Carabiniere ucciso a Francavilla, il cordoglio del ministro della Difesa Crosetto: “Morte drammatica”

“A nome mio personale e di ogni donna ed uomo della Difesa esprimo profondo cordoglio per la drammatica morte del brigadiere capo dei Carabinieri Carlo Legrottaglie, servitore dello Stato vilmente ucciso mentre svolgeva, con coraggio e senso del dovere, il proprio lavoro a difesa e a tutela della collettività”.

Lo scrive su X il ministro della Difesa, Guido Crosetto “Ci ha lasciato tenendo fede al giuramento prestato: proteggere a qualsiasi costo i cittadini e l’Italia – sottolinea -. In questo momento di grande dolore, ci stringiamo ai familiari, ai colleghi dell’Arma e al comandante generale Salvatore Luongo”.

“Mi inchino di fronte al senso del dovere ed al coraggio che hanno portato il brigadiere Legrottaglie a sacrificare la vita per difendere la nostra sicurezza. Un ultimo profondo, commosso abbraccio da parte di tutti noi lo accompagni – conclude -. Che Dio lo accolga con il rispetto e l’amore che merita”.

Spari contro pattuglia a Francavilla, muore il carabiniere Carlo Legrottaglie: era vicino alla pensione. Ladri in fuga

È Carlo Legrottaglie, 60enne di Ostuni vicino alla pensione, il carabiniere ucciso questa mattina alle 7 a Francavilla Fontana. Lascia la moglie e due figlie.

Secondo quanto ricostruito era in corso una rapina ad un distributore di carburante quando è intervenuta una pattuglia dei carabinieri. Alla vista dei militari i rapinatori hanno aperto il fuoco colpendo il 60enne.

I ladri si sono dati alla fuga a bordo di una Lancia che sarebbe stata abbandonata tra Carosino e Grottaglie. È caccia ai malviventi in tutta la zona. Uno dei due potrebbe essere ferito.

Carabiniere-calciatore stroncato da un malore: Altamura piange il 29enne Giuseppe Livrieri

Giuseppe Livrieri, originario di Altamura e carabiniere in servizio a Biandirate (Novara), è deceduto all’età di 29 anni stroncato da un malore improvviso.

Avrebbe compiuto 30 anni a giugno, è morto nella notte tra il 29 e il 30 maggio nel suo appartamento. A trovarlo sono stati i suoi colleghi di lavoro, che si erano allarmati per la sua assenza ingiustificata.

Livrieri si era trasferito nel Novarese da circa due anni ed era un giocatore di calcio. Solo due settimane fa aveva festeggiato la promozione sul campo con il River Sesia, dove militava come attaccante, nei play off del Girone B di Seconda Categoria Piemonte.

 

Trani, arresto cardiaco nell’aula del Tribunale: 60enne salvato da Carabiniere

Un carabiniere in tribunale a Trani per testimoniare salva la vita a un uomo colpito da un arresto cardiaco.

Il vicebrigadiere Patrick Zaia, in servizio da poco al comando provinciale dei carabinieri della provincia Barletta-Andria-Trani, è riuscito a salvare un 60enne colto da malore mentre era in un’aula del tribunale.

Ad attirare l’attenzione del militare, un 30enne originario di Pordenone, sono state le urla di un addetto alla sicurezza che chiedeva se ci fosse un medico per aiutare un uomo quasi esanime.

Il carabiniere ha raggiunto il 60enne, gli ha strappato la camicia e ha alternato i massaggi cardiaci alle manovre con un defibrillatore. Il 60enne è così rimasto in vita fino all’arrivo del personale del 118 che lo ha trasportato in ospedale ad Andria: l’uomo è ancora ricoverato ma non è in pericolo di vita-

“La tempestività dell’intervento” e la competenza del militare “nel corretto uso degli elettrodi del defibrillatore, hanno evitato la tragedia nel palazzo di giustizia”, evidenziano i carabinieri in una nota.

Taranto, si finge carabiniere e truffa anziano: arrestato 42enne napoletano dopo fuga in auto

Si è finto carabiniere per truffare un 89enne di Taranto, dal quale si è fatto consegnare 300 euro in contanti e la fede nuziale per risolvere un presunto incidente stradale causato dal figlio dell’anziano, ma è stato rintracciato e arrestato da una pattuglia di veri carabinieri.

In carcere è finito un 42enne di Casoria (Napoli) con precedenti specifici. I militari hanno notato un’auto con a bordo l’uomo, che indossava un berretto scuro e sembrava intenzionato a non farsi riconoscere o inquadrare da eventuali telecamere.

Dal controllo sulla targa è emerso che la vettura era stata noleggiata nei giorni precedenti e il conducente era stato coinvolto in una truffa ai danni di un anziano.

Il 42enne aveva contattato telefonicamente la vittima, spacciandosi per un carabiniere, chiedendo al malcapitato del denaro per aiutare il figlio che sarebbe finito nei guai a causa di un incidente stradale.

