Rapina finita male, 40enne di Brindisi ucciso allo stadio San Nicola: caso risolto 25 anni dopo. Un arresto – VIDEO

I Carabinieri del Comando Provinciale di Bari hanno eseguito un’ordinanza applicativa di custodia cautelare in carcere, emessa dal Gip del Tribunale di Bari su richiesta della locale Direzione Distrettuale Antimafia, con la quale sono stati ritenuti sussistenti gravi indizi di colpevolezza a carico di uno indagato, accusato di omicidio in concorso, aggravato dai motivi abietti, dalle condizioni di minorata difesa e dal fine di eseguire una rapina a mano armata.

Le indagini, coordinate dalla Direzione Distrettuale Antimafia e sviluppate dal Nucleo Investigativo dei Carabinieri di Bari per mezzo di intercettazioni, servizi mirati di osservazione e accertamenti scientifici, nonché supportate dalle dichiarazioni di alcuni collaboratori di giustizia, hanno consentito di raccogliere gravi indizi di colpevolezza a carico dell’arrestato, peraltro pregiudicato per delitti contro la persona, e di ricostruire l’esatta dinamica dell’omicidio di un 40enne originario di Brindisi.

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Secondo l’impostazione accusatoria accolta dal Gip (fatte salve le valutazioni nelle fasi successive con il contributo della difesa), è emerso che i tre indagati, uno dei quali nel frattempo deceduto e un altro divenuto collaboratore di giustizia, seguendo un collaudato modus operandi, nella notte del 4 maggio 2002 avevano programmato una rapina a mano armata (utilizzando una pistola legalmente detenuta da uno di loro) ai danni di fruitori di prestazioni sessuali a pagamento frequentanti la zona dello stadio di San Nicola di Bari.

Nell’occasione, uno degli indagati indusse la vittima ad appartarsi in zona isolata e priva di illuminazione pubblica, favorendo così l’intervento dei due complici, i quali si avvicinarono al veicolo per commettere la rapina, venendo però visti dalla vittima che, nel tentativo di scendere dal mezzo per fuggire, venne colpita da almeno quattro colpi di arma da fuoco, esplosi dall’odierno arrestato con una pistola cal. 9×21 regolarmente detenuta dall’altro complice.

Dopo la letale azione di fuoco, gli indagati perquisirono l’autovettura della vittima spostando i capi di abbigliamento, poi spostarono il mezzo di alcune centinaia di metri per renderlo meno visibile ed abbandonarlo, lasciando però delle impronte digitali poi risultate decisive. Dopo circa venti giorni dall’omicidio, per cancellare eventuali tracce, gli indagati incendiarono l’auto utilizzata per la tentata rapina.

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Decisivi, al fine della completa ricostruzione della fase omicidiaria e dei gravi indizi di colpevolezza nei confronti degli indagati, i contributi forniti proprio da uno dei partecipanti all’azione delittuosa, divenuto successivamente collaboratore di giustizia, e le risultanze emerse dagli accertamenti scientifici dattiloscopici svolti sulle impronte digitali e palmari di uno degli indagati, rilevate sul veicolo della vittima.

È importante sottolineare che il procedimento si trova nella fase delle indagini preliminari e che, all’esecuzione della misura cautelare odierna, seguirà l’interrogatorio di garanzia e il confronto con la difesa degli indagati, la cui eventuale colpevolezza, in ordine ai reati contestati, dovrà essere accertata in sede di processo nel contraddittorio tra le parti.

Bari, stacca i dispositivi salvavita della madre malata per “volontà di Dio”: 48enne arrestato per tentato omicidio

Un professionista barese di 48 anni è stato arrestato e posto ai domiciliari dai Carabinieri, in esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare firmata dal gip Giuseppe Montemurro su richiesta della pm Isabella Ginefra, con l’accusa di tentato omicidio.

Secondo quanto ricostruito l’uomo avrebbe cercato di porre fine alle sofferenze della madre, gravemente malata, rimettendosi “alla volontà di Dio”. Per la giustizia italiana invece ha cercato di ucciderla.

La donna ora è ricoverata all’ospedale Di Venere in gravissime condizioni. Il 15 dicembre scorso l’uomo ha staccato gli ausili e le apparecchiature che tenevano in vita la madre. A scoprirlo un’infermiera che frequentava l’abitazione per prestare le cure domiciliari alla paziente.

L’operatrice ha allertato il 118 e i Carabinieri che hanno raccolto la sua testimonianza. Il 48enne, già in passato, è stato protagonista di comportamenti scorretti con diversi assistenti. La pm Ginefra ha chiesto l’applicazione del divieto di avvicinamento del figlio alla madre, ricoverata nel mentre in ospedale. L’uomo ha rifiutato il braccialetto elettronico ed è finito agli arresti domiciliari.

