Tragedia a Lecce, accusa malore a scuola: bimbo di 11 anni muore poco dopo il ritorno a casa

Un bambino di 11 anni è morto oggi a Lecce dopo aver accusato un malore mentre era a scuola. Riportato a casa dai genitori, le sue condizioni sono peggiorate fino all’arresto cardiaco. Inutili i tentativi di rianimazione del 118.

Sarà l’autopsia a chiarire le cause del decesso. L’episodio segue di pochi giorni un altro tragico caso nel Foggiano, dove un bambino di 10 anni è morto dopo una caduta mentre giocava per strada.

Choc in una scuola di Bitonto, schiaffi e punizioni ai bimbi: sospesa insegnante di 65 anni

Nei giorni scorsi, la Polizia di Stato ha dato esecuzione ad un’ordinanza applicativa della misura cautelare della sospensione dall’esercizio di un pubblico ufficio o servizio, per la durata di sei mesi, emessa dal G.I.P. del Tribunale di Bari su richiesta della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Bari, nei confronti di un’insegnante sessantacinquenne in servizio presso una scuola dell’infanzia di Bitonto.

Si rappresenta che si tratta di un provvedimento assunto nella fase delle indagini preliminari che necessita della successiva verifica processuale nel contraddittorio con la difesa. Il provvedimento scaturisce da una complessa e articolata attività di indagine condotta dai Poliziotti del Commissariato di PS di Bitonto, avviata nel mese di novembre 2025 a seguito di denuncia presentata dai genitori di alcuni alunni in relazione a presunti maltrattamenti.

Le attività investigative, consistite anche in accertamenti tecnici audio-video all’interno dell’istituto scolastico, avrebbero consentito di acquisire, nell’arco temporale di circa un mese e mezzo, elementi utili a riscontrare reiterate condotte vessatorie nei confronti dei minori affidati alla docente per ragioni di educazione, istruzione e vigilanza. Le condotte contestate consisterebbero, allo stato delle indagini, in schiaffi, strattonamenti e punizioni ritenute non consone al contesto educativo.

È importante sottolineare che il procedimento si trova nella fase delle indagini preliminari e che, a seguito dell’arresto, si avvierà il confronto con la difesa dell’indagato, la cui eventuale colpevolezza, in ordine ai reati contestati, dovrà essere accertata in sede di processo, nel contraddittorio tra le parti.

Bari, bambini chiusi al buio nella “stanza di don Oronzo” per punizione: indagata maestra 32enne

All’inizio era solo un pianto serale, ostinato, inspiegabile. Una mamma poco più che trentenne ha iniziato a preoccuparsi quando suo figlio di 5 anni appena, ogni sera si rifiutava di andare a letto. Tremava all’idea di restare al buio. Tra le lacrime parlava di qualcuno, un certo “don Oronzo”. Non sapeva dire chi fosse, ma lo descriveva come una presenza cattiva, qualcuno da temere.

All’inizio poteva sembrare una fantasia infantile. Un mostro nato dall’immaginazione. Ma il dubbio ha iniziato a farsi strada nella madre, che ha deciso di parlare con altre mamme della stessa scuola dell’infanzia di Bari. È stato allora che l’inquietudine è diventata qualcosa di più concreto.

Anche altri bambini, tutti tra i quattro e i sei anni, raccontavano la stessa storia. Anche loro avevano paura del buio. Anche loro nominavano “don Oronzo”. E, soprattutto, i loro racconti combaciavano nei dettagli.

Le parole dei piccoli, raccolte e messe a verbale dai carabinieri, hanno permesso di ricostruire uno scenario inquietante: secondo l’accusa, una maestra di 32 anni avrebbe punito i bambini più vivaci chiudendoli al buio in un piccolo locale della scuola, uno sgabuzzino che ospita la centrale idrica. Quella stanza sarebbe diventata il luogo della punizione.

La minaccia, stando a quanto emerso dalle indagini coordinate dalla pm Savina Toscani, sarebbe stata sempre la stessa: «Se non fai il bravo ti chiudo nella stanza di don Oronzo». Un nome evocato per incutere ulteriore timore, trasformato dai bambini nella figura di un essere cattivo capace di fare loro del male.

L’inchiesta è partita proprio dalla segnalazione di quella prima madre. Man mano che le testimonianze si sono sommate, il quadro ha preso forma. Ora la maestra è indagata per abuso dei mezzi di correzione e disciplina. Il processo inizierà a marzo davanti alla giudice Antonietta Guerra. Otto mamme sono state individuate come parti offese per conto dei figli; alcune si sono già costituite parti civili.

In aula saranno soprattutto loro a raccontare ciò che i bambini hanno confidato tra le lacrime, riportando alla luce quei pomeriggi e quelle punizioni che, secondo l’accusa, avrebbero provocato nei piccoli non solo paura, ma veri e propri malesseri fisici e psicologici.

