Sassi contro auto dal cavalcavia sulla ss16 a Torre a Mare, la denuncia social: “Abbiamo rischiato la vita”

“Condividete affinché arrivi a chi commette queste bravate. Non per ricevere likes o altro! Ieri sera percorrevamo la statale 16 direzione Foggia, all’altezza dello svincolo per Torre a mare (vicinanza autolavaggio). Considerando che davanti non avevamo nessun mezzo, una bravata ha messo a rischio la nostra vita. Un masso ha mandato un frantumi il parabrezza”. Inizia così il racconto sui social di un cittadino di Mola di Bari, vittima di una pericolosa bravata sulla ss16, che ha postato poi la foto della propria vettura come testimonianza. “Ho denunciato l’accaduto alla stradale – conclude -. Se notate ragazzi sul cavalcavia o fermi nelle vicinanze, denunciate subito”.

Bari, rubate le ruote di una Fiat Bravo in corso Italia: “Questa è la terra di nessuno siamo stanchi”

“Questa è la situazione ormai assurda di corso Italia, una situazione che denuncio ormai da anni. Questa foto è stata appena scattata ormai è terra di nessuno”. Inizia così la denuncia di un lettore alla nostra redazione. La foto in allegato parla da sé: una Fiat Punto è in “equilibrio” sui tufi dopo l’ennesimo furto di ruote. “I cittadini ormai sono stanchi delle continue promesse mai mantenute dall’amministrazione, questa parte della città ormai è sprofondata nel baratro con: Dormitori a cielo aperto, con furti, violenze e tentati stupri – continua la denuncia -. I cittadini baresi meritano rispetto, l’intera città merita rispetto”.

Molfetta, il boss Felice De Simine denuncia lo Stato italiano alla Cedu: “Violato il diritto a un processo equo”

Il boss molfettese Felice De Simine, 53enne con precedenti per strage, omicidio (in concorso con altri) e tentato omicidio, ha deciso di denunciare lo Stato italiano alla Corte europea dei diritti dell’uomo. La vicenda riguarda la condanna a 7 anni e 9 mesi di reclusione per tentato omicidio passata in giudicato a dicembre 2022, a 15 anni dai fatti commessi nel 2007. I suoi legali, gli avvocati Massimo Chiusolo e Claudia Terlizzi, hanno presentato ricorso per violazione dell’articolo 6 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo, cioè la disposizione sul diritto a un processo equo.

“Il processo celebrato a carico del ricorrente – si legge nel ricorso – ha violato il diritto del De Simine di essere giudicato in tempi ragionevoli, con il rispetto delle garanzie difensive e del contraddittorio”. In particolare, la difesa ha lamentato come l’udienza d’appello sia stata fissata non solo a quasi 10 anni dalla prima condanna, ma anche “in assenza della disponibilità del fascicolo”: tutto il materiale del primo grado, infatti, era sparito. Il fascicolo fu ricostruito parzialmente solo due giorni prima dell’udienza, poi conclusasi con una nuova condanna. “I pochi atti ricostruiti – continua il ricorso – non erano presenti che due giorni pima, essendo giunti il 2 dicembre a fronte di una udienza celebratasi il 4 dicembre” 2020. Atti che, rilevano gli avvocati, “non erano certi quanto a contenuto con riguardo ai motivi d’appello, mentre risultavano mancanti totalmente” dell’interrogatorio difensivo dell’incolpato, strumento con cui De Simine aveva cercato di spiegare i motivi dell’aggressione. Le decisioni della Corte d’Appello di Bari e della Cassazione, quindi, avrebbero “determinato una gravissima ed irreparabile lesione del diritto di difesa del De Simine sotto diversi profili”. “Non solo il processo non si è svolto in termini di ragionevole durata – si legge ancora – ma altresì l’imputato non ha potuto disporre del tempo e delle facilitazioni necessarie a preparare la sua difesa”.