Truffa eco casette, Caputi sfrattato ad Antonio: “Monetizzi i video è estorsione. Andrai in galera”

Questa volta Caputi lo sfrattato si è superato, confermando di vivere in un pianeta tutto suo, in un faccia a faccia inatteso rispetto alle precedenti volte. Durante la consegna delle chiavi del locale, ci ha accusato di estorsione a causa dei video pubblicati e monetizzati, profetizzando condanne e carcere. E vi sveliamo tutti gli aggiornamenti sull’inchiesta della truffa delle eco casette.

Estorsione, rapina e aggressione in un’azienda. Bloccati dai Carabinieri durante la fuga: 3 arresti a Mottola

I carabinieri di Mottola hanno arrestato e posto ai domiciliari tre uomini di 40, 41 e 44 anni con l’accusa di rapina aggravata in concorso. I tre, secondo quanto ricostruito dalle indagini, avrebbero raggiunto a bordo di un’auto un’azienda e, dopo essersi avvicinati al titolare, gli avrebbero chiesto la somma di 500 euro, minacciandolo di gravi conseguenze qualora non avesse ottemperato alla richiesta, facendo anche riferimento all’uso di armi.

Anche il figlio dell’imprenditore poi sarebbe stato intimidito e aggredito fisicamente. Fingendo un malore, quest’ultimo sarebbe riuscito a contattare un parente che ha chiamato il 112.

I tre si sarebbero poi impossessati di una cassa contenente numerosi utensili da lavoro all’interno del capannone dell’azienda, tentando poi la fuga. Sul posto però sono intervenuti i Carabinieri che hanno intercettato e bloccato i tre. La refurtiva è stata restituita al legittimo proprietario.

Alloggi di fortuna, stipendi trattenuti per vitto e alloggio: arrestata coppia di coniugi nel Foggiano per estorsione

Trattenevano parte dello stipendio di alcuni braccianti agricoli ai quali chiedevano anche il pagamento delle spese di vitto, alloggio e trasporto per ospitarli in un alloggio in condizioni igienico-sanitarie precarie.

Per questo due coniugi dell’est Europa sono stati arrestati in flagranza dalla guardia di finanza a Stornarella, in provincia di Foggia. I militari li hanno colti mentre intascavano 100 euro come acconto di una somma più consistente richiesta come presunto rimborso di spese.

Le indagini, coordinate dalla Procura, sono scaturite dalla denuncia presentata alcuni mesi fa da una vittima che segnalava prelievi ingiustificati sullo stipendio versato dal datore di lavoro tramite i due coniugi e versamenti mensili a titolo di rimborso per vitto, alloggio e trasporto.

In base a quanto emerso dalle indagini, il datore di lavoro avrebbe versato una parte dello stipendio direttamente al lavoratore, mentre una seconda parte sarebbe transitata su una carta nelle disponibilità dei coniugi che, di fatto, trattenevano una percentuale. Le richieste, nel tempo – evidenzia la guardia di finanza – si erano fatte sempre più pressanti e spesso erano accompagnate da episodi di violenza fisica.

I successivi approfondimenti hanno evidenziato che i due disponevano di un immobile adibito ad alloggio di fortuna, in condizioni igienico-sanitarie precarie, dove venivano ospitati diversi lavoratori impiegati nelle campagne locali.

“L’intervento della Guardia di finanza – si legge in una nota – oltre a liberare la vittima dalla pressione estorsiva, ha consentito la regolarizzazione dei pagamenti, il recupero delle retribuzioni non percepite, e ha portato allo sgombero dell’immobile, privo dei requisiti di salubrità e abitabilità”.

Estorsioni, droga e armi: arrestati 13 presunti affiliati Scu nel Brindisino. Sono 34 gli indagati totali

Con le accuse a vario titolo di associazione di stampo mafioso, concorso esterno in associazione mafiosa, truffa ai danni dello Stato, usura, estorsione, lesioni personali, detenzione e porto di armi da sparo, associazione a delinquere finalizzata al traffico di stupefacente, i carabinieri di Brindisi hanno eseguito tredici ordinanze di custodia cautelare in carcere.

Nell’inchiesta della Direzione distrettuale antimafia di Lecce gli indagati sono complessivamente 34. Le indagini, condotte tra il giugno 2020 e 2022, sono state avviate dopo il ritorno in libertà di un elemento di spicco della Sacra Corona Unita, ed in particolare del clan Pasimeni-Vitale-Vicientino.

L’attività del nucleo investigativo ha permesso di tracciare la catena di comando dell’associazione che operava in alcuni comuni della provincia di Brindisi, dimostrando come il presunto capo avrebbe impartito direttive dal carcere, tramite il nipote, ad un suo uomo di fiducia sul territorio.