Cultura a pagamento, haters contro il prof pugliese vip sui social. Schettini risponde e usa il paragone con i medici

Vincenzo Schettini, professore di fisica diventato virale sui social e nel web, è finito al centro delle polemiche dopo alcune dichiarazioni rilasciate durante il suo intervento nel podcast The Bsmt condotto da Gianluca Gazzoli.

“L’insegnamento cambierà molto. La scuola si fruirà anche online, fuori dalle quattro mura, molti insegnanti andranno in part-time e proporranno contenuti online, anche a pagamento. Perché un buon prodotto deve essere in vendita in un supermercato e perché la buona cultura no? Dobbiamo uscire dal cliché che la cultura debba essere sempre gratuita. Se un metodo è buono, è giusto che diventi un prodotto accessibile”. Queste sono state le parole che hanno scatenato il dibattito, ma non solo.

Schettini ha poi rivelato che, nel periodo delle sue prime live su YouTube, interrogava i suoi alunni il giorno successivo sul contenuto delle lezioni virtuali. C’è chi lo accusa di aver costretto gli studenti a seguire le sue dirette per portare visualizzazioni, chi lo definisce classista. Qualcuno ha poi paragonato la sua idea di trasformare l’istruzione in una sorta di Onlyfans dell’istruzione.

In nuovo video pubblicato sui social Schettini ha chiarito il suo punto di vista, sottolineando la differenza tra scuola “che deve essere accessibile a tutti in maniera gratuita come diritto costituzionale” e cultura.

“Se credete veramente che la cultura debba essere gratuita allora vi prego andate in un museo e pretendete di entrare gratis. Andate in una libreria, prendete due libri, andate in cassa e dite: questi me li porto perché sono gratis – le sue parole -. Noi siamo professionisti, il nostro mestiere è insegnare, produrre conoscenza e abbiamo tutto il diritto di mettere a disposizione la nostra professionalità. I medici che operano nella sanità pubblica hanno uno studio privato, nessuno si scandalizza, anzi si dice vai a quello perché è bravo”.

“Questo non è un mestiere da sfigati come viene oggi definito, è un mestiere importantissimo. Se si è bravi e si crede in questo mestiere si possono fare grandi cose. Mi dispiace di essere stato mal interpretato da alcuni. Ciò non toglie che si debba iniziare a riflettere sulla capacità di discutere, chiedere chiarimenti, anziché offendere e scrivere cose solo per fomentare la rabbia. Poi non pretendiamo di educare i giovani alle buone maniere’ se noi adulti siamo i primi a usare la rete per offendere gli altri”, ha poi concluso.

“Perché la cultura deve essere gratis?”, bufera sul prof pugliese vip dei social: “Ci manca l’OnlyFans dello studio”

Vincenzo Schettini, professore di fisica diventato virale sui social e nel web, è finito al centro delle polemiche dopo alcune dichiarazioni rilasciate durante il suo intervento nel podcast The Bsmt condotto da Gianluca Gazzoli.

“L’insegnamento cambierà molto. La scuola si fruirà anche online, fuori dalle quattro mura, molti insegnanti andranno in part-time e proporranno contenuti online, anche a pagamento – le parole del professore de La Fisica Che Ci Piace -. Perché un buon prodotto deve essere in vendita in un supermercato e perché la buona cultura no? Dobbiamo uscire dal cliché che la cultura debba essere sempre gratuita. Se un metodo è buono, è giusto che diventi un prodotto accessibile”.

Schettini ha poi rivelato che, nel periodo delle sue prime live su YouTube, interrogava i suoi alunni il giorno successivo sul contenuto delle lezioni virtuali. C’è chi lo accusa di aver costretto gli studenti a seguire le sue dirette per portare visualizzazioni, chi lo definisce classista.

Qualcuno paragona la sua idea di trasformare l’istruzione in una sorta di Onlyfans. “La scuola è un diritto costituzionale, non un abbonamento premium”, afferma un utente.

“Il classismo malcelato che trasuda questa intervista, altro che umanità! L’istruzione è un diritto, non è un prodotto di un influencer e non è un contenuto fruibile a pagamento, è gravissimo il messaggio che è stato dato ed è altrettanto grave che in pochi nei commenti abbiano notato questo passaggio – attacca un altro utente -. Se sei così tanto sicuro del tuo prodotto non metterti in part-time: lascia il posto fisso, lascia la scuola pubblica, e fai ciò che ritieni opportuno”.

“Questo è dove stiamo andando a parare e questa cosa dovrebbe onestamente terrorizzare tutti. Ha affascinato tutti, ma col sorriso, le battutine e gli esperimenti caccia fuori delle atrocità assurde e da brividi, specchio della nostra società capitalista: la cultura non è un prodotto, la cultura è di tutti, non può e non deve essere a pagamento. Il fatto che ce ne siamo accorti in pochi rende il tutto più triste”, le parole di un altro.

