Barletta, abusi sessuali sulle giovani atlete: arrestato allenatore di pallavolo. Tra le vittime anche minorenni

Un ex allenatore di pallavolo di 48 anni di Barletta è finito in carcere perché, nel corso della sua carriera, avrebbe abusato di alcune delle giocatrici della sua squadra, alcune anche minorenni.

L’uomo le invitava in un garage – ricostruiscono le indagini – con la scusa di praticare loro massaggi decontratturanti. Le accuse a suo carico sono violenza sessuale, anche ai danni di minori, ed estorsione.

Le indagini sono iniziate nel settembre di due anni fa quando una ragazzina, nel corso di alcuni colloqui con una psicologa dei servizi socio-assistenziali di Milano, avrebbe confidato le violenze subite quando, ancora minorenne, giocava in una squadra di pallavolo di Barletta. Gli approfondimenti della polizia hanno rivelato altri episodi nello stesso arco temporale.

Inoltre gli investigatori hanno scoperto che, dal 2019 a oggi, l’uomo avrebbe millanto di essere il titolare di un’agenzia professionale di reclutamento di fotomodelle, inducendo alcune ragazze a subire abusi nel corso dei provini.

Morte Fabiana, interrogato don Nicola D’Onghia: “Non mi sono accorto di nulla”. Chiesta la revoca dell’arresto

Ha risposto a tutte le domande don Nicola D’Onghia, il parroco di Noci (Bari) arrestato ieri per omicidio stradale e omissione di soccorso nel caso della morte della 32enne Fabiana Chiarappa.

“Ha ricostruito la vicenda per come è andata secondo la sua prospettiva. Riteniamo che l’accertamento nel merito della vicenda richieda delle verifiche tecniche e delle attività investigative ulteriori. Quello che riteniamo assolutamente privo di fondamento è il provvedimento restrittivo”, ha detto l’avvocato del prete, Federico Straziota, al termine dell’interrogatorio, spiegando anche che è stata chiesta al gip la revoca dei domiciliari. La Procura, sul punto, ha espresso parere negativo.

D’Onghia, ha detto sempre l’avvocato, ha confermato la ricostruzione fornita dall’inizio: “Lui non si è reso conto che c’era un corpo sul ciglio della strada”, in una “strada buia, di notte, all’uscita di una curva”.

Quanto al sangue trovato sull’auto del prete, “sono accertamenti che richiederanno ulteriori approfondimenti, ma anche il fatto di averla colpita non implica di per sé della responsabilità nell’omicidio”.

Morte Fabiana Chiarappa, tracce di sangue sull’auto: arrestato don Nicola D’Onghia. Si trova ai domiciliari

È stato arrestato e posto ai domiciliari don Nicola D’Onghia, il parroco 54enne indagato per omicidio stradale aggravato dalla fuga e omissione di soccorso, in relazione all’incidente in cui lo scorso 2 aprile è morta la 32enne Fabiana Chiarappa.

La donna viaggiava in sella alla sua moto sulla provinciale 172, tra Turi e Putignano, quando avrebbe perso il controllo del mezzo e sarebbe finita fuori strada, colpendo un muretto a secco.

Il parroco aveva raccontato che quella sera, mentre percorreva quella strada, aveva avvertito un rumore provenire dal pianale dell’auto ma non si era accorto né della moto né della ragazza.

Le tracce presenti sull’auto di don Nicola D’Onghia però sono di sangue. Lo dimostrano i primi risultati degli accertamenti svolti sulla Fiat Bravo del prete nei giorni successivi all’incidente. Ora, per gli inquirenti, resta intanto da capire se quel sangue sia quello della 32enne, rugbista e soccorritrice del 118, ma soprattutto se il possibile impatto tra la auto del sacerdote e Chiarappa abbia causato la morte della giovane o se questa, invece, sia avvenuta prima.

