Ladri d’olio a Canosa, autotrasportatore preso in ostaggio e liberato dopo 2 ore: bottino da 300mila euro

Attimi di terrore e paura ieri sulla strada regionale 6 dove un autotrasportatore di 60 anni è stato sequestrato e rapinato del carico di olio mentre viaggiava sul suo tir.

Il mezzo, a poca distanza da Canosa di Puglia, è stato affiancato da un’auto. A bordo quattro uomini che hanno costretto il camionista a fermarsi. L’uomo è stato preso in ostaggio, mentre c’è chi si è occupato di svuotare il tir. Il valore del carico di olio ammonta a 300mila euro.

Il 60enne è stato liberato dopo due ore vicino un’area di servizio di Stornara, in provincia di Foggia e ha chiesto aiuto. Indagano la squadra mobile della questura di Andria e degli agenti del commissariato di Canosa.

Bari, sequestro da oltre 500mila euro a pregiudicato di Cassano vicino al clan Parisi: bloccate case e proprietà

La Direzione Investigativa Antimafia ha eseguito un Decreto di applicazione di misura di prevenzione patrimoniale, emesso dal Tribunale di Bari – Terza Sezione Misure di Prevenzione, su proposta congiunta del Procuratore della Repubblica del Capoluogo pugliese e del Direttore della DIA, nei confronti di un pregiudicato originario di Cassano delle Murge (BA), esponente di spicco della locale criminalità organizzata e figura di riferimento di un gruppo collegato al clan PARISI.

Il destinatario del provvedimento, coinvolto in numerosi procedimenti giudiziari sin dal 2005, è stato inizialmente inserito nel contesto della mafia barese come uomo di fiducia, con compiti di supervisione nell’ambito dello spaccio di sostanze stupefacenti e come custode delle armi del clan PARISI.

Successivamente ha consolidato una propria autonomia, dando vita a un gruppo locale autonomo, ma sempre legato al sodalizio mafioso di origine. Gli approfonditi accertamenti patrimoniali (salvo ulteriore verifica successiva nella fase decisoria con il contraddittorio con la difesa) hanno evidenziato una significativa sproporzione tra i redditi dichiarati al Fisco e il patrimonio effettivamente riconducibile al soggetto, documentando l’accumulo illecito di ricchezze e la realizzazione di investimenti non giustificati.

Il sequestro, del valore complessivo stimato in oltre 500.000 euro, ha interessato tre unità immobiliari, un terreno e disponibilità finanziarie. Il risultato si inquadra nell’ambito delle attività istituzionali finalizzate all’aggressione delle illecite ricchezze acquisite e riconducibili, direttamente o indirettamente, a contesti criminali, agendo così anche a tutela e salvaguardia della parte sana del tessuto socio-economico.

Brindisi, scoperta fabbrica clandestina di sigarette: 10 arresti e maxi sequestro

Un vecchio immobile abbandonato in provincia di Brindisi, trasformato in un opificio industriale per la produzione di sigarette. E’ quanto scoperto dalla Guardia di finanza nell’ambito del contrasto alla produzione di tabacchi lavorati di contrabbando: i militari hanno sequestrato 11 tonnellate e 700 chili di sigarette già confezionate in pacchetti, 4 tonnellate e 200 chili di tabacco trinciato, 36 bancali di precursori per la fabbricazione delle sigarette fra cui filtri, cartine, pacchetti con marchio Marlboro contraffatto e scatole per il confezionamento.

Durante il blitz dei militari erano presenti 10 persone, tutte arrestate. In altri locali della struttura erano stati ricavati alloggi di fortuna dove gli indagati vivevano in condizioni precarie.

Inoltre sono stati sequestrati gli 8 macchinari che consentivano di fabbricare le sigarette. Secondo quanto riferito in una nota dal comando provinciale della guardia di Finanza “le sigarette sottoposte a sequestro se immesse sul mercato avrebbero comportato un mancato introito per le casse dello Stato e dell’Unione europea in termini di accise e di Iva evasa pari a circa 3 milioni di euro”.

