Bimba di tre anni morta in ospedale a Taranto, indagati 12 medici: ipotesi omicidio colposo e colpa medica

Sono indagati 12 medici nell’inchiesta della Procura di Taranto sulla morte di una bambina di circa tre anni avvenuta la sera del 12 febbraio scorso. La piccola era stata ricoverata all’ospedale Santissima Annunziata con diagnosi di ascesso faringeo il 27 gennaio, ma durante la degenza il quadro clinico era peggiorato tanto da rendere necessaria anche una consulenza all’ospedale Moscati.

Il 12 febbraio la bambina è andata in arresto cardiaco e a nulla sono valsi i tentativi di rianimazione. Il pm inquirente Francesco Ciardo ha aperto un fascicolo con le ipotesi di cooperazione in omicidio colposo e colpa medica. L’autopsia è stata fissata per mercoledì prossimo. Gli indagati potranno nominare loro consulenti.

Taranto, senzatetto milionario a suo insaputa: a lui intestata una società. Indagate 3 persone per truffa

Un senzatetto 59enne di Taranto, ospite del centro di accoglienza notturno gestito dalla Caritas nella città vecchia, ha scoperto di possedere una società che ha beneficiato di finanziamenti statali per un milione e 200mila euro.

La procura di Taranto, come riporta la Gazzetta del Mezzogiorno, ha notificato la chiusura delle indagini condotte dalla guardia di finanza a tre imprenditori: un 52enne tarantino, un 39enne di Grottaglie e un 74enne di Taranto.

A vario titolo devono rispondere delle accuse di truffa aggravata, sostituzione di persona e circonvenzione di incapace. La vicenda è venuta a galla quando l’ignaro milionario ha inoltrato domanda di reddito di dignità che gli è stata respinta. È emerso infatti che risultava legale rappresentante di una società che aveva incassato l’ingente finanziamento.

Sarebbe stato l’imprenditore di 52anni, insieme a un complice, ad accompagnare il clochard da un commercialista di Martina Franca, facendogli firmare – ricostruisce la Gazzetta – una serie di documenti con cui, a insaputa di quest’ultimo, era sostanzialmente nominato amministratore di una società di costruzioni meccaniche che di lì a poco avrebbe ottenuto il contributo milionario

Macellazione clandestina e illegale di cavalli in Puglia, smantellata organizzazione: 4 arresti e 6 indagati

Una presunta associazione per delinquere finalizzata al reperimento, anche con modalità fraudolente, di cavalli che, malgrado non destinati alla produzione alimentare secondo gli investigatori venivano illecitamente avviati verso la macellazione clandestina è stata smantellata dai carabinieri del Nas di Perugia.

Che hanno accertato anche l’immissione sul mercato per il consumo umano di animali sottoposti in vita a trattamenti farmacologici non accertabili oltre che incompatibili con la finalità alimentare.

“Il tutto con conseguente grave pericolo per la salute pubblica nonché sottoponendo gli animali interessati a trattamenti crudeli che ne comportavano come esito la morte”, si sottolinea nella nota firmata dal procuratore del capoluogo umbro Raffaele Cantone.

I militari hanno dato esecuzione ad una ordinanza cautelare emessa dal gip del capoluogo umbro nei confronti di sei persone ritenute a vario titolo responsabili di associazione per delinquere, maltrattamenti ed uccisione di equini, commercio di cose pericolose per la salute, falsità ideologica in pubblici registri, oltre che di una settima per la quale è stata escluso, tuttavia, il vincolo associativo.

Prevede per quattro indagati gli arresti domiciliari (una delle quali non ancora eseguita), per due l’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria (uno rimasto non eseguito) e per il resto il divieto di esercitare l’attività lavorativa.

L’operazione è stata coadiuvati in fase esecutiva dai carabinieri dei Nas di Bari, Torino e Alessandria, nonché da militari dei comandi provinciali di Perugia, Barletta-Andria-Trani, Novara e Cuneo. Dagli accertamenti è emerso che l’organizzazione, una volta acquisiti anche gratuitamente gli animali dai proprietari (ai quali veniva taciuta la finalità della macellazione) provvedeva ad inviarli in Puglia verso i macelli clandestini, e dove si perdevano definitivamente le tracce dell’animale.

Putignano, 71enne viene dimessa dall’ospedale e muore il giorno dopo a casa: indagati medico e infermiere

S’indaga per omicidio colposo sulla morte di una 71enne, recatasi al Pronto Soccorso dell’ospedale di Putignano per alcune difficoltà respiratorie lo scorso 12 gennaio e deceduta il giorno successivo dopo essere stata dimessa.

Nel fascicolo risultano indagati una dottoressa e un infermiere in servizio, l’inchiesta è nata dopo la denuncia presentata del marito della vittima che l’ha trovata senza vita la mattina del 13 nel letto della propria abitazione.

