Tentato omicidio a Carrassi, ferito 25enne in moto: 4 arresti. È stato un agguato di mafia

Dalle prime ore di questa mattina, è in corso un’operazione del Comando Provinciale Carabinieri di Bari, delegata dalla locale Procura della Repubblica – Direzione Distrettuale Antimafia – finalizzata all’arresto dei presunti responsabili (fatte salve le valutazioni successive con il contributo della difesa) del tentato omicidio premeditato aggravato dalle modalità mafiose, commesso nel quartiere Carrassi di Bari, in via Timavo, il 28 dicembre 2023 in danno di un 25enne verso il quale erano esplosi numerosi colpi d’arma da fuoco.

Dopo essere stato raggiunto da diversi colpi di pistola il giovane era riuscito a salire sul suo scooter e dirigersi verso il policlinico di Bari, accasciandosi al suolo poco prima di arrivare. A distanza di meno di due anni, i Carabinieri hanno arrestato quattro persone, con l’accusa di tentato omicidio aggravato dal metodo mafioso.

Ladri foggiani in trasferta nel Nord Italia, ruspe rubate e poi rivendute all’estero: 4 arresti e 14 indagati

La polizia di Vicenza ha smantellato un’organizzazione criminale specializzata in furti e ricettazione di mezzi d’opera in un’operazione che ha portato all’arresto di 4 persone, ad altre 7 custodie cautelari e alla denuncia di 14 indagati.

L’indagine, avviata nei mesi scorsi dalla Polizia Stradale di Vicenza, ha consentito il recupero di 14 escavatori rubati, per un valore stimato in centinaia di migliaia di euro. L’inchiesta, condotta tra il Veneto e la Puglia, ha portato a numerose perquisizioni domiciliari e locali che hanno portato al sequestro di beni riconducibili all’attività illecita.

Il sodalizio, composto da cittadini italiani prevalentemente originari del foggiano, era ben radicato nel territorio veneto e agiva con estrema cautela e professionalità. Ogni colpo veniva studiato nei minimi particolari, al fine di ridurre al minimo i rischi e massimizzare l’efficacia dell’azione.

Nulla veniva lasciato al caso, né quando si trattava di individuare il cantiere edile da saccheggiare, né quando si trattava di programmare le successive fasi del trasporto, dell’ occultamento e della rivendita dei mezzi rubati.

I furti si consumavano in tempi rapidi: le ruspe venivano sottratte, bonificate da eventuali sistemi di tracciamento, corredate di documentazione contraffatta e infine esportate all’estero. L’operazione, coordinata dalla Squadra di Polizia Giudiziaria del Compartimento Veneto, ha coinvolto anche i poliziotti della Puglia.

Brindisi, scoperta fabbrica clandestina di sigarette: 10 arresti e maxi sequestro

Un vecchio immobile abbandonato in provincia di Brindisi, trasformato in un opificio industriale per la produzione di sigarette. E’ quanto scoperto dalla Guardia di finanza nell’ambito del contrasto alla produzione di tabacchi lavorati di contrabbando: i militari hanno sequestrato 11 tonnellate e 700 chili di sigarette già confezionate in pacchetti, 4 tonnellate e 200 chili di tabacco trinciato, 36 bancali di precursori per la fabbricazione delle sigarette fra cui filtri, cartine, pacchetti con marchio Marlboro contraffatto e scatole per il confezionamento.

Durante il blitz dei militari erano presenti 10 persone, tutte arrestate. In altri locali della struttura erano stati ricavati alloggi di fortuna dove gli indagati vivevano in condizioni precarie.

Inoltre sono stati sequestrati gli 8 macchinari che consentivano di fabbricare le sigarette. Secondo quanto riferito in una nota dal comando provinciale della guardia di Finanza “le sigarette sottoposte a sequestro se immesse sul mercato avrebbero comportato un mancato introito per le casse dello Stato e dell’Unione europea in termini di accise e di Iva evasa pari a circa 3 milioni di euro”.

I finanzieri sono giunti all’individuazione della struttura clandestina dopo un sequestro di oltre una tonnellata di sigarette effettuato poche settimane fa.

“Difenderò questa santa società con sangue, pelle e ossa”: i riti di affiliazione e i “battesimi” nel clan Strisciuglio

I Carabinieri del Comando Provinciale di Bari, con il supporto del 6° Nucleo CC Elicotteri di Bari e del Nucleo Cinofili Carabinieri di Modugno, hanno dato esecuzione a un’ordinanza di custodia cautelare in carcere, emessa dal G.I.P. del Tribunale di Bari su richiesta della locale D.D.A., nei confronti di 12 soggetti, gravemente indiziati a vario titolo di associazione per delinquere di tipo mafioso, associazione per delinquere finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti, spaccio e detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti, estorsione e tentata estorsione aggravate, porto e detenzione di armi da sparo clandestine e da guerra, ricettazione, lesioni personali aggravate, accensioni ed esplosioni pericolose, reati aggravati dal metodo e dalle finalità mafiose.

