Bari, maresciallo della Marina muore per la lunga esposizione all’amianto: la famiglia sarà risarcita dal Ministero

Un maresciallo della Marina Militare, Francesco Pantaleo, è morto nel 2024 per un mesotelioma causato da una lunga esposizione all’amianto durante il servizio (1977–2009).

Il Tribunale di Bari ha riconosciuto definitivamente lo status di vittima del dovere, condannando il Ministero della Difesa a risarcire gli eredi.

La sentenza arriva però dopo la sua morte, avvenuta dopo tre anni di malattia, e sono stati i familiari a portare avanti la causa.

Secondo il legale della famiglia, casi come questo dimostrano che la giustizia arriva troppo tardi e che servirebbe un sistema più rapido per riconoscere i diritti delle vittime. Restano aperti altri procedimenti per ulteriori risarcimenti.

Bari, 60 chili di hashish in cucina: arrestati un 35enne e una 57enne al Libertà. Parte di droga era ghiacciata

I giorni scorsi, I Carabinieri del Comando Provinciale di Bari, hanno arrestato (fatte salve le valutazioni successive con il contributo della difesa) un 35enne e una donna 57enne ritenuti responsabili del reato di detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti.

In particolare, i Carabinieri del Nucleo investigativo di Bari, nel corso di un servizio di prevenzione e contrasto all’attività di spaccio di sostanze stupefacenti, hanno sottoposto a controllo un’abitazione di proprietà della donna, situata nel quartiere Libertà di Bari, poiché insospettiti dall’atteggiamento dell’uomo che vi ha fatto accesso portando al seguito una bacinella di plastica, con fare sospetto.

All’interno, hanno sorpreso quest’ultimo in corrispondenza del tavolo da cucina, completamente ricoperto di sostanza stupefacente, intento ad armeggiare con un taglierino, con il quale stava spacchettando le confezioni di cellophane che assicuravano le diverse “panette”.

Nel corso dell’attività, i militari hanno trovato e posto a sequestro 60 chilogrammi di sostanza stupefacente di tipo hashish, una parte rinvenuta anche in forma ghiacciata, pronto per essere trattato con il metodo “ice – o – lator”, noto appunto anche come metodo dell’hashish ghiacciato, oltre a materiale per il confezionamento.

 

Bari, ferito per caso in una sparatoria muore in ospedale. Famiglia risarcita di 1,3 milioni: “Colpa dei medici”

Morì dopo essere stato ferito per caso durante una sparatoria in un bar di Valenzano, ma la sua vita, secondo i giudici, avrebbe potuto essere salvata. A distanza di 18 anni dai fatti, la Corte d’appello di Bari ha condannato la Asl al risarcimento di circa 1,3 milioni di euro in favore della vedova e dei figli di Daniele Di Mussi, 31enne ambulante.

L’uomo, padre di due figli, si trovava nel locale per assistere a una partita quando una lite tra il figlio di un boss locale (Michele Buscemi) e un affiliato (Luigi Spinelli) degenerò in una sparatoria. Colpito alla femorale, fu trasportato all’ospedale Di Venere, dove morì dissanguato senza essere sottoposto a un intervento chirurgico.

Secondo la sentenza di secondo grado, i medici persero tempo prezioso eseguendo un’angiotac ritenuta inutile, invece di procedere immediatamente con un’operazione che avrebbe potuto salvargli la vita.

Accogliendo il ricorso dei familiari, la Corte ha così ribaltato il verdetto di primo grado, stabilendo un risarcimento di 348mila euro per la vedova e 363mila euro per ciascuno dei due figli, oltre interessi e spese legali. Determinante, nella decisione, la consulenza tecnica che ha evidenziato i ritardi nell’intervento sanitario quella sera.

Bari, allievi finanzieri intonano coro goliardico: “Noi non siamo Carabinieri”. Annullata la sentenza al comandante

Nessuna responsabilità è addebitabile all’ex comandante della 3ª Compagnia Allievi Finanzieri di Bari per il coro “noi non siamo carabinieri”, intonato da un gruppo di allievi finanzieri durante la cerimonia del ‘Giuramento di fedeltà alla Repubblica e di consegna delle Fiamme’, organizzata il 22 novembre 2024 nello stadio comunale ‘Della Vittoria’ di Bari.

