Dottoressa no vax insulta medici sui social e viene denunciata da Filippo Anelli: chiesta una multa da 1500 euro

La Procura di Bologna ha chiesto la condanna al pagamento di una sanzione di 1.500 euro per Barbara Balanzoni, medico nota per le sue posizioni contrarie ai vaccini e già radiata dall’albo professionale per i contenuti pubblicati online riguardo alla gestione dell’emergenza Covid e alle campagne vaccinali.

La professionista è imputata per diffamazione e minacce in relazione a due video caricati su YouTube tra gennaio e febbraio 2022, a seguito della querela presentata da Filippo Anelli, costituitosi parte civile nel procedimento. Anelli è presidente della Federazione nazionale degli ordini dei medici chirurghi e degli odontoiatri (Fnomceo) e guida anche l’Ordine dei medici di Bari.

Questa mattina, davanti al giudice Fabio Cosentino, si è svolta la discussione nel processo di primo grado. La prossima udienza, già calendarizzata per il 7 aprile, sarà dedicata alle repliche delle parti e alla decisione finale. Balanzoni, difesa dall’avvocato Mauro Sandri, era presente in aula e ha reso dichiarazioni spontanee. In tribunale erano presenti anche una ventina di suoi sostenitori.

I filmati oggetto del procedimento, acquisiti agli atti, riguardavano l’applicazione da parte della Federazione delle norme che imponevano ai medici l’obbligo vaccinale e la sospensione di chi non si fosse adeguato. Il legale di Anelli, Roberto Tartaro, ha avanzato una richiesta di risarcimento pari a 100 mila euro per il proprio assistito, oltre a un indennizzo simbolico di un euro per ciascun iscritto all’Ordine dei medici di Bari e alla Fnomceo.

Buen Camino di Checco Zalone campione d’incassi, Leccese: “Medici e Nunziante orgoglio per noi baresi”

“Buen Camino, il film di Checco Zalone diretto da Gennaro Nunziante, ha superato i 68 milioni di euro di incasso, diventando la pellicola con il maggiore incasso di sempre nella storia del cinema italiano riportando oltre 8 milioni di spettatori nelle sale. Per tutti noi questo risultato è motivo di grande orgoglio”.

Questo il commento del sindaco di Bari, Vito Leccese, dopo il traguardo tagliato dal film del comico di Capurso. “Il successo di due artisti entrambi con solide radici baresi, è la conferma che da qui – dalla Puglia e dalla nostra città metropolitana – continuano a nascere storie capaci di parlare a tutti, con leggerezza e precisione”, aggiunge.

“Il successo di Buen Camino testimonia il forte legame tra il pubblico e la comicità di Checco Zalone, capace di coinvolgere spettatori di ogni età, e la solidità artistica della regia di Gennaro Nunziante, portando con sé l’impronta culturale e creativa barese – le parole di Leccese -. Oltre agli straordinari risultati economici, il film si è affermato come un fenomeno culturale di rilievo nazionale: ha saputo interpretare il sentire contemporaneo, affrontare temi di attualità con ironia e intelligenza, stimolare il dibattito pubblico e generare un ampio coinvolgimento mediatico e sociale. A Luca Medici e a Gennaro Nunziante va il ringraziamento e l’apprezzamento della Città metropolitana di Bari per un traguardo di eccezionale rilevanza. Ad maiora, o, come suggerisce il titolo, Buen Camino”.

Decaro: “Dovremmo pagare di più i medici dell’emergenza-urgenza. Emiliano contento del suo ruolo”

“Dovremmo pagare di più i medici dell’emergenza-urgenza. Ed è un tema che dobbiamo porre come Conferenza delle Regioni a livello nazionale”. Lo ha detto il presidente della Regione Puglia, Antonio Decaro, al TgNorba, in relazione alla sua visita di ieri al pronto soccorso dell’ospedale ‘Perrino’ di Brindisi, con l’assessore alla Salute Donato Pentassuglia.

