Bari, detenuto accusa malore in carcere. Poi tenta la fuga in ospedale ma il piano va male: aggrediti due poliziotti

Momenti di panico qualche giorno fa al Policlinico di Bari dove si è recato un detenuto di 50 anni che aveva lamentato in carcere un malore improvviso. Dopo alcuni accertamenti, è stato disposto il trasferimento in ospedale per ulteriori accertamenti.

Scortato fino all’ospedale, l’uomo al Pronto Soccorso ha cambiato atteggiamento e ha tentato di scappare. Ha colpito gli agenti penitenziari con spintoni e calci nel tentativo di divincolarsi, ma è stato subito immobilizzato e bloccato, evitando così conseguenze gravi.

Gli agenti hanno rimediato qualche giorno di prognosi, ma non sono mancati i momenti di tensione tra i corridoi dell’ospedale. Il detenuto è tornato in carcere e ora la sua posizione si è aggravata.

Progetto Costa Sud, Sforza: “Persa l’occasione per una vera mobilità sostenibile Bari lontana dall’Europa”

“L’Amministrazione comunale di Bari perde ancora una volta l’occasione per ripensare il modello di mobilità urbana, oggi sbilanciato verso il trasporto individuale autoveicolare e per attuare, mediante interventi materiali e immateriali, un consistente shift modale verso altre modalità di trasporto meno impattanti dal punto di vista ambientale, sociale ed economico e più inclusive, affinché sia garantito il diritto all’accessibilità e alla mobilità a tutti (residenti e fruitori dei nuovi insediamenti che a vario titolo verranno realizzati), indipendentemente dall’età, dal genere e dalle condizioni fisiche degli stessi. Di contro con il PUE viene confermato il modello abituale caratterizzato da viabilità e parcheggi, con tutti i suoi impatti negativi in termini di consumo di suolo, inquinamento ambientale, incidentalità stradale, congestione stradale”.

Inizia così il comunicato stampa a firma di Raffaele Sforza, Presidente e legale rappresentante del Comitato Mobilita2030 che aderisce alla Consulta per la mobilità sostenibile del Comune di Bari.

“Più nello specifico si osserva quanto segue: l’area interessata dal PUE è di 935 ettari con una popolazione di 27.400 abitanti, paragonabile, per numero di abitanti, a Comuni come Modugno, Bitonto, Putignano, Noicattaro, Mola di Bari, Conversano; i dati sulla mobilità sistematica riportati sulla Tavola A.6 e segg, sono relativi al Censimento ISTAT 2011. Sono dati attendibili ai fini degli interventi previsti dal Piano in materia di accessibilità e mobilità? Tali dati hanno tenuto conto anche degli spostamenti casa-lavoro dei dipendenti della Regione Puglia i cui uffici sono stati trasferiti in Via Gentile nella seconda metà del 2011? Di sicuro non hanno tenuto conto degli spostamenti casa-lavoro effettuati in treno dal personale regionale, considerato che la nuova fermata ferroviaria Torre Quetta, dove fermano 44 treni al giorno, è entrata in servizio a ottobre 2016, e che di tale fermata, comunque a beneficio degli abitanti del quartiere Iapigia, usufruiscono anche i dipendenti del Consiglio regionale i cui uffici sono stati trasferiti nella nuova sede di Via Gentile nel 2018; considerato che il completamento e la messa in esercizio della fermata ferroviaria Torre Quetta è stata una iniziativa dell’allora mobility manager aziendale della Regione Puglia per favorire gli spostamenti casa-lavoro in treno e non in auto da parte del personale regionale proveniente anche da Foggia e da Lecce alla sede di Via Gentile e che il PUE prevede l’eliminazione di quella linea ferroviaria, l’abbattimento della fermata Torre Quetta e la trasformazione dell’intero sedime ferroviario in una nuova strada carrabile, quali soluzioni lo stesso PUE Costa Sud ha previsto per non penalizzare dipendenti e visitatori della sede di Via Gentile oltre che gli abitanti di Iapigia che oggi viaggiano in treno e domani non lo potranno più fare? Saranno costretti a riprendere l’auto per andare in ufficio?”.

