Bari, 17enne evaso dal carcere minorile Fornelli: ricerche in corso. Indaga la Procura fuga favorita da complici

Il caso del 17enne napoletano, evaso la notte tra domenica e lunedì dal carcere minorile Fornelli di Bari, è diventato di dominio nazionale. Le ricerche sono ancora in corso e si scava negli ambienti della criminalità organizzata, barese e napoletana.

Il minore si trovava in Puglia da dicembre 2024, dopo essere finito in cella con l’accusa di omicidio e tentato omicidio. Era in attesa di giudizio. Si valuta l’azione di eventuali complici che hanno favorito la fuga.

Secondo quanto ricostruito, il 17enne è scappato dopo aver creato un buco nel muro della sua cella che lo ha condotto nel cortile e poi da qui è fuggito utilizzando delle lenzuola arrotolate.

Una delle ipotesi al vaglio è che il 17enne sia stato poi prelevato all’esterno da qualcuno e portato in luogo sicuro, o a Bari o in Campania. Sul caso indaga la Procura minorile di Bari e si valuta anche la posizione dei due compagni di cella.

 

Bancomat esploso nel Foggiano, banda in fuga con 28mila euro: due giovani finiscono in carcere

Un’ordinanza di custodia cautelare in carcere è stata eseguita dai carabinieri nei confronti di un 20enne di Orta Nova e un 22enne di Foggia accusati di furto pluriaggravato, detenzione e porto di esplosivo.

Gli indagati, stando a quanto accertato dagli investigatori coordinati dalla procura, insieme a due complici il 28 novembre del 2024 avrebbero fatto esplodere lo sportello automatico di una banca di San Marco in Lamis (Foggia).

Dopo la violenta esplosione che provocò ingenti danni all’istituto di credito i malviventi fuggirono con un bottino di circa 28.000 euro a bordo di un’auto abbandonata poi a pochi chilometri e recuperata dai militari.

Al suo interno c’erano chiodi a quattro punte e attrezzi da scasso, tra cui un’asta metallica compatibile con quella utilizzata per l’inserimento dell’esplosivo nell’Atm.

Lo scorso 27 febbraio, durante le indagini, uno dei due indagati, che dal 24 ottobre 2024 (da circa un mese prima dell’assalto) si era sottratto alla notifica di un altro provvedimento restrittivo rendendosi irreperibile, è stato rintracciato a Stornarella dai carabinieri che – oltre a raccogliere sul suo conto prove dell’assalto – lo hanno arrestato in flagranza di reato avendo rinvenuto nel casolare dove si era nascosto una pistola clandestina con munizioni, ordigni esplosivi a elevato potenziale e circa 100 grammi di droga, tra hashish e marijuana

Follia a Poggiofranco, 51enne accoltellato dal vicino di casa: Giuseppe Manica resta in carcere

Resta in carcere Giuseppe Manica, il 70enne accusato di aver accoltellato la sera del 26 febbraio scorso il vicino Michele Esposito, consulente finanziario e giornalista, a Poggiofranco. A deciderlo il gip di Bari, Alfredo Ferraro, la difesa impugnerà il provvedimento.

Erano stati richiesti i domiciliari da scontare fuori Bari e non nella casa confinante con quella della vittima, ma il giudice ha respinto la richiesta ritenendo immutato il quadro cautelare.

La vittima fu colpita da almeno 5 profonde coltellate al volto e al collo, l’aggressore ha poi infierito con calci e pugni quando si trovava a terra incosciente e in una pozza di sangue. Manica ha confessato sin da subito di essere stato lui. “Spero che muore”, la confessione choc ai Carabinieri.

Il 70enne aveva già subito due condanne definitive per stalking nei confronti di Esposito e, per un’altra vicenda di atti persecutori, era stato rinviato a giudizio.

Violenza sessuale e maltrattamenti sull’ex convivente, 40enne di Bitonto finisce in carcere: è condannato a 5 anni

Nel pomeriggio del 13 maggio la Polizia di Stato ha dato esecuzione ad un Ordine per la Carcerazione nei confronti di un pluripregiudicato bitontino, responsabile dei reati di maltrattamenti verso familiari, lesioni e violenza sessuale, perpetrati tra il 2013 ed il 2016 ai danni della ex convivente.

I poliziotti del Commissariato di pubblica sicurezza di Bitonto hanno dato esecuzione alla misura detentiva, emessa dalla Procura Generale della Repubblica presso la Corte di Appello di Bari, nei confronti di un quarantenne bitontino: a seguito della denuncia presentata dalla vittima presso gli Uffici del Commissariato di P.S. Bitonto nell’anno 2016, i poliziotti riuscirono a fermare l’azione dell’uomo che, proprio nel 2016, dopo numerose vessazioni, nel corso di un incontro occasionale con la vittima a bordo della propria autovettura ed in preda ad un raptus di gelosia, la condusse in una zona di campagna e, dietro minaccia, la costrinse a consumare un rapporto sessuale.