Secondo quanto accertato dai militari, il presunto sodalizio criminale avrebbe ideato e promosso un sistema di estorsioni per garantire il mantenimento in carcere del capo e degli affiliati.

Gli inquirenti ipotizzano anche un rapporto con i capi di gruppi che operavano all’interno della frangia dei mesagnesi esponenti della Scu su altri territori, “concordando”, si legge in una nota, “strategie per la gestione di interessi illeciti comuni”.

Tra le altre attività illecite – secondo l’accusa – traffico di sostanze stupefacenti, usura e riciclaggio di soldi attraverso la gestione illecita di una rete di giochi e scommesse online su canali non autorizzati. Contestualmente agli arresti, è stato eseguito il sequestro preventivo di un immobile e di un’attività commerciale (valore 600mila euro) ritenuti base operativa e logistica della presunta organizzazione legata alla Scu.

I NOMI

Daniele Vicentino (52 anni di Mesagne), Tobia Parisi (44 anni di Mesagne), Francesco Sisto (52 anni, di Brindisi), Americo Pasimeni (55 anni di Mesagne), Alessio Curto (25 anni di Mesagne). Antonio Tarantino (41 anni di Mesagne), Matteo Primiceri (30 anni di Mesagne), Stefano Iacolare (38 anni di Brindisi), Antonio Bruno (35 anni di Torre Santa Susanna), Giuliano Notaro (35 anni di Squinzano), Antonio Romano (27 anni, di Mesagne), Annalisa Gravina (37 anni di Mesagne), Francesco Girardo (32 anni di Mesagne) e Marco Ruggio (44 anni di Squinzano). A riportarlo è La Gazzetta del Mezzogiorno.

Armi, estorsione e droga. Blitz all’alba al San Paolo: arresti nel clan Strisciuglio

I Carabinieri della compagnia Bari San Paolo hanno condotto questa mattina una operazione antimafia, coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Bari, a carico di presunti componenti del gruppo criminale Strisciuglio.

Secondo quanto si è appreso, sono una decina le persone coinvolte. Gli indagati sono accusati, a vario titolo, di associazione per delinquere di tipo mafioso, associazione per delinquere finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti, spaccio e detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti, estorsione e tentata estorsione aggravate, porto e detenzione di armi da sparo clandestine e da guerra, ricettazione, lesioni personali aggravate, accensioni ed esplosioni pericolose, reati aggravati dal metodo e dalle finalità mafiose.

I dettagli sull’inchiesta saranno resi noti nel corso della conferenza stampa, che si terrà alle ore 10.30 in procura a Bari.

Bari, si rifiuta di lavorare gratis dopo incidente con mezzo aziendale. Il capo chiama uno dei Capriati: 2 arresti

Alle prime luci dell’alba, la Polizia di Stato, coordinata dalla locale Direzione Distrettuale Antimafia, ha eseguito un’ordinanza di custodia cautelare, emessa dal G.I.P. presso il Tribunale di Bari, che ha disposto nei confronti di due persone ritenute responsabili, in concorso tra loro, di tentata estorsione aggravata dal metodo mafioso, la misura degli arresti domiciliari.

Si evidenzia che questi sono accertamenti compiuti nella fase delle indagini preliminari, che necessitano della successiva verifica processuale nel contraddittorio con la difesa.

L’indagine trae origine dalla denuncia sporta, negli Uffici della Squadra Mobile della Questura di Bari, da un operaio di una locale ditta di trasporti di pacchi per conto di una nota multinazionale, il quale a seguito di un sinistro stradale – avvenuto con il mezzo aziendale che riportava ingenti danni – subiva, da parte del suo responsabile d’azienda, una richiesta di risarcimento del danno pari a 23.400 euro che avrebbe dovuto ripagare con un periodo di lavoro, senza alcuna remunerazione, per conto di un’altra ditta di trasporti collegata alla prima.

Al rifiuto della proposta, al giovane autista veniva presentato un esponente di spicco del clan Capriati con l’intento di costringerlo ad accettare la proposta del suo responsabile d’azienda e risolvere, in tal modo, la controversia.

Le indagini, eseguite dalla Sezione Criminalità Organizzata della Squadra Mobile di Bari, hanno ricostruito puntualmente la vicenda accertando, altresì, con l’approfondimento del C.C.N.L. che la somma richiesta del risarcimento del danno non era conforme ad alcuna normativa di settore e che la contestazione degli addebiti, da parte dell’azienda verso il dipendente, risultata tardiva e, pertanto, nessuna pretesa poteva essere più avanzata nei confronti dell’operario.

Si evidenzia che questi sono accertamenti compiuti nella fase delle indagini preliminari, che necessitano della successiva verifica processuale nel contraddittorio con la difesa.

