Barletta, Diviesti aggredito in un bar prima del delitto: spunta un video. Per l’omicidio 5 arresti – NOMI

Nuovi dettagli emergono nell’inchiesta sull’omicidio di Francesco Diviesti, il 26enne di Barletta scomparso il 25 aprile 2025 e ritrovato quattro giorni dopo semicarbonizzato in un rudere nelle campagne del nord Barese. Agli atti della Dia compare anche un video di sorveglianza che documenterebbe l’aggressione subita dal giovane il giorno della scomparsa.

Le immagini mostrano una violenta colluttazione avvenuta in un bar di Barletta, con tre persone contro Diviesti. Secondo gli investigatori, il 26enne sarebbe stato successivamente condotto in alcune grotte isolate sull’Alta Murgia, dove sarebbe stato ucciso con cinque colpi di pistola esplosi a distanza ravvicinata. Il corpo sarebbe poi stato dato alle fiamme nel tentativo di cancellare ogni traccia del delitto.

L’omicidio, secondo l’accusa, sarebbe maturato nell’ambito del controllo delle attività di spaccio di droga. L’indagine coinvolge anche un’organizzazione con base a Tirana, ritenuta dedita al riciclaggio internazionale di denaro contante tra Italia e Albania.

Per il delitto sono finiti in carcere Igli Kamberi, 40enne albanese residente a Barletta, Francesco Sassi, 55 anni di Minervino Murge, Antonio Lanotte, 25enne di Barletta residente a Roma, e Saverio e Nicola Dibenedetto, padre e figlio di 58 e 21 anni, entrambi di Barletta.

Arresti nel Barese per estorsioni, armi e droga: 13 arresti a Conversano. Tra loro un candidato consigliere Pd – NOMI

C’è anche un candidato al consiglio comunale di Conversano (Bari), Alessandro Lomele, tra i 13 arrestati oggi dai carabinieri con le accuse, contestate a vario titolo, di associazione per delinquere finalizzata alla cessione di stupefacenti, detenzione di arma ed estorsione in concorso.

Le indagini, coordinate dal pm della Dda Fabio Buquicchio, hanno permesso di ricostruire il ruolo del gruppo Panarelli (il cui capo, Rocco Panarelli, è detenuto a Bari per scontare condanne in materia di armi e per tentato omicidio) nello spaccio di droga nel Comune barese e nel racket delle estorsioni.

“Nell’ultimo periodo – ha detto in conferenza stampa il coordinatore della Dda di Bari, Giuseppe Gatti – il gruppo aveva anche iniziato a praticare estorsioni, presentandosi alle vittime come garante di protezione”.

Le estorsioni, come ricostruito, sarebbero avvenute sia nei confronti di imprenditori che nei confronti degli acquirenti di stupefacenti che non pagavano in tempo. Un “salto di qualità”, come l’hanno definito gli inquirenti, “amplificato” dal fatto che gli ordini, ai sottoposti, arrivavano direttamente dal carcere, anche attraverso i classici “pizzini”. Il gruppo di Panarelli avrebbe avuto contatti anche con i clan mafiosi della città di Bari.

Le indagini sono partite dopo la denuncia di un imprenditore che, già vittima di estorsione, “non ha piegato la testa una seconda volta e si è fidato dell’ Arma”, ha spiegato in conferenza stampa il comandante provinciale dei carabinieri di Bari, Gianluca Trombetti. “La denuncia – ha aggiunto – è stata fondamentale, perché ha dato la possibilità di aprire uno scenario sull’attività criminale del posto”.

In carcere sono quindi finiti Antonella e Nicola Camponobile, Anna, Nicola e Vito Caputo, Cosimo Di Lorenzo, Luca Giannoccaro, Pasquale Giannoccaro, Alessio Guardavaccaro, Alessandro Lomele e lo stesso Rocco Panarelli, già detenuto a Bari. I domiciliari sono stati disposti per Vincenzo Magistà e Giuseppe Roberto Del Re. Per un indagato, il gip Alfredo Ferraro deciderà sulla richiesta di misura avanzata dalla Dda all’esito dell’interrogatorio preventivo. A Lomele, candidato con la lista del Partito democratico, è contestato il ruolo di “partecipe” dell’associazione con il ruolo di custodire, confezionare e vendere lo stupefacente su Conversano, “con disponibilità di armi”.