Vicenda che, si legge negli atti del contenzioso dinanzi al Tar, causò “discredito”, “disonore” e un “danno all’immagine e al prestigio” del Corpo della Guardia di Finanza, perché il video del coro diventò virale sui social.

Per questo il comandante, incaricato dell’organizzazione della cerimonia, fu sottoposto a procedimento disciplinare e sanzionato con il “rimprovero” per “carenza di vigilanza e controllo sulle condotte dei militari sotto il suo comando”. La sanzione risale a marzo 2025. Ieri il Tar ha dato ragione al militare, annullando il provvedimento disciplinare.

La sentenza del Tar ricorda l’episodio, spiegando che nel corso di una pausa durante le attività di preparazione all’evento, “veniva realizzato e successivamente diffuso tramite canali telematici un filmato della durata di diciannove secondi, nel quale si vedeva un gruppo di allievi della 3ª Compagnia, intenti a scandire ripetutamente in coro l’espressione ‘noi non siamo carabinieri’, accompagnata da un ritmico e sincrono battito di mani”. Il contenuto del video ebbe ampia diffusione sui social network, per poi trovare risalto anche sui canali di informazione, “arrecando pregiudizio all’immagine e al prestigio del Corpo”.

Secondo i giudici, “sia l’intonazione di cori da parte di alcuni membri della 3ª Compagnia Allievi Finanzieri di Bari nel corso di una pausa dalle esercitazioni, che l’occasionale registrazione a mezzo cellulare dell’episodio da parte di un militare non identificato, che la successiva diffusione del relativo video sui mezzi di informazione e sui social media, quanto l’imprevedibile acquisizione di rilievo giornalistico della vicenda goliardica in esame, costituiscono tutti fatti che si sono verificati in un contesto del tutto estraneo alla sfera di vigilanza e controllo del ricorrente”.

Il comandante, al contrario, aveva “adottato adeguate misure organizzative – si legge nella sentenza – per assicurare il regolare svolgimento, la sicurezza e la disciplina dell’attività addestrativa e cerimoniale, predisponendo idonei presidi di vigilanza e controllo”.

Truffa delle orecchiette, è tutta una fiction. Antonio al “collega” Guerrieri: “Fai solo retorica”

Nell’ultima puntata della fiction Rai “Guerrieri – La regola dell’equilibrio”, tratta dai romanzi di Gianrico Carofiglio e con Alessandro Gassmann protagonista, l’avvocato Guerrieri difende una pastaia di Barivecchia accusata di resistenza a pubblico ufficiale.

La scena è ispirata alla truffa delle orecchiette industriali, vendute tra i vicoli della città vecchia e spacciate ai turisti come artigianali. L’avvocato Guerrieri difende una pastaia accusata di illegalità e nella sua arringa sottolinea l’ingiustizia di trattare come criminale una donna che produce pasta per sopravvivere, citando anche l’articolo del New York Times.

Frosinone-Bari, cercando di entrare allo stadio con i fumogeni: daspo per due 20enni tifosi biancorossi

Durante i controlli ed il filtraggio della tifoseria prima della partita di Serie B tra Frosinone e Bari disputata allo stadio Stirpe del capoluogo ciociaro, due tifosi pugliesi sono stati segnalati bloccati e segnalati alla Procura della Repubblica di Frosinone: sono stati trovati in possesso di due torce da segnalazione, il cui ingresso è vietato negli stadi.

A denunciarli è stata la Polizia di Stato, al termine dei filtraggi compiuti dal personale della Digos e del Commissariato di Fiuggi. I due tifosi hanno circa 20 anni e sono residenti in provincia di Bari. Nei loro confronti, oltre alla segnalazione all’Autorità Giudiziaria, il Questore ha adottato il Daspo. Il provvedimento di divieto di accesso ai luoghi dove si svolgono manifestazioni sportive ha la durata di due anni.