Interrogato dal gip lunedì, il 48enne ha fatto scena muta. Ai medici che per primi avevano soccorso la mamma aveva invece detto che aveva staccato i dispositivi per farla smettere di soffrire e che in tal modo sarebbe stata fatta la volontà di Dio.

Bari, droga trovata nel garage: arrestato pusher 20enne a San Girolamo. La “soffiata” alla Polizia su Youpol

Nei giorni scorsi, a Bari, la Polizia di Stato ha tratto in arresto un barese di 20 anni, con precedenti di polizia legati al mondo della droga, ritenuto responsabile del reato di detenzione di sostanze stupefacenti ai fini di spaccio.

Si rappresenta che si tratta di un provvedimento assunto nella fase delle indagini preliminari che necessita della successiva verifica processuale nel contraddittorio con la difesa.

L’arresto trae origine da una segnalazione giunta alla Questura di Bari, attraverso il canale comunicativo “Youpol”, con la quale veniva comunicata la presenza di un borsone contenente droga all’interno di un condominio sito nel quartiere “San Girolamo”. L’applicazione “Youpol”, come noto, consente ai cittadini di interagire direttamente con la centrale operativa della Questura, sotto forma di messaggi, al fine di segnalare, anche in forma anonima, eventi di rilievo e/o notizie di reato.

Acquisita l’informazione, personale della sezione “Anti-Droga” della Squadra Mobile di Bari ha posto in essere un servizio di osservazione nei pressi dello stabile, al fine di individuare il detentore del borsone e del suo contenuto. I poliziotti appostati hanno notato il 20enne, nel garage condominiale seminterrato, avvicinarsi al borsone all’interno del quale, a seguito di una perquisizione, è stata rinvenuta sostanza stupefacente del tipo hashish. I successivi controlli, estesi all’intera area, hanno consentito di rinvenire ulteriore sostanza stupefacente, sempre del tipo hashish, nascosta nella contro soffittatura del garage.

Complessivamente, la sostanza stupefacente sequestrata, che si presentava in parte sotto forma di panetti ed in parte in piccole dosi pronte per essere commercializzate, è risultata avere il peso di poco meno di un chilogrammo.

È importante sottolineare che il procedimento si trova nella fase delle indagini preliminari e che, a seguito dell’arresto, si avvierà il confronto con la difesa dell’indagato, la cui eventuale colpevolezza, in ordine ai reati contestati, dovrà essere accertata in sede di processo, nel contraddittorio tra le parti.

Pistola, proiettili e documenti falsi in casa. Arrestato latitante albanese a Fasano: era ricercato dal 2022

I finanzieri del GICO del Nucleo Polizia Economico-Finanziaria di Lecce hanno arrestato a Fasano un cittadino albanese, latitante internazionale, destinatario di un mandato di cattura emesso il 10 marzo 2022 dal Tribunale Penale di Lushnja.

Doveva scontare due anni di reclusione per possesso illegale di armi ed esplosivi, reato commesso nel 2015 all’interno di un bar in Albania. Alla vista dei militari, il latitante è stato fermato e gli è stato notificato il provvedimento di arresto provvisorio ai fini estradizionali.

Durante una perquisizione domiciliare, è stata trovata una pistola calibro 7,65 con matricola abrasa e quattro proiettili nel caricatore, oltre a documenti falsi che gli consentivano di coprire la latitanza.

Per detenzione abusiva di armi e munizioni sul territorio nazionale, l’uomo è stato segnalato alla Procura della Repubblica di Brindisi e condotto nel carcere locale in attesa di giudizio. Sono in corso accertamenti sulla responsabilità di una connazionale che gli ha offerto ospitalità.

Ai domiciliari trovato con droga e materiale esplosivo in casa: arrestato 27enne di Ginosa

Un 27enne di Ginosa, già sottoposto agli arresti domiciliari, è stato arrestato dai carabinieri di Castellaneta con l’accusa di detenzione illecita di sostanze stupefacenti e di materiale esplosivo.

Nel corso di una perquisizione domiciliare, i militari hanno rinvenuto circa 600 grammi di droga tra cocaina, hascisc e marijuana, oltre a materiale per il confezionamento delle dosi, elemento che fa ipotizzare un’attività di spaccio organizzata.

Sequestrata anche una somma di denaro contante, ritenuta provento dell’attività illecita. All’interno dell’abitazione sono stati inoltre trovati 179 manufatti esplosivi di genere vietato, contenenti complessivamente oltre 6 chilogrammi di polvere pirotecnica.

Il materiale, potenzialmente pericoloso per l’incolumità pubblica, è stato messo in sicurezza e affidato agli artificieri del nucleo investigativo del comando provinciale di Taranto, che provvederanno alle operazioni di campionatura e distruzione.