Bari, nuovo blitz antimafia all’alba: 13 misure cautelari per estorsione, droga e armi

Dalle prime ore di questa mattina, personale del Comando Provinciale Carabinieri di Bari sta eseguendo un’ordinanza di misura cautelare nei confronti di tredici persone, emessa dal Gip del Tribunale di Bari su richiesta della locale Direzione Distrettuale Antimafia, per i reati, a vario titolo, di “associazione per delinquere finalizzata allo cessione di sostanze stupefacenti” di “detenzione di arma comune da sparo” e di “estorsione in concorso”.

Bari, spaccio di droga e monopattino rubato: 5 arresti. Espulsi 4 stranieri irregolari

Proseguono i servizi straordinari di controllo del territorio interforze ad “Alto Impatto” nelle aree di Piazza Umberto e Piazza Moro, con l’impiego congiunto di personale della Polizia di Stato, dell’Arma dei Carabinieri e della Guardia di Finanza.

L’attività rientra nel più ampio dispositivo di prevenzione e controllo disposto dal Questore di Bari dr. Annino Gargano, a seguito delle decisioni adottate in sede di Comitato per l’Ordine e la Sicurezza Pubblica al fine di contrastare i fenomeni di illegalità diffusa, spaccio di sostanze stupefacenti e degrado urbano nelle aree maggiormente frequentate del centro cittadino.

In particolare le operazioni, coordinate da un funzionario della Polizia di Stato, hanno visto la partecipazione di un ufficiale dell’Arma dei Carabinieri, di pattuglie della Questura e del Reparto Prevenzione Crimine “Puglia”, dell’Arma dei Carabinieri e della Guardia di Finanza, di squadre del IX Reparto Mobile e dell’XI Reggimento Carabinieri, nonché di un’unità cinofila antidroga della Polizia di Stato.

Nel corso dei controlli sono state identificate 192 persone, di cui 52 con precedenti di polizia, 5 persone sono state arrestate, di cui 4 per detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti ed una per rapina aggravata di un monopattino, prontamente restituito al legittimo proprietario; 5 persone deferite in stato di libertà , di cui 4 per violazioni in materia di immigrazione ed 1 per resistenza a P.U. ed 1 segnalata all’Autorità Amministrativa per detenzione di sostanze stupefacenti ad uso personale ai sensi dell’art. 75 D.P.R. 309/90. Sei le perquisizioni effettuate complessivamente.

Infine è stata data esecuzione ad un ordine di carcerazione ed emessi 4 ordine del Questore ad abbandonare il territorio nazionale, nei confronti di 4 stranieri risultati irregolari sul territorio.

I servizi ad “Alto Impatto” proseguiranno anche nei prossimi giorni nelle aree più sensibili della città, al fine di garantire maggiore sicurezza ai cittadini e contrastare ogni forma di illegalità.

In fuga dopo il furto al supermercato, direttore colpito con un coltello: arrestati Debora e Samir

Tentano una rapina in un supermercato del centro cittadino di Taranto, aggredendo il responsabile del negozio con un coltello, ma vengono rintracciati e arrestati poco dopo dalla Polizia. In manette sono finiti un uomo di 34 anni e una donna di 27 anni, accusati di rapina aggravata in concorso, resistenza e violenza a pubblico ufficiale. Sono Debora e Samir.

Secondo quanto ricostruito dagli agenti della Squadra Volante, Samir sarebbe stato sorpreso a rubare merce dagli scaffali con la complicità di Debora. Scoperto dal responsabile dell’esercizio commerciale, avrebbe reagito tentando di colpirlo con un coltello al volto e al torace, ferendolo a una mano. Dopo l’aggressione la coppia è fuggita, ma è stata rintracciata poco dopo in via Cesare Battisti grazie alle immagini di videosorveglianza.

Durante il fermo, Samir avrebbe opposto violenta resistenza ai poliziotti. Nel suo zaino sono stati trovati parte della merce rubata e un coltello con lama di circa otto centimetri, poi sequestrato.

Furti nelle case dei più fragili e auto clonate per evitare di essere presi: arrestata coppia di ladri a Canosa

Due uomini di 53 e 58 anni, entrambi residenti a Canosa e già noti alle forze dell’ordine, sono stati arrestati con le accuse di sequestro di persona, rapina aggravata, tentato furto in abitazione, ricettazione, riciclaggio e possesso di arnesi da scasso.

