Ordini online e delivery per la droga nascosta in snack, 5 giovani arrestati nel Foggiano: hanno tra i 20 e i 23 anni

Giovani incensurati raccoglievano le ordinazioni di droga in chat e poi consegnavano cocaina, hashish e marijuana a domicilio, nascosta in snack o alimenti.

È quanto scoperto dai carabinieri della compagnia di Vico del Gargano (Foggia) che hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare, emessa dal Gip del tribunale di Foggia su richiesta della procura, nei confronti di sei giovani tra i 20 e i 23 anni: quattro sono stati portati in carcere, uno ai domiciliari e l’ultimo è sottoposto all’obbligo di presentazione alla polizia.

Sono accusati a vario titolo di concorso, traffico, detenzione illecita e spaccio di sostanze stupefacenti, detenzione e porto illeciti di una pistola e detenzione illecita e cessione di materiale esplodente.

Le indagini sono state avviate nel settembre del 2025 dopo il sequestro di un cellulare ad uno degli indagati che durante un controllo e successive perquisizioni in auto e a casa fu trovato in possesso di un bilancino di precisione e di modiche quantità hashish e cocaina.

L’analisi del dispositivo sequestrato e le indagini hanno consentito di documentare, tra aprile del 2023 e settembre del 2025, la detenzione e la compravendita, nei comuni di Vieste ed Ascoli Satriano, di cospicue quantità di cocaina, hascisc e marijuana, approvvigionati per lo più a Foggia e a Bari. Stando a ricostruzione, incensurati, utilizzati come delivery, si occupavano del trasporto e della consegna della droga che veniva recapitata su appuntamento in confezioni di alimenti anche ad assuntori minorenni.

Gli indagati avrebbero fatto ricorso a comunicazioni criptate, garantite da applicazioni di messaggistica istantanea o da canali sul dark web per concordare acquisto e vendita della sostanza. I pagamenti sarebbero stati assicurati, secondo le indagini, mediante la ricarica di carte prepagate o l’utilizzo di criptovalute. Uno degli indagati, inoltre, è accusato anche della detenzione e del porto illeciti di una pistola e di 2 kg di polvere da sparo destinati alla vendita.

Armi illegali, stretta dei carabinieri nel Barese: 9 arresti e 41 armi sequestrate. Al San Paolo donna in casa con fucili

Nove arresti, 36 persone denunciate e 41 tra pistole e fucili sequestrati, insieme a centinaia di munizioni. È il bilancio dell’attività dei carabinieri contro il traffico e la detenzione illegale di armi nell’area metropolitana di Bari nei primi sei mesi del 2026.

Particolare attenzione è stata riservata ai luoghi della movida frequentati anche da minorenni, dove alcune armi sono state rinvenute grazie a controlli mirati, spesso avviati dopo le segnalazioni dei cittadini.

Tra le operazioni più significative, il sequestro del 13 febbraio ad Altamura, dove in un locale nella disponibilità di un 40enne sono state trovate cinque pistole – tre delle quali clandestine, una rubata e una scacciacani modificata – oltre a oltre 190 cartucce di vario calibro e sostanze stupefacenti.

Il 20 aprile, invece, una 40enne è stata arrestata nel quartiere San Paolo di Bari: nella sua abitazione i militari hanno sequestrato due fucili, una canna di pistola priva di matricola e 25 proiettili. Nel rione Japigia, infine, è stata recuperata un’arma da fuoco nascosta all’interno di un tombino di una palazzina.

Ordini dal carcere tramite telefono e affari nell’edilizia, blitz della Dda di Bari: 6 arresti nel clan Sinesi-Francavilla

Sei persone ritenute vicine alla batteria mafiosa Sinesi-Francavilla della Società Foggiana sono state raggiunte da misure cautelari nell’ambito di un’operazione coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Bari ed eseguita da Carabinieri e Polizia di Stato.

