Torna con la mamma alla Tana del Polpo e ruba le mance: “Le avevamo dato da mangiare per giorni”

È tornata alla Tana del Polpo insieme alla madre, ma questa volta per rubare le mance lasciate dai clienti. Protagonista della vicenda una donna che, secondo quanto raccontato dai titolari del locale, era stata accolta e aiutata nei giorni precedenti, ricevendo anche del cibo. Un gesto di solidarietà che, a quanto pare, non sarebbe stato ricambiato.

Monopoli-Fasano, dalle lacrime per la casa demolita alla gioia della nascita: la storia di Gesumino e Rachele

Una storia carica di emozione arriva dal nuovo ospedale Monopoli-Fasano, dove è nato il piccolo Gesumino, venuto al mondo domenica 28 giugno in una struttura costruita proprio sui terreni dove un tempo sorgeva la casa dei suoi nonni.

A raccontare l’episodio è stato l’ex assessore e consigliere regionale Fabiano Amati. La mamma del bambino, Rachele Caramia, era nata e cresciuta nell’abitazione che la famiglia dovette lasciare, tra le lacrime, per consentire la realizzazione del nuovo presidio ospedaliero.

Dopo il parto, avvenuto con qualche giorno di anticipo rispetto alla data prevista, la donna ha raccontato di aver provato forti emozioni tornando nel luogo dove sorgeva la sua casa, oggi trasformato in un ospedale al servizio della comunità.

Rachele ha inoltre espresso parole di ringraziamento per il personale del reparto di Ostetricia e Ginecologia, sottolineandone la professionalità, la disponibilità e la gentilezza. Una vicenda che intreccia memoria familiare e futuro, simbolicamente racchiusa nella nascita del piccolo Gesumino.

Lecce, 17enne salva la madre e fa arrestare il padre: “Vuole farti del male”. Lui aveva un coltello nello scooter

Ha chiamato la madre per avvertirla del pericolo imminente e il suo tempestivo intervento ha consentito ai carabinieri di arrestare l’ex marito della donna prima che potesse aggredirla. È accaduto a Vignacastrisi di Ortelle, nel Leccese, dove un 42enne di Cerfignano è stato fermato dai militari dopo essersi presentato sotto casa dell’ex moglie con atteggiamenti minacciosi.

Secondo la ricostruzione degli investigatori, l’uomo si sarebbe diretto verso l’abitazione della donna dopo aver ricevuto il rifiuto di essere ospitato. A lanciare l’allarme è stata la figlia diciassettenne che, intuendo le intenzioni del padre, ha contattato immediatamente la madre, la quale ha poi chiesto aiuto al 112.

Giunto sul posto a bordo di uno scooter, il 42enne avrebbe continuato a rivolgere minacce all’ex coniuge anche davanti ai carabinieri. Durante il controllo, i militari hanno inoltre trovato nel vano portaoggetti del mezzo un coltello con una lama di circa 20 centimetri.

L’uomo è stato arrestato in flagranza con le accuse di minaccia aggravata e porto di armi od oggetti atti ad offendere ed è stato posto agli arresti domiciliari. La donna era già sottoposta dal 2024 a un servizio di vigilanza radiocollegata disposto a seguito di precedenti episodi di minacce e aggressioni verbali.

Mamma e bimbo rischiano di annegare, salvati da 16enne di Altamura: “Non chiamatemi eroe”

Ha evitato una tragedia con sangue freddo e prontezza, ma continua a minimizzare il proprio gesto. Protagonista della vicenda è Daniele Lorusso, 16 anni, di Altamura, che sabato pomeriggio sulle spiagge di Metaponto ha salvato una donna e il suo bambino in difficoltà in mare. A raccontare la storia è La Repubblica.

Intorno alle 15.30, attirato dalle grida dei bagnanti, il giovane si è tuffato in acqua raggiungendo un bambino che chiedeva aiuto vicino alle boe. Una volta arrivato sul posto, ha scoperto che sotto di lui si trovava la madre, ormai priva di sensi e completamente sommersa. Con grande lucidità, Daniele ha sostenuto il piccolo e riportato la donna in posizione supina, mantenendole il volto fuori dall’acqua.

Poco dopo sono intervenuti il bagnino del lido e altri soccorritori a bordo di un’imbarcazione, che hanno trasportato tutti a riva. La donna è stata soccorsa dai sanitari e successivamente trasferita in elisoccorso all’ospedale Madonna delle Grazie di Matera, da cui è stata dimessa senza gravi conseguenze.

Per il giovane altamurano, accolto dai ringraziamenti dei presenti, il ritorno a casa con la consapevolezza di aver salvato due vite. «Non ho fatto nulla di eroico, lo avrebbe fatto chiunque», ha commentato con umiltà dopo il doppio salvataggio.

Lecce, impedisce al figlio di uscire con amici “poco affidabili” e viene picchiata con una sedia: arrestato 16enne

Un ragazzo di 16 anni è stato arrestato a Lecce con le accuse di maltrattamenti in famiglia e lesioni personali dopo aver aggredito la madre che gli aveva impedito di uscire con alcuni amici ritenuti poco affidabili.

