Manduria, 71enne viene dimessa dall’ospedale e muore poco dopo. Aperta inchiesta: disposta l’autopsia

La Procura di Taranto indaga sulla morte di una 71enne, avvenuta venerdì scorso all’ospedale Giannuzzi di Manduria. L’anziana è arrivata in condizioni disperate dopo essere stata ricoverata per qualche giorno al Santissima Annunziata.

Venerdì è stata dimessa, nonostante le perplessità dei familiari. La 71enne è stata così trasferita in una rsa di Manduria, le condizioni si sono aggravate ed è stato necessario il trasferimento all’ospedale Giannuzzi di Manduria dove poi è morta.

I familiari hanno presentato un esposto ai Carabinieri, sul caso è stato aperto un fascicolo. Sarà effettuata l’autopsia per chiarire se ci sono eventuali responsabilità nel decesso della donna.

Casarano, 52enne litiga con i medici al Pronto Soccorso e accusa malore. Aperta inchiesta: 8 indagati

Ci sono otto persone indagate, tra medici, infermieri e operatori socio sanitari, nell’inchiesta della Procura di Lecce sulla morte di Danilo Pellegrino, il 52enne di Collepasso morto lo scorso 3 settembre al pronto soccorso dell’ospedale di Casarano dove si era recato, accompagnato dalla moglie, per dei forti dolori al petto.

Il pm titolare dell’inchiesta ha iscritto sul registro degli indagati i nomi di otto persone in servizio quel pomeriggio nei reparti di pronto soccorso e cardiologia del nosocomio salentino.

Il reato ipotizzato è il concorso in responsabilità colposa per morte in ambito sanitario. L’uomo sarebbe morto per l’aggravarsi delle condizioni mentre era in attesa di essere preso in carico dal cardiologo e – secondo quanto denunciato dalla moglie ai carabinieri – invano avrebbe sollecitato i medici affermando di non stare bene. Il conferimento dell’esame autoptico al medico legale Roberto Vaglio è stato fissato per lunedì 8 settembre.

Orrore nel Salento, violenze su 13enne in vacanza nel Salento: indagato lo zio di 82 anni

È stata aperta un’inchiesta dopo la denuncia da parte della mamma di una 13enne, arrivate dalla Germania in Salento per trascorrere giorni di vacanza. La piccola sarebbe stata violentata nel giorno del suo compleanno, a Ferragosto, da uno zio acquisito di 82 anni, residente in un comune leccese.

La ragazzina è finita in pronto soccorso, è stata visitata e dimessa con una prognosi di 10 giorni. L’uomo è finito nel registro degli indagati, ma secondo quanto emerso dalle prime indagini la 13enne ha raccontato di presunte violenze già durante le festività natalizie.

 

Festa in masseria in Puglia, turista 22enne denuncia violenza sessuale: caccia all’uomo. Aperta inchiesta

La notte tra domenica e lunedì scorsi in un casolare di campagna, ai confini tra le province di Brindisi e Taranto, un uomo avrebbe tentato di abusare di una 22enne che però è riuscita a fuggire chiedendo aiuto ai suoi amici.

La giovane vittima ha quindi denunciato l’accaduto alla polizia. E la procura di Taranto ha aperto un’inchiesta. La ragazza avrebbe dichiarato agli agenti della squadra mobile di aver partecipato a una festa nelle campagne di Francavilla Fontana, dove avrebbe conosciuto un uomo.

Quest’ultimo l’avrebbe indotta a seguirla in una zona isolata dove avrebbe tentato di abusare di lei. La ragazza, però, sarebbe riuscita a liberarsi chiedendo aiuto ad alcuni amici che l’hanno poi accompagnata in ospedale.

Qui sono stati eseguiti gli accertamenti previsti dal protocollo ‘rosa’ per le vittime di violenza. Le indagini proseguono. La polizia ha già effettuato un sopralluogo nell’area del casolare dove si è tenuta la festa.

Amtab ancora nella bufera, nuova inchiesta su forniture sospette e affidamenti a società amiche: 6 indagati

L’Amtab ancora nella bufera. C’è una nuova inchiesta sull’azienda municipalizzata del trasporto pubblico barese che ruota attorno alle forniture di ricambi e la manutenzione dei bus in favore di tre società amiche.

Sono 6 gli indagati che rispondono del reato di turbata libertà degli incanti. Tra loro tre imprenditori e tre dipendenti in servizio nell’Amtab che è ancora in amministrazione giudiziaria dopo l’inchiesta Codice Interno che ha svelato pressioni esercitate all’interno dell’azienda da esponenti del clan Parisi di Japigia.

Venerdì scorso la Polizia ha eseguito un decreto di perquisizione che ha portato al sequestro di documentazione dai server dell’Amtab di Bari, anche a causa dell’atteggiamento poco trasparente dei funzionari. C’è il sospetto che qualcuno abbia cercato di insabbiare qualcosa.

Gli affidamenti sospetti sarebbero cinque e riguardano tutti la “fornitura di ricambi originali e/o equivalenti” per i bus di marca Iveco, Iribus e Voith-Fiat. “In due dei cinque casi la fornitura sarebbe stata frazionata in due lotti per poter procedere con l’affidamento diretto e non dover andare a gara. In un altro caso, i magistrati hanno acceso i riflettori sugli incidenti che hanno coinvolto due autobus — nel periodo antecedente l’11 aprile 2024 — e che sarebbero stati utilizzati dall’azienda per giustificare l’affidamento della fornitura di ricambi di marca Man”; si legge su Repubblica.

