Assalto a portavalori, fermati due foggiani di 62 e 39 anni: uno di loro è un ex militare. Caccia ai complici – NOMI

Sono Giuseppe Russo e Giuseppe Iannelli i due foggiani di 62 e 39 anni fermati con l’accusa di aver preso parte all’assalto del portavalori ieri mattina sulla superstrada Lecce-Brindisi. Uno di loro è un ex militare con una lunga esperienza nel battaglione San Marco (i lagunari di Marina).

Entrambi sono accusati concorso di tentato omicidio, rapina pluriaggravata, porto e detenzione di armi da guerra, armi comuni e materiale esplodente, resistenza e lesioni aggravate a pubblico ufficiale.

Sono stati fermati e bloccati dopo un inseguimento tra Campi Salentina e Guagnano. I due hanno tentano la fuga a piedi ma un carabiniere li ha rincorsi e, dopo una violenta colluttazione, è riuscito a bloccarne uno, restando ferito. Poco dopo è stato fermato anche il secondo.

I due vengono condotti in caserma e sottoposti a interrogatorio, ma restano in silenzio e scatta così il fermo di indiziato di delitto. Le indagini proseguono per individuare gli altri componenti della banda e i complici.

Nomi e volti di 59 donne creati con l’IA per l’assegno unico: truffa e sequestri da 1,4 milioni. Indagati 4 foggiani

La Guardia di Finanza della BAT ha scoperto una truffa milionaria ai danni dell’Inps. Secondo quanto ricostruito dalle indagini, quattro persone avrebbero sottratto 1.4 milioni di euro alle casse dello Stato avanzando istanze per il contributo dell’Assegno Unico Universale in nome e per conto di 59 donne di nazionalità rumena, tutte con 5/6 figli a carico, tutte inesistenti.

Per questo il Tribunale di Foggia ha convalidato un decreto di sequestro preventivo di urgenza nei confronti di quattro foggiani, indagati per l’ipotesi di truffa aggravata in concorso ai danni dello Stato. Le indagini sono partite dopo una segnalazione dell’Istituto Nazionale della Previdenza Sociale di Andria. Coinvolti nella truffa anche un dipendente dell’Anagrafe di un Comune della BAT e di un dipendente di un Centro di Assistenza Fiscale di Foggia.

Il dipendente comunale ha formato, senza una preventiva istanza, le residenze anagrafiche per 59 donne di dichiarata origine rumena e ha rilasciato, in assenza dei requisiti oggettivi e soggettivi richiesti, altrettante carte di identità false. Volti e nomi pare siano stati creati con l’ausilio dell’intelligenza artificiale.

Una volta generati il volto e l’identità fasulla delle 59 donne, sono stati creati altrettanti contratti di lavoro fittizi presso due imprese agricole di Cerignola, così da poter certificare i requisiti necessari in sede di istanze dell’Assegno Unico Universale, tutte avanzate all’INPS dal dipendente del C.A.F. di Foggia, segnalando per ciascuna donna almeno 5/6 figli a carico.

Sono state poi attivate 59 carte PostePay intestate alle donne inesistenti e con il periodico prelevamento presso gli sportelli del Postamat degli importi accreditati mensilmente dall’INPS, in media, circa 2.300,00 euro per ogni nucleo familiare, ad opera degli altri due complici che sono stati osservati e identificati dagli investigatori durante le operazioni agli ATM.

Sono così stati confiscati disponibilità liquide su depositi bancari, autovetture e beni immobili/mobili per un totale di circa 1,4 milioni di euro. Si tratta di 10 immobili, 1 autovettura, denaro contante, 92 conti corrente, oggetti d’oro ed ulteriori beni di valore.

