Stretta sui parklet abusivi a Bari, controlli della Locale: scattano rimozioni e multe. Chiusa caffetteria al Murat

Scattano i controlli sui parklet a Bari, le pedane installate durante l’emergenza Covid per consentire ai locali di ampliare gli spazi all’aperto. La polizia locale ha avviato una serie di verifiche che hanno già portato alle prime rimozioni, sanzioni e alla chiusura temporanea di un’attività.

Il nucleo Annona della polizia locale ha accertato diverse irregolarità: alcuni parklet erano stati realizzati senza autorizzazione per l’occupazione di suolo pubblico, mentre altri erano stati concessi ad attività prive dei requisiti richiesti. In alcuni casi sono state elevate multe da 170 euro per occupazione abusiva, mentre in altri è emerso il mancato pagamento dei canoni dovuti dal 2022. Per una caffetteria del quartiere Murat è stata disposta la chiusura dell’esercizio per cinque giorni.

Finora sono almeno sei i parklet rimossi, soprattutto nel centro cittadino e nelle principali strade della movida. Tra le irregolarità più rilevanti figura anche quella di alcuni esercenti che avrebbero richiesto l’autorizzazione dichiarando un codice Ateco diverso da quello previsto. Il Comune consente infatti l’installazione delle strutture esclusivamente alle attività di “Ristorazione con somministrazione” (codice Ateco 56.10.11), ovvero locali dotati di cucina.

Nonostante i controlli, i parklet resteranno in città almeno fino a luglio 2027 grazie alla proroga della procedura semplificata approvata dalla giunta comunale. Le verifiche della polizia locale proseguiranno anche su tavolini che occupano abusivamente il suolo pubblico e sulle attività che somministrano bevande alcoliche oltre gli orari consentiti. Proprio nel quartiere Umbertino un esercizio è stato chiuso per cinque giorni per violazioni delle norme vigenti.

Omicidio Lello Capriati, processo al via a settembre: in 11 a giudizio. Sullo sfondo la faida tra i clan baresi

Il prossimo 8 settembre si aprirà davanti alla Corte d’Assise di Bari il processo per l’omicidio di Lello Capriati, ritenuto a capo dell’omonimo clan di Bari Vecchia e ucciso a Torre a Mare il 1° aprile 2024. Imputati Nunzio Losacco e Luca Marinelli, accusati di omicidio volontario aggravato dal metodo mafioso.

Secondo la ricostruzione della Direzione distrettuale antimafia, Marinelli avrebbe esploso quattro colpi di pistola contro Capriati mentre viaggiava a bordo di una Honda Hornet guidata da Losacco. L’agguato si inserirebbe nella storica faida tra i clan Capriati e Strisciuglio per il controllo delle attività illecite.

Sono undici gli imputati complessivi nel procedimento. Tra questi figurano anche Sabino e Cristian Capriati, figli della vittima, accusati di tentato omicidio per il ferimento di due uomini di Carbonara, ritenuti vicini all’area criminale di Filippo Scavo, ucciso nell’aprile scorso al Divine Club di Bisceglie.

Nell’inchiesta sull’omicidio di Scavo, che vede quattro indagati tra cui Dylan Capriati, la Procura ha ottenuto l’acquisizione della testimonianza di una persona che avrebbe riconosciuto tre dei quattro presunti responsabili. Per gli investigatori, l’uccisione di Scavo potrebbe rappresentare la vendetta del clan Capriati per l’assassinio di Lello.

 

Bari, in auto nasconde 13 chili di cocaina: arrestato 50enne a San Giorgio. La droga valeva un milione di euro

Nei giorni scorsi, la Polizia di Stato ha proceduto all’arresto di un pregiudicato 50enne, originario del materano, ma residente al nord Italia, in quanto trovato in possesso di ingenti quantitativi di sostanza stupefacente a bordo dell’auto sulla quale viaggiava.