Arrestato a Bari dopo 26 anni di latitanza, viene scarcerato dopo 3 mesi: “Mancano documenti per l’estradizione”

Per mancanza di documenti a supporto della richiesta di estradizione, è stato scarcerato, dopo poco più di tre mesi trascorsi in carcere, il 60enne svizzero Daniel Earl Ricardo Connor, arrestato il 10 ottobre scorso dalla Guardia di finanza su mandato d’arresto internazionale, emesso nel 1999.

L’uomo, ricercato da 26 anni per una presunta frode su titoli finanziari per oltre venti milioni di dollari commessa a New York, fu trovato a bordo di un catamarano al largo di Bari. Il 60enne è tornato in libertà su decisione della Corte di Cassazione.

Stando al mandato di arresto, l’uomo è accusato di associazione per delinquere finalizzata alla frode su titoli finanziari e riciclaggio dei proventi illecitamente acquisiti. Avrebbe svolto – secondo i magistrati di New York – un ruolo chiave agendo come prestanome offshore in transazioni su titoli per i dirigenti di una società di intermediazione mobiliare e riciclando i proventi di frodi sui titoli. Avrebbe così riciclato 20 milioni di dollari partecipando a numerose manipolazioni azionarie proponendosi come banchiere e consulente attraverso il suo studio ‘Connor &Associates a Ginevra.

Subito dopo l’arresto, era stata avviata la procedura di estradizione verso gli Stati Uniti: la Corte di Appello ha fissato l’udienza e il ministro della Giustizia ha comunicato alle autorità americane l’avvenuta carcerazione. A quel punto sono scattati i 45 giorni di tempo per il deposito dei documenti. Decorsi i termini, dagli Usa sarebbe pervenuta solo una nota diplomatica.

La difesa del 60enne, gli avvocati Francesco Maria Colonna e Eziana De Nora, a fine novembre ha chiesto la scarcerazione per documentazione incompleta. I giudici baresi hanno respinto la richiesta, così i legali si sono rivolti alla Cassazione, che ieri ha annullato senza rinvio il provvedimento di rigetto della Corte d’Appello. L’indagato ha lasciato ieri sera il carcere di Bari. Il 27 gennaio è fissata in Corte d’appello l’udienza per decidere sull’estradizione

Con l’auto si ribalta, sorpreso con 9 chili di droga in casa dopo incidente: arrestato 37enne a Triggiano

Lo scorso 9 gennaio, i Carabinieri del Nucleo Operativo e Radiomobile di Triggiano hanno arrestato un 37enne originario di Triggiano ritenuto responsabile (fatte salve le valutazioni successive con il contributo della difesa) del reato di detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti, in quanto trovato in possesso di circa 9 chilogrammi di sostanza stupefacente, già confezionata in pacchetti, del tipo di quelli utilizzati per i chewing gum,.

L’operazione è scaturita a seguito di un incidente stradale avvenuto durante la notte del 9 gennaio, che ha visto coinvolto il 37enne il quale, in maniera autonoma, perdeva il controllo del suo veicolo che si ribaltava.

Nel corso di successivi approfondimenti, i militari della Compagnia di Triggiano hanno infatti deciso di estendere i controlli presso un appartamento di sua proprietà a Triggiano, adibito a vero e proprio deposito rinvenendo sotto alcune buste della spazzatura l’ingente quantitativo di stupefacente.

Al termine delle operazioni di rito l’uomo è stato associato alla casa circondariale di Bari, a disposizione dell’Autorità Giudiziaria competente.

È importante sottolineare che il procedimento si trova nella fase delle indagini preliminari e che l’eventuale colpevolezza, in ordine ai reati contestati, dovrà essere accertata in sede di processo nel contraddittorio tra le parti.

Bitonto, tenta di investire tre poliziotti durante la fuga dal garage: arrestato 32enne pregiudicato – VIDEO

Nel corso della mattinata del 16 gennaio, la Polizia di Stato ha eseguito un’ordinanza di applicazione di misura cautelare in carcere, emessa dal G.I.P. presso il Tribunale di Bari, su richiesta della locale Procura della Repubblica, nei confronti di un pregiudicato bitontino di 32 anni, con precedenti per reati predatori, riciclaggio, lesioni personali, resistenza a pubblico ufficiale e violazioni alle prescrizioni in materia di misure di prevenzione, ritenuto responsabile di tentato omicidio aggravato e resistenza a pubblico ufficiale, nei confronti di tre poliziotti.

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Si rappresenta che si tratta di un provvedimento assunto nella fase delle indagini preliminari, che necessitano della successiva verifica processuale nel contraddittorio con la difesa.

