Parto in ambulanza, bodycam del 118 per interagire con i medici della centrale: mamma e piccola stanno bene

Il parto è avvenuto in ambulanza a pochi chilometri dall’ospedale ‘Perrino’ di Brindisi. Una corsa contro il tempo, quella di sabato, che si è trasformata in una grande emozione per un’equipe del 118 della Sanitaservice Asl Brindisi, che ha assistito una giovane mamma durante tutto il travaglio, fino al momento della nascita di una bambina, avvenuto in sicurezza.

Ed in questa fase fondamentale è stato anche il supporto delle bodycam da qualche settimana a disposizione dei soccorritori: in questo modo il personale (infermiere, soccorritore e autista) del 118 è stato in stretto contatto con i medici della centrale operativa.

Subito dopo la nascita, il personale è stato coadiuvato dall’equipe di un’automedica di Ostuni, fino all’arrivo al ‘Perrino’. Mamma e figlia, a quanto si apprende da fonti Asl, stanno bene.

La donna è originaria del Senegal e vive a Carovigno da diverso tempo. Una gravidanza portata praticamente a scadenza. Ieri pomeriggio la richiesta al numero d’emergenza in quanto aveva intuito che il parto sarebbe stato imminente. Ed infatti la piccola è poi nata in ambulanza durante il tragitto verso l’ospedale.

Castellana, incinta con tumore al pancreas si opera: “Scelta di vita per sé e il bimbo”. Il piccolo è nato e sta bene

“Ad aprile scorso ci siamo trovati ad affrontare una problematica molto complessa, della quale non siamo riusciti a trovare alcuna segnalazione analoga in letteratura scientifica. È giunta alla nostra osservazione una donna di 38 anni, alla 13ª settimana della sua prima gravidanza (tanto desiderata), con ittero ostruttivo da neoplasia della testa del pancreas”.

Inizia così il post pubblicato sui social dall’Ircss De Bellis di Castellana Grotte. La storia ha colpito tante persone. “Dopo gli accertamenti strumentali di routine, ci siamo trovati di fronte a una scelta ardua – si legge -. Il colloquio multidisciplinare con l’oncologo (dottor Lotesoriere), il radiologo (dottor Fucilli), il chirurgo, il ginecologo, l’anestesista, l’endoscopista (dottor Pisani), l’anatomopatologo (dottor Armentano) e la indispensabile condivisione con Angelica, suo marito e tutta la famiglia, hanno portato alla decisione di procedere all’intervento di duodenocefalopancreasectomia, motivati dal fatto che, per Andrea e la sua mamma, più che una scelta, era una decisione. Andrea voleva venire al mondo. E sapeva che sarebbe stato difficile. Molto difficile. Troppo difficile”.

“La sua mamma ha scoperto la malattia quando lui era ancora poco più che un’idea: tumore del pancreas. Fa paura solo a nominarlo. Eppure Angelica aveva deciso: la gravidanza va avanti, l’intervento si farà. Andrea saprà lottare – si legge ancora -. Andrea ha lottato davvero tanto, stando buono buono durante tutto l’intervento e facendo sentire forte il suo cuore (monitoraggio ecografico continuo), battente come un tamburo per la banda della festa. Andrea è rimasto ad accudire la sua mamma dal suo grembo, consolandola durante il ricovero, le terapie, gli accertamenti. Insieme a lui, tutto il personale dell’IRCCS De Bellis: la caparbietà del dottor Leonardo Vincenti e del suo team chirurgico, le attenzioni degli anestesisti guidati dal dottor Francesco Gabriele, ma anche la presenza costante di tutto il personale sanitario, della Direzione Strategica guidata dal commissario avvocato Luigi Fruscio, e il costante confronto con la Ginecologia dell’Ospedale San Paolo, con il dott. Giuseppe Lovascio, che giorno dopo giorno hanno guidato Andrea e la sua mamma nella ripresa”.

“Andrea è nato presso l’Ospedale Di Venere il 12 agosto. Ora è un bimbo bellissimo di due mesi e mezzo e continua a dare motivazione e sostegno ad Angelica, dispensando sorrisi sdentati a tutti coloro che hanno permesso questa scelta difficile, ma giusta – conclude l’Ircss De Bellis di Castellana Grotte nel suo racconto -. Angelica continua la sua lotta contro questa ingiusta malattia e cure”.

