“Bisceglia vattene”, scritte intimidatorie contro il sindaco di Mattinata: “Irresponsabili avete spaventato i miei figli”

“Michele Bisceglia vattene”. È la scritta, realizzata con vernice rossa, comparsa questa mattina sul muro di casa della madre del primo cittadino di Mattinata (Foggia), Michele Bisceglia, sindaco del comune garganico dal settembre 2020.

“Stamattina al mio risveglio ho trovato queste scritte sul muro di casa di mia madre, proprio di fronte alla mia abitazione. Affinché lo potessi leggere meglio, evidentemente – scrive Bisceglia sui social -. Agli autori di questo gesto intimidatorio rispondo con la determinazione e il coraggio di sempre. Né io né la mia famiglia abbiamo mai ceduto ad intimidazioni. Questa comunità lo sa bene. Non inizieremo e non inizierò certo adesso. Avete spaventato i miei figli, però.
Avete violato la loro innocenza. Ed è questa la vostra responsabilità più grave. Loro ricorderanno sempre questa giornata per la violenza di quelle parole. Un gesto irresponsabile, grave, stupido. Inutile. Solo e soltanto i cittadini, nel segreto delle urne, liberamente potranno mandarmi a casa. Se vorranno, naturalmente! Non certo minacce come queste”.

Mattinata andrà al voto per il rinnovo del sindaco e del consiglio comunale il 24 e 25 maggio prossimi. Il comune di Mattinata, circa 5800 abitanti, è uno dei sei comuni della provincia di Foggia sciolto per infiltrazioni mafiose nel 2018.

“Non abbiamo lavorato oltre cinque anni, considerato che il percorso di emancipazione dopo lo scioglimento è iniziato ben prima, per arrivare a questa situazione – ha detto all’ANSA il primo cittadino -. Non abbiamo perso tutti questi anni. Io continuerò a lavorare per conciliare, pacificare, ma ci vuole una levata di scudi, decidere se ripiombare nella situazione che c’era prima o andare avanti”. Il sindaco ha già denunciato le minacce ai carabinieri che stanno svolgendo indagini.

Abusivi a Bitonto, minaccia il sindaco Ricci durante la trasmissione Fuori dal Coro: 50enne condannato a 13 mesi

Si è concluso con una condanna a 13 mesi di reclusione il processo, celebrato con rito abbreviato davanti al gup Flavia Lombardo Pijola, nei confronti di Antonio Cipriano, 50 anni, già noto alle forze dell’ordine. L’uomo era accusato di aver minacciato un pubblico ufficiale, il sindaco di Bitonto Francesco Paolo Ricci.

I fatti risalgono a settembre 2005, durante le riprese di un servizio televisivo del programma “Fuori dal Coro” di Rete4 sulle occupazioni abusive. In quell’occasione Cipriano avrebbe rivolto gravi minacce di morte al primo cittadino, arrivando a insultarlo pubblicamente. Due mesi dopo, nei suoi confronti era stato disposto il divieto di avvicinamento.

A seguito della denuncia del sindaco e delle indagini condotte dai carabinieri, la Prefettura di Bari aveva inoltre adottato misure di sicurezza rafforzate per tutelare Ricci. Sia il sindaco sia il Comune di Bitonto si sono costituiti parte civile nel procedimento.

Soddisfazione è stata espressa dal primo cittadino, che ha definito la sentenza «un ristabilimento del giusto ordine delle cose», sottolineando come il verdetto rappresenti «un segnale chiaro contro violenza e prepotenza» e un riconoscimento del valore della legalità e del rispetto nella comunità.

Molfetta, la Corte di Cassazione annulla l’arresto dell’ex sindaco Minervini: “Nessun indizio di colpevolezza”

La Corte di Cassazione ha annullato senza rinvio a gennaio le misure cautelari nei confronti dell’ex sindaco di Molfetta, Tommaso Minervini, mettendo definitivamente fine alla vicenda giudiziaria che lo aveva coinvolto nel 2025.