Amtab questione d’amore, forzato l’accordo aziendale. Capiarea senza laurea: “Ecco i nomi”

Dopo aver parlato del bluff dei bus elettrici, dell’impiego dei catorci per la Fiera del Levante e della questione sicurezza nelle 12 sedi dell’azienda del trasporto pubblico bares, della presa di posizione dell’avvocato D’Amore, amministratore unico dell’Amtab, nei confronti di Quinto Potere, delle consulenze esterne e degli affidamenti diretti a un solo partecipante e della reazione assurda al nostro ultimo servizio registrato a bordo di uno dei bus, questa volta vi parliamo della decisione dell’avvocato D’Amore. Per ricoprire ruoli apicali all’interno dell’azienda non serve la laurea. Anche perché i nomi di chi sarà promosso a quanto pare sono già noti.

Bari, tentato omicidio di Nicola Vavalle al San Paolo: dopo 9 anni arrestati 5 affiliati al clan Strisciuglio – I NOMI

Sono i fratelli Saverio e Giovanni Faccilongo, Vito Antonio Catacchio, Francesco De Marzo e Giovanni Sgaramella, le 5 persone arrestate e ritenute vicine al clan Strisciuglio accusate a vario titolo di “ tentato omicidio premeditato in concorso” e “detenzione e porto illegale in luogo pubblico di un’arma da guerra”(costituita da un fucile d’assalto Ak 47 kalashnikov), aggravati dalle modalità mafiose, per il tentato omicidio Nicola Vavalle.

Le indagini, coordinate dalla DDA di Bari e sviluppate in più fasi dal Nucleo Investigativo dei Carabinieri per mezzo di servizi di osservazione, pedinamenti e attività tecniche, nonché supportate dalle dichiarazioni di alcuni collaboratori di giustizia, hanno consentito di raccogliere gravi indizi di colpevolezza a carico degli odierni arrestati – tutti appartenenti alla compagine del quartiere San Pio del più ampio clan Strisciuglio, attivo sul territorio di Bari e provincia – e di individuare il movente del grave fatto delittuoso.

Secondo l’impostazione accusatoria accolta dal Gip (fatte salve le valutazioni nelle fasi successive con il contributo della difesa), sono emerse le ragioni e le modalità esecutive del grave fatto criminoso consumato presso la zona Cecilia del Comune di Modugno (compresa nell’area geografica del quartiere San Paolo di Bari) il 18 giugno 2016.

Quel giorno Vavalle, anche lui già noto alle Forze di Polizia, stava percorrendo a bordo della propria autovettura via Caposcardicchio, strada di notevole flusso veicolare abitata e altamente frequentata attesa la vicinanza di uno dei maggiori nosocomi regionali, l’ospedale San Paolo, quando in pieno giorno e in orario di piena affluenza urbana e davanti agli occhi di ignari passanti, il commando composto dagli indagati iniziò a fare fuoco, all’indirizzo della vittima, sparando numerosissimi colpi d’arma da fuoco e utilizzando un fucile d’assalto Ak 47 kalashnikov.

L’indagine ha consentito di ricondurre l’evento delittuoso ad un quadro di situazione più ampio individuato nell’esigenza da parte degli esponenti del clan Strisciuglio di consolidare il loro ruolo egemonico nel proprio territorio di competenza criminale, ovvero il quartiere San Pio/Enziteto, mediante l’eliminazione fisica della vittima, responsabile, alcune ore prima, dell’aggressione fisica per futili motivi a danno di un fiancheggiatore del clan Strisciuglio. Francesco Vavalle, figlio di Nicola all’epoca 14enne, il pomeriggio di quello stesso giorno fece intervenire il padre in un lido di Santo Spirito in cui il buttafuori non gli aveva consentito di entrare senza pagare. Il padre avrebbe quindi aggredito il buttafuori, provocando la reazione del clan Strisciuglio a cui i Vavalle non si erano mai voluti sottomettere.

Nicola Vavalle, detto “Pacchione” o il “gatto”, è il fratello di Franco, considerato all’epoca il “re delle slot machine”, nei cui confronti era stato eseguito un sequestro da 50 milioni di euro. Nicola è stato arrestato nel febbraio 2017 per espiare una pena superiore ai 7 anni per i reati di rapina, inosservanza della sorveglianza speciale e resistenza a pubblico ufficiale. Già nel 2012 era stato arrestato e condannato a 5 anni e otto mesi per aver partecipato a diverse rapine con la famigerata banda della Porsche Cayenne.