Lecce, neonato positivo alla cocaina: è ricoverato da settimane in ospedale. Mamma negativa al test

Un neonato, venuto alla luce il 17 ottobre scorso, è ricoverato all’ospedale Vito Fazzi di Lecce dopo essere risultato, alla nascita, positivo alla cocaina. I medici si sono insospettiti dopo aver notato che il piccolo, appena nato, tremava.

Per questo lo hanno sottoposto ai test tossicologici dai quali è emersa la positività. Agli stessi test è stata sottoposta la mamma che è risultata negativa. I medici hanno segnalato il caso alla procura per i minori che ha attivato i servizi sociali del paese in cui vivono i suoi genitori, in provincia di Lecce. Gli inquirenti non hanno ancora dato il nulla osta alla riconsegna del neonato alla famiglia.

Ostuni, 80enne mangia funghi selvatici e muore: la figlia 56nne in terapia intensiva. Indaga l’Asl di Brindisi

La 56enne di Ostuni che nei giorni scorsi ha mangiato funghi selvatici, insieme alla madre 80enne morta lunedì per un’intossicazione, è ricoverata in prognosi riservata. È stata trasferita dal reparto di Nefrologia nell’Unità di terapia intensiva cardiovascolare (Utic) dell’ospedale Perrino di Brindisi.

Dopo il decesso della mamma, la donna è stata contattata dall’Asl Brindisi per essere sottoposta a una serie di accertamenti clinici. Poi la decisione di ricoverarla.

Parallelamente prosegue l’attività d’indagine da parte dell’Asl Brindisi per individuare il luogo dove sono stati raccolti i funghi, poi consumati da madre e figlia, e la loro tipologia.

Agguato a Gallipoli, 45enne ferito a colpi di fucile davanti alla madre: sicari in fuga. Indaga la Polizia

Michel Barba, operatore ecologico 45enne, è stato vittima di un agguato ieri pomeriggio a Gallipoli. Due sicari lo hanno atteso sotto casa, in via Carlo Massa, nella zona della 167, e hanno aperto il fuoco sparando quattro volte con un fucile.

Tutto questo davanti agli occhi della mamma del 45enne che ha assistito alla scena dal balcone. Fortunatamente le condizioni dell’uomo, che ha raggiunto autonomamente l’ospedale Vito Fazzi di Lecce, non destano preoccupazioni.

È stato colpito alla spalla e nelle prossime ore sarà dimesso. I due sicari hanno fatto perdere le proprie tracce, le indagini sono affidate alla Polizia. Si seguono diverse piste, qualcuno ha affermato di aver notato Barba piuttosto agitato e nervoso poco prima nel centro storico di Gallipoli. 

I poliziotti inseguono il figlio in moto e si presentano a casa, lei li aggredisce: mamma arrestata. Folle notte nel Salento

Non si ferma al posto di blocco della Polizia e scappa ad alta velocità in tangenziale inseguito dagli agenti. Protagonista un 18enne di Monteroni che la sera del 14 ottobre ha seminato il panico.

I poliziotti, dopo aver rilevato la targa della moto, hanno deciso di fermare l’inseguimento e recarsi a casa del giovane, alla guida del mezzo con la patente sospesa, come emerso dai controlli.

Alla vista degli agenti la mamma del giovane ha chiuso la porta di casa e ha tentato di allontanarsi, salvo poi reagire con violenza ferendo uno dei poliziotti intervenuti dopo essere stata bloccata.

La donna è stata arrestata per resistenza e lesioni a pubblico ufficiale e si trova ai domiciliari. Il giovane è poi rientrato a casa spontaneamente ed stato denunciato a piede libero per resistenza a pubblico ufficiale e sanzionato per le violazioni al Codice della strada.

Bari, bimbo di sei mesi muore al Pediatrico. Il dolore della mamma: “Ho creduto nei medici voglio giustizia”

Di seguito il racconto della mamma del piccolo Miracle, un bambino di appena sei mesi morto all’ospedale Pediatrico di Bari, diffuso dall’Associazione Sicilia Risvegli Onlus.