Nelle nove pagine di motivazioni, i giudici della Suprema Corte sottolineano come “non sia prospettabile un diverso epilogo in un eventuale giudizio di rinvio”, cancellando sia l’ordinanza del gip del tribunale di Trani che aveva disposto l’arresto, sia quella del Tribunale del Riesame che aveva successivamente attenuato la misura imponendo il divieto di dimora negli uffici comunali per un anno.

La decisione chiude il caso che aveva portato Minervini agli arresti domiciliari dal 6 al 28 giugno 2025, nell’ambito di un’inchiesta su presunte irregolarità nella gestione degli appalti pubblici a Molfetta. Sono rimaste coinvolte anche altre persone.

Secondo la Cassazione, per tutti e nove i capi di imputazione non sussistono indizi di colpevolezza e viene esclusa qualsiasi rilevanza penale delle contestazioni. In sostanza, l’ex primo cittadino non avrebbe dovuto essere arrestato.

La vicenda giudiziaria aveva avuto ripercussioni anche sul piano amministrativo: il Comune era stato inizialmente guidato dal vicesindaco Nicola Piergiovanni, per poi arrivare allo scioglimento dell’amministrazione a seguito delle dimissioni di tredici consiglieri. Attualmente, la gestione dell’ente è affidata a un commissario straordinario nominato dalla Prefettura.

Europei 2032, il San Nicola di Bari fuori dalla corsa? Leccese non molla: “In campo tutti gli sforzi necessari”

Bari non abbandona la corsa per ospitare alcune partite degli Europei di calcio del 2032, ma il percorso resta in salita. A ribadirlo è il sindaco Vito Leccese, che torna sul tema della candidatura del capoluogo pugliese, inserito tra le dieci città italiane in lizza per la rassegna continentale che sarà organizzata da Italia e Turchia.

Negli ultimi mesi, tuttavia, le possibilità di vedere Bari tra le sedi ufficiali si sono sensibilmente ridotte. Il nodo principale riguarda i costi necessari per adeguare lo stadio San Nicola ai circa 130 requisiti imposti dalla Uefa.

Tra gli interventi più onerosi figura la copertura integrale dell’impianto, considerata indispensabile, che da sola richiederebbe oltre 30 milioni di euro. A questi si aggiungono ulteriori lavori su viabilità e servizi, con particolare attenzione all’accessibilità per le persone con disabilità.

“Vogliamo portare in città l’Europeo, ma un impegno così gravoso non può cadere sulle spalle dei baresi”, ha sottolineato Leccese, chiarendo comunque che non è stata ancora presa una decisione definitiva sulla candidatura. “Stiamo mettendo in campo tutti gli sforzi possibili per consentire a Bari di ospitare alcune partite della fase finale di Euro 2032. Il nostro obiettivo è includere lo stadio San Nicola tra gli impianti della competizione, ma non possiamo pensare di sostenere da soli costi così elevati”.

Uno spiraglio, però, resta aperto. Il sindaco ha infatti rivelato di aver ricevuto una lettera dal ministro per lo Sport e i Giovani, Andrea Abodi, che ha confermato la disponibilità del Governo, insieme alla Figc, a collaborare per garantire infrastrutture moderne alle città candidate. Leccese ha inoltre ringraziato il senatore Filippo Melchiorre per l’impegno dimostrato nel sostenere il progetto, auspicando una collaborazione trasversale.

“Resteremo disponibili fino all’ultimo giorno utile – ha aggiunto il primo cittadino – per cogliere ogni opportunità, soprattutto se emergeranno condizioni sostenibili dal punto di vista economico e finanziario. Bari è una città accogliente, ben collegata e appassionata di calcio, con tutte le carte in regola per ospitare un evento di tale portata. Ma perché ciò accada non basta la sola volontà dell’amministrazione”.