 

Molfetta, fondale marino devastato per la pesca dei datteri di mare: 35 arresti e 57 indagati – TUTTI I NOMI

Sono in totale 25 persone le persone finite in carcere nell’inchiesta coordinata dalla Procura di Trani sulla pesca abusiva dei datteri di mare che ha devastato il fondale marino a largo delle coste di Molfetta. Altre 10 sono finite ai domiciliari, notificati anche 11 divieti e 3 obblighi di dimora. In totale sono 57 gli indagati che rispondono del reato di disastro ambientale.

L’inchiesta ha preso origine da un pescatore-contrabbandiere che rivendeva i datteri a ristoranti e privati anche a 100 euro al chilo. Coinvolti pescherecci e commercianti di Molfetta ma anche di Giovinazzo, tra i “clienti” anche persone molto note.

Durante le operazioni sono stati sequestrati diversi box di vendita di pesce e di pescherecci. Disposto anche il sequestro del denaro ritenuto provento della vendita dei datteri, di cui la legge vieta la raccolta proprio perché comporta la distruzione dell’habitat marino. Gli arresti sono avvenuti a Bari, Molfetta, Barletta, Bisceglie, Bitonto, Giovinazzo, Terlizzi e Margherita di Savoia.

TUTTI I NOMI

In carcere: Giuseppe Colangelo (43 anni, Bisceglie), Savino Damato (43 anni, Margherita di Savoia), Giuseppe De Benedittis (56 anni, Molfetta), Gaetano De Candia (27 anni, Molfetta), Ilarione De Candia (47 anni, Molfetta), Pasquale De Cesare (34 anni, Molfetta), Filomena De Gennaro (62 anni, Molfetta), Vincenzo De Gennaro (37 anni, Molfetta), Tommaso De Pinto (57 anni, Molfetta), Pietro De Stena (60 anni, Molfetta), Michele Divincenzo (65 anni, Barletta), Gioacchino Manfredi (53 anni, Molfetta), Luca Monopoli (49 anni, Molfetta), Liborio Murolo (54 anni, Molfetta), Nicola Petruzzella (65 anni, Molfetta), Celestino Ponte (35 anni, Molfetta), Corrado Sigrisi (50 anni, Molfetta), Andrea Cosimo Damiano Sinigaglia (42 anni, Molfetta), Davide Sinigaglia (22 anni, Molfetta), Giulio Sinigaglia (46 anni), Lorenzo Sinigaglia (48 anni, Molfetta), Pantaleo Sinigaglia (53 anni, Molfetta), Vincenzo Sinigaglia (42 anni, Molfetta), Domenico Vacca (61 anni, Bitonto), Giovanni Valente (41 anni, Molfetta).

Ai domiciliari: Salvatore Bavaro (72 anni, Giovinazzo), Maria Giuseppa De Cesare (31 anni, Molfetta), Cosimo Damiano Fumarulo (58 anni, Margherita di Savoia), Tommaso Garofalo (39 anni, Bitonto), Pantaleo Iavarone (43 anni, Molfetta), Vincenzo La Grasta (29 anni, Molfetta), Ignazio Larizzi (62 anni, Bari), Filomena Murolo (60 anni, Molfetta), Andrea Sinigaglia (30 anni, Molfetta), Emanuele Vitale (54 anni, Molfetta).

Obbligo di dimora: Nicola Antonino (56 anni, Molfetta), Cosimo Bellapianta (61 anni, Molfetta), Alessandro Panunzio (39 anni, Molfetta).

Divieto di dimora: Domenico Brescia (61 anni, Bisceglie), Rosa Compierchio (50 anni, Cerignola), Giuseppe D’Agostino (46 anni, Cerignola), Cosimo Damiano Di Pace (67 anni, Margherita di Savoia), Stefano Divincenzo (42 anni, Barletta), Giuseppe Fiotta (47 anni, Margherita di Savoia), Francesco Quercia (51 anni, Bisceglie), Giuseppe Sciancalepore (45 anni, Molfetta), Alessio Maggi (34 anni, Monteiasi), Celestino Ponte (49 anni, Giovinazzo).

