Omicidio a Bisceglie, Angelo Pizzi ucciso nel ristorante: tre le armi usate nell’agguato. Disposta l’autopsia

Sono tre le armi usate nell’agguato in cui è morto Angelo Pizzi, il 62enne responsabile di sala ucciso per errore lo scorso 30 aprile mentre era a lavoro nel ristorante Spaghetteria numero uno di Bisceglie, nel nord Barese.

Si tratta di due pistole e un’arma a canna lunga, forse una mitraglietta. È uno dei dettagli che emerge dall’inchiesta sul delitto, coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Bari.

Sono una quindicina i bossoli repertati dai carabinieri della Sezione scientifica e di calibro differente su cui sono in corso esami balistici. Gli accertamenti dovranno stabilire se a sparare siano state tre persone o se uno dei sicari impugnasse due armi.

Le prime risposte potrebbero arrivare dall’autopsia. L’incarico è stato conferito questa mattina a Maricla Marrone, dell’Istituto di Medicina legale del Policlinico di Bari. Gli accertamenti autoptici infatti, chiariranno se a premere il grilletto siano state due o tre persone che poi sono fuggite a bordo di una utilitaria di colore scuro.

I carabinieri del Nucleo investigativo del comando provinciale di Trani e della Tenenza di Bisceglie hanno già ascoltato i dipendenti del ristorante e il titolare, un 40enne con diversi precedenti penali, ritenuto vicino a uno dei clan della criminalità organizzata barese. L’uomo avrebbe riferito di essere convinto che i colpi non erano destinati al 62enne.

Nel ristorante, al momento dell’agguato, c’erano cinque clienti che si trovavano in una saletta attigua: hanno sentito il rumore dei colpi ma non hanno assistito al delitto. Il ristorante è stato messo sotto sequestro. Utile agli accertamenti investigativi, sarà anche l’analisi dei sistemi di videosorveglianza del ristorante e della zona, che aiuteranno a ricostruire l’esatta dinamica dell’omicidio.

Bari come Gomorra, stop ai giochi con armi alla festa di San Nicola: ma solo sul lungomare. Decisione “storica”

Per la prima volta nella storia della Festa di San Nicola, il Comune di Bari introduce un divieto assoluto alle attrazioni che prevedono l’uso o la riproduzione di armi, come i tradizionali tiri a segno con pistole ad aria compressa.

La misura riguarda in particolare l’area del lungomare – tra piazza Diaz, piazza Eroi del Mare, largo Adua e largo Eroi – zone frequentate soprattutto da famiglie e bambini. Qui non saranno ammessi stand con giochi che prevedano armi, nemmeno come premi.

Il provvedimento è contenuto nel bando comunale per l’assegnazione degli spazi agli operatori dello spettacolo viaggiante, che prevede criteri di selezione orientati alle attrazioni per bambini e a un’offerta più sicura e familiare.

La decisione nasce anche dopo le polemiche dello scorso anno, quando numerosi minori erano stati visti con pistole giocattolo, spesso simili a quelle reali, vinte proprio nei giochi a premi.

Il divieto non si estende alla zona del porto, dove restano le giostre destinate a un pubblico più adulto. Intanto alcuni operatori esclusi stanno valutando il ricorso al Tar contro una misura adottata per la prima volta in Italia.

Droga, maltrattamenti, armi e aggressioni. Controlli della Polizia a Bari: 52 provvedimenti tra marzo e aprile

Continua l’attività della Polizia di Stato contro l’illegalità diffusa nell’area metropolitana di Bari. Tra il mese di marzo e la prima metà di aprile 2026, il Questore dr. Annino Gargano ha emesso ben 52 provvedimenti, intensificando il ricorso alle misure di prevenzione personali per arginare la criminalità e aumentare il senso di sicurezza dei cittadini.

Sono 47 gli avvisi orali notificati a soggetti già noti alle forze dell’ordine e recentemente coinvolti in reati che spaziano dallo spaccio di droga al porto abusivo di armi, fino a episodi di maltrattamenti in famiglia e reati ambientali.

Sono 20 i provvedimenti seguiti a fatti accaduti a Bari i restanti nei comuni della provincia, nei comuni di Bitonto, Triggiano e Monopoli. In particolare si menzionano quello di un barese colpito da provvedimento dopo aver gestito una vera e propria discarica abusiva su terreni propri e altrui, quello di un egiziano che ha aggredito un connazionale appena sedicenne, ed infine i provvedimenti che hanno interessato tre minorenni che con le loro azioni hanno destato alto allarme sociale.