“L’intera area interessata dalla creazione del parco costiero e dalla costruzione di nuove urbanizzazioni è destinata a diventare non solo un nuovo polo attrattore ma anche un polo generatore di nuovi flussi di traffico. Tanto avrebbe dovuto richiedere una rivoluzione complessiva culturale prima ancora che infrastrutturale, per mettere al centro l’accessibilità e la mobilità di persone e merci, sia a livello di pianificazione che di gestione sostenibile, al fine di ridurre in maniera strutturale e permanente l’impatto ambientale di infrastrutture viarie e traffico veicolare e di aumentare l’offerta di altre forme di trasporto anche con interventi di organizzazione e gestione della domanda degli spostamenti delle persone e non delle auto. Ma così non risulta dagli elaborati progettuali;
il BRT, che non arriva a Torre a Mare, e che avrebbe consentito di trasportare una fetta consistente di fruitori dei nuovi servizi di Costa Sud specie di sera e d’estate non serve l’area, ma si ferma nei pressi del Comando di Polizia Municipale. Come accederanno da ogni dove i fruitori delle molteplici attività ludico-ricreative e del tempo libero che sorgeranno a Costa Sud? Tutti in auto, con aumento della congestione, del rischio di incidenti stradali e della domanda di ulteriori parcheggi auto? Dalla documentazione tecnica e amministrativa esaminata non si rileva nessun riferimento concreto al Piano Urbano della Mobilità Sostenibile (PUMS) della Città Metropolitana di Bari, valido anche per il Comune di Bari, che addirittura adesso deve essere obbligatoriamente adeguato, ai fini della conformità, al recente Reg. UE 2024/1679 che ha introdotto l’obbligo, a partire dal 2027, di attuare le nuove misure previste per ridurre lo squilibrio modale oggi presente verso il trasporto individuale autoveicolare e aumentare l’offerta di infrastrutture e servizi di mobilità multimodale, collettiva, condivisa (non solo bike sharing e monopattini ma anche car-sharing), intermodale e sostenibile. Secondo il citato regolamento europeo dal 2027, i dati risultanti dal monitoraggio quali-quantitativo dovranno essere trasmessi a Bruxelles, pena l’inaccessibilità ai futuri finanziamenti europei. Il mancato riferimenento al PUMS della Città Metropolitana di Bari vigente è una dimenticanza, oppure lo stesso strumento di pianificazione strategica non ha previsto nulla in termini di riequilibrio modale e di integrazione tra mobilità multimodale e sviluppo urbanistico per trasformazioni urbane come il Piano Costa Sud, all’interno del bacino metropolitano?”.

“Manca inoltre qualsiasi riferimento all’attuazione di misure di Mobility Management, già previste in Italia dal DM 27 marzo 1998 su “Mobilità sostenibile nelle aree urbane” e segg. e successivamente dalla legge 77/2020 e segg.. Come già chiarito e integrato con il DM 20 Dicembre 2000 recante “Finanziamenti ai comuni per il governo della domanda di mobilità”, art. 1, tutti gli insediamenti destinati a generare flussi di traffico non solo in maniera permanente ma anche temporanea o occasionale, devono dotarsi di piani degli spostamenti, da attuare d’intesa con il mobility manager di area, chiamato a fornire ogni supporto e assistenza al riguardo, anche mediante strategie di persuasione, concessione e restrizione; Perché le attività di Mobility Management non sono state previste all’interno del Piano di intervento, nonostante siano componenti fondamentali e strategiche del PUMS, come già indicato da EPOMM (Piattaforma Europea sul Mobility Management) e dal Ministero Infrastrutture e Trasporti nelle sue Linee guida e negli indirizzi operativi delle attività del Mobility Manager di area?;
la Ciclovia Adriatica, è bene ricordarlo, è una Ciclovia turistica nazionale che collega il Veneto a Capo di Leuca. Quale dorsale del sistema ciclabile nazionale, regionale e locale è stata già acquisita e fatta propria dal progetto regionale Interreg CYRONMED del 2008, dal Biciplan del Comune di Bari del 2013, dal Piano Generale della Mobilità Ciclistica approvato con Decreto 23 agosto 2022 del MIMS, dal Piano regionale della mobilità ciclistica del 2023. E’ inoltre parte essenziale del Sistema Nazionale della Ciclovie Turistiche, la cui pianificazione e progettazione deve essere conforme agli standard nazionali; nel PUE Costa Sud non si capisce bene quale sia il tratto di Ciclovia Adriatica individuato perché nella Tavole 3.88 della Relazione generale a pag. 192 è segnata in rosso e sembra corrispondere al sedime della attuale litoranea da dismettere, che verrà trasformata in ciclopedonale con accesso carrabile ai residenti (sarà forse una strada urbana ciclabile con priorità per le bici? Non si sa), ma a pag. 196, nel paragrafo riguardante la nuova litoranea da costruire sul sedime ferroviario che verrà dismesso è scritto ‘La sezione stradale è pensata per ospitare anche il tracciato in sede protetta della ciclovia Venezia Otranto nel suo tratto barese'”.

