Bari, insegue ragazza per strada e la colpisce a martellate dopo lite stradale: 61enne solo denunciato

Nel pomeriggio del 18 febbraio, i Carabinieri della Stazione di Bari Carrassi hanno deferito in stato di libertà il 61enne barese, ritenuto responsabile (fatte salve le valutazioni successive con il contributo della difesa) di aver aggredito una ragazza 24enne a seguito di un litigio per questioni di viabilità in viale Unità d’Italia.

In particolare, è stato ricostruito, a seguito anche della denuncia presentata dalla giovane, che l’uomo l’ha colpito con un un martello dopo averla inseguita. La vittima è stata poi soccorsa da personale del 118 e trasportata presso il Policlinico, per le cure del caso.

Sul posto è intervenuta immediatamente la Polizia di Stato, che provvedeva ad identificare le parti, mentre la successiva denuncia è stata presentata presso la citata Stazione dei Carabinieri, che completava la ricostruzione dell’accaduto.

 

Traffico internazionale di rifiuti tra Puglia, Bulgaria e Grecia: 6 arresti. Blitz a Bari, Lecce e Brindisi

Sei persone, tra autisti, organizzatori dei trasporti, intermediari e gestori formali e di fatto delle società responsabili, sono state arrestate dai carabinieri del Noe di Lecce per traffico illecito di rifiuti tra Italia Grecia e Bulgaria.

I sei arrestati (quattro in carcere e due ai domiciliari) sono accusati di associazione a delinquere finalizzata al traffico illecito di rifiuti con l’aggravante della transnazionalità, spedizione e gestione illecita di rifiuti.

In totale sono 14 gli indagati. Le indagini, coordinate dalla Direzione distrettuale antimafia di Lecce e iniziate nel gennaio 2024, hanno portato anche al sequestro di due società, 44 mezzi e 300mila come presunto valore del profitto derivante dall’attività illecita, in cui è coinvolta la società Bri.Ecologica.

Secondo l’accusa, le attività illecite di smaltimento riguardavano rifiuti speciali non pericolosi – in prevalenza scarti provenienti dal trattamento dei rifiuti speciali/industriali, rifiuti tessili e frazione indifferenziata di Rsu – provenienti da un impianto della provincia di Brindisi.

L’azienda coinvolta, avvalendosi di società di intermediazione del settore, per risparmiare sui costi di smaltimento non avrebbe attivato le corrette procedure di gestione dei rifiuti, prescritte dalla legge, trasportando e smaltendo migliaia di tonnellate in aziende con sede in Bulgaria e Grecia.

Ai rifiuti sarebbe stato attribuito un falso codice Cer che certificava il trasporto di plastica e gomma “recuperabili”, anziché la reale natura dei rifiuti (calcinacci, legno, pannelli coibentati, guaine, indumenti ed altri materiali tessili), che sarebbero stati poi abbandonati, in parte anche sui terreni agricoli. I mezzi provenienti dalla società Bri Ecologica s.r.l., hanno accertato gli investigatori grazie a intercettazioni, video riprese e pedinamenti, venivano imbarcati dal porto di Brindisi, con la compiacenza di spedizionieri, con destinazione Grecia e Bulgaria. Giunti nei due Paesi, i rifiuti sarebbero stati stoccati e abbandonati all’interno di capannoni industriali dismessi.

Bari, 77enne investita da monopattino in via Crispi. Fermato il pirata della strada: è un 27enne straniero

È stato identificato e rintracciato il conducente del monopattino che mercoledì pomeriggio aveva investito una donna di 77 anni in via Francesco Crispi a Bari. Per la signora investita una prognosi per gravi lesioni, ma con la previsione di una lunga terapia riabilitativa.

L’indagine della Polizia Locale per la ricostruzione della dinamica e l’individuazione del soggetto alla guida del monopattino che dopo l’impatto con la vittima era perfino caduto anche lui sulla carreggiata, ma rialzatosi si era dileguato, è stata consequenziale, puntuale e immediata.

Grazie alle testimonianze raccolte sul posto, le immagini delle telecamere della videosorveglianza di zona, gli Operatori della Locale, erano già riusciti poco dopo a recuperare il monopattino coinvolto nel sinistro e alcune precise indicazioni sul probabile conducente che ieri stesso è stato rintracciato e sottoposto a fermo di polizia per l’identificazione e la contestazione delle ipotesi di reato configurabili.

L’uomo, un 27enne straniero, con permesso di soggiorno in attesa di rinnovo, con precedenti penali, ha ammesso fatti e circostanze; l’ipotesi di reato è la fuga ed omissione di soccorso dopo l’incidente stradale verificatosi, oltre alla denuncia per lesioni ove la donna investita intenda sporgere querela per i danni fisici subiti.