L’indagine, coordinata dalla Procura di Trani e condotta dai carabinieri del Nucleo operativo radiomobile di Andria, ha permesso di ricostruire una serie di colpi ai danni di persone sole, anziani fragili e soggetti con disabilità. Secondo gli investigatori, i due avrebbero agito sempre con lo stesso metodo: avvicinavano le vittime con un raggiro per poi fuggire utilizzando auto con targhe clonate, così da evitare di essere identificati.

Determinante il ritrovamento a Canosa di due vetture identiche per modello e targa, una delle quali sarebbe stata usata per compiere i reati. Gli accertamenti hanno inoltre evidenziato che i due si spostavano tra Puglia, Basilicata e Campania.

Nel corso delle perquisizioni i carabinieri hanno sequestrato un’auto priva di numero di telaio, arnesi da scasso e indumenti utilizzati durante le rapine, tra cui berretti, guanti e scaldacollo. I due arrestati sono stati trasferiti in carcere.

Voto di scambio a Modugno, no del gip: respinta la richiesta di arresti domiciliari per il sindaco Bonasia

Il gip di Bari Giuseppe Montemurro ha respinto la richiesta di arresti domiciliari avanzata dalla Direzione distrettuale antimafia nei confronti del sindaco di Modugno Nicola Bonasia, di Adriana Diomede e di Cosimo Damiano Annoscia, già coinvolti nell’inchiesta sui presunti voti comprati alle elezioni comunali del 2020. Secondo il giudice, non sussistono esigenze cautelari tali da giustificare la misura richiesta dal pm antimafia Fabio Buquicchio.

L’inchiesta ruota attorno a un presunto scambio elettorale politico-mafioso legato al ballottaggio dell’ottobre 2020. Tra gli indagati figura anche l’ex assessore alle Attività produttive Antonio Lopez, arrestato nei mesi scorsi, che secondo gli investigatori avrebbe fatto da tramite con esponenti del clan Parisi per ottenere voti in cambio di promesse di posti di lavoro.

Per la procura, a muoversi per conto del clan sarebbero stati Cristian Stragapede, Cosimo Damiano Annoscia e Vittorio Miglietti. Bonasia avrebbe inoltre stretto un accordo con Adriana Diomede, ritenuta vicina all’omonimo clan, favorendo la candidatura della figlia Lucia Bosco al consiglio comunale di Modugno.

Nelle motivazioni del provvedimento, il gip evidenzia come i fatti contestati risalgano a circa cinque anni e mezzo fa e sottolinea l’assenza di un concreto rischio di reiterazione del reato. Il giudice richiama anche il mutato contesto politico e amministrativo: Bonasia ha già rimesso le deleghe agli assessori, non sarà candidato alle prossime elezioni del 24 e 25 maggio 2026 e la proposta di scioglimento del Comune avanzata dalla commissione di accesso non è stata accolta dal Ministero dell’Interno, che ha rilevato irregolarità non sufficienti a giustificare il commissariamento.

Secondo Montemurro, inoltre, il clamore mediatico dell’inchiesta e la vigilanza esercitata dal Ministero dell’Interno sull’amministrazione comunale riducono ulteriormente il pericolo di recidiva.

Omicidi Ferrelli e Petrella ad Apricena, 8 anni dopo in carcere altri due killer. Un fermo anche per il delitto Bruno

La Dda di Bari ha chiuso il cerchio sul duplice omicidio mafioso di Nicola Ferrelli e Antonio Petrella, assassinati ad Apricena (Foggia) il 20 giugno del 2017. La polizia ha arrestato oggi altri due presunti componenti del commando, il 55enne Matteo Lombardi e il 57enne Luigi Ferro.

A settembre 2025 erano già finiti in carcere Francesco Scirpoli e Pietro La Torre, considerati esecutori materiali dell’agguato. Rispondono tutti di omicidio volontario aggravato dal metodo mafioso e detenzione di armi da guerra.

Stando alla ricostruzione del delitto fatta dagli inquirenti antimafia, Ferro avrebbe avuto il ruolo di autista dell’auto con a bordo i tre sicari, tra cui Lombardi, armati di kalashnikov, fucile e pistola. Gli investigatori inquadrano il duplice delitto nella guerra per il controllo criminale dei territori di Apricena e San Marco in Lamis.

