Mistero a Francavilla Fontana, medico colpito con una spranga nel parcheggio: caccia al responsabile

Un medico in servizio al pronto soccorso di Francavilla Fontana è stato aggredito con una spranga e colpito alla nuca nell’area parcheggio all’esterno dell’ospedale al termine del turno di lavoro.

L’episodio è accaduto ieri sera. A trovare il 43enne a terra, privo di sensi, è stata una donna che ha allertato prontamente i soccorsi. Il medico ha trascorso una notte in ospedale in osservazione ed è stato dimesso questa mattina con una prognosi di 30 giorni.

Avviate le indagini, nella giornata di ieri non sono stati segnalati episodi di tensione. Le forze dell’ordine stanno acquisendo anche le immagini di videosorveglianza della zona per identificare il responsabile.

Cosparsa di liquido infiammabile, auto di un insegnante incendiata a San Pietro Vernotico: indagini in corso

Un incendio è stato appiccato la scorsa notte a San Pietro Vernotico, in provincia di Brindisi, ai danni dell’auto di un insegnante.

La vettura era parcheggiata in via Taranto, a pochi metri dall’abitazione dell’uomo ed è stata cosparsa di liquido infiammabile e poi incendiata.

Ad agire secondo le prime verifiche sarebbero state due persone. Sul posto sono intervenuti i vigili del fuoco per spegnere le fiamme e mettere in sicurezza l’area. Le indagini per identificare gli autori ed il movente sono condotte dai carabinieri.

Cadavere semicarbonizzato trovato a Canosa, il legale: “Non è certo sia di Diviesti. Attendiamo esami”

“Non vi è alcuna certezza” che il cadavere trovato semicarbonizzato ieri mattina nella campagne di Canosa di Puglia sia quello di Francesco Diviesti, il 26enne di Barletta scomparso il 25 aprile scorso. Lo afferma in una dichiarazione il legale della famiglia Diviesti, Michele Cianci.

“Relativamente al ritrovamento di un corpo carbonizzato, ad oggi – sostiene il penalista -, non vi è stato alcun rapporto comparativo con Francesco nè, tantomeno, alcun riconoscimento da parte dei genitori. Pertanto, non vi è alcuna certezza che sia Francesco”.

Dopo il ritrovamento del corpo la Procura di Trani ha avviato un’indagine ma ha subito ceduto il fascicolo alla Direzione distrettuale antimafia di Bari che ravvisa aggravanti tipiche del metodo mafioso in quello che sembra essere un omicidio.

L’indagine della polizia è coordinata dal pm della Dda Ettore Cardinali che nelle prossime ore affiderà l’incarico per compiere l’autopsia al medico legale Sara Sablone che dovrà anche risalire con certezza all’identità della vittima.

Francesco Diviesti era uscito di casa intorno alle 20.30 dello scorso 25 aprile. Intorno alla mezzanotte dello stesso giorno era stato visto entrare nel barber shop in cui lavora col padre, così come registrato dal sistema di videosorveglianza del salone.

Le indagini sulla sua scomparsa si sono concentrate anche su una rissa avvenuta qualche giorno prima nei pressi di un bar di Barletta e proseguita altrove. Non si esclude che questo evento possa essere il movente della scomparsa e dell’ipotetica tragica fine del giovane.

Batterio killer nel cibo, 70enne di Trani muore in ospedale per intossicazione da listeria: indagini in corso

S’indaga sulla morte di un 70enne, deceduto nell’ospedale di Bisceglie, dopo aver contratto l’infezione da listeria, batterio killer che contamina gli alimenti. A riportarlo è TgNorba.

Secondo le prime ricostruzioni, l’uomo l’avrebbe contratta dopo aver mangiato olive in salamoia vendute sfuse in un supermercato di Trani. Il servizio veterinario della Asl ha avviato i controlli nei luoghi frequentati dalla vittima.

Giallo a Taranto, il 48enne Antonio Carella trovato per strada in una pozza di sangue: è grave in Rianimazione

Antonio Carella, 48enne tarantino già noto alle Forze dell’Ordine, è stato ritrovato questa mattina in una pozza di sangue in via Calabria. A lanciare l’allarme i familiari dell’uomo, sul posto è intervenuto il 118 che ha trasportato il 48enne in ospedale.