Secondo gli inquirenti, il clan avrebbe continuato a operare nonostante la detenzione dei suoi principali esponenti, mantenendo contatti e impartendo direttive dall’interno delle carceri. Tra gli arrestati figurano due fratelli ritenuti ai vertici dell’organizzazione.

Le indagini hanno documentato presunti traffici di droga, estorsioni ai danni di imprenditori e commercianti e tentativi di infiltrazione nell’economia legale. Sotto la lente della Dda anche un presunto investimento di circa 600mila euro di provenienza illecita nel settore edilizio, realizzato con la complicità di un imprenditore foggiano.

Gli investigatori hanno inoltre ricostruito i rapporti tra il clan Sinesi-Francavilla e il gruppo garganico dei Li Bergolis, ritenendo ancora solida l’alleanza tra le due organizzazioni. A uno degli indagati viene contestato di aver utilizzato un telefono cellulare all’interno del carcere di Tolmezzo per mantenere i collegamenti con il sodalizio e favorire accordi legati alla gestione della piazza di spaccio di Vieste.

Cerignola, smantellata banda specializzata nel traffico di auto rubate: 8 arresti. Giro d’affari da 2,5 milioni

I carabinieri hanno smantellato un’associazione per delinquere con base a Cerignola, specializzata nella ricettazione e nel riciclaggio di componenti provenienti da autovetture rubate. Nell’operazione sono state arrestate otto persone, di cui tre condotte in carcere e cinque poste agli arresti domiciliari.

Secondo gli investigatori, tra agosto e novembre 2025 il gruppo avrebbe gestito un giro d’affari superiore a 2,5 milioni di euro, commercializzando pezzi di ricambio ottenuti da circa 40 veicoli rubati. Le auto, sottratte in diverse regioni italiane, venivano trasferite in depositi e box tra Foggia e Cerignola, dove erano smontate e rese irriconoscibili.

Le indagini, avviate nel marzo 2025 dopo il fermo di due cittadini polacchi sorpresi con componenti di auto rubate, hanno permesso di ricostruire un sistema di vendita che si estendeva anche all’estero attraverso piattaforme di e-commerce e due attività di autoricambi riconducibili agli indagati.

Nel corso dell’inchiesta sono stati inoltre effettuati due fermi e denunciate altre due persone. I militari hanno sequestrato oltre 10mila pezzi e componenti provenienti da veicoli rubati. Gli arrestati, tutti residenti a Cerignola, hanno un’età compresa tra i 20 e i 53 anni.

Brindisi, all’imbarco sul volo per Dublino con passaporti falsi: 3 arresti. Indagini su possibili organizzazioni criminali

Erano in procinto di imbarcarsi per Dublino: tre persone sono state arrestate nei giorni scorsi a Brindisi dalla polizia di frontiera con l’accusa di possesso e fabbricazione di documenti di identificazione falsi.

I tre uomini (due etiopi ed un somalo) sono stati condotti in carcere. L’operazione è partita da una segnalazione preventiva del Centro di Cooperazione Internazionale, che aveva indicato il possibile transito di alcuni passeggeri muniti di documentazione contraffatta per un volo diretto a Dublino.

Gli inquirenti, così, hanno attivato un mirato servizio di osservazione e controllo presso i varchi. I tre indagati ai controlli dei poliziotti hanno esibito passaporti elettronici apparentemente autentici, rilasciati dalle autorità austriache ed etiopi, corredati da visti Schengen e titoli di soggiorno.

Le verifiche tecniche effettuate dagli specialisti della polizia di frontiera hanno però evidenziato diverse anomalie, consentendo di accertare la contraffazione delle pagine contenenti i dati identificativi.

Le successive attività d’indagine, supportate da perquisizioni personali e dagli accertamenti eseguiti tramite il sistema Afis (per l’identificazione delle impronte digitali), hanno inoltre permesso di scoprire ulteriori documenti falsi che erano stati occultati dai tre uomini. Tra questi, anche passaporti irlandesi recanti le fotografie dei tre soggetti ma intestati a generalità fittizie.