L’arresto in questione trae origine da quanto accaduto la sera del 28 aprile 2025, allorquando all’interno di un garage, a Bitonto, personale della Squadra Mobile della Questura di Bari – Sezione dedita al contrasto dei reati contro il patrimonio, ha svolto un servizio di osservazione finalizzato a contrastare le azioni predatorie di un sodalizio criminale dedito alla commissione di furti di autovetture di grossa cilindrata che poi venivano cannibalizzate; tra i membri, l’arrestato.

Nel corso del servizio, gli agenti hanno notato che l’indagato, dopo essersi posto alla guida di una autovettura “Volkswagen Golf” parcheggiata all’interno del garage, stava per lasciare l’autorimessa. A quel punto, gli operatori hanno deciso di intervenire per bloccare il veicolo prima che potesse allontanarsi, posizionandosi davanti all’autovettura.

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Tuttavia, il trentaduenne ha cercato di guadagnare la fuga dapprima inserendo la retromarcia e, successivamente, incurante della presenza degli agenti, si è diretto verso uno degli operatori che riusciva a evitare l’impatto, gettandosi di lato. Dopo aver urtato contro due grandi vasi in cemento, mandandoli in frantumi, colpito di striscio un’autovettura di servizio ed aver tentato di investire altri due poliziotti, ha accelerato bruscamente divellendo il cancello d’ingresso per fuggire.

È importante sottolineare che il procedimento si trova nella fase delle indagini preliminari e che, all’esecuzione della misura cautelare, seguirà l’interrogatorio di garanzia e il confronto con la difesa dell’indagato, la cui eventuale colpevolezza, in ordine ai reati contestati, dovrà essere accertata in sede di processo, nel contraddittorio tra le parti.

Bari, Lacarpia ucciso in carcere dopo aver ammazzato la moglie: arrestato un 45enne. Era il suo compagno di cella

Questa mattina, la Polizia di Stato su richiesta di questa Procura della Repubblica ha eseguito un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal Giudice per le Indagini Preliminari presso il Tribunale di Bari, nei confronti di due soggetti, un 24enne e un 45enne baresi, ritenuti entrambi autori di un tentato omicidio mentre solo il secondo di un omicidio, commessi nel carcere di Bari a ottobre del 2024.

Si premette che si tratta di provvedimenti assunti nella fase delle indagini preliminari, che necessitano della successiva verifica processuale nel contraddittorio con la difesa.

In particolare, nella tarda serata del 19 ottobre 2024, gli agenti della Polizia Penitenziaria intervenivano in una cella della Casa Circondariale di Bari, per un tentativo di impiccamento da parte di un detenuto 28enne, di origine salentina, rinvenendolo nel bagno della cella che condivideva con altre persone.

Dopodiché, il 22 ottobre, nella stessa cella, si verificava il decesso, per riferito impiccamento, del detenuto Giuseppe LACARPIA. Le successive indagini svolte da personale della Squadra Mobile coordinate da questa Procura hanno consentito di ricostruire l’esatta dinamica dei fatti facendo emergere che, in realtà, i due eventi non erano atti di autolesionismo, ma si trattava di azioni compiute dai due indagati, al tempo compagni di cella delle vittime.

Per il 24enne presunto autore del tentato omicidio e attualmente detenuto per altra causa, il G.I.P. di Bari ha disposto la misura cautelare degli arresti domiciliari. Per il 45enne complice del tentato omicidio e responsabile dell’omicidio di Giuseppe LACARPIA, anch’egli attualmente detenuto per altra causa, è stata disposta la custodia cautelare in carcere.

Lacarpia, 65enne di Gravina di Puglia, finì in carcere il 6 ottobre del 2024 con l’accusa di omicidio premeditato, aggravato dalla crudeltà: prima avrebbe tentato di dare fuoco alla moglie mentre la donna si trovava in macchina, poi l’avrebbe uccisa a mani nude.

È importante sottolineare che il procedimento si trova nella fase delle indagini preliminari e che, all’esecuzione della misura cautelare odierna, seguirà l’interrogatorio di garanzia e il confronto con la difesa dell’indagato, la cui eventuale colpevolezza, in ordine ai reati contestati, dovrà essere accertata in sede di processo, nel contraddittorio tra le parti.

Molfetta, la Corte di Cassazione annulla senza rinvio l’arresto dell’ex sindaco Minervini: accolto il ricorso della difesa

La Corte di Cassazione ha annullato, senza rinvio, i provvedimenti cautelari nei confronti dell’ex sindaco di Molfetta, nel Barese, Tommaso Minervini, accusato della concessione di appalti in cambio di voti al Comune di Molfetta.

In particolare, la Cassazione ha accolto il ricorso della difesa di Minervini, l’avvocato Mario Malcangi, annullando sia l’ordinanza cautelare genetica del gip di Trani del 6 giugno 2025, che aveva disposto gli arresti domiciliari, sia il provvedimento del Riesame di venti giorni dopo che aveva stabilito il divieto di dimora presso i locali di Palazzo di città.