+++ IL VIDEO DELL’OPERAZIONE SUL NOSTRO CANALE TELEGRAM +++

L’indagine, denominata “Lockdown” e condotta dal Nucleo Operativo della Compagnia Carabinieri di Bari San Paolo dal settembre 2019 al maggio 2023, con il costante coordinamento della Direzione Distrettuale Antimafia di Bari, rappresenta un approfondimento dell’inchiesta “Vortice – Maestrale” e fotografa le attività della consorteria criminale “Strisciuglio” nel quartiere San Paolo di Bari.

L’ordinanza cautelare, condividendo le risultanze investigative, ha acclarato l’operatività in tali anni nel quartiere San Paolo di Bari del clan “Strisciuglio”,e le e le numerose attività illecite commesse dagli stessi per il predominio del territorio in particolare il traffico di stupefacenti e le estorsioni imposte ai cantieri, pena l’interruzione dei lavori.

Sono stati anche rinvenuti manoscritti in cui erano specificati e riportati i riti di affiliazione necessari per entrare a far parte della “società camorristica”, formule (Difenderò questa santa società fino all’ultima goccia del mio sangue e con le mie ossa), rituali (baci) e giuramenti della consorteria mafiosa.

 

Pestaggi, estorsioni e sparatorie anche durante il lockdown. Colpo al clan Strisciuglio: 12 arresti – VIDEO

Nella prima mattinata, a Bari, Triggiano e presso gli istituti penitenziari di Lecce, Trani, Larino (CB), Napoli, Lanciano (CH), San Gimignano (SI) e Viterbo, i Carabinieri del Comando Provinciale di Bari, con il supporto del 6° Nucleo CC Elicotteri di Bari e del Nucleo Cinofili Carabinieri di Modugno, hanno dato esecuzione a un’ordinanza di custodia cautelare in carcere, emessa dal G.I.P. del Tribunale di Bari su richiesta della locale D.D.A., nei confronti di 12 soggetti, gravemente indiziati a vario titolo di associazione per delinquere di tipo mafioso, associazione per delinquere finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti, spaccio e detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti, estorsione e tentata estorsione aggravate, porto e detenzione di armi da sparo clandestine e da guerra, ricettazione, lesioni personali aggravate, accensioni ed esplosioni pericolose, reati aggravati dal metodo e dalle finalità mafiose.

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L’indagine, denominata “Lockdown” e condotta dal Nucleo Operativo della Compagnia Carabinieri di Bari San Paolo dal settembre 2019 al maggio 2023, con il costante coordinamento della Direzione Distrettuale Antimafia di Bari, rappresenta un approfondimento dell’inchiesta “Vortice – Maestrale” e fotografa le attività della consorteria criminale “Strisciuglio” nel quartiere San Paolo di Bari.

L’ordinanza cautelare, condividendo le risultanze investigative, ha acclarato l’operatività in tali anni nel quartiere San Paolo di Bari del clan “Strisciuglio”, delineandone gli assetti organizzativi, i ruoli ricoperti dai singoli sodali, “battezzati” con riti di affiliazione, le dinamiche criminali interne alla compagine e le numerose attività illecite commesse dagli stessi per il predominio del territorio in particolare il traffico di stupefacenti e le estorsioni imposte ai cantieri, pena l’interruzione dei lavori. Sono stati anche rinvenuti manoscritti in cui erano specificati e riportati i riti di affiliazione necessari per entrare a far parte della “società camorristica”, formule, rituali e giuramenti della consorteria mafiosa.

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Nei mesi in cui vigevano le limitazioni di spostamento a causa della diffusione del covid-19 è stato possibile immortalare veri e propri summit di mafia sotto i portici dei complessi di edilizia popolare, roccaforte del clan, nel corso dei quali venivano prese le decisioni per compiere atti intimidatori, pestaggi e sparatorie. Emblematici a tal proposito sono gli attriti sorti con appartenenti alla famiglia “Vavalle”, storica antagonista degli “Strisciuglio” nel rione San Paolo culminati, nel marzo 2020, nell’esplosione di colpi d’arma da fuoco contro la porta di un bar della zona, all’indirizzo di un’autovettura e di una macelleria.