Le indagini, coordinate dall’Autorità giudiziaria competente, proseguono con il supporto della locale Squadra di Polizia Giudiziaria e in collaborazione con le Divisioni S.i.re.n.e. e Interpol di Roma, per accertare la provenienza dei documenti sequestrati e individuare eventuali organizzazioni criminali coinvolte nella produzione e distribuzione di documenti d’identità falsi destinati a favorire l’immigrazione clandestina.

Estorsione e spaccio, maxi blitz della Polizia all’alba ad Andria: 40 arresti. Tra loro anche donne

La squadra mobile della questura di Andria sta eseguendo 40 misure cautelari nei confronti di altrettanti indagati accusati, a vario titolo, di spaccio di sostanze stupefacenti, inosservanza della detenzione domiciliare, estorsione e omissione di soccorso.

Per 25 persone il gip del Tribunale di Trani ha disposto il carcere, per altri 15 gli arresti domiciliari. Tra gli indagati ci sono anche donne. I dettagli dell’operazione saranno resi noti in una conferenza stampa che si terrà alle 10:30 in Procura a Trani.

Nomi e cifre, attività di spaccio annotata su un quaderno: tre arresti al San Paolo. Due sono donne – I NOMI

Un foglio di quaderno a quadretti con nomi e cifre annotati a penna sarebbe stato il registro di un’attività di spaccio scoperta dai carabinieri nel quartiere San Paolo di Bari. Per questo motivo sono stati arrestati Vito Gristina, 49 anni, la compagna Lucrezia Loprino, 44 anni, e la 24enne Morena Correale.

I tre sono stati fermati il 9 giugno durante un controllo mentre viaggiavano a bordo di una Dacia bianca a noleggio. L’atteggiamento nervoso degli occupanti ha insospettito i militari, che hanno rinvenuto 20 dosi di cocaina e 21 di hashish nascoste tra un pacchetto di sigarette e uno zaino.

Nella borsa della donna sono stati invece trovati alcuni pezzi di hashish, bustine vuote e il foglio con gli appunti ritenuto dagli investigatori il prospetto delle vendite di droga.

Davanti alla giudice Angelica Passarella, che ha convalidato gli arresti disponendo i domiciliari su richiesta del pm Baldo Pisani, Gristina ha ammesso la proprietà dello stupefacente.

Loprino ha dichiarato di essere estranea all’attività di spaccio, mentre Correale ha sostenuto di aver semplicemente accettato un passaggio dai due conoscenti. Secondo gli inquirenti, l’uomo avrebbe gestito una strutturata attività di vendita al dettaglio di cocaina e hashish nel quartiere barese.

Rapina violenta a Corato, vittima colpita con mazze da baseball: 5 arresti. Nel branco due minorenni

Il Tribunale di Trani, accogliendo la richiesta formulata dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di quella località, ha adottato un’ordinanza di custodia cautelare in carcere e degli arresti domiciliari – eseguita dalla Compagnia Carabinieri di Molfetta (BA) nella mattinata odierna – nei confronti di cinque persone tutte originarie di Corato (BA), essendo emersi a loro carico gravi indizi di colpevolezza (fatta salva la valutazione nelle fasi successive con il contributo della difesa) in ordine ai delitti di “Rapina aggravata in concorso, lesioni personali aggravate in concorso e porto abusivo di armi” commessi in Corato (BA), il 21.05.2026.

In particolare le indagini, coordinate dalla Procura della Repubblica di Trani, hanno consentito di raccogliere gravi indizi di colpevolezza in ordine alle condotte consumate dagli indagati, i quali, in concorso tra loro nonché con due soggetti minori, con violenza consistita nel colpire la vittima ripetutamente con mazze da baseball su varie parti del corpo, si impossessavano della valigia di proprietà della medesima, contenenti tutti i suoi effetti personali e i documenti di riconoscimento. Con le aggravanti di aver agito in più persone riunite, con armi, in concorso con due soggetti minori di cui uno non imputabile perché infraquattordicenne.