Ora è ricoverato in Rianimazione e le sue condizioni sono gravi. Ha numerose ferite alla testa, probabilmente causate dal calcio di un’arma. Vicino al corpo è stato ritrovato un caricatore di una pistola e un proiettile inesploso.

Le indagini sono affidate ai Carabinieri che hanno raccolto le prime testimonianze.

Neonato trovato morto in culla termica a Bari, indagini verso la chiusura: genetista esamina lettino

È vicina alla chiusura l’indagine della Procura di Bari sul caso del neonato trovato morto, la mattina del 2 gennaio scorso, nella culla termica della chiesa di San Giovanni Battista di Bari, nel quartiere Poggiofranco. I pm (il procuratore aggiunto Ciro Angelillis e la sostituta Angela Morea coordinano le indagini della squadra mobile) sono infatti in attesa della consulenza – che dovrebbe essere consegnata nei prossimi giorni – sul materiale trovato sul lettino della culla, probabilmente urina.

Obiettivo di questa consulenza, affidata al genetista dell’Università di Pavia Carlo Previderè, è accertare se quella presente sul lettino fosse veramente urina e se appartenesse proprio al piccolo, ribattezzato «Angelo» dal sindaco di Bari Vito Leccese e morto a poche settimane dalla nascita. Se i due elementi dovessero coincidere, infatti, si avrebbe la certezza che il piccolo – di cui è stato profilato il dna – è stato lasciato lì vivo. L’autopsia ha dimostrato come il neonato sia morto per ipotermia.

Previderè si è già occupato di altri importanti casi di cronaca. Per ultimo, quello del delitto di Garlasco del 2007 (sono di Previderè gli esami che hanno portato alla recente iscrizione nel registro degli indagati di Andrea Sempio), ma anche quello dell’omicidio di Yara Gambirasio del 2010 (fu sempre lui ad analizzare il dna di ‘Ignoto 1’, poi individuato in Massimo Bossetti).

Sul caso del neonato trovato morto a Bari, la Procura indaga per omicidio colposo nei confronti del parroco della chiesa, don Antonio Ruccia, e del tecnico Vincenzo Nanocchio, che nel 2014 installò la culla e il 14 dicembre scorso, dopo alcuni blackout, ne cambiò l’alimentatore. Ma la consulenza affidata ai tecnici sulle apparecchiature del locale adibito a culla hanno anche dimostrato come il materassino su cui il piccolo è stato poggiato, e che avrebbe dovuto far partire l’allarme e una telefonata al cellulare del parroco (mai partita) una volta rilevato il peso del neonato, non sarebbe stato idoneo a quella funzione.

Gli esami hanno poi messo in luce anche altre criticità: il malfunzionamento stesso dei sensori del tappetino e una perdita di gas del climatizzatore che avrebbe dovuto riscaldare la stanza e che invece, forse proprio a causa di quella perdita, rilasciò aria fredda. La Procura indaga anche per abbandono di minori a carico di ignoti.

Cannone della II Guerra Mondiale rubato nel Foggiano: ritrovato poche ore dopo in campagna. Indagini in corso

Rubato e ritrovato poche ore dopo un obice della seconda guerra mondiale che si trovava davanti al monumento dei caduti a Castelluccio Valmaggiore, piccolo comune dei Monti Dauni nel Foggiano.

Il furto, stando a quanto si apprende, è avvenuto la scorsa notte intorno alle 3. Poche ore più tardi, questa mattina, l’obice è stato ritrovato nelle campagne in zona Salice a Foggia e a breve, come conferma il sindaco Pasquale Marchese, “tornerà nel nostro comune e sarà nuovamente posizionato in piazza dopo le dovute riparazioni”.

Il comune di Castelluccio Valmaggiore, con delibera risalente al 1978, aveva acquistato dal ministero della difesa il cannone per posizionarlo nella piazza centrale. Sul fatto indagano i carabinieri che stanno scandagliando le telecamere posizionate lungo il tragitto per giungere nel piccolo comune.