Poco dopo aver sentito il rumore, intorno alle 20.30, don Nicola D’Onghia si è fermato in una stazione di servizio per controllare eventuali danni all’auto, prima di rimettersi in macchina e tornare verso casa. Il parroco ha detto di aver appreso dell’incidente dalla stampa il giorno dopo e per questo, dopo aver consultato i propri legali (è assistito dagli avvocati Vita Mansueto e Federico Straziota), ha deciso di raccontare il tutto ai carabinieri.

Giro di prostituzione nel centro storico di Trani, scoperta casa per incontri a luci rosse: arrestata coppia di Corato

La Polizia ha arrestato una donna di 30 anni e il suo compagno 50enne con l’accusa di favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione. Entrambi, di Corato, si trovano ai domiciliari. Sequestrati inoltre immobili e denaro in contanti.

I due rispondono anche di ricettazione e detenzione abusiva di un’arma da fuoco trovata al momento dell’arresto in flagranza. Secondo quanto accertato dalle indagini, avviate dopo le segnalazioni di alcuni cittadini, i due avrebbero pubblicizzato l’attività di prostituzione attraverso diversi annunci diffusi sui siti di incontri online.

Gli appostamenti dei poliziotti hanno poi accertato il continuo alternarsi di uomini nei locali utilizzati per gli incontri nel pieno centro storico di Trani. Il contratto di locazione era intestato all’uomo tramite la copertura di una pseudo associazione culturale, risultata poi fittizia.

La Polizia ha trovato diversi supporti informatici e un’agenda dove venivano riportati tutti gli appuntamenti con la clientela.

Turi, minacce e offese all’ex convivente: 41enne di Conversano arrestato dai Carabinieri

Un 41enne di Conversano è stato arrestato venerdì scorso a Turi per aver perseguitato l’ex convivente. L’uomo, probabilmente sotto effetto di qualche sostanza, si è presentato a casa della donna per cercare di salvare in extremis la relazione interrotta, senza successo tra minacce e offese.

Sul posto intervengono i Carabinieri che cercano di calmare l’uomo. Il 41enne si allontana ma poco dopo fa ritorno continuando a inveire contro la donna e la sua famiglia, tutto condito da continue minacce.

Sul posto interviene una seconda pattuglia, a supporto della prima mai andata via, e così l’uomo è stato arrestato.

Condannato a 30 anni per omicidio si nasconde in B&B sul mare: arrestato il 51enne Cosimo Mazzotta

Lo hanno catturato i carabinieri, che si sono finti turisti, in un B&B in riva al mare nel Salento dove si era nascosto dopo una condanna definitiva a 30 anni di carcere per omicidio. È stato arrestato così Cosimo Mazzotta , 51 anni, leccese, latitante dallo scorso 8 marzo dopo che la sua condanna era stata confermata in via definitiva dalla Cassazione.

A trovarlo in un B&B di Torre Lapillo, nel comune di Porto Cesareo, sono stati i carabinieri del nucleo investigativo del comando provinciale. Dopo prolungati appostamenti, servizi di osservazione e ricognizioni una coppia di carabinieri, fintisi turisti, hanno prenotato una stanza vicina a quella del latitante e hanno avvisato le altre pattuglie che hanno circondato la struttura ricettiva e hanno fatto irruzione, cogliendo Mazzotta di sorpresa.

Il 51enne, che si era registrato con un nome falso, al momento dell’arresto era da solo e non ha opposto resistenza, mostrandosi sorpreso per l’arrivo degli investigatori, ai quali ha raccontato che per non farsi scoprire aveva evitato qualsiasi rapporto con l’esterno, approfittando della vicinanza al mare per fare qualche passeggiata. L’uomo aveva con sè vari telefoni e diverse utenze telefoniche.