“Ieri, in pronto soccorso, c’erano solo due medici che avevano 13 pazienti in contemporanea sui lettini e altri in attesa, fuori. La situazione per l’accesso ai pronto soccorso è complicata – ha continuato Decaro – l’80% sono codici bianchi, verdi e azzurri, e questo dipende dal fatto che non abbiamo strutturato una sanità territoriale”.

“La presenza dei medici specializzati nell’emergenza-urgenza – ha evidenziato – è un tema nazionale. È un mestiere che i giovani nel nostro Paese non vogliono fare ed è sicuramente legato al fatto che non ci sono turni e al fatto che non si può fare libera professione. Ma è un tema che dobbiamo porci”.

Decaro ha poi parlato anche di Emiliano, diventato consigliere giudico. “Michele Emiliano non è mai stato un nodo. Mi darà una mano, ieri l’ho sentito tre volte. Se è contento della nomina? Sì, questa cosa l’abbiamo concordata – ha aggiunto -. Abbiamo litigato, alcune volte non si è saputo, capita spesso in politica, ma non abbiamo mai messo gli interessi personali davanti a quelli della comunità. L’esperienza professionale, politica e istituzionale di Emiliano che somma ad una esperienza da magistrato, da sindaco per 10 anni e da presidente della Regione per 10 anni, penso sia unica nella nostra regione e penso che in Italia ce ne siano due, forse tre. La sua esperienza non è a mia disposizione, è a disposizione della nostra regione”.

Bari, bimbo di 11 anni muore per una grave malattia: donati cornee e fegato. Il grazie dei medici: “Rimani con noi”

La famiglia di un bimbo morto di 11 anni, affetto dalla nascita da una grave patologia congenita, ha deciso di donare fegato e cornee ad altri pazienti in attesa del trapianto.

Un gesto di speranza e di solidarietà che nasce da una perdita dolorosa. È avvenuto all’ospedale pediatrico Giovanni XXIII di Bari. L’equipe medica ha voluto ringraziare Antonio e la sua famiglia per la scelta.

“Antonio è volato via, cosi suoi capelli biondi e i suoi occhi azzurri. Tutti gli specialisti, dai medici di Pronto Soccorso, ai rianimatori, agli psicologi, ai radiologi, tutti, insomma hanno compreso e vissuto il dolore che la sua famiglia, mamma, papà, fratello e  i suoi amici della Nefrologia e dell’Urologia pediatrica stavano vivendo e così è nata questa iniziativa: diamo un senso a questa partenza di Antonio – si legge -. E Antonio, il biondino con gli occhi azzurri, finalmente, ha potuto raggiungere un suo sogno: diventare il Dottore che sognava di essere. I suoi organi aiuteranno altre persone, malate, a continuare a vivere e ad avere, magari, quella magia negata al nostro piccolo grande amico. La mamma, il papà, il fratellone non hanno avuto incertezze: Antonio, così, rimane con noi!”. 

Neonata muore al Policlinico di Bari, Procura apre inchiesta: indagati 8 medici e un’ostetrica

La Procura di Bari ha aperto un’indagine sulla morte di una neonata, deceduta a due giorni di vita il 4 dicembre scorso nel Policlinico di Bari. La pm Maria Christina de Tommasi ha iscritto nel registro degli indagati nove persone, otto medici di due diversi ospedali, quello dove la mamma è stata seguita alla fine della gravidanza e quello dove ha partorito, e una ostetrica.

L’ipotesi di reato è concorso in omicidio colposo. La piccola è nata il 2 dicembre ed è morta due giorni dopo per cause che toccherà alla magistratura accertare. Per farlo la pm ha disposto l’acquisizione delle cartelle cliniche e l’autopsia, che sarà eseguita domani dal medico legale Eloisa Maselli e dal neonatologo Giuseppe Latorre del Miulli.