La 71enne non aveva malattie pregresse e, secondo quanto denunciato dall’uomo, sarebbe stata dimessa senza ulteriori accertamenti nonostante la respirazione affannosa e la tosse. L’iscrizione della dottoressa e dell’infermiere nel registro degli indagati è un atto dovuto per consentire lo svolgimento dell’autopsia, eseguita nelle scorse ore nel cimitero di Conversano.

Bari, prelievi a domicilio e “a nero” con le siringhe sottratte al Policlinico: indagati 10 infermieri

Sono 10 gli infermieri in servizio nel centro emofilia e trombosi del Policlinico di Bari che risultano indagati per peculato con l’accusa di aver usato, tra il 2016 e il 2017, e siringhe e materiale sanitario dello stesso Policlinico di Bari per fare prelievi o somministrare farmaci a nero in casa dei pazienti.

In cambio avrebbero ricevuto soldi (tra i 10 e i 15 euro), bottiglie di vino e altri regali. I protagonisti della vicenda sono incastratati da alcune intercettazioni. L’inchiesta è condotta dalla Procura di Bari.

Cade dal terrazzo a 4 anni e si rompe la testa, i genitori indagati per abbandono di minore: erano in casa

I genitori di un bimbo di 4 anni di Lecce, caduto lo scorso febbraio da una altezza di circa tre metri mentre giocava coi suoi fratelli sul terrazzo di casa, rischiano il processo. I due sono indagati per abbandono di minore.

L’incidente domestico, che ha provocato fortunatamente solo una lesione alla testa, è diventato un caso giudiziario. A distanza di 11 mesi dall’accaduto, la Procura ha chiuso le indagini preliminari e iscritto padre e madre nel registro degli indagati. Ai due è contestata la mancanza di vigilanza che avrebbe permesso al piccolo di sporgersi e cadere nel vuoto.

Si allarga lo scandalo Asl Bari, altri 8 indagati: tra loro il sindaco di Gioia. Ombre sul Comune di Bitritto – NOMI

L’inchiesta che ha travolto l’Asl Bari si allarga e rischia di creare un terremoto politico anche nei Comuni di Gioia del Colle e di Bitritto. Nell’informativa conclusiva dell’inchiesta che lo scorso novembre ha portato all’arresto di alcuni dirigenti dell’Asl bari e di imprenditori, si fa riferimento anche ad altri appalti aggiudicati in cambio di favori e soldi da parte di funzionari dei Comuni. Al centro ancora una volta c’è l’imprenditore Donato Mottola, lo stesso coinvolto nell’inchiesta sugli appalti della Protezione Civile per aver consegnato una mazzetta di 20mila euro all’ex capo Mario Lerario.

Nella giornata di ieri è stato notificato un provvedimento di proroga delle indagini allo stesso Mottola e ad altre 7 persone. Tra queste l’imprenditore Francesco Girardi, il sindaco di Gioia del Colle Giovanni Mastrangelo, il dirigente Asl Nicola Sansolini, il funzionario dell’Asl Nicola Iacobellis (entrambi agli arresti domiciliari e sospesi nell’inchiesta sulle presunte tangenti alla Asl Bari), il responsabile dell’Ufficio Lavori pubblici di Gioia Antonino Del Vecchio, il responsabile dell’Ufficio Lavori pubblici di Bitritto Lorenzo Fruscio e il funzionario della ripartizione Infrastrutture del Comune di Bari Raffaele Amato. A riportarlo è La Repubblica. Le accuse ipotizzate a vario titolo sono turbativa d’asta, corruzione aggravata e falso. 

Mottola è il “fattor comune”, per la Finanza, delle irregolarità commesse da pubblici ufficiali. Nella vicenda che ha travolto l’Asl Bari, l’imprenditore di Noci  sarebbe coinvolto grazie alla fittizia partecipazione alla gara per la riqualificazione della sede del servizio di neuropsichiatria infantile dopo aver presentato un’offerta solo per simulare un confronto concorrenziale nella procedura che, a priori, si sapeva sarebbe stata vinta da Girardi. Stesso modus operandi anche per l’asta per le strutture modulari da adibire ad aule scolastiche, indetta dal Comune di Gioia, e quella per la realizzazione della scuola primaria del Comune di Bitritto. Secondo l’accusa Mottola, con la complicità di amministratori pubblici, sarebbe riuscito a ideare stratagemmi per dirottare appalti apparentemente assegnati in modo regolare. Toccherà al procuratore Rossi, all’esito di tutte le verifiche, valutare se chiudere le indagini per tutti e otto o chiedere l’archiviazione di alcune posizioni. Le persone coinvolte, in caso di chiusura indagini, avranno la possibilità di chiedere interrogatori o presentare memorie.

Bari, crollo piscina Energy Life. Mancata manutenzione: 4 indagati per crollo e lesioni colpose

A seguito delle indagini condotte dalla Polizia di Stato – Commissariato di P.S. Bari Nuova-Carrassi, la Procura della Repubblica di Bari ha notificato avviso di chiusura delle indagini preliminari con riferimento alla vicenda del crollo verificatosi il 30/5/2024 presso la piscina “Energy Life” di Bari. Sono quattro le persone sottoposte ad indagini per i reati di crollo colposo e lesioni colpose.