Oltre agli avvisi orali, il Questore ha emesso 5 divieti di ritorno (2 dei quali riguardanti il comune di Bari). Si tratta di soggetti residenti altrove ma sorpresi a delinquere nel Capoluogo ed in provincia. Per loro è scattato il divieto di ritorno obbligatorio, poiché la loro presenza è stata giudicata finalizzata esclusivamente alla commissione di reati. Le misure puntano a colpire la pericolosità sociale dei soggetti prima ancora che portino a termine ulteriori azioni delittuose, garantendo un controllo del territorio più stringente e preventivo.

Save The Children, a Bari 3 minori segnalati nel 2025 per mafia: 13 per armi, 45 per lesioni e 5 per estorsione

A Bari nel primo semestre del 2025 sono tre i minori segnalati per associazione mafiosa, un segnale, secondo gli esperti, che indica una riattivazione delle dinamiche di clan sul territorio.

Sono 13 i minori segnalati nel primo semestre 2025 per porto abusivo d’armi, in linea con il 2024 (27) e in aumento rispetto a dieci anni fa quando erano 8 (nel decennio 2014-2024 c’è stato un +237%), 45 per lesioni personali (76 nel 2024), 18 per minaccia (31 nel 2024), 5 per estorsione (7 nel 2024).

Per quanto riguarda la criminalità di strada, nel primo semestre 2025 si sono contati 10 minorenni denunciati o arrestati per rapina (in calo tendenziale rispetto ai 28 del 2024 e ai 55 di un decennio fa).

Sono alcuni dei dati forniti dal Servizio Analisi Criminale del Dipartimento di Pubblica Sicurezza del Ministero dell’Interno, riportati nel rapporto di Save The Children ‘Dis(armati). Un’indagine sulla diffusione della violenza giovanile, tra percezione e realtà’.

“Il linguaggio è quello della sopraffazione” spiega Valeria Montaruli, presidente del Tribunale per i minorenni di Bari, che osserva come negli ultimi anni la procura affronta procedimenti che riguardano anche under 14 per aggressioni, rapine, spedizioni punitive, con una trasversalità della violenza rispetto ai ceti sociali.

Il report riferisce alcuni dei fatti di cronaca recenti che hanno coinvolto minorenni, a partire dall’omicidio della 19enne Antonella Lopez, uccisa nella notte tra il 21 e il 22 settembre 2024 in una discoteca di Molfetta, durante un affronto armato tra rampolli di due storici clan baresi. “L’omicidio Lopez è stato il punto più basso dell’evoluzione violenta delle giovani generazioni” aveva commentato il procuratore aggiunto Francesco Giannella, coordinatore della Dda. Per il procuratore Roberto Rossi “è il rischio che vediamo crescere: una violenza armata non più confinata tra soggetti criminali, ma che invade i luoghi della normalità e coinvolge chi non c’entra nulla”.

Traffico di droga, armi e associazione mafiosa. Blitz della Polizia a Ostuni: 25 arresti

La Polizia di Stato di Brindisi, su delega della Direzione distrettuale antimafia di Lecce, ha eseguito un’ordinanza di custodia cautelare nei confronti di 25 persone accusate di far parte di due gruppi criminali attivi nel traffico di droga a Ostuni. Le accuse riguardano lo spaccio di cocaina, hashish e marijuana, aggravato dall’uso di armi, dal metodo mafioso e dall’organizzazione associativa.

L’operazione, denominata “Clean”, ha coinvolto oltre 150 agenti tra Squadra Mobile, Commissariati di Ostuni e Mesagne, Reparti prevenzione crimine, unità cinofile, artificieri, tiratori scelti e il Reparto Volo di Bari, e ha portato allo smantellamento dei due presunti gruppi operanti nella “Città Bianca”.

Rapine, armi, furti in tabaccherie, gioiellerie e sale giochi: 16 indagati e 10 arresti a Modugno – VIDEO

I Carabinieri della Compagnia di Modugno, con il supporto del locale Nucleo Cinofili, del personale dello Squadrone Eliportato “Cacciatori Puglia”, delle API (Aliquote di Primo Intervento) del Comando Provinciale di Bari e dal Nucleo Elicotteri di Bari, hanno dato esecuzione ad un’ordinanza applicativa di 10 misure cautelari emessa dal Gip del Tribunale di Bari, su richiesta della locale Procura Ordinaria, nella quale vengono riconosciuti, secondo l’impostazione accusatoria accolta dal Gip (fatta salva la valutazione nelle fasi successive con il contributo della difesa), gravi indizi di colpevolezza nei confronti degli indagati ritenuti, a vario titolo, responsabili dei reati di associazione a delinquere finalizzata ai furti e rapine ai danni di attività commerciali, riciclaggio e ricettazione, con l’aggravante della disponibilità di armi.