Il provvedimento cautelare adottato nei confronti degli indagati è stato notificato al primo soggetto presso la casa circondariale di Trani, dove lo stesso si trova già ristretto per altra causa, nonché agli altri quattro coindagati presso i rispettivi domicili ubicati nel Comune di Corato.

L’operazione di P.G. ha trovato ulteriore riscontro durante le perquisizioni domiciliari: l’acume dei Carabinieri ha permesso di scovare, all’interno dell’abitazione di uno degli indagati, 24 gr. di cocaina (già suddivisa in dosi), oltre a 15 gr. di hashish e materiale vario per il confezionamento, motivo per cui è stato altresì tratto in arresto per “Detenzione illecita di sostanze stupefacenti”.

E’ importante sottolineare che il procedimento si trova ancora nella fase delle indagini preliminari e che, all’esecuzione della misura cautelare, seguirà l’interrogatorio di garanzia e il confronto con la difesa degli indagati, la cui eventuale colpevolezza in ordine ai reati contestati dovrà essere accertata in sede dibattimentale nel rispetto del contraddittorio con la difesa degli indagati.

Assalti ai bancomat, sgominata banda nel Foggiano: 7 arresti

Nuovo colpo alla criminalità nel Foggiano, dove i carabinieri hanno sgominato una banda specializzata negli assalti ai bancomat. Sette persone sono state arrestate su disposizione del gip del tribunale di Foggia al termine di un’indagine che punta a fare luce sulla scia di colpi messi a segno negli ultimi mesi sul territorio.

Già in precedenza i militari avevano eseguito altri arresti nei confronti di giovani ritenuti coinvolti in analoghe azioni ai danni di istituti bancari e uffici postali. Dall’inizio dell’anno sono circa quindici gli assalti registrati in Capitanata, fenomeno che continua a destare forte preoccupazione tra cittadini e forze dell’ordine.

Furti in casa tra Bari e BAT, in azione con fiamma ossidrica e parrucche: 5 condannati arrestati a Bari

I Carabinieri del Comando Provinciale di Bari hanno tratto in arresto 5 persone, in ottemperanza agli ordini di esecuzione per la carcerazione, emessi dalla Procura Generale della Repubblica presso la Corte d’Appello di Bari e conseguenti alle sentenze definitive di condanna per associazione per delinquere 416 c.p. finalizzata ai reati di cui agli artt. 624, 624 bis e 625 c.p., commessi nelle provincie di Bari e BAT tra il 2020 e il 2021.

Le condanne sono giunte a seguito delle risultanze investigative raccolte, con attività tecniche, perquisizioni e pedinamenti, dai militari della Compagnia Carabinieri di Monopoli che hanno ricostruito l’esistenza di un’organizzazione criminale ben strutturata, con il proposito di appropriarsi di ingenti quantitativi di denaro e oggetti di valore dalle casseforti installate nelle abitazioni delle vittime, scardinate con l’impiego della fiamma ossidrica.

Gli arrestati, secondo quanto emerso, utilizzavano per commettere i crimini, radio ricetrasmittenti, disturbatori di frequenza (cd. jammer), flessibili, e auto di grossa cilindrata di provenienza furtiva o con applicate targhe falsificate, scegliendo le vittime da colpire dopo aver studiato le loro abitudini di vita e le disponibilità economiche, anche tramite pedinamenti e appostamenti mirati.

Per introdursi nelle abitazioni delle vittime, gli associati, che erano soliti indossare parrucche da donna, passamontagna e mascherine, utilizzavano, sia chiavi sottratte ai proprietari che quelle riprodotte a partire da una foto. Infine, è stata localizzata e documentata l’esistenza di una base logistica a Bari usata per occultare i mezzi rubati, gli attrezzi da scasso e, talvolta, la refurtiva trafugata in attesa di essere avviata nei canali del riciclaggio.