“Va chiarita pertanto in maniera esauriente questa questione, tenendo conto che il tratto di Ciclovia Adriatica di interesse per Costa Sud non può essere un tratto a se stante ma deve garantire, secondo gli standard nazionali e di buon senso, la continuità ciclabile sicura e confortevole a nord e a sud, oltre che essere segnalata, riconoscibile, attrattiva. In conclusione, trattandosi il PUE Costa Sud, del più grande ed importante intervento di pianificazione urbanistica dell’Amministrazione comunale di Bari, il fatto che la mobilità delle persone (quella delle merci è stata completamente ignorata) sia stata assicurata da strade e parcheggi anche interrati previsti nelle nuove costruzioni, da tronchi di piste ciclabili e da un TPL insufficiente e da riorganizzare, e non sia stata l’occasione di svolta per attuare in maniera significativa gli indirizzi e le norme europee su riequilibrio modale, multimobilità, mobility management, accessibilità e inclusione per tutti a prescindere da limitazioni di ogni genere, richiede ancora uno sforzo notevole e significativo per colmare il gap culturale che ancora ci separa dal resto d’Europa”.

Bari, perseguita l’ex compagna per anni. Tolta la pistola a guardia giurata foggiana: “Non è affidabile”

Un uomo condannato per atti persecutori nei confronti dell’ex compagna non può ottenere il porto d’armi, neppure se l’arma è necessaria per svolgere il lavoro di guardia giurata. Lo ha stabilito il Tar di Bari, che ha respinto il ricorso presentato da un vigilantes di Foggia contro il provvedimento con cui la prefettura gli aveva negato la licenza biennale di porto di pistola a tassa ridotta, ritenendolo «non affidabile» sotto il profilo della sicurezza.

All’origine della vicenda c’è la denuncia sporta nel 2024 dall’ex moglie, che aveva segnalato una serie di comportamenti ossessivi e molesti protrattisi per mesi dopo la fine della relazione. Le accuse sono state vagliate in sede penale e il giudice ha condannato l’uomo a un anno e nove mesi di reclusione per stalking. La sentenza è stata impugnata dalla difesa, ma nel frattempo, pur avendo ottenuto la nomina a guardia particolare giurata, l’uomo non ha ricevuto l’autorizzazione a portare l’arma.

Davanti ai giudici amministrativi il ricorrente ha sostenuto che la condanna non è definitiva, essendo stata pronunciata solo in primo grado, che gli è stata concessa la sospensione condizionale della pena e che ha intrapreso un percorso di sostegno psicologico presso l’associazione Impegno Donna. Inoltre, ha evidenziato come l’assenza dell’arma comprometta concretamente la possibilità di svolgere le mansioni per cui è stato assunto.

Il Tar, tuttavia, ha ritenuto legittima la decisione della prefettura, sottolineando l’ampia discrezionalità riconosciuta al prefetto in materia di pubblica sicurezza. Anche in mancanza di una condanna definitiva, infatti, l’autorità può negare il porto d’armi a chi sia stato coinvolto in reati rientranti nel cosiddetto Codice rosso.

«Il potere attribuito alla prefettura ha natura preventiva e non punitiva», si legge nella sentenza, poiché mira a scongiurare rischi per l’incolumità delle persone e per l’ordine pubblico. Pur consapevoli delle ricadute professionali per il vigilante, i giudici hanno ribadito che la tutela della sicurezza dell’ex moglie e della collettività deve prevalere.

Bari, anziana investita da monopattino in via Crispi: è grave. Caccia al pirata della strada

Un’anziana è stata investita questo pomeriggio a Bari, in via Crispi, da un monopattino ed è rimasta ferita gravemente mentre stava attraversando la strada.

Il mezzo elettrico stava procedendo contromano e ad alta velocità, l’impatto è stato forte e la vittima è finita sull’asfalto. Anche il guidatore è finito a terra ma è fuggito senza prestare soccorso alla donna.

Sul posto è intervenuto il 118, chiamato da alcuni passanti. La donna è stata trasportata al Policlinico di Bari in condizioni gravi. Sul posto è intervenuta la Polizia locale, le indagini sono state avviate per risalire al responsabile.

Bari, il martedì è grasso. Focacce e calzoni al funerale di Zii Rocche: “Iè asselute nu prise”

In occasione del Martedì Grasso a Bari non si festeggia solo con i classici travestimenti di Carnevale, ma è tradizione svolgere il Funerale di Zi Rocche. Abbiamo raggiunto il Circolo Acli Dalfino per prendere parte al tradizionale evento e scoprire qualcosa di più, ma grazie alla collaborazione dello speciale inviato Michele Fanelli abbiamo preso parte anche ai preparativi.