“Il 27 ottobre 2023 sono rimasta incinta. Come di consueto, tutti i mesi facevo i controlli di routine, anche privatamente. Andavo a farli dal mio ginecologo di fiducia. Andava tutto perfettamente bene, le ecografie erano regolari. Al 5° mese ho fatto la morfologica e mi è stato consigliato di fare una seconda morfologica di II livello presso un centro specializzato. Tempestivamente ho chiesto al mio ginecologo di fare richiesta per la morfologica di II livello, per approfondire, in un ospedale specializzato a Terlizzi (Bari).

Dopo il suo interessamento, dalla struttura mi hanno invitata ad inviare la richiesta via email. Quindi, dopo averla ricevuta, mi hanno detto per telefono, a anche via email: “Signora, non c’è bisogno che venga, è tutto regolare”. Le stesse cose sono state dette anche al mio ginecologo, che faceva parte dello stesso ospedale. La gravidanza è andata avanti senza problemi, anzi sentivo continuamente mio figlio che dava calci e si muoveva. Nel frattempo, ho continuato gli altri esami di routine. Arrivata al 7° mese di gravidanza ho fatto un’altra ecografia all’ospedale Santissima Annunziata di Taranto, dove mi è stato detto: “Signora, ci sono gravi problemi, deve andare fuori regione, la situazione è molto grave”.

Vista la situazione critica, mi sono messa subito in contatto con diversi ospedali per fare un ulteriore accertamento, per verificare e approfondire meglio. La RMN fetale è stata fatta, attraverso mie conoscenze, all’Ospedale Umberto I di Roma. I risultati: devastanti. Mi hanno detto chiaramente che il bambino era molto grave ed era meglio andare ad abortire fuori dall’Italia. Ma io ero già all’ottavo mese di gravidanza. Mi è stato consigliato di abortire in Belgio, in strutture a pagamento, e che ci avrebbero pensato loro stessi a fissare l’aborto spontaneo, cioè l’omicidio del mio bambino. Io non ci ho pensato due volte, ho detto: no, non vado ad abortire, non uccido mio figlio.

Da quel momento mi è crollato il mondo addosso, non riuscivo più a dormire e avevo ansia e tanta paura. Ho deciso di portare avanti la gravidanza con la consapevolezza di cosa potesse accadere in seguito. Più passavano i giorni è più l’ansia saliva e avevo bisogno di visite psicologiche, perché stavo veramente male. Avevo solo bisogno di qualcuno che mi ascoltasse e rassicurasse. Dopo varie ricerche e informazioni, siamo riusciti a trovare l’ospedale giusto che poteva seguire il mio ultimo mese di gravidanza e far nascere il bambino: il Gemelli di Roma, dove sono arrivata un mese prima del parto.

Mi sono trasferita a Roma con tutti gli altri miei figli, spese notevoli, ma ero costantemente seguita. Il 25 luglio 2024, a tarda notte, mentre mi trovavo in hotel, ho iniziato a sentire forti dolori e ho capito che mio figlio stava per nascere. Chiamata con urgenza l’ambulanza, sono stata portata al Gemelli. Nella mattinata del 26 luglio 2024, dopo ore di travaglio e ormai arrivata a una dilatazione di 4 cm, i medici si sono accorti che qualcosa non andava e hanno effettuato un cesareo d’urgenza. Non capivo più nulla, ho avuto un’emorragia, il bimbo si era staccato dalla placenta. Quando è nato l’ho chiamato Miracle, perché era un vero MIRACOLO: alla nascita ha pianto (mi avevano detto che non sarebbe accaduto) e io ho tirato un sospiro di sollievo e sono scoppiata a piangere di gioia, perché era vivo e non era come mi avevano detto i medici. Poiché avevano previsto che sarebbe morto, al momento della nascita mio figlio è stato subito battezzato alla presenza mia e di mia sorella. Ricordo che gli hanno messo la mascherina per la respirazione anche se lui respirava e piangeva.

Date le circostanze e dato quello che risultava dagli accertamenti pregressi, il piccolo Miracle è stato portato alla TIN (terapia intensiva neonatale) per ulteriori accertamenti. Vi è rimasto quasi 3 mesi, durante i quali ha subito due interventi agli occhi (cataratte) e hanno fatto anche la Peg, perché dicevano che non riusciva a deglutire e a mangiare. Dal momento della nascita pare che avesse bisogno delle mascherine, perché non riusciva a respirare da solo. I medici del Gemelli, specialisti del settore, erano sbalorditi dal fatto che, nonostante le previsioni che il bambino sarebbe dovuto morire o avere gravi handicap, la realtà dei fatti era diversa. Il piccolo aveva solamente lievi patologie di piccola entità. Ma lo stesso hanno certificato quanto riportato nella documentazione. Si trattava secondo loro di un vero miracolo. Dopo vari tentativi di trasferimento, e dopo quasi tre lunghi mesi di ricovero in terapia intensiva neonatale e in sub Tin del Gemelli di Roma, finalmente sono riusciti a trasferire mio figlio all’ospedale di Taranto, dove io abito da qualche anno. Miracle in questi tre mesi era migliorato tantissimo, riusciva persino a respirare da solo.