I finanzieri sono giunti all’individuazione della struttura clandestina dopo un sequestro di oltre una tonnellata di sigarette effettuato poche settimane fa.

Passata di pomodoro spacciata per made in Italy dalla Bulgaria: maxi sequestro nel porto di Brindisi

Oltre 42 tonnellate di passata di pomodoro proveniente dalla Bulgaria ma che sarebbe stata venduta come prodotto italiano sono state scoperte e sequestrate nel porto di Brindisi, all’interno di due camion.

I legali rappresentanti di due società, a cui erano destinati i prodotti, sono stati denunciati con l’accusa di falsa indicazione di origine. Nonostante la documentazione commerciale e di trasporto a corredo riportasse l’origine Bulgara, gli investigatori hanno scoperto le etichette apposte sulle confezioni con la scritta ‘Country of origin-Italy’.

I controlli sono stati svolti in maniera congiunta dai funzionari dell’Agenzia delle Dogane e Monopoli, unitamente ai finanzieri del gruppo Brindisi ed agli Ispettori Icqrf (Ispettorato centrale della tutela della qualità e della repressione frodi) Puglia e Basilicata.

Oggetto del trasporto, secondo quanto accertato, era un semilavorato del pomodoro, destinato a due imprese italiane note per la commercializzazione di prodotti ottenuti da materia prima di origine italiana. “Una frode che, se posta in atto, oltre ad ingannare la fiducia degli ignari consumatori, avrebbe fruttato – viene riferito in una nota – centinaia di migliaia di euro di profitti illeciti, costituendo potenzialmente un danno per la salute pubblica, non potendosi escludere la presenza, all’interno del prodotto, di contaminanti vietati dalla normativa unionale”.

Bari, rifiuti in fiamme nella cava a Carbonara: area sequestrate e maxi multe. La titolare incastrata dal drone – FOTO

Nuova operazione dei Carabinieri Forestali contro le combustioni illecite nel Barese. A Carbonara, in una cava in esercizio utilizzata da un’azienda di recupero rifiuti, i militari del NIPAAF di Bari – con il supporto del Nucleo Ispettorato del Lavoro e della Stazione Carabinieri di Bari Carbonara – hanno individuato un vasto sito in cui avvenivano ripetuti roghi di materiali plastici, scarti edili e residui vegetali.

L’intervento è scattato dopo un’indagine condotta con l’ausilio di un drone in dotazione ai Carabinieri forestali, che ha permesso di documentare le numerose combustioni avvenute nell’area. Quando i militari hanno effettuato l’accesso, era in corso l’ennesimo incendio: una colonna di fumo nero si stava alzando dalla combustione di rifiuti misti.

All’interno dell’azienda sono stati trovati accumuli di rifiuti ben oltre i limiti autorizzati, depositati su superfici prive di adeguata pavimentazione. Riscontrata anche l’assenza di un impianto per il trattamento delle acque meteoriche, elemento essenziale per evitare la dispersione di sostanze inquinanti nel suolo.

Disposta anche la sospensione dell’attività imprenditoriale dopo aver verificato la presenza di lavoratori in nero in percentuale superiore al 10%.  Emerse anche ulteriori irregolarità legate alla sicurezza nei luoghi di lavoro, con la contestazione di un’ammenda di circa 30mila euro e sanzioni amministrative per un totale di 6.400 euro.

La titolare dell’azienda è stata denunciata all’Autorità giudiziaria per discarica abusiva, combustione e traffico organizzato di rifiuti, oltre che per inquinamento ambientale. L’intera area di 30mila metri quadrati è stata posta sotto sequestro.