In dettaglio, personale della sezione Antidroga della Squadra Mobile di Bari, nel corso dei quotidiani servizi di pattugliamento disposti dal Questore finalizzati al contrasto allo spaccio di sostanze stupefacenti, mentre transitava sulla litoranea sud di Bari, precisamente nel quartiere “San Giorgio”, sottoponeva a controllo di polizia un’autovettura considerata sospetta in ragione delle manovre diversive che aveva accennato alla vista dei poliziotti.

Il successivo controllo dell’auto consentiva di rilevare la presenza di un doppiofondo, ben occultato al di sotto dei sedili posteriori e protetto da una piastra metallica dello spessore di circa un centimetro.

Una volta scardinato il meccanismo di apertura, all’interno del vano, venivano rinvenuti undici panetti di sostanza stupefacente del tipo cocaina, una busta sottovuoto contenente ulteriore cocaina ed un panetto di sostanza stupefacente del tipo eroina.

Complessivamente, venivano sottoposti a sequestro 13,387 chili di cocaina e 100 grammi di eroina; si precisa, al riguardo, che la cocaina, ove immessa effettivamente in commercio, avrebbe avuto un valore di circa un milione di euro.

Università di Bari, stop all’accordo Erasmus con Israele: fondi destinati a Marocco e Algeria

Stop all’accordo Erasmus con Israele all’Università degli Studi di Bari. A renderlo noto è l’associazione studentesca Udu, che ha annunciato il ritiro del punto all’ordine del giorno durante il Senato Accademico relativo al programma Erasmus con Paesi extra Ue, tra cui figurava anche Israele.

Secondo quanto riferito dall’associazione, la proposta è stata bloccata dopo la ferma opposizione dei rappresentanti degli studenti. Le risorse inizialmente destinate agli scambi con Israele saranno ora redistribuite verso altre destinazioni dell’area del Mediterraneo meridionale, in particolare Marocco e Algeria.

L’Udu ha ribadito la propria contrarietà a qualsiasi accordo con Israele, sostenendo di non voler consentire che le università diventino “uno spazio di legittimazione del sionismo e di normalizzazione delle politiche dello Stato di Israele”.

L’associazione ha inoltre annunciato che continuerà la mobilitazione, sia negli organi accademici sia attraverso iniziative pubbliche, chiedendo che gli atenei sostengano i popoli oppressi e non le politiche di occupazione.

Asilo degli orrori a Bari, bimbi chiusi nello stanzino per punizione: educatrice chiede il rito abbreviato

Una educatrice di 32 anni, in servizio in un asilo di Bari, ha chiesto di essere giudicata con rito abbreviato nel processo che la vede imputata per abuso dei mezzi di correzione.

Secondo l’accusa, per punire i bambini quando erano particolarmente vivaci, li avrebbe rinchiusi in uno stanzino buio, chiamato «la stanza di don Oronzo», alimentando nei piccoli la paura del buio e di questo personaggio inesistente. Nel corso dell’udienza si sono costituiti parte civile i familiari di sei bambini ritenuti presunte vittime.

L’inchiesta, coordinata dalla pm Savina Toscani e condotta dai carabinieri, è nata dalle denunce di alcune madri che avevano raccolto i racconti dei figli, spaventati da «don Oronzo». Le successive indagini hanno portato alla raccolta di ulteriori testimonianze, ritenute dagli investigatori concordanti.

Carcere di Bari, allarme sovraffollamento: 436 detenuti a fronte di 293 posti. Mancano agenti, educatori e medici

Sovraffollamento, carenza di personale e strutture datate. Sono le principali criticità emerse durante la visita della delegazione dell’Alleanza per l’articolo 27 della Costituzione nel carcere di Bari, nell’ambito di una mobilitazione nazionale che ha interessato numerosi istituti penitenziari.

La struttura ospita attualmente 436 detenuti, a fronte di una capienza regolamentare di 293 posti. Tra le problematiche segnalate figurano anche la carenza di agenti di polizia penitenziaria, la presenza di soli quattro educatori e la mancanza di medici, psicologi e assistenti sociali.