Bari, mense scolastiche senza pace. Addio alla plastica arrivano le stoviglie: ma i genitori segnalano piatti sporchi

Stop alla plastica e ai materiali monouso nelle mense scolastiche di Bari. La nuova organizzazione del servizio punta su stoviglie riutilizzabili in acciaio e melamina, lavate e igienizzate direttamente negli istituti grazie all’introduzione di lavastoviglie professionali. Una scelta in linea con gli obiettivi di sostenibilità ambientale e con i Criteri Minimi Ambientali previsti dalla normativa.

Tuttavia, il cambiamento ha sollevato le proteste di diverse famiglie. Secondo alcune segnalazioni, soprattutto dal plesso San Filippo Neri, alcuni bambini avrebbero ricevuto piatti opachi o con residui di precedenti pasti, oltre a caraffe d’acqua senza adeguata tracciabilità. Critiche che hanno portato il caso anche all’attenzione del Comune.

L’assessore alla Pubblica Istruzione, Vito Lacoppola, difende la scelta. “Si tratta di una soluzione prevista dalla legge, che garantisce sicurezza e qualità del servizio, soprattutto in refettori con molti alunni”. L’assessore sottolinea inoltre che l’iniziativa risponde anche alle richieste dei genitori, che avevano segnalato la scarsa qualità delle posate usa e getta, spesso soggette a rottura.

La gestione del servizio, affidata alla ditta Ladisa, ha previsto l’installazione di attrezzature di lavaggio professionali e sistemi di distribuzione dell’acqua con filtri forniti dall’Acquedotto Pugliese. Al momento, il nuovo sistema interessa circa 3.200 studenti su oltre 5.000 iscritti al servizio mensa, mentre per le altre scuole si stanno valutando soluzioni logistiche.

La vicenda è ora al vaglio della commissione consiliare Qualità dei Servizi. Il presidente, Carlo Patruno, ha annunciato sopralluoghi per verificare le criticità segnalate, non solo sulle stoviglie e sull’acqua, ma anche su altri aspetti del servizio, come la presunta mancanza dei dispositivi antirabbocco per l’olio extravergine.

Bari, pentito Sabino Pace dei Parisi. Era il reggente del clan a Sannicandro: “Ho sempre venduto droga all’ingrosso”

“Sono sempre stato un venditore all’ingrosso di stupefacenti” Con queste parole Sabino Pace, 42 anni, detto “Bino”, ha esordito davanti al Tribunale di Bari, confermando la sua decisione di collaborare con la giustizia. Considerato il reggente del clan Parisi a Sannicandro di Bari, l’uomo è ritenuto uno dei principali responsabili della gestione dello spaccio nella zona.

Comparso in videoconferenza, Pace ha ribadito le accuse nei confronti degli ex sodali, iniziando a ricostruire le dinamiche del traffico di droga. Il suo pentimento è maturato nell’ambito di un procedimento legato a un’indagine della Direzione distrettuale antimafia di Bari, che lo indica come capo di un gruppo criminale operativo sul territorio. Le indagini hanno rivelato anche l’uso della piattaforma Telegram per organizzare gli ordini di stupefacenti.

Pace era già stato arrestato in una maxi operazione antidroga tra Bari e provincia, che aveva coinvolto complessivamente 38 persone. In precedenza era finito in manette anche per altri reati, tra cui estorsione, minacce a pubblico ufficiale e incendio doloso: nel 2014 aggredì un dipendente comunale e diede alle fiamme l’auto di un gioielliere.

Dopo la scelta di collaborare, è stato trasferito in una struttura carceraria lontana dalla Puglia. Secondo indiscrezioni, anche i suoi familiari sarebbero stati spostati in una località protetta.

Bari, tassisti nel mirino dei ladri. Nuovo furto in stazione: rubato il telefonino dal taxi

Ancora un episodio di furto ai danni di un tassista nel capoluogo pugliese, segnale di un fenomeno che desta crescente preoccupazione tra gli operatori del settore. L’ultimo caso si è verificato questa mattina, intorno alle 10.30, presso la fermata taxi della stazione ferroviaria.

Secondo quanto ricostruito, il conducente si era allontanato per pochi istanti dal veicolo per gettare alcuni rifiuti in un cassonetto. Al suo ritorno, il cellulare di servizio era già stato sottratto. Si tratta dell’ennesimo episodio simile registrato in città.