Imprese agricole, fabbricati e terreni: maxi sequestro milionario all’ex capo della Protezione Civile Mario Larario

La Guardia di Finanza ha dato esecuzione a Bari ad un decreto di sequestro di beni, dal valore complessivo di un milione di euro, nei confronti di Mario Lerario, ex numero uno della Protezione Civile.

Il provvedimento è arrivato al termine di complesse investigazioni economico-patrimoniali. Lerario negli ultimi mesi è stato raggiunto da diverse sentenze di condanna per gravi reati, tra i quali corruzione per l’esercizio della funzione, corruzione per un atto contrario ai doveri d’ufficio e falsità materiale commessa dal pubblico ufficiale in atti pubblici, negli anni 2020 e 2021, periodo in cui ha ricoperto importanti incarichi pubblici.

Negli anni è stato registrato un accrescimento patrimoniale e risorse economiche che gli ha permesso di sostenere un tenore di vita sproporzionato rispetto ai redditi dichiarati. Sequestrati due imprese agricole, sei fabbricati, 45 appezzamenti di terreno per un’estensione complessiva di 14 ettari, un’autovettura e rapporti finanziari, per un valore complessivo di circa un milione di euro.

Cassano, sorpresi a rubare in un fondo agricolo privato: 7 denunce. Sequestrati 25 quintali di olive

Nell’ambito di mirati servizi di controllo disposti dal Comando Provinciale Carabinieri di Bari in occasione della “campagna olearia 2025”, i militari della Compagnia Carabinieri di Altamura hanno denunciato in stato di libertà (fatte salve le valutazioni successive con il contributo della difesa) sette persone, sorprese in flagranza di reato mentre asportavano olive da un fondo agricolo privato in Cassano delle Murge (BA).

L’intervento tempestivo dei militari, a seguito di segnalazione pervenuta da privato cittadino nonché da personale di vigilanza privata, ha consentito di recuperare circa 2.500 chilogrammi di olive, già raccolte e pronte per essere trasportate, e di sottoporre a sequestro diversi mezzi agricoli e attrezzature utilizzati per la raccolta e il trasporto del prodotto. Il raccolto è stato successivamente restituito al legittimo proprietario.

L’operazione testimonia il valore aggiunto determinato dalla sinergia tra le istituzioni e i cittadini. Tale sistema integrato di comunicazioni e segnalazioni consente una risposta rapida ed efficace, valorizzando la presenza capillare dell’Arma dei Carabinieri e garantendo una maggiore sicurezza nelle aree rurali.

A riguardo il Comando Provinciale dei Carabinieri di Bari rinnova l’invito ai cittadini e agli operatori del comparto agricolo a segnalare tempestivamente qualsiasi movimento sospetto, contribuendo così alla tutela delle produzioni locali e al contrasto dei reati che danneggiano il settore.

È importante sottolineare che il procedimento si trova nella fase delle indagini preliminari e che alle attività citate seguirà il confronto con la difesa degli indagati, la cui eventuale colpevolezza, in ordine ai reati contestati, dovrà essere accertata in sede di processo nel contraddittorio tra le parti.

Bancarotta, autoriciclaggio e evasione. Maxi sequestro da 65 milioni a Trani: nei guai 4 imprenditori e 5 società

Beni mobili e immobili per un valore complessivo di oltre 65 milioni di euro sono stati sequestrati dai finanzieri a quattro persone e cinque società edili finite in una inchiesta della Procura di Trani per bancarotta fraudolenta, autoriciclaggio e sottrazione fraudolenta al pagamento di debiti verso l’Erario.

I sigilli riguardano 112 unità immobiliari, somme di denaro e strumenti finanziari nella disponibilità degli indagati frutto del reato di bancarotta, distrazione, autoriciclaggio e sottrazione fraudolenta al pagamento di debiti verso l’Erario, complessivamente per circa 40 milioni di euro; tre immobili oggetto di autoriciclaggio; partecipazioni o quote di tutte le società e delle aziende, amministrate o comunque riconducibili agli indagati; 9 compendi aziendali relativi a otto società e una ditta individuale per un valore stimato di circa 25 milioni di euro.