Bari dice addio ad un altro pezzo di storia: il negozio di intimo e corredi Manzari chiude dopo 60 anni

Bari dice addio ad un’altra storica attività. Dopo 60 anni chiude le saracinesche anche Manzari, negozio di intimo e corredi situato in corso Alcide De Gasperi.

La scelta difficile di Gianni, 64 anni, è dettata dall’avvento del commercio online, dalla concorrenza delle catene multinazionali e dal mancato ricambio generazionale al comando dell’attività. Per anni Manzari è stato il punto di riferimento per i residenti del quartiere Carrassi, ma non solo.

 

Bari, spaccio al Libertà. Arrestati mamma e figlio pusher davanti casa: condannati nel giro di poche ore

Nella serata di ieri gli agenti della Polizia Locale, insospettiti da strani movimenti, hanno fermato un uomo presso la sua abitazione situata al quartiere Libertà di Bari.

L’uomo è in risultato in possesso di sostanze stupefacenti, mentre la mamma ha tentato di disfarsi di una busta fra le autovetture in sosta. All’interno sono stati trovati oltre 110 grammi di hashish, confezionati in piccole dosi, un bilancino per la pesatura e 225 euro, probabilmente provento dell’attività illecita. Sostanze, materiale e denaro posti immediatamente sotto sequestro giudiziario.

Madre e figlio sono stati così arrestati e questa mattina si sono presentati nell’udienza disposta davanti all’autorità giudiziaria. Gli arresti e i sequestri sono stati convalidati il giudice ha disposto le condanne di 2 anni e mezzo ai domiciliari per il figlio e di un anno e mezzo con obbligo di firma e dimora alla madre.

Bari, cade tettoia all’Ex Manifattura Tabacchi. La denuncia: “Tragedia sfiorata episodio grave”

“Nel pomeriggio di ieri, intorno alle ore 16, si è verificato un episodio di estrema gravità che avrebbe potuto avere conseguenze ben più serie per l’incolumità dei cittadini. Un pannello di rivestimento della tettoia delle pagode dell’area mercatale è stato divelto dalle forti raffiche di vento, finendo contro la recinzione mentre una cittadina transitava sul marciapiede adiacente”.

Inizia così la denuncia del consigliere Luca Bratta. L’episodio è accaduto all’ex Manifattura Tabacchi. “Solo per puro caso non si sono registrati feriti – si legge ancora -. Questo episodio impone una riflessione immediata e non più rinviabile sulle condizioni strutturali dell’area. Dal 2016 si susseguono promesse di riqualificazione. Dal 2016 i cittadini vengono illusi”.

“Dopo numerosi solleciti e richieste protocollate, ad oggi nessuna risposta concreta – conclude -. La sicurezza pubblica non può essere rimandata. La tutela dei cittadini deve rappresentare una priorità assoluta, non subordinata a ritardi o silenzi”.

Bari, il sovraintendente Carusi del Petruzzelli lancia l’appello: “Parte dei ricavi di Sanremo al Sannazaro”

Dedicare una piccola parte dei ricavi del Festival di Sanremo alla ricostruzione del Teatro Sannazaro di Napoli colpito da un incendio. È questo l’appello del sovrintendente della Fondazione Petruzzelli di Bari, maestro Nazzareno Carusi, al ministro della Cultura, Alessandro Giuli, e al sottosegretario Gianmarco Mazzi.

“Profondamente colpito dall’incendio” del Sannazaro”, si legge in una nota della Fondazione, stamattina il sovrintendente ha rivolto un appello sulle sue pagine social al ministro e al sottosegretario.

“L’incendio del Teatro Sannazaro – afferma Carusi – è una tragedia. Mi rivolgo perciò al ministro Giuli e al Sottosegretario Mazzi, che sanno cosa il Sannazaro rappresenti nella cultura napoletana e perciò italiana e mondiale. Sono il sovrintendente d’un Teatro che ha attraversato la stessa tragedia e non mi fa velo, nel dolore acutissimo per l’accaduto, l’amicizia di una vita con Lara Sansone e Sasà Vanorio, che di quel gioiello sono la regina e il direttore”.

“Ho perciò una proposta – prosegue – che vorrei voi esaminaste. È questa. Stante l’importanza di Napoli e della sua immensa cultura nella storia della canzone italiana, e appressandosi a giorni il Festival di Sanremo, perché non dedicarne pochi minuti della trasmissione in diretta a un gesto corale di solidarietà casomai anche concreta, destinando una piccola parte dei ricavi alla sua ricostruzione? Pensateci. Io vi abbraccio, comunque grato”.