Secondo quanto riferito dalla delegazione, le celle risultano pulite e dotate di acqua calda, ma presentano diffuse infiltrazioni di umidità e muffa e mancano adeguati spazi di socialità. Criticità sono state riscontrate anche nel reparto Sai, dedicato ai detenuti con particolari esigenze sanitarie, dove la carenza di personale specializzato continua a incidere sull’assistenza.

Nonostante le difficoltà, all’interno dell’istituto vengono garantite alcune attività culturali e ricreative estive, tra cui biblioteche, laboratori musicali, karaoke e servizi di supporto ai detenuti.

Classifica Censis, l’Università di Bari perde terreno: nono posto sui 10 grandi atenei italiani. Bene Lecce e Foggia

L’Università di Bari si conferma nelle retrovie della classifica Censis 2026-2027 dedicata agli atenei italiani. Tra i dieci mega atenei statali, UniBa si piazza al nono posto con un punteggio di 79,7, precedendo soltanto l’Università Federico II di Napoli.

A pesare sul risultato è soprattutto il dato relativo all’internazionalizzazione, dove l’ateneo barese chiude all’ultimo posto della categoria. Più positivo, invece, il risultato sulle borse di studio, con il secondo miglior punteggio dopo La Sapienza di Roma.

Migliorano sensibilmente le altre università pugliesi. L’Università del Salento sale al settimo posto tra gli atenei di medie dimensioni, guadagnando sei posizioni rispetto allo scorso anno, mentre l’Università di Foggia si colloca all’undicesimo posto, in crescita di tre posizioni.

Buoni risultati anche per il Politecnico di Bari, terzo nella graduatoria nazionale dei politecnici, alle spalle di Milano e Torino. L’ateneo barese ottiene il punteggio massimo per l’occupabilità dei laureati, mentre il principale punto debole resta quello della comunicazione e dei servizi digitali.

Riciclaggio con le slot a Bari, tra gli indagati l’ex campione del mondo di pugilato Piccirillo. Al via gli interrogatori

Si allarga l’inchiesta della Procura di Bari sul presunto sistema di riciclaggio legato all’impero delle videolottery della famiglia Snidar. Secondo gli investigatori, decine di persone avrebbero prestato il proprio nome per incassare vincite mai realizzate, attraverso il meccanismo del cosiddetto “ticket in, ticket out”, consentendo di ripulire ingenti somme di denaro di provenienza illecita.

Tra gli indagati figura anche l’ex campione del mondo di pugilato Michele Piccirillo, accusato di concorso in riciclaggio. Stando all’accusa, avrebbe utilizzato ticket intestati a suo nome per giustificare circa 200mila euro in contanti derivanti dalla propria attività sportiva all’estero e mai dichiarati al fisco. L’ex pugile avrebbe ammesso agli investigatori di aver chiesto questo favore perché a conoscenza del sistema utilizzato nella sala giochi, investendo poi il denaro ricevuto tramite bonifici e assegni in prodotti finanziari.

Nell’indagine compaiono anche professionisti, imprenditori, un odontotecnico, un conduttore televisivo di un’emittente regionale e numerosi familiari di appartenenti ai clan baresi. Per la Procura non esistono “intestatari inconsapevoli”: chi incassava assegni o bonifici relativi a vincite mai ottenute era perfettamente consapevole dell’illecito e, per questo motivo, è indagato per riciclaggio aggravato dall’agevolazione mafiosa.

L’inchiesta, coordinata dal procuratore Roberto Rossi e dal pm Lanfranco Marazia, ha portato all’arresto di 20 persone, tra cui Alessandro, Massimiliano e Antonio Snidar, ritenuti al vertice di un’organizzazione che avrebbe trasformato bar e sale slot in vere e proprie “lavatrici” di denaro sporco. Secondo gli investigatori, in circa dieci anni sarebbero stati riciclati oltre 5 milioni di euro attraverso una rete di società e attività commerciali, con presunti rapporti anche con i principali clan della criminalità organizzata barese.