 

Spaccio a Molfetta, droga consegnata a domicilio: 6 arresti e 17 indagati. Un pusher si lamentava: “Lavoro infinito”

Sono 17 gli indagati nell’ambito dell’inchiesta sullo spaccio di droga nelle piazze di Molfetta tra il 2020 e il 2023. Sei invece le misure cautelari (arresti domiciliari con l’obbligo del braccialetto elettronico) disposte dal gip del Tribunale di Trani, Marina Chisso, su richiesta della Procura di Trani. Tra loro anche una guardia particolare giurata.

Per altri due è stato invece disposto l’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria. Secondo quanto ricostruito dalle indagini, la droga veniva acquistata anche a domicilio. I pusher si muovevano a bordo di bici elettriche e c’era qualcuno che si “lamentavano di una giornata che non finiva mai”. La principale piazza di spaccio era localizzata sul prolungamento di via Pia.

 

Modugno, sorpresi a smontare pezzi di auto: arrestati due foggiani e un greco. Complici in fuga – VIDEO

I Carabinieri del Nucleo Operativo e Radiomobile della Compagnia di Modugno hanno arrestato tre uomini, colti in flagranza mentre erano impegnati in attività di riciclaggio di parti di autovetture provento di furto (fatta salva la valutazione nelle fasi successive con il contributo della difesa).

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L’operazione è scattata in via Contrada Rossa, dove era stata segnalata la presenza di componenti appartenenti a un veicolo rubato. I militari hanno sorpreso diverse persone impegnate nello smontaggio e nello stoccaggio di pezzi di autovetture.

Alla vista delle pattuglie alcuni sono riusciti a fuggire, mentre i tre soggetti sono stati fermati mentre manipolavano parti meccaniche o si trovavano a bordo di un autoarticolato con targa greca, già parzialmente carico di componenti destinati alla rivendita illecita. L’autotrasportatore era munito infatti di documento di trasporto e fattura risultati falsi. Gli arrestati, due originari del foggiano e uno greco, sono stati tradotti presso le case circondariali di Trani e Matera.

Nel corso degli accertamenti sono stati sequestrati tutti i mezzi utilizzati nell’azione criminosa nonché tutti i componenti di veicoli, tra cui blocchi motore risultati oggetto di furto, oltre a sportelli, musate, gruppi ottici e altri elementi.

L’operazione conferma la costante attenzione dell’Autorità Giudiziaria e dei carabinieri nel contrastare il fenomeno dei furti di autovetture ovvero del riciclaggio dei veicoli e quindi della ricettazione ad esso collegata, a tutela della sicurezza dei cittadini e della legalità sul territorio.

È importante sottolineare che il procedimento si trova nella fase delle indagini preliminari e che seguirà il confronto con la difesa degli indagati, la cui eventuale colpevolezza, in ordine ai reati contestati, dovrà essere accertata in sede di processo nel contraddittorio tra le parti.

Furti d’auto a Barletta e Margherita di Savoia, fermata la banda del riciclaggio con base ad Andria: 4 arresti

Misure cautelari per quattro persone ritenute responsabili, a vario titolo, di furto pluriaggravato di autovetture e ricettazione in concorso. Si tratta di un uomo di Cerignola e tre di Andria, di età compresa tra i 40 e i 50 anni. Tutti sono stati trasferiti in carcere.

Tra dicembre 2023 e marzo 2024 la “batteria criminale” con base ad Andria ha commesso numerosi furti di veicoli, prevalentemente nel comune di Barletta e talvolta a Margherita di Savoia. Le parti meccaniche e di carrozzeria, smontate nelle campagne di Cerignola, venivano poi rimesse sul mercato dei pezzi di ricambio. Venivano utilizzate utenze telefoniche fittiziamente intestate per la fase organizzativa e un linguaggio criptico per comunicare.

Tutto è partito quando i Carabinieri hanno fermato un’Audi A3 che trainava una Peugeot 208 rubata. Alla vista del posto di controllo, l’autista dell’Audi ha tentato la fuga con manovre pericolose: dopo essere stato riconosciuto da un Carabiniere, ha accelerato la marcia ponendo deliberatamente in pericolo il militare e, proseguendo ad altissima velocità, non ha esitato a speronare un’autovettura militare che tentava di sbarrargli la strada, sottraendosi temporaneamente alla cattura. L’uomo è stato rintracciato e arrestato, subito dopo aver abbandonato e incendiato l’Audi priva di targhe in un’area rurale di Andria.