In attesa di sviluppi sulla candidatura, resta comunque l’obiettivo di riportare la Nazionale italiana nel capoluogo pugliese, dove manca dall’ottobre 2023. Le prossime gare di Nations League, in programma tra settembre e novembre, potrebbero rappresentare un’occasione concreta per rivedere gli Azzurri al San Nicola.

Processo Codice Interno, il sindaco Leccese: “Riconosciuto il danno d’immagine della mafia al Comune di Bari”

Il Gup del Tribunale di Bari, Giuseppe De Salvatore, ha depositato le motivazioni della sentenza di condanna, pronunciata con rito abbreviato, nei confronti dei 103 imputati nel processo denominato “Codice Interno”, relativo a reati di stampo mafioso. Il Tribunale ha disposto la condanna degli imputati al risarcimento del danno in favore di tutte le parti civili, da quantificarsi in sede civile, oltre al pagamento di una provvisionale immediatamente esecutiva pari a 200.000 euro ciascuno esclusivamente in favore del Comune e della Regione. Un riconoscimento fondato sull’immediata percepibilità dell’impatto negativo dei delitti accertati, in considerazione delle gravissime ricadute in termini di immagine.

Nelle motivazioni, il giudice evidenzia come “l’operatività dell’associazione criminosa di tipo mafioso nell’ambito territoriale di un Comune e di una Regione, nonché l’inevitabile clamore mediatico che ne consegue, configurino un eclatante danno all’immagine per gli Enti territoriali”. Un danno determinato anche dal fatto che la comunità locale e la sua rappresentanza istituzionale finiscono inevitabilmente per essere associate alla presenza di organizzazioni mafiose.

Il Gup sottolinea inoltre come tale pregiudizio sia aggravato dalle radici storiche del sodalizio mafioso e dall’elevato numero di affiliati, elementi che hanno consolidato nel tempo la capacità intimidatoria dell’organizzazione e alimentato un pregiudizio culturale sul territorio. È stato inoltre accertato un danno all’immagine anche a livello internazionale, in occasione del vertice G7, così come un grave vulnus derivante dalla vicenda dello scambio elettorale politico-mafioso che ha coinvolto il Comune di Bari, incidendo sulla fiducia dei cittadini nelle istituzioni.

Le motivazioni depositate rappresentano un riconoscimento della fondatezza dell’azione istituzionale nella lotta alle mafie e della gravità dei danni subiti dal territorio.

“Le motivazioni della sentenza – dichiara il sindaco di Bari Vito Leccese – segnano un passaggio molto importante per la nostra città. Finalmente viene ribadito con chiarezza che, se da un lato la commissione ispettiva non ha rilevato alcun condizionamento dell’azione amministrativa da parte della criminalità, dall’altro oggi è lo stesso giudice a riconoscere il danno profondo che il Comune di Bari ha subito a causa dell’attività mafiosa. Siamo soddisfatti per un pronunciamento che restituisce verità e dignità alle istituzioni e alla comunità barese, troppo spesso esposte a narrazioni distorte. Questo riconoscimento rafforza il nostro impegno quotidiano per la legalità, la trasparenza e la tutela dell’immagine della città, che non può e non deve essere associata a fenomeni criminali che non la rappresentano”.

Senzatetto ospite in hotel, Umberto avverte il Sindaco: “Tra una settimana Mario torna per strada”

La storia di Mario, il senzatetto di 53 anni che vive per strada da ormai più di un anno e ospitato temporaneamente nella struttura alberghiera di Umberto, ha colpito la nostra community.

Mario si è aperto con noi e ha raccontato come ha vissuto negli ultimi mesi, lanciando anche un appello per trovare lavoro. Ci siamo poi recati con lui all’ostello abbandonato che potrebbe essere una soluzione importante per i senzatetto.

