Inneggiava alla lotta anarchica, arrestato 24enne a Lecce: in camera trovato manuale per costruire bombe

Con le accuse di minaccia aggravata, istigazione a delinquere, imbrattamento, danneggiamento, la Polizia, su disposizione dalla Procura di Lecce, ha arrestato un 24enne.

Secondo quanto emerso dalle indagini della Digos, con il coordinamento del servizio per il contrasto dell’estremismo e del terrorismo interno, il 24enne avrebbe realizzato – informa la questura – diverse scritte sui muri contenenti messaggi di solidarietà nei confronti dell’anarchico Alfredo Cospito e frasi di incitamento a compiere azioni incendiarie ai danni dei Cpr, richiamando temi riconducibili alla campagna di lotta anarchica.

Nel corso della perquisizione domiciliare, è stato trovato e sequestrato materiale di propaganda anarchica, e un manuale con le istruzioni per fabbricare ordigni. Alla luce degli elementi acquisiti, è stato arrestato in flagranza di reato e portato in carcere.

Massafra, minaccia e picchia l’ex fidanzata e il ragazzo che era con lei alla festa patronale: arrestato 21enne

Con l’accusa di atti persecutori nei confronti dell’ex fidanzata i carabinieri hanno arrestato in flagranza un 21enne a Massafra, in provincia di Taranto. Secondo quanto ricostruito dai militari, il giovane sarebbe andato a Massafra con l’intento di incontrare la ragazza, una 20enne.

Durante la festa patronale, nei pressi del luna park allestito nel centro cittadino, l’avrebbe vista in compagnia di un coetaneo e per questo avrebbe iniziato a minacciare di morte entrambi, offendendoli, per poi aggredirli fisicamente.

I due sono rimasti feriti e sono stati poi medicati dal personale sanitario arrivato sul posto. A chiamare i carabinieri è stata la 20enne, in stato di choc.

I militari, con la tempestività prevista dal codice rosso, sono arrivati riuscendo a rintracciare il 21enne che è stato prima portato in caserma e poi nel carcere di Taranto.

Sorpreso in camera da letto mentre dormiva: così è stato arrestato il latitante Ninett a Foggia

Era in camera da letto e stava dormendo il 64enne Carmine Marolda quando sono arrivati i carabinieri per arrestarlo. Marolda, soprannominato Ninett, era ricercato da gennaio dello scorso anno, per reati in materia di stupefacenti.

I carabinieri hanno individuato la donna che lo ospitava all’interno di un palazzo di edilizia popolare a Foggia, garantendogli rifugio: l’esecuzione di un decreto di perquisizione emesso dalla Dda di Potenza a suo carico, indagata per favoreggiamento della latitanza, ha consentito ai militari di cinturare il perimetro della palazzina e di sorprendere il latitante all’interno di un appartamento al primo piano, proprio in compagnia della donna.

L’indagine è stata avviata sulla scorta dei riscontri emersi in occasione di precedenti operazioni condotte contro i vertici delle piazze di spaccio locali. È stato proprio il monitoraggio dei circuiti dei sodali legati a figure criminali già assicurate alla giustizia, partendo dall’arresto del latitante Massimo Sileno a Napoli nel maggio 2025, sempre ad opera dei carabinieri di Potenza, a fornire gli elementi utili al suo arresto. A quanto si apprende, Marolda non era armato e non ha opposto resistenza, manifestando sorpresa per l’irruzione.

Uccise il maresciallo dei carabinieri Marino Di Resta: il latitante Carmine Marolada arrestato a Foggia

Il latitante Carmine Marolda, di 64 anni, di Venosa (Potenza), ricercato dal gennaio 2025, è stato arrestato a Foggia in un’operazione dei carabinieri, con il supporto del reparto speciale Gis.