Nonostante gli arresti in flagranza, il sodalizio si è riorganizzato, munendosi di nuove schede SIM fittizie e di un’altra auto. Un successivo servizio di osservazione, pedinamento e controllo ha consentito di localizzare il deposito a Corato, portando all’arresto in flagranza di altri due indagati. All’interno del covo veniva rinvenuta una Volkswagen Golf risultata rubata, oltre a un disturbatore di frequenze e ad altri attrezzi meccanici ed elettronici per la commissione dei furti.

Mafia nel Leccese, maxi operazione e arresti all’alba: oltre 100 Carabinieri in azione

Dalle prime ore di questa mattina è in corso una vasta operazione antimafia dei carabinieri di Lecce, coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia.

“I militari dell’Arma – si legge in una nota – stanno eseguendo numerose misure cautelari, disposte dal Gip, nei confronti di soggetti fortemente indiziati di associazione mafiosa e di altri gravi reati aggravati dal metodo mafioso”.

All’operazione partecipano oltre 100 Carabinieri, con il supporto di unità speciali e mezzi aerei. Ulteriori dettagli saranno resi noti in mattinata.

Bari, tentato omicidio di Nicola Vavalle al San Paolo: dopo 9 anni arrestati 5 affiliati al clan Strisciuglio – I NOMI

Sono i fratelli Saverio e Giovanni Faccilongo, Vito Antonio Catacchio, Francesco De Marzo e Giovanni Sgaramella, le 5 persone arrestate e ritenute vicine al clan Strisciuglio accusate a vario titolo di “ tentato omicidio premeditato in concorso” e “detenzione e porto illegale in luogo pubblico di un’arma da guerra”(costituita da un fucile d’assalto Ak 47 kalashnikov), aggravati dalle modalità mafiose, per il tentato omicidio Nicola Vavalle.

Le indagini, coordinate dalla DDA di Bari e sviluppate in più fasi dal Nucleo Investigativo dei Carabinieri per mezzo di servizi di osservazione, pedinamenti e attività tecniche, nonché supportate dalle dichiarazioni di alcuni collaboratori di giustizia, hanno consentito di raccogliere gravi indizi di colpevolezza a carico degli odierni arrestati – tutti appartenenti alla compagine del quartiere San Pio del più ampio clan Strisciuglio, attivo sul territorio di Bari e provincia – e di individuare il movente del grave fatto delittuoso.

Secondo l’impostazione accusatoria accolta dal Gip (fatte salve le valutazioni nelle fasi successive con il contributo della difesa), sono emerse le ragioni e le modalità esecutive del grave fatto criminoso consumato presso la zona Cecilia del Comune di Modugno (compresa nell’area geografica del quartiere San Paolo di Bari) il 18 giugno 2016.

Quel giorno Vavalle, anche lui già noto alle Forze di Polizia, stava percorrendo a bordo della propria autovettura via Caposcardicchio, strada di notevole flusso veicolare abitata e altamente frequentata attesa la vicinanza di uno dei maggiori nosocomi regionali, l’ospedale San Paolo, quando in pieno giorno e in orario di piena affluenza urbana e davanti agli occhi di ignari passanti, il commando composto dagli indagati iniziò a fare fuoco, all’indirizzo della vittima, sparando numerosissimi colpi d’arma da fuoco e utilizzando un fucile d’assalto Ak 47 kalashnikov.

L’indagine ha consentito di ricondurre l’evento delittuoso ad un quadro di situazione più ampio individuato nell’esigenza da parte degli esponenti del clan Strisciuglio di consolidare il loro ruolo egemonico nel proprio territorio di competenza criminale, ovvero il quartiere San Pio/Enziteto, mediante l’eliminazione fisica della vittima, responsabile, alcune ore prima, dell’aggressione fisica per futili motivi a danno di un fiancheggiatore del clan Strisciuglio. Francesco Vavalle, figlio di Nicola all’epoca 14enne, il pomeriggio di quello stesso giorno fece intervenire il padre in un lido di Santo Spirito in cui il buttafuori non gli aveva consentito di entrare senza pagare. Il padre avrebbe quindi aggredito il buttafuori, provocando la reazione del clan Strisciuglio a cui i Vavalle non si erano mai voluti sottomettere.

Nicola Vavalle, detto “Pacchione” o il “gatto”, è il fratello di Franco, considerato all’epoca il “re delle slot machine”, nei cui confronti era stato eseguito un sequestro da 50 milioni di euro. Nicola è stato arrestato nel febbraio 2017 per espiare una pena superiore ai 7 anni per i reati di rapina, inosservanza della sorveglianza speciale e resistenza a pubblico ufficiale. Già nel 2012 era stato arrestato e condannato a 5 anni e otto mesi per aver partecipato a diverse rapine con la famigerata banda della Porsche Cayenne.