Bari e Turi, duro colpo a clan vicini ai Parisi e agli Strisciuglio: 31 arresti. Tra loro il fratello di Savinuccio – I NOMI

Facevano capo a Davide Monti, detenuto a Trapani e ritenuto elemento di spicco del clan Strisciuglio di Bari, e a Michele Parisi (fratello del boss ‘Savinuccio’ del quartiere Japigia di Bari, ai domiciliari per motivi di salute) le due associazioni finalizzate al traffico di sostanze stupefacenti che si contendevano le piazze di spaccio di Turi e i cui vertici e membri, oggi, sono stati raggiunti da 37 misure cautelari eseguite dai carabinieri e richieste dalla Dda.

In 15 sono finiti in carcere (tra cui Davide Monti e Michele Parisi), in 16 ai domiciliari e sei sono invece destinatari di obbligo di dimora.  Gli indagati, a cui sono contestati 146 capi d’imputazione, sono in totale 52, tra cui un cittadino cubano, due colombiani, tre marocchini, un bulgaro e un albanese.

Nel corso delle indagini è stata rilevata “l’invasione dei clan della città nell’area metropolitana”, come ha sottolineato il procuratore di Bari Roberto Rossi, e anche il “problema enorme” dell’utilizzo dei cellulari in carcere. Un’indagine nata “occasionalmente”, ha evidenziato il procuratore aggiunto e coordinatore della Dda, Francesco Giannella, “dagli incendi di autovetture avvenute a Turi” nell’ottobre 2021 “e che hanno insospettito i carabinieri su chi potesse essere il reale obiettivo degli incendi”.

Come poi ricostruito dalle indagini coordinate dalla pm Silvia Curione, gli incendi sarebbero stati opera del clan Strisciuglio per convincere le persone legate ai Parisi ad andare via da Turi.

Ma per la Dda anche il gestore di un b&b di Conversano (Bari), Francesco Giordano, finito in carcere, avrebbe avuto il ruolo di organizzatore dell’associazione capeggiata da Monti: nella sua struttura, infatti, sarebbe stata nascosta la droga (cocaina, hashish, marijuana) e sarebbero state confezionate le dosi. “Il bed and breakfast era una centrale blindatissima – ha sottolineato Curione – che i carabinieri sono riusciti ad ambientalizzare (quindi a piazzare dispositivi per le intercettazioni ambientali, ndr) grazie al loro instancabile lavoro”.

Ecco i nomi riportati da La Gazzetta del Mezzogiorno. In carcere: Michele Parisi, Eugenio Damiano Giuliani, Benito Paradiso, Morena Guarnieri, Gianni Orlando, Zaccaria Taimour, Giacomo Cirilli, Davide Monti, Francesco Giordano, Vito Giuseppe Laera, Angelo Cascella, Jefferson Steven Jurado Velasco, Vito Masella, Banko Slatkov Ivanov, Agostino Dispoto. Agli arresti domiciliari: Gaetano Verdoni, Filomena Palazzo, Santino Annino, Francesco Napoletano, Michele Pellicoro, Michele Terrevoli, Luca Castellano, Gianvito Pedone, Reda Semmah, Hamza Bouiali, Antonello Marchionna, Pasquale Di Bello, Ignazio Calabrese, Domenico Giordano, Costel Razvan Mihalache, Anna Poli.

Guerriglia tra ultrà baresi e leccesi sull’A16, al via il processo: 11 indagati. Ascoltati i primi autisti – I NOMI

Lo scontro tra 11 ultras di Bari e Lecce avvenuto il 23 febbraio 2020 sull’A16, all’altezza dello svincolo per Foggia, approda in Tribunale. Sono coinvolti 6 tifosi biancorossi (il capo ultras Domenico Tarulli, Bartolomeo Colucci, Giuseppe Alberga, Daniele Di Fonte, Nicola Giardino e Vito Santamaria) e 5 giallorossi (Gabriele De Carlo, Mirko Quarta, Andrea Carlà, Paolo Ciccarese e Salvatore De Matteis). Tutti sono accusati a vario titolo di blocco stradale, rissa, danneggiamento a seguito di incendio e furto. Un ultras salentino ha scelto il rito abbreviato.