L’inchiesta è stata avviata dopo la denuncia dei genitori, assistiti dall’avvocato Cristina de Manno. Le responsabilità ipotizzate al momento riguardano i quattro ginecologi dell’ospedale San Paolo che avrebbero seguito la donna, una 39enne barese, dal 27 novembre al 1 dicembre.

Qui, dopo i primi tracciati e gli accertamenti clinici eseguiti sulla partoriente, la gravidanza sarebbe stata ritenuta a rischio e, per questo, la donna il 1 dicembre è stata trasferita al Policlinico, dove la 39enne ha partorito il giorno dopo e il 4 dicembre la neonata è morta. Le altre presunte responsabilità da accertare – stando agli avvisi di garanzia notificati dalla Procura – sono a carico del personale sanitario del Policlinico: due ginecologi, due anestesisti e una ostetrica, che hanno gestito la fase del parto.

Taranto, paziente psichiatrico si lancia dalle scale e muore dopo 13 ore d’attesa in ospedale: indagati due medici

Richiesta di rinvio a giudizio per due medici e due infermieri dell’ospedale Santissima Annunziata di Taranto nell’ambito dell’inchiesta aperta sul suicidio di un paziente psichiatrico di 57 ani, avvenuta all’interno del nosocomio di Taranto l’11 gennaio scorso.

L’uomo, dopo 13 ore d’attesa in Pronto Soccorso, si tolse la vita lanciandosi da una rampa di scale. Le accuse sono di omicidio colposo e responsabilità colposa per morte in ambito sanitario dopo una consulenza effettuata.

Il paziente, affetto da una schizofrenia paranoide, fu preso in consegna alle 18.55 del 10 gennaio con un codice di urgenza, “senza essere ricoverato nell’apposito reparto di psichiatria e senza fornirgli alcun tipo di assistenza e trattamento”, si legge nelle carte. Alle 7.57 dell’11 gennaio, decise di lanciarsi nel vuoto da un’altezza di 2 metri e mezzo morendo sul colpo. L’udienza preliminare è fissata per il 12 febbraio 2026.

Neonato muore in ospedale a Brindisi, cinque indagati: sono tre medici e due ostetriche

La Procura di Brindisi ha aperto un’inchiesta sul bimbo nato morto il 23 novembre scorso all’ospedale ‘Perrino’ ed ha iscritto nel registro degli indagati tre medici e due ostetriche.

Per i cinque l’accusa è di omicidio colposo e responsabilità colposa per morte o lesioni personali in ambito sanitario. Venerdì sarà eseguita l’autopsia dal medico legale Roberto Vaglio.

La madre del piccolo, una donna di 30 anni, era quasi alla 39esima settimana, e quella notte si trovava già nella struttura sanitaria in travaglio. Per monitorare questa fase è stata sottoposta, come da protocollo, ad una serie di tracciati.

Nei primi si avvertiva indistintamente il battito del feto e non sembravano esserci segnali preoccupanti. Poi poco prima del parto durante l’ultimo tracciato il battito è scomparso completamente. Il feto è stato poi fatto nascere ma era già privo di vita.

L’indagine della procura è stata aperta dopo l’esposto presentato dall’avvocato Antonella Palmisano, che assiste la coppia di genitori.

Bimbo di 3 mesi muore in culla: chiesta l’archiviazione per 10 infermieri e 14 medici del Di Venere

Si chiude con un nulla di fatto l’inchiesta aperta dalla Procura di Matera sulla morte di un bimbo di 3 mesi nato il 12 settembre 2024 nell’ospedale Di Venere durante un parto gemellare pretermine e deceduto in culla il 15 dicembre dopo essere stato dimesso dal reparto di terapia intensiva neonatale e di neonatologia dell’ospedale barese il 27 novembre.

Dopo averlo trovato privo di vita nella loro casa a Matera, i genitori si erano recati di corsa al Pronto Soccorso di Policoro dove è stato poi constatato il decesso.