Marolda nel 2001 era stato condannato con sentenza definitiva a 30 anni di reclusione per concorso nell’omicidio del maresciallo dei carabinieri Marino Di Resta, ucciso a Pescara il 16 settembre del 1996 durante un conflitto a fuoco con i banditi che avevano appena rapinato un rappresentante di gioielli a Francavilla a Mare.

La stessa pena fu inflitta a due suoi complici – Nicola Cassano e Gianfranco Sgaramella -. I tre furono condannati anche a otto anni di reclusione per la rapina.
L’operazione di stamani è scattata in un alloggio di edilizia popolare, l’Onpi di corso del Mezzogiorno, a Foggia, dove pare che l’uomo si nascondesse da tempo.

I militari dell’Arma hanno fatto irruzione nell’abitazione sorprendendo il ricercato e mettendo fine alla sua latitanza. Da quanto si apprende, sembra che non fosse armato. Marolda era ricercato dal gennaio 2025 per spaccio di sostanze stupefacenti.

Blitz antimafia a Bari prima di San Nicola, presi i rampolli dei clan Strisciuglio e Capriati: 14 arresti – TUTTI I NOMI

Nella mattinata odierna, con un’azione congiunta della Polizia di Stato e dell’Arma dei Carabinieri, coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Bari, si è chiuso il cerchio sull’omicidio di Raffaele (Lello) Capriati, avvenuto il 1° aprile del 2024 a Torre a Mare, nel giorno del lunedì di Pasqua. Ma non solo perché le misure cautelari non riguardano solo quest’omicidio, ma anche altri gravi reati, tra cui un fatto di sangue avvenuto qualche giorno prima nella piazza centrale di Carbonara oltre ad una serie di traffici illeciti in materia di armi e stupefacenti.

Tornando all’omicidio di Lello Capriati, secondo quanto emerso dalle indagini, il presunto esecutore materiale sarebbe Luca Marinelli, 47 anni, considerato figura di spicco e numero tre del clan Strisciuglio. Marinelli è ritenuto infatti vicino ai vertici dell’organizzazione, legato da rapporti di sangue a Carlo Alberto Barresi e affiliato a Gino Strisciuglio, soprannominato “La Luna”.

All’epoca dei fatti Raffaele Capriati era il rappresentante più autorevole dell’omonimo clan e il suo eclatante omicidio ha segnato una ulteriore profonda rottura dei fragili equilibri di potere interni ai circuiti della mafia barese, che in qualche modo il Capriati aveva cercato di salvaguardare. L’attività investigativa svolta dalla Squadra Mobile di Bari ha fatto emergere come la morte di Raffaele Capriati rappresentasse il culmine tragico di una serie di eventi verificatisi nei mesi precedenti che avevano visto diversi appartenenti ai due clan mafiosi sopra citati, spesso giovanissimi, fronteggiarsi all’interno di locali notturni, anche con l’esibizione di armi: un fenomeno grave e purtroppo diffuso, più volte segnalato da questa DDA.

L’omicidio di Raffaele Capriati è stato portato a compimento con modalità plateali ed eclatanti: la vittima è stata raggiunta e freddata da due sicari a bordo di una motocicletta mentre si trovava in auto in compagnia di una donna che è rimasta miracolosamente illesa. Il tutto avvenne nel giorno di Pasquetta, in una centralissima via di Torre a Mare.

Tra gli arrestati anche Domenico Strisciuglio, 27 anni, figlio del boss Gino, oltre a Sabino Capriati (25 anni), Christian Capriati (21 anni), Angelo Vincenzo Caruso (26 anni), Ivan Caruso (23 anni), Nicola Cassano (23), Alessandro Esposito (28 anni), Onofrio Lorusso (30 anni), Nunzio Losacco (31 anni), Francesco Menolascina (24 anni), Luciano Perinetti (21 anni), Patrizio Perrone (66 anni) e Massimiliano Soloperto (51 anni). Tra i soggetti coinvolti nelle indagini compare anche Filippo Scavo, già ucciso a Bisceglie, segno di un contesto segnato da violente dinamiche interne tra gruppi criminali. Per il suo omicidio sono stati fermati Dylan Capriati, 22 anni Nicola Morelli, 21, e Aldo Lagioia, 22, di Corato. Capriati è figlio di Mimmo (ucciso a 49 anni nel novembre 2018) e nipote di Lello. Morelli, incensurato, e Lagioia erano in discoteca a Bisceglie con il primo.