L’ipotesi al vaglio della Procura è che ci sia stato un affidamento diretto quando si sarebbe dovuto passare tramite gare pubbliche. Sono stati già ascoltati alcuni testimoni.

Bari, palazzina crollata in via De Amicis: restituiti gli oggetti tra le macerie alle famiglie. L’inchiesta va avanti

La Procura di Bari ha autorizzato la restituzione degli oggetti personali recuperati tra le macerie del crollo della palazzina di via De Amicis dalla ditta incaricata dal Comune.

Sono passati 130 giorni dalla sera del 5 marzo, diversi beni sono stati recuperati e custoditi in bustoni. Possibile che le famiglie vengano convocate per recuperare il materiale.

Il cantiere intanto è quasi stato liberato totalmente dalle macerie, in programma un ultimo sopralluogo per permettere al consulente tecnico nominato di valutare le probabili cause del cedimento strutturale. E l’indagine potrà andare avanti cercando di risalire ai responsabili del crollo.

 

Morte Fabiana Chiarappa, ricorso in Cassazione: la difesa di don Nicola punta alla revoca dell’obbligo di dimora

La difesa di don Nicola D’Onghia, il parroco di Turi indagato nell’inchiesta sulla morte della 32enne Fabiana Chiarappa, deceduta il 2 aprile scorso lungo la statale 172 dei Trulli, ha depositato un ricorso in Cassazione per la revoca dell’obbligo di dimora nel comune di residenza.

Una misura arrivata dopo che i giudici del Riesame hanno revocato gli arresti domiciliari. Le accuse nei confronti di don Nicola D’Onghia sono di omicidio colposo ed omissione di soccorso.

Secondo la tesi dell’accusa, il parroco avrebbe travolto Fabiana con la sua Fiat Bravo dopo che la ragazza era caduta dalla motocicletta, senza prestare soccorso alla vittima. Don Nicola D’Onghia ha sempre negato.

Taranto, il cane eroe Bruno ucciso da un’esca con i chiodi: ci sono due sospettati. Acquisiti i video delle telecamere

S’indaga sulla morte del cane eroe Bruno, ucciso nel centro di addestramento a Taranto da un’esca con i chiodi. Nel corso della sua carriera aveva ritrovato nove persone disperse ed era stato anche premiato dalla premier Meloni.

L’istruttore Arcangelo Caressa ha presentato una denuncia ai carabinieri e sono stati fatti due nomi di persone che recentemente lo avrebbero anche minacciato per la sua attività.

I Carabinieri hanno acquisito le immagini delle telecamere di sorveglianze delle ville circostanti al centro addestramento per cercare ulteriori elementi.

Timbra il badge e torna a casa durante il turno in ospedale: il medico assenteista di Bisceglie non risponde al gip

Sante Alessandro Baccaro, il medico 51enne del reparto di Anestesia e rianimazione dell’ospedale Vittorio Emanuele II di Bisceglie, finito agli arresti domiciliari per truffa aggravata e false attestazioni, si è avvalso della facoltà di non rispondere durante l’interrogatorio di garanzia.

Ha però rilasciato alcune dichiarazioni spontanee dinanzi alla gip del Tribunale di Trani, Lucia Anna Altamura. Secondo l’accusa il medico 51enne, per diversi mesi, avrebbe timbrato il cartellino presenze per poi lasciare, subito dopo, il reparto e tornare a casa in auto o in bici.

Anche quando i poliziotti hanno eseguito l’ordinanza cautelare il medico aveva timbrato e stava lasciando la struttura ospedaliera.

“Il mio cliente ha manifestato un forte senso di frustrazione e resipiscenza – le parole del suo legale riportate da La Gazzetta del Mezzogiorno -. Non è stata avanzata alcuna richiesta di attenuazione della misura in attesa di ulteriori sviluppi anche in relazione a fatti nuovi che potrebbero attenuare le esigenze cautelari. Baccaro esprime ancora una volta la massima fiducia verso la magistratura e le decisioni che saranno adottate dalla stessa”.

Febbre alta improvvisa, 15enne muore in ospedale dopo 48 ore di agonia: aperta inchiesta a Lecce

Una ragazza di 15 anni, Jennifer Pagliara, è deceduta all’ospedale Fazzi di Lecce dopo due giorni di ricovero in ospedale per febbre alta. Sul caso è stata aperta un’inchiesta e nelle prossime ore sarà effettuata l’autopsia sul corpo della vittima.

La giovanissima, residente a Squinzano, non aveva problemi di salute. Restano tanti i punti da chiarire. La mattina del 17 giugno Jennifer ha iniziato ad avvertire i primi sintomi di spossatezza e debolezza, poi la febbre a 41° e crisi epilettiche.

I genitori decidono così di chiamare il 118 e la 15enne viene trasportata in ospedale. Qui entra in coma e la prima diagnosi è una polmonite bilaterale mersa in maniera repentina. Le condizioni peggiorano con il passare del tempo ed emergono nuove ipotesi: dall’infezione poi sfociata nella Cid alla puntura di un insetto tropicale o alla meningite. Ieri mattina Jennifer muore in Rianimazione.

La famiglia e la comunità di Squinzano sono sotto choc. La 15enne aveva appena completato il primo anno di studi all’istituto professionale “Alberghiero” di Brindisi.