Secondo la ricostruzione, il giovane avrebbe lanciato delle grucce contro la donna, colpendola poi con una sedia e provocandole ecchimosi a un braccio. Durante l’episodio avrebbe inoltre danneggiato una porta e messo a soqquadro l’abitazione.L’allarme è stato dato dalla stessa madre, che ha contattato la questura.

All’arrivo degli agenti, la donna si trovava in strada in stato di forte agitazione insieme alla figlia minore. I poliziotti hanno trovato il sedicenne ancora nell’appartamento, dove avrebbe confermato quanto accaduto.La donna ha riferito di essere vittima da tempo di violenze fisiche e psicologiche da parte del figlio, spesso consumate davanti alla sorella più piccola.

Ha inoltre raccontato di aver modificato le proprie abitudini quotidiane per timore di nuove aggressioni, arrivando a chiudersi a chiave in camera da letto durante la notte. Sul giovane risulta già pendente un procedimento penale per episodi analoghi. La decisione sulla convalida dell’arresto spetterà ora al gip del Tribunale per i minorenni.

Sonia al centro antiviolenza: “Devo dimenticare le mazzate del mio ex. Voglio rivedere i miei figli”

Sonia sta cercando di andare avanti. Mentre continua la ricerca di una nuova abitazione dove andare dopo aver lasciato la Casa di Quinto Potere, procede anche il percorso psicologico. Sonia continua ad essere seguita da una psicologa e si recherà al centro antiviolenza per cercare di buttare alle spalle il suo passato e quanto subito dal suo ex. Tutto finalizzato alla possibilità di rivedere un giorno i suoi figli.

Barletta, Diviesti ucciso per un debito di 300 euro. La mamma: “Non c’entrava niente con la mafia albanese”

Un debito di appena 300 euro per una partita di droga sarebbe all’origine dell’omicidio di Francesco Diviesti, il parrucchiere 26enne di Barletta scomparso il 25 aprile 2025 e ritrovato morto quattro giorni dopo. Secondo la Direzione distrettuale antimafia di Bari, il delitto sarebbe stato orchestrato dal gruppo criminale guidato dal 40enne albanese Igli Kamberi, ritenuto a capo di un’organizzazione dedita al traffico di stupefacenti tra Puglia e Albania.

Per gli inquirenti, Diviesti sarebbe stato prelevato con la forza e condotto in una cava tra Minervino e Canosa, dove sarebbe stato ucciso con cinque colpi di pistola. Il corpo venne poi carbonizzato, un gesto definito dalla Dda «uno sfregio alla memoria e un monito per la comunità». Tra gli indagati per l’omicidio figurano, oltre a Kamberi, anche Nicola Di Benedetto e Antonio Lanotte, mentre altre persone sono accusate di favoreggiamento.

Le indagini di Dia e polizia hanno ricostruito un contesto segnato dalla presenza della mafia albanese nel territorio barlettano. Secondo gli investigatori, il gruppo criminale gestiva un traffico di droga con guadagni milionari trasferiti in Albania per essere riciclati. Nel corso delle operazioni sono stati sequestrati oltre un milione di euro e sono state eseguite misure cautelari anche in Albania, in collaborazione con la Procura speciale di Tirana.

Determinanti per l’inchiesta anche le dichiarazioni della madre della vittima, Maria Marzocca, che dopo l’omicidio ha deciso di collaborare con gli investigatori nonostante la paura: «Mi hanno strappato pelle e cuore», ha raccontato. “Abbiamo sentito parlare di mafia albanese, di traffico di droga, ma mio figlio che c’entrava con questi contesti?”, ha poi aggiunto. Secondo la ricostruzione degli inquirenti, Diviesti sarebbe stato punito per aver contestato parte del debito contratto con il clan, comportamento interpretato come un affronto al capo dell’organizzazione.

Ricca donna dilapida l’eredità, ora si droga e prostituisce. Carlo: “Paura per la nostra nipotina”

Abbiamo raggiunto a Corato Carlo, preoccupato per le sorti della sua nipotina di 13 anni. La mamma vive per strada, è una senzatetto che si droga e prostituisce. La piccola è affidata al papà e ai nonni, la mamma dopo un iniziale percorso di recupero è tornata per strada a causa di mancanza di fondi. Carlo ci racconta le varie tappe di una vicenda tormentata, parlando di tutte le preoccupazioni del caso e rivolgendo un appello alle Istituzioni.

Regala vestiti a 12enne in cambio di foto intime: ingegnere a processo. Imputata anche la mamma di lei

Un ingegnere leccese è stato rinviato a giudizio con le accuse di pornografia minorile e adescamento di minori per presunti contatti online con la figlia 12enne della sua ex compagna. Secondo l’accusa, l’uomo avrebbe conquistato la fiducia della ragazzina con regali, scarpe e vestiti di lusso per convincerla a inviargli foto e video intimi.

La decisione è stata presa dal giudice Angelo Zizzari. Sotto processo è finita anche la madre della minore che, per gli inquirenti, pur essendo a conoscenza delle conversazioni tra l’ex compagno e la figlia su Instagram, non avrebbe interrotto i contatti né impedito l’invio del materiale. La donna ha scelto il rito abbreviato: l’udienza è fissata per il prossimo 5 ottobre.