L’emissione della condanna definitiva ha consentito di arrestare l’uomo che è stato condotto presso la Casa Circondariale di Lucera.

Femminicidio a Bitonto, Vincenzo Visaggi resta in carcere. La giudice: “Potrebbe vendicarsi sui figli”

Vincenzo Visaggi, il 75enne che ha ucciso con 22 colpi di forbici la moglie 74enne Lucia Chiapperini, la mattina de 18 aprile nella loro abitazione a Mariotta (frazione di Bitonto), deve restare in carcere perché potrebbe estendere la sua vendetta anche ai figli.

A stabilirlo è la giudice Antonella Cafagna. All’origine dell’omicidio, oltre a questioni economiche legate all’eredità, anche l’ossessione da parte dell’uomo per i presunti tradimenti della moglie. Tale da pensare che i figli non fossero suoi. Tesi ribadita dallo stesso Visaggi davanti alla pm Angela Morea.

Accuse ripetute alla donna anche durante l’aggressione mortale, ripresa dalle telecamere dell’abitazione. Visaggi ha poi chiesto aiuto al numero di emergenza confessando di aver assassinato la moglie e di aver provato a togliersi la vita colpendosi al petto. Nei frame contenuti nel provvedimento di arresto dell’uomo, si vede la donna tornare a casa, discutere animatamente con il marito che poi la colpisce almeno 20 volte con delle forbici appuntite.

La 75enne ha provato a difendersi dalla furia del marito come testimoniato dalle lesioni sulla mano sinistra, con la quale probabilmente ha tentato di proteggersi dai fendenti. La vittima ha chiesto anche aiuto ma lui avrebbe solo atteso la sua morte. “Muori” dice alla moglie offendendola in modo volgare “non meriti neppure compassione”. Al loro arrivo, i carabinieri hanno trovato in bagno il cadavere della donna, mentre il 75enne era in camera da letto con gli abiti e le mani sporchi di sangue.

Secondo quanto riferito da alcuni testimoni, i due litigavano spesso nelle ultime settimane. Discussioni violente che avrebbero spinto la donna a trasferirsi da qualche giorno a casa di uno dei suoi figli. A spaventarla, secondo quanto ricostruito, sarebbe stato l’atteggiamento del marito che durante un litigio, brandendo dei coltelli, l’avrebbe minacciata di morte. Nella abitazione della coppia, nascosti dietro un armadio, sono stati trovati quasi 13mila euro in contanti: il 75enne li avrebbe messi lì per evitare che la moglie li prendesse.

“L’omicidio non è stato frutto di un impeto ma un gesto predeterminato. Un gesto che potrebbe essere ripetuto considerato il cieco risentimento che Visaggi ha manifestato più volte nei confronti dei figli, accusandoli di averlo abbandonato”. La gip ha ritenuto che sussistano esigenze cautelari di eccezionale rilevanza che giustificano l’applicazione della custodia in carcere perché non è da escludere che l’uomo possa commettere altri delitti “per finalità punitive nei confronti del resto della famigli”.

Far west in piazza Moro, il pusher aggressore resta in carcere: “scarpette rosse” ci vede e scappa

È stato convalidato l’arresto del 25enne tunisino che ha aggredito la nostra troupe e la vigilessa nei pressi di piazza Moro la mattina del 14 aprile.

Il giovane, accusato di resistenza a pubblico ufficiali e lesioni personali aggravate, sarà giudicato con rito abbreviato, su richiesta del legale, condizionato all’acquisizione di un video.

Secondo la tesi della difesa del 25enne straniero, non sarebbe stata usata violenza contro la vigilessa che sarebbe inciampata nel monopattino nel tentativo di inseguirlo.

Siamo tornati così a piazza Moro per raccontarvi gli ultimi aggiornamenti e come sempre la nostra telecamera sembra avere un effetto particolare scatenando un fuggi fuggi generale.

“Ti scanno come un maiale e ti svito la testa”, estorsioni dal carcere: 5 arresti a Trani – I NOMI

Avrebbe continuamente chiesto a un imprenditore di Trani somme di denaro da versare in cambio di protezione. E lo avrebbe fatto dal carcere di Poggioreale (Napoli), in cui è detenuto per scontare una condanna definitiva per un omicidio del 2017, utilizzando un cellulare che aveva con sé in cella.

Ma le richieste sarebbero state sempre maggiori, da 5mila a 30mila euro, fino a quando l’imprenditore – che di volta in volta consegnava i soldi a persone diverse – non è più riuscito a pagare. E lì sarebbero quindi iniziate le minacce, anche di morte, rivolte all’imprenditore e alla sua famiglia.

Per questo, i finanzieri delle compagnie di Bari e Barletta hanno arrestato (in carcere) Alessandro Corda, pluripregiudicato tranese affiliato al clan Capriati di Bari vecchia, e quattro suoi sodali, accusati di estorsione con aggravante mafiosa. Oltre ad Alessandro Corda, in carcere sono finiti Nicola Corda, Rosa Fiore, Giuseppe Vitolano e Francesco Cirillo.