La condanna a 30 anni di carcere era stata comminata dalla Corte d’Assise d’Appello di Taranto il 30 maggio del 2024, per l’omicidio in concorso, aggravato dalla premeditazione e dai futili motivi, commesso il 17 marzo del 1999 del 21enne Gabriele Manca, coinvolto in contrasti legati allo spaccio di droga. Il giovane fu assassinato in una zona di campagna a Lizzanello a pochi chilometri da Lecce.

La vittima, secondo il quadro ricostruito dai carabinieri del ROS diciotto anni dopo il delitto, era stata uccisa a colpi di pistola sparatigli alle spalle mentre tentava la fuga da un commando di quattro persone che aveva organizzato una vera e propria esecuzione. Mazzotta è ritenuto l’esecutore materiale dell’omicidio.

Resistenza a pubblico ufficiale, il Gip convalida l’arresto: Bunja resta in carcere fino all’udienza

Bunja, il ladro fuori controllo che ha seminato negli ultimi giorni il panico in tutta la città di Bari, è stato arrestato dalla Polizia Locale nel pomeriggio del 22 aprile dopo aver aggredito una vigilessa durante un controllo.

Lo stavamo seguendo e lo avevamo quasi beccato perché aveva iniziato a infastidire una barista. Bunja, come abbiamo raccontato, nelle ultime settimane ha aggredito una guardia del McDonald’s e ha provocato disordini nel bar Riviera, nel negozio di Annalisa, nel bar Jerome situato in corso Cavour e nel supermercato di piazza Moro. 

Qualcuno ci ha contattato per raccontare alcuni retroscena della vita del 25enne straniero con evidenti problemi psichici. Nel video allegato tutti i dettagli e gli aggiornamenti.

Appalti in cambio di voti a Molfetta, in 8 rischiano i domiciliari. Tra loro il sindaco Minervini: “Chiarirò” – I NOMI

“Carissimi tutti, purtroppo devo darvi una brutta notizia. Dopo lunghi anni di indagini, mi hanno notificato un avviso di comparizione per il 2 maggio p.v. di fronte al Gip di Trani ove, unitamente ad altri dovrò essere interrogato preventivamente in relazione a vicende amministrative con riferimento alle quali la Procura chiede misure cautelari. Sono profondamente addolorato e mortificato per quanto accaduto perché, a giudicare dalle contestazioni a me elevate, vengono letti in chiave di penale rilevanza fatti e circostanze della gestione politico-amministrativa della città che, invece, ad una lettura semplice e lineare, disvelano condotte svolte sempre nell’interesse della collettività e poste in essere, paradossalmente, proprio per evitare le collusioni e le irregolarità di cui mi si accusa”.

Inizia così il post pubblicato sui social da Tommaso Minervini, sindaco di Molfetta per il quale la Procura di Trani ha chiesto l’arresto ai domiciliari per un presunto sistema di scambi di favori tra politica e imprenditori.

Il primo cittadino, al suo secondo mandato e a capo di una giunta di liste civiche, è coinvolto in una inchiesta che conta complessivamente otto indagati, relativa a presunti favori fatti a imprenditori in cambio di sostegno elettorale. Le ipotesi di reato, contestate a vario titolo, sono corruzione, turbativa d’asta, peculato e falso, per un totale di 21 capi di imputazione. L’attività di indagine è successiva agli accertamenti fatti dai finanzieri che tre anni fa hanno iniziato a indagare su possibili irregolarità nella gara per la realizzazione della nuova area mercatale: il cantiere fu poi sequestrato. Da queste verifiche sarebbero emerse altre irregolarità.

Oltre a Minervini, i dirigenti comunali Alessandro Binetti, 58 anni di Bari, Lidia De Leonardis, 58 anni di Bari, Domenico Satalino, 54 anni di Bari, il funzionario Mario Morea, 64 anni di Bari, l’autista e cugino del sindaco, Tommaso Messina, 66 anni di Molfetta che risponde di peculato per l’utilizzo dell’auto di servizio, l’imprenditore portuale Vito Leonardo Totorizzo, 79 anni di Bari e un luogotenente della Finanza, Michele Pizzo, 60 anni, residente a Molfetta.