Estorsione a pescheria di Bari, condannati due affiliati del clan Parisi. Decaro presente in aula: “Lo Stato c’è” – NOMI

Il Tribunale di Bari ha condannato in primo grado Tommaso Parisi, detto il Cinese, a 12 anni e 8 mesi e Paolo Bruni a 9 anni e 8 mesi di reclusioni per estorsione aggravata dal metodo mafioso per aver imposto ad un imprenditore, titolare di un’azienda ittica, l’assunzione di un dipendente e prezzi di favore.

Entrambi sono ritenuti vicini al clan Parisi. I fatti risalgono al periodo tra il 2014 e il 2019, la vittima e la sua famiglia hanno presentato denuncia spinti dall’ex sindaco di Bari, Antonio Decaro.

Lo stesso Decaro si trovava in aula oggi. “Sono contento perché la sentenza dimostra che lo Stato c’è e che se vogliamo allontanare la criminalità organizzata dalla nostra comunità dobbiamo reagiare e dobbiamo denunciare”.

Disposto anche il risarcimento delle parti civili, Bruni è stato interdetto anche per 5 anni dai pubblici uffici. Interdizione perpetua per Parisi.

Bari, pizzo mensile e schiaffi. Estorsioni al porto di Santo Spirito: chieste 3 condanne – I NOMI

Il pm antimafia Marco D’Agostino ha chiesto 3 condanne per Domenico Sidella (12 anni), Raffaele Altieri (9 anni) e Caterina Santoro (6 anni e 7 mesi), arrestati ad aprile 2024 con l’accusa di aver chiesto mensilmente dai 10 ai 100 euro a due proprietari delle imbarcazioni del porto di Santo Spirito a titolo di “protezione”.

I fatti risalgono al periodo compreso tra il 2021 e il 2022. Nel corso delle indagini i carabinieri hanno rilevato come un pescatore fosse stato schiaffeggiato e un’imbarcazione data alle fiamme.

Agli imputati sono contestati i reati di estorsione e incendio, entrambi aggravati dal metodo mafioso, e occupazione di spazio demaniale. Una parte del porto, infatti, sarebbe stata abusivamente chiusa con una catena e utilizzata come parcheggio abusivo. Si tornerà il aula il 30 ottobre.

Estorsione ai commercianti per il clan e droga spacciata nel Barese: 8 arresti a Noicattaro e Rutigliano – I NOMI

I Carabinieri del Comando Provinciale di Bari, con il supporto dei militari di Lecce e del Nucleo Cinofili di Modugno, hanno eseguito una misura cautelare, emessa dal Gip del Tribunale di Bari su richiesta della locale Procura della Repubblica, nei confronti di 8 indagati ritenuti a vario titolo responsabili dei reati di acquisto e detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti e di estorsioni aggravate dal metodo mafioso.

+++ IL VIDEO DELL’OPERAZIONE SUL NOSTRO CANALE TELEGAM +++

Secondo l’impostazione accusatoria accolta dal Gip (fatta salva la valutazione nelle fasi successive con il contributo della difesa), l’organizzazione criminale, composta da otto persone, gestiva le estorsioni a carico dei commercianti di Noicattaro e la distribuzione della droga che dallo stesso centro veniva rifornita a diversi spacciatori attivi nella città metropolitana di Bari.

In carcere sono finiti Nicola Annoscia, di 36 anni detto “Pomodoro”; Michele Cioce, di 43 anni detto “Cavallo”; Pasquale Colasuonno, di 37 anni detto “Pisello” (tutti di Noicattaro); Vincenzo Di Vittorio di 46 anni e Francesco Vavalle di 50 anni (entrambi di Rutigliano). Agli arresti domiciliari Vito Borracci, di 54 anni; Diego Grassi, di 21 anni detto “Giacchetta”; e Giovanni Morcavallo di 31 anni (tutti di Noicattaro).

Bari, si finge una escort e truffa agricoltore: 66enne napoletana a processo per estorsione

Paga 300 euro ad una presunta escort per averla semplicemente contattata su WhatsApp dopo aver visto un annuncio su un sito di incontri. Protagonisti un agricoltore 50enne del Barese e una 66enne napoletana, finita a processo con l’accusa di estorsione. I fatti risalgono al 2021.

L’uomo, secondo quanto raccontato, ha inviato un messaggio su WhatsApp per fissare un appuntamento, salvo poi non rispondere più. La presunta escort a questo punto, dopo la scomparsa dell’agricoltore, avrebbe preteso prima il pagamento di 300 euro per evitare la denuncia, poi il giorno successivo avrebbe avanzato la richiesta di ricevere ulteriori 500 euro minacciandolo di far intervenire i suoi “protettori”.

L’uomo si è così presentato in Questura a Bari per denunciare l’accaduto. Gli investigatori sono riusciti a risalire alla titolare della carta, ben diversa dalla ragazza dell’annuncio. L’agricoltore si è costituito parte civile nel processo.