 

Monopattini selvaggi a Bari, i consiglieri Carrieri e Sisto: “Servizio di sharing in proroga va sospeso subito”

“Servizio da troppo tempo in proroga che va sospeso immediatamente”. È questa la richiesta che i consiglieri comunali Carrieri e Sisto tornano a rivolgere al Sindaco di Bari dopo gli ultimi gravi episodi accaduti in Città. In particolare dopo l’investimento di un’anziana signora da parte di uno sconosciuto alla guida di un monopattino marciante controsenso.

“Noi – dichiarano – abbiamo depositato da tempo una risoluzione urgente per far sospendere subito il servizio sharing monopattini, scaduto da mesi e in proroga immotivata. Ciò in quanto quel servizio non ha praticamente regolamentazione. Il consiglio ha respinto la nostra risoluzione e gli Uffici Comunali hanno proseguito nel rilascio di indebite proroghe”.

“Oggi, gli ennesimi episodi che hanno coinvolto questi monopattini e gravemente danneggiato alcuni Cittadini, sono evidentemente anche imputabili a chi consente un uso deregolamentato; non controlla questi mezzi di trasporto; dispone proroghe di autorizzazioni del tutto immotivate – aggiungono -. Torneremo quindi a chiedere al consiglio comunale di esprimersi in tema. E nel frattempo torniamo a sollecitare il Sindaco chiedendo l’immediata sospensione del servizio sharing monopattini, in attesa del nuovo bando e delle nuove autorizzazioni che dovranno garantire innanzitutto l’incolumità e la sicurezza sia degli utenti (caschi, assicurazione, targhe identificative); sia dei pedoni troppo spesso impediti a circolare per la sosta selvaggia sui marciapiedi di questi mezzi”.

“Mezzi che registriamo sono ormai in gran parte utilizzati da appartenenti a cd.baby gang, proprio in ragione della impossibilità di identificazione degli stessi e delle gravi carenze di controlli da parte della Ripartizione della Polizia Locale, alla quale -in più occasioni- abbiamo inutilmente chiesto la stretta osservanza delle novità introdotte dal codice della strada”, concludono i due consiglieri.

Bari, 70 nuovi stalli per i taxi nell’aeroporto dopo l’aumento di licenze. Spostata la fermata dei bus Amtab

L’assessorato allo Sviluppo locale rende noto che sono stati completati gli interventi di rifacimento della segnaletica orizzontale e verticale, per la realizzazione di 70 nuovi stalli destinati al servizio taxi all’interno dell’aerostazione di Bari.

Su richiesta dell’amministrazione comunale e delle organizzazioni di rappresentanza dei tassisti, infatti, Aeroporti di Puglia ha aumentato lo spazio dedicato ai taxi, visto anche l’incremento del numero delle licenze rilasciate negli ultimi mesi dal settore Polizia annonaria, Ecologia e Attività produttive del Comune di Bari, a esito del concorso straordinario.

Aeroporti di Puglia, con il consueto spirito di collaborazione, ha dunque provveduto ad estendere gli stalli per la sosta dei taxi, anche in prospettiva del potenziamento ulteriore del servizio. Contestualmente, è stata spostata la fermata dei bus Amtab in altra postazione all’interno dell’aerostazione.

Bari, video dell’incidente mortale diventa virale su WhatsApp. Tre vigili a processo: chieste due assoluzioni

Un tir travolge e uccide un ciclista in via Napoli nel 2018, il video dell’incidente mortale viene ripreso dalle telecamere di videosorveglianza di una stazione di servizio e diventa virale nelle chat e nei gruppi di Whatsapp.

Chi è il responsabile? Sul caso è stato aperto un processo. Tre vigili, di turno quando si è verificato l’incidente, sono stati accusati di violazione del segreto istruttorio dopo la diffusione del filmato ripreso dal computer della Polizia Municipale.

La Procura di Bari ha chiesto una condanna e due assoluzioni nell’ambito del processo. La sentenza è prevista il 12 marzo.

Schianto sulla ss96 a Modugno: morti i giovanissimi Michele, Elisa e Sara. Il 32enne Caputi condannato a 12 anni

Il Tribunale di Bari ha condannato a 12 anni Gaetano Caputi, il 32enne che era alla guida della Mini One che la sera sera dell’11 dicembre 2022, ha causato alle porte di Bari un incidente stradale nel quale morirono tre giovani tra i 19 e i 25 anni.