Le indagini della Dda di Bari hanno accertato diversi episodi: le indagini sono partite dall’analisi di alcuni cellulari sequestrati nel corso di un’altra inchiesta, dalla quale è emerso come l’imprenditore fosse “vessato da continue richieste di somme di denaro da versare in cambio di una prospettata protezione”.

Le indagini sono poi proseguite con l’analisi di chat, pedinamenti e ascolto di persone informate sui fatti. Nel corso delle operazioni di oggi è stato sequestrato a Corda il cellulare dal quale avrebbe minacciato l’imprenditore.

L’estorsore, pur di riscuotere le somme richieste, avrebbe intimorito la vittima ricorrendo a violenze e minacce psicologiche, con frasi del tipo: “Io te lo giuro su mio figlio che ti scanno come un maiale, ti scanno come al maiale ti scanno“, “Tu vuoi campare, eh? E mi devi togliere il debito!”, “Come ti prendo in mezzo alle mani ti svito la testa”.

Traffico di droga tra Bari e provincia, 53 condanne e 478 anni di carcere: tra loro Filippo e Sabino Capriati – I NOMI

Sono 478 gli anni di carcere inflitti ai 53 presunti affiliati al clan Capriati di Bari Vecchia che tra il 2018 e il 2023 avrebbe esteso il controllo nei comuni del sud est barese tra cui Putignano, Castellana Grotte, Noci, Alberobello, Acquaviva delle Fonti e Locorotondo.

Si è chiuso nella giornata di ieri il primo grado in abbreviato del processo Partenone. Il gup Giuseppe Montemurro ha accolto integralmente le richieste dell’accusa condannando alla pena più alta di 20 anni (considerando lo sconto di un terzo per il rito), il boss Filippo Capriati, nipote dello storico capo clan Tonino. Condannati anche la moglie Angela Gianmaria (8 ann) e il figlio Sabino (16).

La pena di 20 anni è stata inflitta anche ai pregiudicati Emanuele Carrassi, Carlo Dilena, Giuseppe Lacalendola e Carmelo Recchia. Dieci anni di reclusione sono stati inflitti al collaboratore di giustizia Giuseppe Labrocca. L’indagine dei Carabinieri ha documentato ben 170 episodi di spaccio, oltre a episodi di riciclaggio, sequestro di persona e rapina, detenzione di armi, estorsione aggravata dal metodo mafioso.

TUTTE LE CONDANN. Francesco Antonacci, 7 anni e 4 mesi di reclusione; Alessandro e Giampiero Braia, 6 anni e 7 anni e 8 mesi; Cesario Ivan Caracciolo, 7 anni; Luigi Carrassi e Cosimo Di Lorenzo, 7 anni; Franco Fallacaro, 8 anni e 2 mesi; Giovanni Genchi, 15 anni e 4 mesi; Cesare e Sara Giliberti, rispettivamente 6 anni di carcere e 10 mesi e 7 anni; Ignazzi Giuseppe , 7 anni e 4 mesi; Rocco Labrocca, 16 anni e 8 mesi; Giuseppe Lovero, 8 anni; Giuseppe Mastrangelo, 7 anni e 8 mesi; Costel Razvan Mihalache, 8 anni; Daniele Morea, 4 anni e 4 mesi; Giorgio Notarnicola, 7 anni; Flavio Eugenio Pinto, 8 anni e 4 mesi; Pasquale Polignano, 4 anni e 6 mesi; Costantino Poliseno, 7 anni e 2 mesi; Annalisa Ronghi, 4 anni e 2 mesi; Davide Serafino, 7 anni. Nicola Aquilino, 7 anni di reclusione; Lorenzo Capodiferro, 6 anni e 10 mesi; Vito Di Mola, 7 anni e 4 mesi; Cataldo Pascale, 12 anni; Recchia Michele, 8 anni; Giuseppe e Vito Sportelli, 7 anni e 6 mesi di carcere e 3 anni e 2 mesi; Nicola Volpe, 4 anni e 4 mesi. Per Maria Colella (Polignano a Mare), 7 anni e 4 mesi. Giuseppe Colucci, 7 anni e 4 mesi; Nicola Console, 7 anni e 2 mesi; Fabio Posa, 7 anni e 4 mesi. Per Vito Corbacio (Monopoli), 15 anni e 3 mesi. Agli altri sodali baresi: Michele Fiore, 7 anni e 2 mesi; Daniele Greco, 17 anni; Mauro Di Pinto di Bisceglie, 6 anni. Ad Andrea Iacovazzo di Alberobello inflitti 7 anni. Condanna a 7 anni e 8 mesi per Vito Liuzzi; 4 anni per Gianfranco Giliberto; 7 anni inflitti a Marco Marinuzzi, Maria Mastrangelo e Antonia Piccolino: 4 anni e 2 mesi per Laura Rizzi.