Il processo è iniziato con le testimonianze degli autisti che guidavano i tre pullman con a bordo i sostenitori biancorossi. Le due tifoserie erano venute a contatto ieri mentre percorrevano lo stesso tragitto autostradale. I tifosi baresi erano diretti a Castellamare di Stabia per l’incontro di calcio Cavese-Bari, quelli leccesi a Roma per l’incontro Roma-Lecce. Scoppiò una guerriglia tra sassaiola, lancio di petardi e fumogeni, minivan incendiati e aggressioni a colpi di spranghe.

“All’altezza di Cerignola ovest mi accorgo che in prossimità dello svincolo, sulla corsia di emergenza, vi erano due minivan con a bordo tifosi leccesi, pochi attimi dopo ho visto il pullman davanti al mio saltare ed alcuni pezzi di lamiera e copertone venire verso il mio mezzo, tant’è che ho dovuto scansarli per evitare danni. Tutti gli occupanti del mio pullman e di quello in avaria sono scesi dai mezzi, mi sono girato verso la strada e ho visto l’autostrada bloccata dai mezzi dei tifosi leccesi – il racconto di uno dei tre autisti -. A quel punto gli ultras si sono armati di mazze e bastoni, fumogeni e petardi e si sono lanciati contro i leccesi che in segno di sfida li aspettavano al centro della carreggiata. Subito dopo giungeva la massa degli altri tifosi baresi e lo scontro è diventato estremamente violento. Ho visto persone che rientravano ferite dal luogo dello scontro, ho visto fumo e ho realizzato che era stato incendiato qualche furgone. Quando lo scontro si è diradato gli occupanti del mio pullman sono saliti sul mezzo brandendo bandiere giallo-rosse, sciarpe e altri oggetti appartenuti ai leccesi che mostravano agli altri come bottino di guerra”.

Soldi e pranzi in cambio di commesse nella BAT, 14 arresti: tra loro diversi baresi – TUTTI I NOMI

In cambio di denaro, consulenze, lavori edilizi nelle proprie abitazioni, pranzi e percorsi benessere, alcuni dirigenti della Provincia Barletta-Andria-Trani (Bat), uno dei quali è stato arrestato, avrebbero affidato commesse a professionisti turbando ripetutamente la libertà degli incanti e omettendo di segnalare casi di conflitto di interesse. È quanto emerge dalle indagini della Guardia di finanza che oggi ha arrestato 14 persone con le accuse, a vario titolo, di corruzione e turbata libertà degli incanti.

In carcere: Francesco Gianferrini, 65 anni, di Canosa, ex dirigente del Comune di Trani, Vincenzo Guerra, 54 anni, di Triggiano, dirigente della Provincia Bat, Giuseppe Marselli, 37 anni, di Bitonto, dirigente della Provincia Bat, Paolo Misuriello, 53 anni, di Barletta, ingegnere.

Ai domiciliari: Giorgio Bellomo, 50 anni, di Bari, ingegnere, Gianluca Intini, 49 anni, di Castellana, ingegnere, Antonello Lattarulo, 50 anni, di Noci, ingegnere, Andrea Leone, 65 anni, di Andria, imprenditore, Giovanni Battista Guerra, 63 anni, di Trani, agronomo. Obbligo di dimora a Cellamare per Regina Ricciardi, moglie di Vincenzo Guerra. Divieto di contrarre con la pubblica amministrazione per Gaetano Centanni, 60 anni, di Bari, Francesco Matera, 40 anni, di Barletta, Giovanni Rilievi, 42 anni, di Bitonto. Sospensione dai pubblici uffici per 6 mesi a carico di Francesco Lomoro, 49 anni, di Bari, dirigente dell’ufficio tecnico del Comune di Barletta.