L’auto viaggiava ad una velocità di 120 chilometri all’ora sulla statale 96, all’altezza di Modugno (Bari), quando si scontrò con un bus turistico. Nell’impatto morirono i tre amici dell’imputato che erano a bordo: Sara Grimaldi di 19 anni, Michele Traetta di 21 e Elisa Buonsante di 25, e un quarto passeggero rimase ferito.

Il 32enne risponde di omicidio stradale pluriaggravato e lesioni personali stradali. Stando alla ricostruzione fatta dagli investigatori, coordinati dal pm Manfredi Dini Ciacci, il conducente della Mini viaggiava ad una velocità molto oltre i limiti imposti su quel tratto di strada, di 50 km/h, e avrebbe colpito l’angolo anteriore sinistro del bus, tentando di superarlo sulla corsia di sorpasso, dopo aver zigzagato tra le altre macchine che avevano rallentato per permettere all’autobus di immettersi nella corsia.

Dopo il violento impatto, la vettura con a bordo le vittime si sarebbe ribaltata più volte finendo la propria corsa schiantandosi contro un muro di cemento armato. Traetta perse la vita sul colpo, le due ragazze morirono in ospedale.

La Procura aveva chiesto la condanna a 11 anni di reclusione per le diverse aggravanti contestate, a partire dall’eccesso di velocità e dal numero delle vittime. La difesa dell’imputato, l’avvocato Simona Cuomo, ha insistito per il concorso di colpa del bus.

Xylella in Puglia, archiviata inchiesta sull’ex responsabile del Cnr di Bari: “Nessuna responsabilità sulla diffusione”

Il Tribunale di Bari ha archiviato il procedimento a carico di Donato Boscia, l’ex direttore dell’Istituto di protezione sostenibile delle piante del Cnr di Bari, accusato di aver contribuito alla diffusione della Xylella, il batterio killer che in Puglia ha distrutto negli ultimi anni milioni di ulivi.

Il giudice ha respinto l’opposizione alla richiesta di archiviazione presentata da alcuni docenti universitari e professionisti nei settori scientifici della geografia, medicina e scienze agrarie.

“L’indagato ha agito in linea con le prescrizioni normative imposte dal diritto eurounitario e dalla normativa nazionale di recepimento”, si legge nelle carte. Gli esposti erano stati presentati tra il 2018 e il 2022 anche da associazioni di categoria, comitati, proprietari di fondi agricoli che hanno sostenuto la tesi della  “propagazione del batterio nel territorio pugliese innescata, favorita e incoraggiata da ritardi ed omissioni commessi da parte delle autorità amministrative preposte a contrastare la diffusione di agenti patogeni idonei a compromettere l’ecosistema della Regione Puglia”

Il gip ha però escluso la configurabilità del reato di disastro ambientale, visto che “non vi è prova che la diffusione del batterio ‘Xylella fastidiosà fosse causalmente imputabile alle strategie di contenimento adottate sul piano amministrativo”.

“Dopo oltre un decennio di polemiche, negazioni, sospetti e mistificazioni, questa archiviazione, puntualmente motivata dal giudice, costituisce a tutti gli effetti il riconoscimento del mio corretto operato. Resta il rammarico di aver subìto per lungo tempo una contrapposizione pretestuosa, a volte anche verbalmente violenta, che ha provato ad insinuare persino dubbi sul rigore scientifico dei tanti ricercatori che hanno dedicato anni di studi finalizzati alla risoluzione dell’emergenza Xylella”. Questo il commento di Donato Boscia.

Augurio di morte sui social, l’influencer Pengwin smaschera studente e tagga l’Uniba: “Prendete provvedimenti”

Un commento minaccioso, la richiesta di un intervento disciplinare all’Università e, infine, le scuse private. Questo è il riassunto della vicenda social che ha coinvolto uno studente di Medicina dell’Università degli Studi di Bari “Aldo Moro” e l’influencer Il Pengwin, tra i più conosciuti nel mondo delle scommesse sportivi e delle analisi di calcio.

Tramite un messaggio pubblicato online, il giovane universitario avrebbe augurato la morte al content creator. Così il destinatario della minaccia ha deciso di condividere pubblicamente il commento attraverso le proprie storie Instagram, taggando la pagina ufficiale dell’ateneo barese e sollecitando un intervento formale.

“Pretendo che l’Università di Bari prenda provvedimenti: una persona che augura la morte a qualcuno senza nemmeno conoscerlo non può pensare di diventare medico, per quanto possa studiare”, ha dichiarato Il Pengwin.