Successivamente, il truffatore si è recato a casa della vittima, facendosi consegnare 300 euro e la fede nuziale in oro. I carabinieri hanno intimato l’alt al veicolo sospetto, ma il conducente per tutta risposta ha tentato la fuga.

L’inseguimento si è protratto per diversi chilometri. Una volta fermato, l’uomo ha cercato invano di distruggere il proprio smartphone per cancellare eventuali prove.

Durante la perquisizione, il denaro corrispondente alla descrizione fornita dalla vittima è stato ritrovato nella tasca del giubbotto dell’arrestato e recuperato. Nessuna traccia, invece, della fede nuziale, probabilmente lanciata dal finestrino durante l’inseguimento.

Truffe agli anziani, si fa consegnare 200mila euro in soldi e gioielli da 90enne barese: arrestato 31enne di Napoli

Alle prime luci dell’alba della decorsa giornata, personale della Polizia di Stato ha eseguito un’ordinanza di custodia cautelare in carcere, emessa dal Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Bari, su richiesta di questa Procura della Repubblica, nei confronti di un giovane napoletano, di 31 anni, con precedenti per truffa, ritenuto l’autore di una rapina, perpetrata nei confronti di un’anziana signora, 90enne, di Bari.

È importante sottolineare che il procedimento si trova nella fase delle indagini preliminari e che, all’esecuzione delle misure cautelari odierne, seguirà l’interrogatorio di garanzia e il confronto con la difesa degli indagati, la cui eventuale colpevolezza, in ordine ai reati contestati, dovrà essere accertata in sede di processo, nel contraddittorio tra le parti. I fatti, in relazione ai quali è stato emanato il provvedimento cautelare in argomento, risalgono alla mattina del 25 gennaio, allorquando, è stato perpetrato un tentativo di truffa nei confronti di un’anziana donna, residente nel centro di Bari.

Più in dettaglio, la predetta fu contattata, sull’utenza telefonica fissa, da un individuo, il quale, spacciandosi per suo nipote, prospettò una imminente e grave situazione di pericolo per la figlia della vittima, per risolvere la quale sarebbe stato necessario raccogliere immediatamente del denaro; il “finto” nipote convinse, quindi, l’anziana donna ad aprire il portone di casa ad un altro soggetto, presentato nell’occasione come un carabiniere, il quale avrebbe avuto il compito di raccogliere il denaro, utile ad aiutare il familiare in difficoltà.

In effetti, il destinatario della misura cautelare, spacciandosi per un militare dell’Arma, riuscì ad avere accesso all’interno dell’abitazione e a far raccogliere alla proprietaria di casa soldi e preziosi, per un valore di 200.000 euro; tuttavia, la 90enne, resasi improvvisamente conto del tentativo di truffa, reagì nei confronti dell’arrestato, che, a sua volta, guadagnò repentinamente la fuga, con i preziosi, non prima di aver scaraventato a terra la povera donna.

Quanto accaduto alla vittima, rispecchia il modus operandi posto in essere da alcuni gruppi criminali, che, frequentemente, prendono di mira vittime anziane e vulnerabili, soggiogate e raggirate attraverso la prospettazione di situazioni di pericolo nei confronti di familiari in difficoltà. Le indagini, svolte dagli agenti della Squadra Mobile della Questura di Bari, hanno consentito di raccogliere gravi indizi di colpevolezza nei confronti dell’indagato, il quale risponde del reato di rapina aggravata. Decisiva, in tal senso, è stata la visione delle immagini registrate dalle telecamere di sicurezza, grazie alle quali è stato possibile ricostruire il percorso di fuga seguito dall’autore del reato, nonché l’analisi di una sua impronta digitale, raccolta sul luogo del reato dagli investigatori.

Truffa del finto Carabiniere, si fa consegnare denaro e gioielli da 85enne: arrestato 18enne a Castellana

Nel pomeriggio di venerdì 7 marzo scorso, nel contesto delle attività di contrasto al sempre più diffuso fenomeno delle truffe ai danni di persone anziane, i militari della Compagnia Bari Centro hanno tratto in arresto nella flagranza del reato un giovane napoletano di 18 anni, ritenuto responsabile, fatta salva la valutazione nelle fasi successive con il contributo della difesa, di truffa aggravata.

In particolare i Carabinieri del Nucleo Operativo, a seguito di un lungo pedinamento iniziato nella città di Polignano a Mare, si appostavano in osservazione mentre il malfattore, dopo aver parcheggiato l’auto in una via del centro di Castellana Grotte, faceva ingresso all’interno di un condominio. Dopo pochi minuti il truffatore usciva dallo stabile e veniva prontamente bloccato dai militari, che lo sorprendevano in possesso di diversi monili in oro e 300 euro in contanti.

In sede di denuncia la vittima dichiarava di essere stata contattata poco prima sulla sua utenza telefonica fissa da un giovane che, qualificandosi come suo nipote, le riferiva che il padre (figlio dell’anziana) era trattenuto presso una caserma dei Carabinieri e di lì a poco sarebbe passato uno di loro a ritirare del denaro e dell’oro per il suo rilascio. L’85enne, visibilmente scossa per quanto accaduto, confermava anche il contenuto della refurtiva, fornendo il proprio contributo ai militari intervenuti.