Arrestato a Madrid latitante tarantino ricercato dal 2022: deve scontare oltre 9 anni per estorsione e incendi

La Polizia ha arrestato a Madrid un latitante tarantino di 60 anni, irreperibile dal 2022, al termine di un’indagine condotta dalla squadra mobile di Taranto e coordinata dalla sezione distaccata della Procura generale di Lecce.

L’uomo era destinatario di un mandato di arresto europeo per l’esecuzione di pene concorrenti: deve espiare 9 anni e 4 mesi di reclusione, residuo di una condanna complessiva di 13 anni e 9 mesi, per reati tra cui estorsione aggravata, incendio, danneggiamento seguito da incendio, atti persecutori, truffa e furto aggravati, commessi tra il 2015 e il 2017.

Ex sottufficiale della Guardia di finanza, poi destituito, il latitante aveva estorto ingenti somme a un commerciante con il pretesto di proteggerlo da presunte minacce della criminalità.

Per rafforzare le richieste aveva messo in atto intimidazioni, tra cui colpi d’arma da fuoco contro un furgone, incendi di veicoli e dell’attività commerciale. L’uomo era stato già arrestato in flagranza mentre incassava cinquemila euro, somma che avrebbe dovuto, secondo quanto dichiarato, soddisfare le richieste di presunti clan.

Fermato in strada, a pochi metri dall’abitazione dove viveva, in un primo momento ha fornito false generalità agli agenti, per poi dichiarare la propria identità.
 La cattura rientra nel progetto Wanted della Direzione centrale anticrimine ed è stata eseguita in collaborazione con il servizio per la cooperazione internazionale di Polizia, lo Sco e la Policía Nacional spagnola, attraverso il gruppo Fugitivos dell’Udyco.

Catania, 57enne muore in ospedale 12 giorni dopo pestaggio: arrestato 23enne a Lecce per omicidio

I Carabinieri di Enna hanno arrestato un 23enne accusato di essere autore della violenta aggressione, il 3 dicembre del 2025 a Catenanuova, a un 57enne, Salvatore De Luca, morto 12 giorni dopo nell’ospedale Cannizzaro di Catania, dove era ricoverato per le gravi ferite riportate.

Il giovane, indagato per omicidio dalla Procura di Enna, è stato arrestato a Lecce dove si era trasferito. Secondo l’accusa il pestaggio sarebbe da ricondurre a contrasti personali.

Il pomeriggio del 3 dicembre scorso, in piazza Riggio, la vittima era stata colpita violentemente con pugni e calci e avrebbe urtato più volte la testa contro un muro fino a perdere i sensi. Le sue condizioni erano apparse da subito gravissime tanto da essere trasportato nell’ospedale Catania dove poi è morto il 15 dicembre.

Scippi, rapine, furti in ospedali, negozi e scuole. Arrestato 38enne di Bitonto: è condannato a 8 anni e 5 mesi

La Polizia di Stato ha tratto in arresto un 38enne pluripregiudicato bitontino, in esecuzione di un provvedimento di pene concorrenti, pari ad anni 8 (otto) mesi 5 (cinque) e giorni 16 (sedici) di detenzione, per reati contro il patrimonio (furti con strappo, furti commessi all’interno di esercizi commerciali, ospedali, istituti scolastici) rapine, lesioni personali oltre a numerose violazioni delle prescrizioni imposte dalla Sorveglianza Speciale di Pubblica Sicurezza, commessi nel periodo compreso tra l’anno 2015 e l’anno 2024.