In particolare, è emersa l’omissione periodica delle opere di manutenzione ordinaria e straordinaria dei giunti esposti ai vapori corrosivi derivanti dal cloro dell’acqua della piscina, così da determinare l’ossidazione ed il deterioramento e generare tensioni sul copriferro in calcestruzzo e sul relativo intonaco di rivestimento, tanto da causarne il cedimento con deposito di ulteriore materiale cementizio sul controsoffitto che così collassava.

Si precisa che gli accertamenti svolti finora risultano essere nella fase delle indagini preliminari e che necessitano pertanto della successiva verifica processuale in contraddittorio con la difesa.

Neonato morto a Bari, tracce di urina nella culla termica: si cerca la madre. I sospetti su Don Antonio Ruccia

Prosegue l’inchiesta sulla morte del neonato trovato senza vita nella culla termica della chiesa San Giovanni Battista di Poggiofranco. Nella giornata di ieri sono stati iscritti nel registro degli indagati, con l’ipotesi di reato di omicidio colposo, don Antonio Ruccia e il manutentore della culla termica. 

Nella giornata di oggi verrà effettuata l’autopsia. Parallelamente s’indaga anche per il reato di abbandono di minore, aggravato dalla morte, a carico di ignoti. Per questo si stanno passando a setaccio le immagini delle videocamere di sorveglianza nel tentativo di individuare chi ha portato il bimbo. Una situazione davvero controversa perché potrebbe essere accusata di abbandono di minore (la Corte di cassazione indica che si commette reato se non ci si accerta che il bambino venga preso in carico da qualcuno), ma allo stesso tempo potrebbe risultare parte offesa nel filone dell’inchiesta che ipotizza il reato di omicidio colposo. L’ipotesi è che chi ha lasciato il figlio in chiesa voleva salvargli la vita, ma lì invece è morto.

Sono state infatti trovate tracce di urina all’interno dell’incubatrice, segnale che fa credere come il piccolo fosse vivo quando è stato portato e che sia morto assiderato. A dare risposte certe sarà l’autopsia svolta in giornata. Il sospetto degli inquirenti è che il manutentore della culla termica e don Antonio Ruccia sapessero del guasto della culla termica e che abbiano sottovalutato il rischio di un suo utilizzo. Restano da capire anche gli eventuali rapporti tra la stessa parrocchia e il Policlinico che, attraverso il dg Sanguedolce, per il momento ha smentito un coinvolgimento attivo con il funzionamento della culla termica. L’ultima manutenzione sarebbe stata effettuata a metà dicembre.

Neonato trovato morto a Bari: don Antonio Ruccia e il tecnico della culla termica indagati per omicidio colposo

La Procura di Bari ha iscritto nel registro degli indagati il parroco della chiesa San Giovanni Battista di Bari, don Antonio Ruccia, e il tecnico che si è occupato nelle scorse settimane della manutenzione della culla termica, nel caso del neonato trovato morto lo scorso 2 gennaio. L’ipotesi di reato nei loro confronti è quella di omicidio colposo.

Cambia dunque il reato per il quale si procede: fino a oggi, infatti, gli inquirenti avevano indagato per abbandono di minori a carico di ignoti. L’ascolto del parroco e del tecnico, avvenuto nei giorni scorsi, ha invece convinto gli inquirenti a cambiare direzione. Le indagini della squadra mobile di Bari sono coordinate dal procuratore aggiunto Ciro Angelillis e dalla pm Angela Morea.

Il bimbo è stato trovato poco dopo le 9.30 dal titolare di un’agenzia funebre, Roberto Savarese, che quella mattina era in chiesa per un funerale. Compito degli inquirenti è capire i motivi di eventuali malfunzionamenti della culla, attivata nel 2014 e grazie alla quale sono stati salvati due neonati nel 2020 e nel 2023. A metà dicembre, forse a causa di alcuni brevi blackout che avevano interessato la parrocchia, si era reso necessario l’intervento del tecnico oggi indagato. Il parroco, sin dall’inizio, ha dichiarato di non aver ricevuto alcuna chiamata come invece successo nelle precedenti due occasioni.

Normalmente, infatti, la deposizione di un neonato in quella culla fa attivare il riscaldamento e fa partire una telefonata al cellulare del prete. La culla, contrariamente a quanto scritto sul sito della chiesa, non è invece collegata con il Policlinico di Bari, come chiarito ieri all’ANSA dal direttore generale della struttura ospedaliera, Antonio Sanguedolce. Domani alle 13 sarà infine conferito l’incarico per l’autopsia al professor Biagio Solarino dell’istituto di Medicina Legale del Policlinico di Bari. L’esame verrà svolto subito dopo il conferimento.