All’alba di oggi la polizia ha notificato anche un fermo per l’omicidio di Stefano Antonio Bruno, ucciso a Foggia il 29 aprile scorso, e per il contestuale tentato omicidio di Saverio e Pasquale Bruno, fratello e padre della vittima. Il provvedimento cautelare riguarda il 43enne di Manfredonia Giuseppe Robustella, che era già stato arrestato in flagranza subito dopo il delitto per porto illegale di arma clandestina, perché trovato in possesso di una pistola.

L’agguato sarebbe maturato nell’ambito di un contrasto nato durante una compravendita di droga. Fondamentali per le indagini si sono rivelate le immagini dei sistemi di videosorveglianza della zona, alcune delle quali dotate anche di audio, che hanno consentito di documentare le diverse fasi dell’azione criminale.

Palo, si fanno consegnare gioielli per 15mila euro da un’anziana: arrestati due 20enni a Bari in autostrada

Nel pomeriggio dello scorso 27 aprile, nel contesto delle attività di contrasto al sempre più diffuso fenomeno delle truffe ai danni di persone anziane, i militari del Comando Provinciale Carabinieri di Bari hanno tratto in arresto in flagranza, due 20enni ritenuti responsabili (fatta salva la valutazione nelle fasi successive con il contributo della difesa), di una truffa ai danni di un’anziana residente a Palo del Colle.

In particolare i Carabinieri del Nucleo Operativo della Compagnia di Bari Centro, a seguito di un lungo pedinamento iniziato nella città di Bari, sono riusciti a bloccare i due soggetti all’ingresso dello svincolo autostradale Bari Nord, trovandoli in possesso di vari monili in oro del valore di circa 15.000 euro, risultati successivamente di proprietà della vittima.

In sede di denuncia, l’anziana ha dichiarato di essere stata contattata poco prima sulla sua utenza mobile da un giovane, qualificatosi come suo pronipote, e su quella fissa da un sedicente Direttore dell’Ufficio Postale di Palo del Colle, i quali le riferivano che sua nipote aveva contratto un debito di circa 5.000 euro per non aver pagato delle utenze e che sarebbe stato necessario saldare il debito per non incorrere in conseguenze penali. La vittima, visibilmente scossa per quanto accaduto, aggiungeva che di lì a poco si era presentato presso la sua abitazione un complice, al quale consegnava i preziosi.

Gli elementi acquisiti hanno consentito di delineare un solido quadro probatorio a carico degli arrestati. L’autorità giudiziaria, nel convalidare l’arresto, ha quindi disposto per entrambi la misura degli arresti domiciliari.

 

Estorsioni a imprenditori e omicidi di mafia, maxi operazione all’alba a Foggia: arresti e perquisizioni

Tre arresti per tre omicidi, due tentativi di omicidio e altre 18 misure cautelari per molteplici episodi di estorsione ai danni di imprenditori foggiani, realizzati con metodo mafioso e al fine di agevolare la mafia foggiana e le sue batterie sono state eseguite questa mattina all’alba dagli uomini della squadra mobile in un’operazione diretta dalla Direzione distrettuale antimafia di Bari e dalla Procura della Repubblica di Foggia con il coordinamento della Direzione Nazionale Antimafia e Antiterrorismo.

Tra gli arrestati dalla Sisco di Bari e dalla Squadra Mobile di Foggia due esponenti di spicco della mafia garganica per il duplice omicidio di Nicola Ferrelli e Antonio Petrella avvenuto ad Apricena il 20 giugno del 2017. Fermato dalla Squadra Mobile di Foggia e dal Nucleo Operativo del Reparto Operativo dei carabinieri di Foggia il presunto autore dell’omicidio di Stefano Bruno e del duplice tentato omicidio di Saverio e Pasquale Bruno avvenuti a Foggia il 29 aprile scorso.

In corso vasta attività di perquisizioni e di controlli del territorio da parte delle forze dell’ordine. Alle ore 10.30, si terrà negli uffici della Procura della Repubblica di Foggia si terrà una conferenza stampa alla presenza del Procuratore Nazionale Antimafia e Antiterrorismo.