Il soggetto, all’esito di accurate ricerche espletate su tutto il territorio di competenza, è stato rintracciato presso l’abitazione della compagna e quindi catturato. Al termine delle formalità di rito, i poliziotti del Commissariati di P.S. di Bitonto lo accompagnavano presso la casa circondariale di Bari.

Tir rapinati in Puglia, 4 arrestati: due sono baresi. Trovati in casa 90mila euro, salumi e formaggi per il mercato nero

Quattro uomini, di età compresa tra i 40 e i 50 anni e con precedenti penali, sono stati arrestati con l’accusa di ricettazione in concorso al termine di un’indagine condotta dalla polizia. Due degli indagati sono originari di Andria, gli altri di Bari.

L’inchiesta ha preso avvio il primo febbraio scorso, dopo la denuncia di un autotrasportatore che aveva raccontato di essere stato sequestrato e rapinato della merce a Margherita di Savoia, per poi essere abbandonato nelle campagne circostanti.

Determinante per le indagini è stata l’analisi del sistema di videosorveglianza Batcam, che ha consentito agli investigatori di individuare due dei sospetti mentre, alla periferia di Trani, trasferivano la merce rubata da un mezzo all’altro. Secondo gli inquirenti, gli stessi avrebbero anche commercializzato un carico sottratto a un camionista il primo aprile nei pressi del casello di Bari Nord.

Durante le perquisizioni, gli agenti hanno sequestrato 90mila euro in contanti nell’abitazione di uno degli arrestati, mentre un altro custodiva prodotti alimentari – tra cui salumi e formaggi provenienti dall’Emilia Romagna – per un valore di circa 80mila euro, destinati al mercato nero con la complicità di altre due persone.

Inizialmente, per due degli indagati era stata contestata anche la rapina a mano armata, accusa successivamente derubricata dal giudice per le indagini preliminari, che ha confermato invece il reato di ricettazione. Tutti e quattro si trovano attualmente agli arresti domiciliari; per due di loro è stato disposto anche l’obbligo del braccialetto elettronico.

Follia durante il Rally del Salento, lancia bengala acceso in pista: arrestato 37enne. Due denunciati

Avrebbe lanciato un bengala acceso durante il 31° Rally del Salento – Città di Casarano, mettendo a rischio l’incolumità dei piloti e del pubblico presente. L’uomo, un 37enne residente a Specchia, è stato identificato e arrestato dalla polizia.

Altre due persone sono state denunciate. È accaduto sabato sera nel secondo tornante del circuito, un tratto tecnico particolarmente insidioso caratterizzato da un curvone a ridosso di un dirupo e dalla massiccia presenza di pubblico.

Gli agenti preposti al servizio di sicurezza, hanno notato l’uomo accendere una torcia pirotecnica e lanciarla al centro della carreggiata creando una situazione di alto rischio per i piloti in transito.

Mentre gli operatori hanno rintracciato il responsabile, un secondo petardo è stato scagliato nello stesso punto del circuito da un’altra persona. Il commissario di gara, a questo punto, ha esposto la bandiera gialla per imporre il rallentamento dei concorrenti mentre un operatore ha provveduto a liberare la carreggiata dal bengala in fiamme, ripristinando le condizioni di sicurezza per il passaggio delle auto. I due presunti responsabili sono stati bloccati e identificati.

I due, inoltre, durante la manifestazione, insieme ad altri soggetti avrebbero lanciato bottiglie e altri oggetti verso la Polizia, cercando di nascondersi dietro le prime file degli spettatori per evitare di essere individuati. Il presunto autore del primo lancio è stato arrestato in flagranza di reato per possesso e lancio di materiale pirotecnico durante manifestazioni sportive e il pm di turno ne ha disposto gli arresti domiciliari.

Altre due persone sono state deferite in stato di libertà, mentre la posizione di almeno altri due soggetti coinvolti è attualmente al vaglio per l’adozione di eventuali provvedimenti.