Un uomo di 47 anni di Barletta è tornato in carcere, dopo aver riconquistato da poco la libertà, per aver perseguitato di nuovo la ex moglie, nonostante un divieto di avvicinamento. Nel 2022 era stato denunciato e arrestato per violenza e minacce, dopo continue aggressioni anche con una pistola detenuta in casa legalmente. Dopo un breve periodo in carcere, era passato agli arresti domiciliari e poi sottoposto al divieto di avvicinamento. Appena tornato in libertà però ha iniziato nuovamente a minacciarla, anche davanti alla loro bambina. In un’occasione il 47enne avrebbe mimato per strada il gesto di tagliarle la gola. La donna si è rivolta di nuovo ai Carabinieri, la Procura ha attivato le procedure del “codice rosso” a tutela delle vittime di violenza di genere e il gip ha emesso una nuova misura cautelare in carcere, a carico del 47enne, per maltrattamenti ai danni della ex moglie.
Rivolta nel carcere di Lecce, agente e ispettore penitenziario presi a calci e pugni: “Basta la politica intervenga”
Un detenuto avrebbe colpito in pieno volto un agente con un pugno provocandogli la rottura del setto nasale, poi l’aggressione all’ispettore intervenuto per sedare la rivolta.
Continue readingReddito di cittadinanza, frode da 1,3 milioni di euro nel Brindisino: tra i percettori anche detenuti in carcere
I beneficiari avrebbero attestato falsamente il possesso dei requisiti previsti dalla normativa in vigore, e avrebbero omesso di dichiarare informazioni obbligatorie.
Continue readingTenta di introdurre in carcere 8 telefonini e 200 grammi di droga: arrestata infermiera nel giorno di Pasquetta
Protagonista un’infermiera dell’Asl di Foggia, a renderlo noto in una nota è il Sappe, il Sindacato Autonomo di Polizia Penitenziaria.
Continue readingMichele Misseri scrive un’altra lettera dal carcere: “Ho ucciso io Sarah. Liberate Sabrina e Cosima sono innocenti”
“Sono io il vero colpevole. Quando esco da qui non mi fermerò perché devo lottare per mia figlia Sabrina e mia moglie Cosima, sono innocenti e ho paura che mia figlia la faccia finita per colpa mia. Non le hanno torto neanche un capello al povero angelo biondo. Non ha avuto giustizia vera e con gli innocenti non si fa giustizia. Ho perso il conto di quante lettere le ho scritto senza una risposta e sto male. So cosa significa stare in carcere da innocente. Per me non lo è stato perché sono colpevole”.
È il contenuto di una lettera inviata da Michele Misseri a Telenorba all’indomani della notizia dello sconto di pena di 41 giorni ricevuta a causa dell’effetto svuoti carceri. Il 68enne contadino di Avetrana è stato condannato in via definitiva a 8 anni di reclusione per la soppressione del cadavere della nipote Sarah Scazzi, la 15enne di Avetrana uccisa e gettata in un pozzo il 26 agosto del 2010, ed è detenuto nel carcere di Lecce. Per l’omicidio della ragazzina stanno scontando l’ergastolo sua figlia Sabrina Misseri e sua moglie Cosima Serrano (cugina e zia di Sarah). Il ricorso presentato dal suo legale è stato accolto il 22 febbraio scorso dal magistrato di sorveglianza di Lecce Stefano Sernia. Due le motivazioni alla base del provvedimento: Michele Misseri, vive in una cella in cui a disposizione di ciascun detenuto non ci sono neppure 3 metri quadrati e nella stessa non ci sono né la doccia né acqua calda. La decisione si basa dunque sulle precarie condizioni di vivibilità nella struttura penitenziaria del capoluogo salentino, nel periodo che va dal 9 marzo 2017 fino alla fine del 2022. Misseri concluderà di scontare la sua pena nella primavera del 2024.
Manfredonia, violenza sessuale nella Rsa: disposto il carcere per uno degli indagati
Il 42enne Antonio Vero è stato condotto in carcere dopo aver passato alcuni mesi ai domiciliari.
Continue readingCoppia uccisa a Serranova, Cosimo Calò resta in carcere. Mesi fa minacciò i fratelli: “Non vado in galera ho 80 anni”
Il gip ha infatti convalidato il suo fermo. L’84enne è stato sentito nel carcere di Brindisi, dove è detenuto, e ha confermato la versione dei fatti data durante i precedenti interrogatori.
Continue readingPrecipita da un palazzo a Roma, il passato di Francesco Vitale tra processi e carcere: due condanne per spaccio
Il 45enne barese era coinvolto con altre 39 persone in un processo ancora in corso per associazione a delinquere finalizzata al traffico di stupefacenti a Capurso per conto del clan Velluto dal 1998 al 2004. Negli anni era stato già condannato altre due volte.
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Voleva curare il papillomavirus con dei rapporti sessuali. Per la Procura di Bari il 69enne deve stare in carcere. La decisione spetta al Tribunale del Riesame.
Continue readingEvasione del boss Raduano: aperte due inchieste da Procura e Ministero
Nel frattempo il sindacato Osapp chiede che non vengano trovati capri espiatori come ad esempio la mancanza del personale nelle carceri.
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