Un ruolo centrale nell’inchiesta è stato svolto dalle dichiarazioni del collaboratore di giustizia Giovanni Naviglio, ex affiliato al clan Mercante. Ai magistrati ha raccontato i presunti rapporti tra Alessandro Snidar e le organizzazioni mafiose, parlando di finanziamenti destinati al traffico di droga, regali di lusso e sostegno economico ai clan. Naviglio ha inoltre riferito di essere stato più volte minacciato e aggredito nel carcere di Lecce tra il 2018 e il 2020 dopo aver manifestato l’intenzione di collaborare con la giustizia.

Intanto i tre fratelli Snidar sono attesi davanti al gip Antonella Cafagna per gli interrogatori di garanzia. Nel frattempo la Guardia di Finanza ha eseguito il sequestro dell’intero impero economico riconducibile alla famiglia, tra sale giochi, società, immobili e disponibilità finanziarie, per un valore complessivo superiore ai 63 milioni di euro. Secondo la Procura, le 13 sale slot tra Bari e la Bat sarebbero state utilizzate come strumenti per riciclare denaro e favorire gli interessi della criminalità organizzata.

Bari, nuova apparecchiatura per lo screening uditivo: donazione alla Terapia Intensiva Neonatale del Di Venere

La Terapia Intensiva Neonatale dell’Ospedale Di Venere di Bari si dota di una nuova apparecchiatura per le otoemissioni acustiche, destinata allo screening uditivo dei neonati. Lo strumento è stato donato dall’84° Centro SAR dell’Aeronautica Militare di Gioia del Colle e dall’associazione BIMBINTIN ODV e andrà ad affiancare quello già in uso nel reparto, migliorando la capacità diagnostica e riducendo i tempi di esecuzione degli esami.

L’esame delle otoemissioni acustiche, rapido e indolore, permette di individuare precocemente eventuali deficit dell’udito, favorendo una diagnosi tempestiva e l’avvio dei percorsi di cura e riabilitazione, fondamentali per il corretto sviluppo del linguaggio e delle capacità comunicative. La sordità congenita interessa circa 1-2 neonati ogni mille nati vivi, con un’incidenza più elevata nei bambini ricoverati in Terapia Intensiva Neonatale.

Alla cerimonia di consegna hanno partecipato il direttore generale della ASL Bari Luigi Fruscio, il direttore della Neonatologia e Terapia Intensiva Neonatale Michele Quercia, il comandante dell’84° Centro SAR Ivano Sorrentino, la presidente di BIMBINTIN ODV Tiziana Pepe e i rappresentanti della direzione sanitaria. Fruscio ha ringraziato i donatori, sottolineando come la collaborazione tra istituzioni e volontariato rappresenti un valore aggiunto per la sanità pubblica, consentendo di offrire strumenti sempre più adeguati a un reparto che ogni anno assiste circa 250 neonati prematuri.

Bari, truffa del finto carabiniere agli anziani: due arresti a Japigia

Tentata truffa ai danni di alcuni anziani nella tarda mattinata di oggi a Bari, dove due persone sono state arrestate al termine di un intervento della Polizia di Stato.

Secondo le prime informazioni, i malviventi avrebbero messo in atto il noto raggiro della telefonata del “finto carabiniere”, una tecnica utilizzata per convincere le vittime, spesso persone anziane, a consegnare denaro o gioielli con il pretesto di aiutare un familiare coinvolto in un presunto incidente o in vicende giudiziarie.

L’allarme ha fatto scattare l’intervento degli agenti della sezione “Falchi” della Squadra Mobile e di alcune volanti della Questura di Bari. L’operazione si è conclusa nel quartiere Japigia, dove i due presunti truffatori sarebbero stati bloccati e arrestati.