L’indagine, denominata Circùmfero, è partita da accertamenti investigativi su tre società edili, amministrate dalla stessa persona e costituite in Ati per l’attuazione di un programma di edilizia convenzionata con il Comune di Trani. Secondo l’accusa gli indagati non avrebbero versato gli oneri di urbanizzazione oggetto di convenzione, per oltre 2 milioni di euro di cui Tar Puglia nove anni fa ingiunse il pagamento.

Le imprese per non ottemperare al provvedimento dei giudici amministrativi avrebbero compiuto “una serie di operazioni distrattive del patrimonio e fittizie compravendite immobiliari”, spiegano i finanzieri, cedendo unità abitative di nuova costruzione e altri beni societari a favore di altre due società comunque riconducibili però allo stesso imprenditore. Inoltre, gli indagati avrebbero simulato pagamenti mai portati all’incasso con scritture contabili falsate per mascherare la natura fallace delle operazioni. Tutte le operazioni avrebbero provocato “il dissesto patrimoniale delle società coinvolte e la loro messa in liquidazione giudiziale dal Tribunale di Trani”.

Le due società acquirenti, avrebbero ostacolato “l’identificazione della provenienza delittuosa delle unità immobiliari acquisite” sarebbero state a loro volte smembrate e comprate da tre nuove imprese edili, gestite da familiari dell’imprenditore inizialmente dichiarato fallito.

Imprenditore indagato per violenza di genere: sequestrati immobili e 185 auto per un valore di 650 mila euro

Non avrebbe comunicato la variazione del suo patrimonio intestando l’azienda a terzi per evitare controlli da parte del fisco e della Guardia di finanza. E invece i finanzieri, che lo controllavano a causa dei suoi precedenti per stalking, maltrattamenti in famiglia e violenza di genere, lo hanno scoperto. E così, al termine degli accertamenti, il tribunale di Trani ha disposto il sequestro dei suoi beni per circa 650mila euro e dell’intero compendio aziendale.

L’indagato, un imprenditore specializzato nel commercio di auto di Andria, per raggirare “le norme in materia di misure di prevenzione patrimoniali ha attribuito fittiziamente la titolarità dell’intero compendio aziendale di proprietà” a un’altra persona a cui avrebbe conferito “procura speciale per l’amministrazione di tutti i suoi beni, configurando così l’ulteriore fattispecie delittuosa”, si legge in una nota della finanzia.

Le indagini sono state mirate “a verificare se l’uomo sottoposto a misure di prevenzione personale avesse incrementato e riorganizzato il proprio patrimonio dopo la commissione di maltrattamenti in famiglia, stalking e violenza di genere”, continua la nota. I sigilli riguardano 185 auto del valore di 564mila euro, 29 immobili e 800 euro in contanti a cui si aggiunge la sede aziendale.

Bari, blitz dei Nas nel punto rivendita all’ingrosso: sequestrati 400mila prodotti non conformi: Multe da 20mila euro

I Carabinieri del Nucleo Antisofisticazioni e Sanità (NAS) di Bari hanno effettuato una verifica igienico-sanitaria presso una rivendita all’ingrosso di materiali destinati al contatto con alimenti e bevande situata nel Barese.

Sono stati sequestrati circa 400 mila articoli, tra cui piatti monouso, pellicole e buste in plastica, risultati privi di etichettatura, dichiarazione di conformità e requisiti di tracciabilità previsti dalla normativa vigente.

Elevate sanzioni amministrative per un totale di circa 20mila euro. Il titolare dell’attività è stato segnalato alle autorità sanitarie e amministrative competenti. Secondo le stime, se immessi sul mercato, i materiali avrebbero potuto fruttare circa 200 mila euro, rappresentando un rischio per la salute pubblica.