“Spero, pertanto, di non essere bersaglio di comportamenti di sciacallaggio mediatico in quanto sapete benissimo voi tutti, così come l’intera cittadinanza, che ho sempre agito nell’interesse pubblico e non mi sono mai appropriato di un solo centesimo ne’ per me, ne’ per altri – aggiunge Minervini -. Avrò anche questa volta, statene certi, la forza d’animo, datami dalla onestà intellettuale con la quale ho sempre agito, di rappresentare tutto al Giudice ed agli organi di Giustizia, nella quale continuo a credere con rispetto e fiducia, dimostrando con elementi concreti la correttezza di ogni procedimento, mio e dell’apparato comunale. Confido, ed auspico, di poter risolvere quanto prima ogni profilo di questa incresciosa ed imbarazzante situazione”.

Taranto, droga venduta in chat e consegne in scooter a domicilio: 24enne ai domiciliari

Aveva organizzato l’attività di spaccio creando un canale su una piattaforma di messaggistica istantanea dove riceveva gli ordini e pubblicava anche le foto dei panetti di hashish in suo possesso.

E poi, con uno scooter, consegnava le dosi a domicilio. Per detenzione finalizzata allo spaccio di sostanze stupefacenti un 24enne di Taranto è stato arrestato e posto ai domiciliari dalla polizia.

Gli agenti della sezione Falchi della squadra mobile da qualche tempo avevano messo sotto osservazione il giovane, con precedenti per droga, che dal suo appartamento del rione Tre Carrare raggiungeva i suoi presunti clienti in sella a una moto.

Nel corso della perquisizione domiciliare, sul tavolo della cucina sono stati recuperati quattro panetti di hascisc e altri piccoli involucri per un peso complessivo di circa 500 grammi, un taglierino e un bilancino elettronico ancora sporco della sostanza stupefacente appena ritrovata.

Con la successiva perquisizione personale i poliziotti hanno recuperato altri 20 grammi di hashish divisi in dosi e quattro telefoni cellulari. Dall’analisi di uno di questi dispositivi, i poliziotti hanno anche accertato che il giovane aveva creato un canale social per gestire le richieste degli acquirenti.

Mandato di arresto europeo, imprenditore polacco 42enne arrestato a Bari: è accusato di truffa e riciclaggio

Il 42enne imprenditore polacco Michal Syzmon Kosin, arrestato lo scorso 7 aprile al porto di Bari dopo essere sbarcato da un traghetto in arrivo dalla Grecia, si trova agli arresti domiciliari.

L’uomo è accusato di truffe, reati fiscali di vario tipo, evasione fiscale e riciclaggio. Su di lui pendeva un mandato d’arresto europeo emesso nel settembre 2023, secondo le indagini avrebbe preso parte ad un gruppo criminali che ha commesso una serie di reati tra Polonia e Slovacchia dal 2019 al 2021.

Durante l’interrogatorio si è professato innocente. Ora tocca alla Corte d’Appello di Bari la decisione di consegnarlo alle autorità polacche o se il 42enne potrà restare in Italia, la sentenza arriverà al termine dell’udienza del prossimo 13 maggio. Dovranno essere fatti tutti gli accertamenti del caso e per questo è stata disposta l’acquisizione di alcuni documenti.

Nel corso dell’udienza di convalida, il difensore ha evidenziato che la Polonia “è stata condannata a pagare 1 milione al giorno dalla Corte di giustizia europea perché ha subordinato l’autonomia del potere giudiziario a quello politico”.

“In tal modo – ha proseguito – la Polonia mina i principi fondamentali della carta costituzionale europea perché pare non essersi adeguata alle indicazioni della Corte, seppur abbia subito numerose procedure di infrazione”