Nel giro di poche ore, tuttavia, la situazione si è evoluta. Sempre tramite i social, l’influencer ha spiegato che lo studente lo ha contattato in privato per scusarsi. “Ho percepito sincerità nelle sue parole e, non essendo una persona vendicativa, ho deciso di eliminare le storie in cui mostravo il suo commento”, ha raccontato.

Nessun ripensamento, però, sul principio. In un nuovo messaggio, Il Pengwin ha ribadito la propria posizione: “Se leggerò ancora commenti in cui mi si augura la morte, insulti gravi o offese xenofobe legate alle mie origini polacche, reagirò nello stesso modo, senza fare passi indietro. È finito il silenzio: questa sarà la mia legittima difesa digitale”.

Bari, gli affari del clan Parisi-Palermiti di Japigia con la mafia albanese: chiesto il processo per 26 persone

Si aprirà il prossimo 23 marzo l’udienza preliminare relativa all’operazione «Ura», la vasta indagine della Direzione investigativa antimafia che ha portato alla luce i legami tra la criminalità organizzata albanese e i clan baresi di Japigia. Al centro dell’inchiesta un articolato traffico internazionale di stupefacenti.

Le investigazioni hanno ricostruito un imponente flusso di eroina e cocaina, attivo dal 2016, lungo un asse che collegava i Balcani, il Nord Europa, il Sud America e la Puglia. Secondo gli inquirenti, sarebbe stata accertata una convergenza di interessi tra un’organizzazione con base in Albania, incaricata della gestione e distribuzione transnazionale della droga, e i clan Parisi-Palermiti operanti a Bari.

Ai gruppi di Japigia sarebbe spettata la fase di lavorazione e confezionamento dello stupefacente, successivamente ceduto all’ingrosso ad altre organizzazioni attive nelle province di Bari, Brindisi e Lecce. L’eroina proveniva dalla Turchia, mentre la cocaina arrivava dall’America Latina.

Sono ventisei gli imputati che compariranno davanti al giudice dell’udienza preliminare Antonella Cafagna. Le accuse contestate comprendono traffico internazionale di ingenti quantitativi di droga, riciclaggio e abuso d’ufficio.

Durante le indagini, la Dia ha documentato numerosi rifornimenti di stupefacente giunti a Bari dall’Albania e dal Nord Europa, per un totale di circa 255 chilogrammi tra eroina e cocaina pure, trasportati attraverso corrieri internazionali. Parallelamente, sarebbe stato individuato un costante flusso di denaro contante dalla Puglia verso l’Albania, quale pagamento delle forniture, movimentato tramite autisti di autobus di linea internazionale. Le somme trasferite, pari complessivamente a 4,5 milioni di euro, hanno consentito alle autorità albanesi di contestare l’ipotesi di riciclaggio.

Gli investigatori hanno inoltre ricostruito consegne di denaro avvenute a Bari per importi superiori al mezzo milione di euro, nonché il trasferimento di oltre 500 mila dollari dall’Albania all’America Latina come anticipo per l’acquisto di 500 chili di cocaina spediti da Guayaquil, in Ecuador. Nell’ambito dell’inchiesta sono emersi anche episodi di presunto abuso d’ufficio in territorio albanese.

Tra gli imputati figura Massimiliano Fiore, indicato dagli investigatori come uno dei principali intermediari tra i narcotrafficanti albanesi e il clan Palermiti. Nonostante un precedente per truffa e falso risalente a circa dieci anni fa, secondo la Dia Fiore sarebbe stato pienamente inserito nelle dinamiche criminali del quartiere Madonnella, svolgendo un ruolo di collegamento con gli acquirenti delle partite di droga provenienti dall’Albania. Sarebbe stato inoltre in contatto con Adi Coba, 33 anni, soprannominato «la bestia», ed Erigels Presi, 36 anni, detto «Enrico», ritenuti referenti albanesi dei gruppi smantellati, oltre che con il capo clan di Japigia Eugenio Palermiti.

Il nome dell’operazione, «Ura» — che in albanese significa “ponte” — richiamerebbe proprio questo presunto ruolo di collegamento. A Fiore sarebbe riconducibile anche una villa a Torre a Mare, sequestrata lo scorso ottobre, dove sono stati rinvenuti materiali ritenuti compatibili con il confezionamento di droga: un robot da cucina, buste in cellophane, un bilancino di precisione, nastro adesivo e piastre in acciaio.

L’udienza preliminare prenderà il via il 23 marzo. Il giudice avrà circa due mesi per decidere su un eventuale rinvio a giudizio, mentre la misura cautelare attualmente in corso scadrà a maggio.