stabilito che sull’asfalto percorso dalla processione è prevedibile che ci sia della cera e che bisogna prestare più attenzione per non scivolare e cadere.

 

Bari, la piccola Zaraj morta a 12 anni in sala operatoria: assolto l’ex primario del Pediatrico

La gup di Bari Valeria Isabella Valenzi ha assolto «perché il fatto non sussiste» l’ex primario di Anestesia e rianimazione dell’ospedale pediatrico ‘Giovanni XXIII’ di Bari, Leonardo Milella, accusato di falso in relazione a una cartella clinica redatta per il caso della 12enne Zaraj Tatiana Coratella Gadaleta. La piccola, di origine colombiana, morì in ospedale il 21 settembre 2017 per una ipertermia maligna subito dopo un intervento di riduzione di una frattura del femore.

Per l’accusa, Milella, che era finito a processo (in abbreviato), nel compilare la cartella clinica della paziente, avrebbe falsamente attestato che il farmaco salvavita Dantrium era stato somministrato alla bimba alle 11.30 del 21 settembre, mentre in realtà (per la Procura) sarebbe stato somministrato alle 13 dello stesso giorno.

Oggi, in Tribunale, lo stesso pm Baldo Pisani ha chiesto l’assoluzione di Milella «per non aver commesso il fatto», mentre l’avvocato del medico, Angelo Loizzi, ne ha chiesto l’assoluzione con formula piena, come poi deciso dalla gup.

Lo scorso 28 marzo, Milella era stato assolto «per non aver commesso il fatto» dall’accusa di omicidio colposo in relazione alla morte della 12enne. Al primario, intervenuto ad operazione chirurgica conclusa, la pubblica accusa contestava di aver erroneamente diagnosticato una «tromboembolia polmonare» e “ritardato» di altre tre ore «la somministrazione del farmaco salvavita».

Nella vicenda era inizialmente coimputato anche l’anestesista Vito De Renzo, che ebbe in cura la 12enne prima dell’arrivo di Milella e che ha patteggiato una pena di un anno e otto mesi. Inizialmente si era costituito parte civile anche il padre della bimba che oggi ha revocato la sua richiesta.

Auto contromano sulla ss16, fratelli anziani di Alberobello morti a Fasano nel 2021: assolto giovane barese

Un giovane barese, finito a processo con l’accusa di duplice omicidio stradale colposo per la morte di Domenico a Paolantonia Girolamo, i fratelli di Alberobello di 75 e 80 anni deceduti il 30 aprile 2021 sulla ss16 all’altezza di Fasano, è stato assolto perché il fatto non sussiste.

Il ragazzo si trovava alla guida della sua Mini Countryman quando si schiantò frontalmente contro la Hyundai i20 che viaggiava contromano. I due anziani morirono sul colpo, il giovane rimase ferito e poi è finito a processo perché, secondo quanto accertato dalle indagini, viaggiava a 159 km/h in un tratto in cui il limite è fissato a 90 km/h. Il Tribunale di Brindisi lo ha però assolto al termine del processo.