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L’operazione, eseguita dai militari della Compagnia Carabinieri di Modugno, scaturisce dall’indagine, condotta tra il 2022 e il 2023, che ha consentito di stabilire struttura, ruoli e compiti di un’associazione, composta complessivamente da 16 persone (6 sono indagate a in stato di libertà) dedita a reati contro il patrimonio. In particolare, le indagini hanno permesso di documentare che l’organizzazione:

– si rendeva responsabile in soli 3 mesi, tra il 2022 ed il 2023, di diversi “colpi”, principalmente in danno di tabaccherie, gioiellerie e sale giochi;

– agiva con stratificata precisione, con compiti ben definiti per ciascun elemento. In particolare vi era un c.d. “gruppo d’assalto”, composto da individui le cui mansioni erano costanti e predeterminate, le quali agivano anche grazie al supporto di “vedette” incaricate di segnalare l’eventuale arrivo delle forze dell’ordine, favorendone così la fuga;

– individuava e avvicinava gli obbiettivi a bordo di autovetture di provenienza illecita, sulle quali veniva trasportata altresì attrezzatura (arnesi da scasso e cannello a gas) idonea per forzare le saracinesche di ingresso degli esercizi commerciali. In alcuni casi, in particolare presso tabaccherie, venivano impiegate ceste da panettiere per agevolare il rapido trasporto della merce rubata;

– rimetteva sul mercato i proventi delle attività delittuose.

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L’operazione odierna testimonia la costante attenzione dell’Autorità Giudiziaria e dell’Arma dei Carabinieri nel contrasto ai reati contro il patrimonio, una delle principali fonti di ricchezza per le organizzazioni criminali pugliesi, a tutela delle attività commerciali del territorio. È importante sottolineare che il procedimento si trova nella fase delle indagini preliminari e che, all’esecuzione delle misure cautelari odierne, seguirà l’interrogatorio di garanzia e il confronto con la difesa degli indagati, la cui eventuale colpevolezza, in ordine ai reati contestati, dovrà essere accertata in sede di processo nel contraddittorio tra le parti.

Mafia, tentato omicidio e armi. Rintracciato a Mola il latitante Carlo Biancofiore: deve scontare due condanne

I militari del nucleo investigativo del Comando Provinciale dei Carabinieri di Bari, con supporto in fase esecutiva di personale dello Squadrone Cacciatori “Puglia”, hanno rintracciato a Mola il latitante, dal mese di luglio, Biancofiore Carlo, classe 1979. L’uomo era l’unico elemento del clan Velluto di Bari riuscito a scappare nel blitz nella scorsa estate.

È destinatario di due ordinanze di custodia cautelare in carcere, emesse dal Tribunale di Bari su richiesta Direzione Distrettuale Antimafia di Bari, per i reati (fatta salva ogni necessaria valutazione nelle fasi successive del procedimento con il contributo della difesa) di associazione mafiosa e finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti nonché per tentato omicidio premeditato aggravato dal metodo mafioso e porto e detenzione illegale di armi comuni da sparo.

È importante sottolineare che il procedimento si trova ancora nella fase delle indagini preliminari e che l’eventuale colpevolezza dell’indagato in ordine ai reati contestati dovrà essere accertata in sede dibattimentale nel rispetto del contraddittorio con la difesa.

Armi, spaccio gestito dal carcere e spedizioni punitive per i debitori: 4 arresti tra Minervino e Andria

Quattro persone d’età compresa tra 37 e 62 anni sono state arrestate per detenzione e spaccio di droga, furto aggravato, detenzione di armi e tentata estorsione dai Carabinieri. Tre di loro sono di Minervino Murge, l’altro di Cosenza ma residente ad Andria.

L’indagine, condotta tra ottobre 2024 e febbraio 2025, rientra nell’operazione “Crocevia”, conclusasi il 9 ottobre 2024 con l’arresto di 10 persone. Gli indagati rimasti in libertà, subito dopo l’esecuzione della misura cautelare, hanno subito ripreso a gestire gli affari illeciti nel centro murgiano così permettendo il proseguimento del controllo del mercato degli stupefacenti.

Per due degli indagati è stata disposta la custodia cautelare in carcere, per i rimanenti invece gli arresti domiciliari. Uno dei quattro soggetti continuava a delinquere anche in carcere dal cui interno continuava a coordinare le illecite attività, grazie ai colloqui con i familiari.

Impartiva ordini su come convincere i debitori più riottosi a farsi pagare anche incitando all’uso della violenza. Gli indagati, inoltre avevano a disposizione anche armi da sparo, con munizioni.

Droga, armi, furti d’auto e monopattini selvaggi. Controlli della Polizia a Bitonto: pioggia di multe e sequestri

Massima incisività dei controlli della Polizia di Stato che hanno ulteriormente rafforzato la presenza dei poliziotti sul territorio di Bitonto e nelle frazioni di Mariotto e Palombaio, nonchè nella zona ex 167.