“Tra qualche giorno, intorno a metà mese inizieremo i lavori per l’installazione di un moderno impianto di videosorveglianza nel nostro piccolo comune grazie ai fondi ministeriali – dice Marchese – Se fossero state già attive avrebbero potuto immortalare l’autore o gli autori del furto”. Ad accorgersi dell’accaduto stamani è stato il presidente del consiglio comunale, lo stesso che si sta occupando del recupero dell’obice.

Neonato morto a Bari, tracce di urina nella culla termica: si cerca la madre. I sospetti su Don Antonio Ruccia

Prosegue l’inchiesta sulla morte del neonato trovato senza vita nella culla termica della chiesa San Giovanni Battista di Poggiofranco. Nella giornata di ieri sono stati iscritti nel registro degli indagati, con l’ipotesi di reato di omicidio colposo, don Antonio Ruccia e il manutentore della culla termica. 

Nella giornata di oggi verrà effettuata l’autopsia. Parallelamente s’indaga anche per il reato di abbandono di minore, aggravato dalla morte, a carico di ignoti. Per questo si stanno passando a setaccio le immagini delle videocamere di sorveglianza nel tentativo di individuare chi ha portato il bimbo. Una situazione davvero controversa perché potrebbe essere accusata di abbandono di minore (la Corte di cassazione indica che si commette reato se non ci si accerta che il bambino venga preso in carico da qualcuno), ma allo stesso tempo potrebbe risultare parte offesa nel filone dell’inchiesta che ipotizza il reato di omicidio colposo. L’ipotesi è che chi ha lasciato il figlio in chiesa voleva salvargli la vita, ma lì invece è morto.

Sono state infatti trovate tracce di urina all’interno dell’incubatrice, segnale che fa credere come il piccolo fosse vivo quando è stato portato e che sia morto assiderato. A dare risposte certe sarà l’autopsia svolta in giornata. Il sospetto degli inquirenti è che il manutentore della culla termica e don Antonio Ruccia sapessero del guasto della culla termica e che abbiano sottovalutato il rischio di un suo utilizzo. Restano da capire anche gli eventuali rapporti tra la stessa parrocchia e il Policlinico che, attraverso il dg Sanguedolce, per il momento ha smentito un coinvolgimento attivo con il funzionamento della culla termica. L’ultima manutenzione sarebbe stata effettuata a metà dicembre.

Ignorano appendicite e gli fanno il test di gravidanza, 35enne trans barese rischia di morire: altri 3 mesi di indagini

Torniamo ad occuparci della storia del 35enne trans brasiliano barese che nel dicembre 2023 si era recato all’ospedale Spaziani di Frosinone lamentando forti dolori all’inguine. Dopo essere stato sottoposto ad una TAC addominale che segnalava una raccolta ipodensa nel canale inguinale, il medico di turno optò per le dimissioni senza ulteriori accertamenti e senza alcun tipo di intervento, nonostante le lamentele continue del paziente.

“Dolore addominale aspecifico”, l’esito finale del referto. Ma il personale medico sanitario lo rispedì a casa non prima di umiliarlo, sottoponendolo ad un test di gravidanza ritenuto “necessario”. Eppure il 35enne non aveva ancora completato la transizione di genere e i suoi genitali erano ancora quelli maschili. Lo ha spiegato, ma non è bastato. I sintomi peggiorano e dopo due giorni viene ricoverato d’urgenza al Policlinico di Bari. Il referto parla chiaro: appendicite acuta e un’importante infezione di origine necrotica. I medici fortunatamente lo salvano. Tramite il suo legale il 35enne ha presentato denuncia nei confronti del personale sanitario del Pronto Soccorso dell’ospedale di Frosinone, il perito incaricato dalla Procura ha però valutato corretta la condotta dei medici, giustificando anche il test di gravidanza sulla possibile esistenza di utero e ovaie in seguito a rettificazione di sesso. Il legale del 35enne ha presentato opposizione all’archiviazione proposta dal pm. Il Tribunale di Frosinone ha disposto altri tre mesi di indagini.