Una volta trasferito a Taranto, è rimasto alla TIN circa un mese, in modo che venisse organizzata tutta l’assistenza sanitaria di cui, secondo loro e in base alla documentazione, aveva bisogno. Nel frattempo mi è stato insegnato come poterlo gestire a casa. In questo secondo ospedale hanno fatto altri accertamenti, che secondo noi non servivano. Finalmente, dopo quasi un mese di ricovero, e dopo aver organizzato l’assistenza sanitaria domiciliare (che serviva poco) è stato portato a casa. Il 25 novembre 2024 il piccolo Miracle finalmente arriva a casa. Assistito, curato amorevolmente, andava tutto bene. Facevamo anche le prove togliendo le mascherine per la respirazione (lui respirava da solo). Eravamo molto felici, perché lui riusciva a respirare da solo, ci riconosceva perfettamente, era anche furbetto e conosceva i suoi fratellini.

Dopo un mese a casa, sempre monitorato con tutti i parametri, è accaduto l’imprevedibile. Subito dopo Natale, la sera del 26 dicembre 2024, dopo aver cambiato il pannolino, il mio amore Miracle per pochi secondi è apparso assente, i suoi parametri erano scesi e anche il respiro. Sono andata in panico, tempestivamente ho chiamato il 118. Mentre arrivava l’ambulanza, il piccolo si è ripreso. Dopo aver fatto dei controlli, hanno però deciso lo stesso di portarlo al pronto soccorso dell’ospedale Santissima Annunziata di Taranto. Arrivato al PS ci hanno detto che il piccolo aveva qualcosa al polmone e doveva essere trasferito a Bari e ricoverato in Rianimazione. Dopo tante insistenze, ci hanno detto che il piccolino doveva essere intubato perché era grave. Disgraziatamente ho ceduto, ho firmato per farlo intubare ed è stato trasferito in ambulanza all’ospedale Pediatrico Giovanni XXIII di Bari.

Da quel momento, era il 26 dicembre 2024, è iniziato il calvario di mio figlio e di tutti noi. Dopo tantissime radiografie per capire se effettivamente mio figlio avesse prima la bronchiolite, e poi la polmonite, le risposte non sono mai state chiare, e intanto lo tenevano intubato. Le radiografie che avevano fatto, da me richieste per verificare se fosse realmente vero quello che dicevano, non mostravano gravi danni, fino al punto di intubare un bambino di nemmeno sei mesi, e tenerlo sempre sedato. Lo hanno tempestato di cure e farmaci che non servivano a nulla, anzi peggioravano la sua salute. Col passare dei giorni ci hanno detto che lui non riusciva più a respirare da solo, era impossibile estubarlo, e che doveva assolutamente subire la tracheotomia. La tracheotomia a mio figlio non volevo assolutamente farla, ho rifiutato tante volte. Mi hanno minacciata che, se non li autorizzavo, si sarebbero rivolti alla magistratura. Sono stata messa in croce, con le spalle al muro, e sono stata obbligata a fargliela fare. Ed è stata la mia nostra rovina. Ho pianto notte e giorno, ero distrutta volevo solo indietro il mio bambino sano e salvo.

Dopo avergliela fatta fare sembrava che tutto fosse andato bene. Una settimana dopo la situazione è precipitata. Entravo tutti i giorni in Rianimazione, un giorno prima mi sono accorta che i parametri non erano più regolari. I medici della rianimazione dicevano che il piccolo aveva un po’ di febbre, ma io avevo uno strano presentimento. Guardando il mio bambino gli ho detto: amore mio, ti porterò via prima possibile. Lui mi ha guardata, mi ha stretto la mano, piangeva. Quella sera del 23 gennaio 2025 sono rimasta fino a tardi fuori dalla Rianimazione, avevo intuito che c’era qualcosa che non andava.