In totale erano 36 gli indagati tra cui 25 medici e 11 infermieri. Tra questi 10 infermieri e 14 medici del Di Venere, gli altri indagati sono il pediatra del bambino (di Matera), i medici e soccorritori del 118 di Bernalda e quelli del Pronto Soccorso di Policoro.

Già dalla sua nascita gli furono diagnosticate diverse patologie (quella più grave la palatoschisi) e il personale sanitario del Di Venere aveva suggerito un successivo accesso all’ospedale romano Bambin Gesù di Roma. L’inchiesta è stata aperta dopo la denuncia dei genitori ma si è chiusa con una richiesta di archiviazione.

Aggressioni a medici e infermieri, protocollo tra Asl Bari e Prefettura: “Canale diretto con le Forze dell’Ordine”

Garantire maggiore sicurezza nei luoghi di lavoro, in particolare nei pronto soccorso, nei servizi di emergenza-urgenza e nelle strutture territoriali più esposte, favorendo la realizzazione di specifiche attività di monitoraggio del fenomeno, di informazione e di formazione rivolte al personale sanitario e agli operatori delle forze di polizia in materia di prevenzione, contenimento e gestione delle situazioni di conflitto.

Sono gli obiettivi del protocollo operativo sottoscritto oggi nella Prefettura di Bari per rafforzare la collaborazione istituzionale utile a tutelare gli operatori sanitari da aggressioni o atti di violenza. Erano presenti, fra gli altri, il prefetto Francesco Russo, il direttore generale della Asl Bari Luigi Fruscio, il direttore generale del Policlinico di Bari Antonio Sanguedolce e i vertici provinciali delle forze dell’ordine.

L’intesa prevede di attivare canali diretti di comunicazione tra le strutture sanitarie e le forze dell’ordine per segnalazioni tempestive, l’installazione e il potenziamento dei sistemi di videosorveglianza nelle strutture sanitarie, l’istituzione di tavoli permanenti, la formazione obbligatoria del personale sanitario sulla gestione delle situazioni di rischio, l’analisi periodica degli eventi e l’attivazione di audit interni per individuare cause e azioni correttive.

La Asl Bari si impegna, in particolare, ad attivare sistemi di videosorveglianza e teleallarme collegati a control room dedicate e favorire servizi di sicurezza complementare, mediante vigilanza privata nelle strutture ad alto rischio, ma anche con l’utilizzo di applicazioni mobili geolocalizzate da installare sugli smartphone e dispositivi per l’allerta immediata in caso di pericolo. Da parte sua, la Prefettura assicura il coordinamento del sistema convocando, quando necessario, il Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica per l’analisi delle criticità e la definizione di misure mirate.

Galatina, neonato muore un’ora dopo la nascita per asfissia: a processo l’ex primario di Ostetricia e due medici

Due medici e l’ex primario del reparto di Ostetricia e Ginecologia dell’ospedale “Santa Caterina Novella” di Galatina sono a processo per la morte di un neonato deceduto il 27 agosto 2020 un’ora dopo essere venuto al mondo.

Nell’udienza preliminare celebrata dinanzi al gup Angelo Zizzari nel Tribunale di Lecce è stato disposto il proscioglimento per due ostetriche. Secondo la tesi sostenuta dall’accusa, fondata su una consulenza tecnica, il neonato avrebbe inalato del liquido amniotico misto a meconio, provocando una ostruzione delle vie respiratorie che lo avrebbero portato al decesso.

Ai medici è contestato il ritardo nell’esecuzione del taglio cesareo, disposto solo dopo un’ora dopo l’accertamento della presenza del liquido amniotico con meconio.

In più non sarebbe stato rilevato il Ph fetale, parametro che avrebbe consentito di verificare in modo oggettivo le condizioni del neonato prima dell’intervento del neonatologo. Le indagini sono scattate dopo la denuncia presentata dai Carabinieri.