“La scuola è gratuita e aperta a tutti ma questo non significa che andare a scuola sia gratis – ha replicato Schettini -. Quello che intendevo nel video che ha estrapolato solo in parte dal podcast é la possibilità da parte dei bravi docenti, quelli che credono nel proprio percorso, di utilizzare le possibilità che la rete sta dando per magari creare contenuti online di supporto allo studio, anche in questo caso, sia gratuiti che a pagamento. La rete é piena di insegnanti che fanno questo in tutto il mondo”.

Brindisi, si reca a scuola con un tirapugni: denunciato studente di 15 anni. Scoperto dal cane antidroga

In classe con un tirapugni. Sono stati i carabinieri a scoprire l’oggetto nelle disponibilità di un 15enne che frequenta un istituto professionale a Brindisi.

Il minore è stato denunciato. I controlli sono stati eseguiti nell’ambito delle attività svolte dai carabinieri per il contrasto all’introduzione di armi bianche all’interno degli istituti scolastici.

Nel caso di Brindisi, determinante è stato il fiuto di un cane antidroga che durante l’ispezione ha segnalato con insistenza un giubbotto riposto tra i banchi.

I militari hanno così deciso di approfondire la segnalazione del cane, convocando un genitore del 15enne. Durante le verifiche è stato trovato il tirapugni.

Bari, caos al Giulio Cesare-Romanazzi. Incontro in Regione: no ai doppi turni per le classi con studenti disabili

No ai doppi turni per gli studenti disabili all’IISS G. Cesare – D. Romanazzi di Bari. A stabilirlo una nuova circolare a firma della dirigente scolastica Rosangela Colucci dopo il tavolo interistituzionale convocato nella giornata di eiri in Consiglio regionale alla presenza dei Garanti regionali dei diritti dei disabili e dei diritti dei minori.

Le classi in cui sono inseriti alunni disabili saranno escluse dall’alternanza, le altre frequenteranno le lezioni di pomeriggio fino a quando sarà necessario. All’incontro hanno preso parte, oltre i Garanti, anche i rappresentanti dell’USR Puglia, dell’USP Bari, della Città Metropolitana e della stessa scuola.

La Città Metropolitana ha assicurato che cercherà in ogni modo di restituire in tempi brevi le aule dell’Istituto “Mons. Curi”, attualmente inagibili e all’origine della carenza di spazi che ha reso poi necessario il ricorso al doppio turno.

Paura nel Salento, 13enne si presenta a scuola con un’arma: è una pistola softair. Indagato il padre

Attimi di tensione in una scuola media nel Salento dove uno studente di 13 anni ha portato a scuola una pistola da softair, di colore nero e priva del tappo rosso.

I docenti si sono accorti dell’arma, del tutto simile ad una reale, e hanno lanciato subito l’allarme. Sul posto sono intervenuti i Carabinieri su segnalazione della Dirigente Scolastica.

La pistola è stata sequestrata per gli accertamenti del caso e il padre del ragazzo, un 50enne, è stato indagato. Della vicenda è stata informata anche la Procura per i minorenni di Lecce.

Bari, maltratta ragazzini a scuola: 66enne condannata a 2 anni e 6 mesi. Viene arrestata 12 anni dopo

Una donna di 66 anni è stata arrestata dai Carabinieri di Reggio Emilia con l’accusa di aver maltrattato dei ragazzini di età inferiore ai 14 anni in un istituto scolastico in provincia di Bari nel periodo dal settembre 2013 al giugno 2014.

La sentenza emessa il 9 ottobre 2024 dalla Corte d’Appello di Bari è diventata definitiva il 16 gennaio scorso. La Corte Suprema di Cassazione ha infatti respinto il ricorso della difesa.

La donna è stata condannata a 2 anni e 6 mesi di reclusione ed è stato emesso l’ordine di carcerazione. Il provvedimento restrittivo è stato eseguito lunedì dai Carabinieri.

Tragedia sfiorata a scuola, bimbo di tre anni rischia di soffocare a mensa: la maestra lo salva

Tragedia sfiorata nei giorni scorsi nella scuola dell’infanzia dell’istituto comprensivo Diaz di Vernole e Castri dove un bimbo ha rischiato di soffocare durante il pranzo.

Il piccolo di tre anni è stato salvato dal tempestivo intervento della maestra che ha praticato subito le manovra di disostruzione.

A raccontare l’accaduto è stato lo stesso istituto sui social. La docente è riuscita a liberare le vie aeree del piccolo grazie alle tecniche apprese nei corsi di formazione ai quali il personale scolastico partecipa periodicamente.