A seguito dei recenti episodi delittuosi che hanno riguardato il territorio di Bitonto e in risposta alla necessità di garantire una sicurezza sempre più tangibile, il Questore di Bari, Annino Gargano ha implementato le attività di prevenzione e contrasto alla criminalità.

L’incisività dei controlli, con l’impiego sinergico dei poliziotti del Commissariato di P.S. di Bitonto e degli equipaggi del Reparto Prevenzione Crimine “Puglia Centrale”, ha consentito di identificare, nel periodo a cavallo tra la fine di gennaio e l’inizio di febbraio, 567 persone, di cui ben 243 con precedenti di Polizia, di controllare 288 veicoli, attraverso 20 posti di blocco mirati.

L’attività di polizia giudiziaria ha visto l’esecuzione di numerose perquisizioni personali e domiciliari (14 in totale), volte a colpire i canali di approvvigionamento delle sostanze stupefacenti e la detenzione illegale di armi.

Nel corso delle operazioni sono state elevate sanzioni amministrative per detenzione di marijuana e cocaina ad uso personale, a conferma di un monitoraggio costante delle zone calde dello spaccio.

Sul fronte del Codice della Strada, sono stati sequestrati n 5 veicoli privi di assicurazione, è stato eseguito un fermo amministrativo e sono state recuperate e restituite ai legittimi proprietari 5 auto di provenienza furtiva.

In un’ottica di sicurezza integrata, i poliziotti, inoltre, operando congiuntamente alla Polizia Locale e alla Motorizzazione Civile, hanno effettuato servizi per verificare la conformità tecnica dei monopattini e delle biciclette elettriche, durante i quali sono state elevate 9 sanzioni per il mancato uso del casco ed in un caso si è proceduto al sequestro di una bicicletta elettrica non conforme alla normativa, a tutela della pubblica incolumità sulle strade urbane.

L’impegno della Questura di Bari prosegue senza sosta: la costante pressione esercitata sul territorio e la capillarità delle verifiche rappresentano la risposta più efficace per ripristinare la legalità e accrescere la percezione di sicurezza dei cittadini.

Estorsioni, droga e armi: arrestati 13 presunti affiliati Scu nel Brindisino. Sono 34 gli indagati totali

Con le accuse a vario titolo di associazione di stampo mafioso, concorso esterno in associazione mafiosa, truffa ai danni dello Stato, usura, estorsione, lesioni personali, detenzione e porto di armi da sparo, associazione a delinquere finalizzata al traffico di stupefacente, i carabinieri di Brindisi hanno eseguito tredici ordinanze di custodia cautelare in carcere.

Nell’inchiesta della Direzione distrettuale antimafia di Lecce gli indagati sono complessivamente 34. Le indagini, condotte tra il giugno 2020 e 2022, sono state avviate dopo il ritorno in libertà di un elemento di spicco della Sacra Corona Unita, ed in particolare del clan Pasimeni-Vitale-Vicientino.

L’attività del nucleo investigativo ha permesso di tracciare la catena di comando dell’associazione che operava in alcuni comuni della provincia di Brindisi, dimostrando come il presunto capo avrebbe impartito direttive dal carcere, tramite il nipote, ad un suo uomo di fiducia sul territorio.

Secondo quanto accertato dai militari, il presunto sodalizio criminale avrebbe ideato e promosso un sistema di estorsioni per garantire il mantenimento in carcere del capo e degli affiliati.

Gli inquirenti ipotizzano anche un rapporto con i capi di gruppi che operavano all’interno della frangia dei mesagnesi esponenti della Scu su altri territori, “concordando”, si legge in una nota, “strategie per la gestione di interessi illeciti comuni”.

Tra le altre attività illecite – secondo l’accusa – traffico di sostanze stupefacenti, usura e riciclaggio di soldi attraverso la gestione illecita di una rete di giochi e scommesse online su canali non autorizzati. Contestualmente agli arresti, è stato eseguito il sequestro preventivo di un immobile e di un’attività commerciale (valore 600mila euro) ritenuti base operativa e logistica della presunta organizzazione legata alla Scu.

I NOMI

Daniele Vicentino (52 anni di Mesagne), Tobia Parisi (44 anni di Mesagne), Francesco Sisto (52 anni, di Brindisi), Americo Pasimeni (55 anni di Mesagne), Alessio Curto (25 anni di Mesagne). Antonio Tarantino (41 anni di Mesagne), Matteo Primiceri (30 anni di Mesagne), Stefano Iacolare (38 anni di Brindisi), Antonio Bruno (35 anni di Torre Santa Susanna), Giuliano Notaro (35 anni di Squinzano), Antonio Romano (27 anni, di Mesagne), Annalisa Gravina (37 anni di Mesagne), Francesco Girardo (32 anni di Mesagne) e Marco Ruggio (44 anni di Squinzano). A riportarlo è La Gazzetta del Mezzogiorno.