Improvvisamente, a tarda notte del 24 gennaio 2025 ho ricevuto una prima telefonata dalla Rianimazione: il bambino si era molto aggravato. Un altra telefonata verso le 5 del mattino: la situazione era gravissima e il bambino ci stava lasciando. Alle 7 di mattina del 24 gennaio 2025 ho ricevuto la terribile telefonata in cui mi è stato comunicato che mio figlio Miracle era morto. Da quel momento, una parte della mia vita è andata via con lui. Perché mio figlio è morto? Per quale motivo? Questi sono i miei tormenti, che mi porterò dietro fino a quando non avrò giustizia per mio figlio Miracle.

Ho creduto nei medici, mi sento in colpa per averlo fatto. Sono stata presa in giro da questi fantomatici medici: nonostante non fosse grave come avevano prospettato, hanno sperimentato sulla pelle di mio figlio. Ho voluto raccontare la storia di Miracle per comunicare a tutte le altre famiglie che si troveranno in questa situazione: prima di prendere delle decisioni, pensateci mille volte, ed aprite bene gli occhi. Voglio che questa mia atroce storia diventi di dominio pubblico. Aggiungo che ho tutti gli audio e anche i video su quello che dicevano questi “medici”. Fino a quando sarò in vita chiederò giustizia per mio figlio Miracle ucciso dalla sanità Italiana”.

Acquaviva, partorisce in auto nel parcheggio dell’ospedale Miulli: mamma e figlia stanno bene

Voleva nascere a tutti i costi e non ha aspettato l’arrivo della mamma in ospedale. Così una neonata è venuta alla luce proprio davanti al Pronto Soccorso dell’ospedale Miulli in macchina.

La donna è stata soccorsa dal “personale infermieristico e medico che con prontezza e professionalità ha gestito le fasi della nascita direttamente nell’automobile – si legge nella nota -. Dopo essersi accertati del benessere della mamma e della piccola che ha emesso subito un forte vagito e mostrato un colorito roseo”.

Il papà ha avuto la possibilità di tagliare il cordone ombelicale, ,amma e figlia sono stati poi accompagnate nel reparto di neonatologia e ostetricia del Miulli. “Entrambe stanno bene sono ora insieme – proseguono dal Miulli – Un ringraziamento di cuore al personale del Pronto Soccorso, di Neonatologia e Ostetricia per la prontezza, la competenza e la sensibilità dimostrate in questo meraviglioso lieto evento”.

Via di casa o chiusa in bagno mentre il compagno abusa della figlia 14enne: mamma indagata nel Tarantino

Una mamma di 37 anni è indagata, assieme al convivente 51enne, per aver permesso all’uomo di abusare sessualmente di sua figlia, all’epoca dei fatti 14enne. La vicenda ha avuto luogo nel Tarantino, i fatti risalgono da agosto 2024 a maggio 2025.

L’accusa è quella di concorso in violenza sessuale aggravata. A entrambi è stato notificato l’avviso di conclusione delle indagini. Secondo quanto emerso dalle indagini, scattate dopo la denuncia della scuola, la donna si chiudeva in bagno o si allontanava da casa durante le violenze sessuali.

L’uomo è già stato arrestato, la ragazzina è in una struttura protetta.  La denuncia è partita dall’insegnante di sostegno e dalla dirigente. La 14enne ha raccontato il suo incubo in un tema di classe.

Resta fuori casa con il figlio di 3 anni dentro e precipita dal balcone: grave mamma 32enne

Si sarebbe resa conto di aver lasciato solo in casa suo figlio di tre anni, chiudendo, inavvertitamente la porta d’ingresso, ed è per questo che in preda al panico una 32enne ad Oria, in provincia di Brindisi, avrebbe tentato di salire sul cornicione dell’abitazione per entrare nell’appartamento.

Ad un certo punto avrebbe perso però l’equilibrio precipitando sull’asfalto. La giovane mamma è stata subito soccorsa ed ora è ricoverata in prognosi riservata con politrauma nel reparto di rianimazione dell’ospedale ‘Perrino’ di Brindisi.

All’arrivo dei soccorsi la 32enne era cosciente ed ha riferito lei la dinamica. Intanto erano sopraggiunti anche i vigili del fuoco ed il marito per aprire la porta e prendersi cura del bimbo.