Gli elementi acquisiti permettevano di ricostruire un solido quadro probatorio a carico del soggetto, che veniva tratto in arresto e, su disposizione del P.M. di turno, tradotto presso la locale Casa Circondariale. Il G.I.P. di Bari, il giorno seguente, ha convalidato la misura precautelare.

È importante sottolineare che il procedimento si trova nella fase delle indagini preliminari e che l’eventuale colpevolezza, in ordine al reato contestato, dovrà essere accertata in sede di processo nel contraddittorio tra le parti.

Truffa a Bari, finto tenente dei Carabinieri sottrae 24mila euro ad anziano: denunciati 4 catanesi

Lo scorso 25 febbraio i militari della Compagnia Carabinieri Bari Centro, al termine delle indagini scaturite da una denuncia sporta presso la Stazione di Bari Scalo, hanno deferito alla competente Autorità Giudiziaria quattro catanesi, ritenuti responsabili, fatta salva la valutazione nelle fasi successive con il contributo della difesa, di truffa aggravata in concorso.

In particolare la vittima riferiva ai Carabinieri che, dopo essere stata telefonata da un numero corrispondente a quello del centralino del Comando Provinciale di Bari, veniva indotta da un ignoto interlocutore, presentatosi quale Tenente dell’Arma, ad effettuare un bonifico di 24.000 euro tramite il conto corrente dell’anziano padre, a causa di presunte indagini in corso e il conseguente rischio di perdere la somma di denaro.

Le indagini svolte dalla Stazione, mediante accertamenti bancari e acquisizione di immagini di video sorveglianza degli Uffici Postali, permettevano di appurare che, nelle ore immediatamente successive alla truffa, venivano effettuati a Catania dall’intestataria del conto corrente postale destinatario del bonifico (avente il ruolo di prestanome) dei prelievi di denaro contante ed emessi 4 vaglia in favore di altrettanti soggetti.

Gli altri tre indagati, tutti catanesi, uno dei quali identificato quale supervisore delle operazioni, venivano ripresi proprio mentre si recavano presso gli Uffici Postali per riscuotere i suddetti vaglia, consentendo di giungere alla compiuta ricostruzione dei fatti.

È importante sottolineare che il relativo procedimento è nella fase delle indagini preliminari e che l’eventuale colpevolezza, in ordine al reato contestato, dovrà essere accertata in sede di processo nel contraddittorio tra le parti.

“Devi fare una brutta fine”, Carabiniere insultato dopo la morte di Di Gioia a Japigia: 13 indagati

– Dopo la morte di Christian Di Gioia, il 27enne deceduto la notte tra 21 e 22 giugno 2023 in seguito a una caduta dalla moto nel quartiere Japigia di Bari, avrebbero insultato l’Arma dei carabinieri con post e messaggi sui social. Offese, in molti casi, rivolte in particolare a un militare, accusato di aver speronato la moto su cui viaggiava la vittima e di far uso di sostanze stupefacenti. La Procura di Bari ha chiuso le indagini nei confronti di 13 persone, tra cui la madre e il fratello della vittima, indagate a vario titolo per vilipendio alle forze armate, oltraggio ai carabinieri e istigazione a delinquere. Gli indagati sono quasi tutti di Bari e provincia, ma ci sono anche due toscani che, commentando su TikTok un video in cui veniva riportata la notizia dell’incidente, avrebbero scritto: «Tanto come sempre… se hanno colpa gli sbirri abbuiano tutti».

Un’indagata di Fasano (Brindisi) avrebbe, come anche altri indagati, ricondiviso su Facebook un post in cui Annamaria Marino, madre del 27enne, scriveva: «Carabiniere maledetto che mi hai ucciso mio figlio cosa hai risolto? (…) Devi fare una brutta fine (in dialetto, ndr), Christian Di Gioia mamma farà giustizia per te». «Ciò che hanno fatto a mio fratello non la passeranno liscia (…) lo Stato andrà tutto a terra», è il commento per il quale il fratello della vittima, Dennis Di Gioia, è indagato per istigazione a delinquere.

Nell’indagine coordinata dalla pm Silvia Curione erano inizialmente coinvolti altri sette, tra cui Eugenio Palermiti (nipote omonimo del capoclan del quartiere Japigia), per il quale è stata chiesta l’archiviazione. Tra le persone offese compaiono il corpo dei carabinieri, il comando di Bari scalo e lo Stato italiano, ma non il militare interessato, che non ha presentato denuncia. Le indagini della Procura accertarono il mancato coinvolgimento dell’auto dei carabinieri nell’incidente. Dopo i funerali, un corteo di moto scortò il feretro di Di Gioia dal quartiere Japigia al cimitero, passando anche contromano sotto il carcere di Bari. Per quest’ultima vicenda in 10 sono imputati all’udienza preliminare per blocco stradale aggravato dal metodo mafioso e hanno chiesto di essere giudicati con rito abbreviato.