Questa volta siamo tornati da Umberto, costretto tra poco a non poter più ospitare Mario nella sua struttura, per lanciare un appello al Sindaco e all’Amministrazione affinché si possa trovare una soluzione per non farlo tornare per strada.

“Pagliaccio sotto dettatura”, l’hater Picicci parla da solo: “Subito attacco da giornalismo locale”

Torniamo ad occuparci dell’attacco sferrato da Ennio Picicci, imprenditore nel settore della distribuzione di carburanti, ex consigliere comunale ed ex assessore ai lavori pubblici del Comune di Adelfia, nei confronti di Antonio e di Quinto Potere tramite un commento scritto in risposta ad un post sul gruppo Facebook “Adelfia senza censura” in merito alla vicenda del povero Giuseppe, l’anziano di 83 anni di cui vi abbiamo raccontato la solitudine e il rischio di morire ogni giorno.

Picicci, per chi ha la memoria corta, è lo stesso individuo che qualche tempo fa minacciò di morte Antonio e lo aggredì fisicamente, anche brandendo un cacciavite, in occasione della storia di Mina e Natale, i due, per i quali Picicci chiedeva aiuto invitando il Comune ad allestire una stanza per lo stoccaggio del materiale che i cittadini avrebbero donato, si rivelarono due farabutti.

Antonio è tornato qualche giorno fa alla stazione di servizio di Picicci travestito da clown. Con nostra sorpresa, a differenza dell’altra volta, si è rifugiato all’interno del fabbricato della stazione di servizio, lasciando che il suo socio rispondesse alle domande.

L’imprenditore ha poi raccontato sui social la sua parziale versione dei fatti, continuando a negare di riferirsi ad Antonio, seppure siamo stati gli unici a denunciare e tentare di risolvere le sorti di Giuseppe.

Caos ad Altamura, mozione di sfiducia a Petronella. Sindaco e maggioranza disertano l’aula: “Fuga inaccettabile”

Nulla di fatto ad Altamura. Il Consiglio comunale, convocato alle ore 9 con secondo appello alle 10 per discutere della mozione di sfiducia al sindaco Vitantonio Petronella, è saltata per mancanza del numero legale.

I consiglieri di maggioranza e il primo cittadino non si sono presentati. La mozione è stata presentata da 12 consiglieri comunali, sei di minoranza e sei che hanno fatto parte della maggioranza. Sono Michele Loporcaro, Gianfranco Berloco, Onofrio Gallo, Giandomenico Marroccoli, Giovanni Moramarco, Giovanni Saponaro, Maria Adorante, Michele Denora, Gaetana Dibenedetto, Luca Genco, Claudio Indrio, Gioacchino Perrucci.

“Il Consiglio comunale era regolarmente convocato per discutere la mozione di sfiducia. Noi eravamo in Aula. Il Sindaco e la maggioranza no – le parole di parole di Onofrio Gallo, consigliere di Forza Italia -. Fa particolarmente riflettere che solo pochi giorni fa il Sindaco, in un post pubblico, invocasse un confronto a viso aperto. Oggi, però, di fronte all’unico luogo istituzionale deputato al confronto democratico, ha scelto di non presentarsi”.

“Far mancare il numero legale per evitare il dibattito non è responsabilità politica: è una fuga – aggiunge -. Il confronto non si chiede sui social, si pratica in Consiglio comunale, davanti alla città. Credo che sia chiaro ormai a tutti che non ci si può affidare, non si può affidare la città a chi davanti ai problemi scappa. Chiederemo l’intervento del Prefetto, ormai non è più sostenibile questa situazione. Il sindaco deve rassegnare la dimissioni e liberare Altamura”.

Morte Patrizia Nettis, svolta sul caso. Indagini riaperte: perizia sui telefoni dell’imprenditore indagato e del sindaco

Dovranno essere fatti ulteriori accertamenti tecnici sui cellullari della vittima e di altre persone coinvolte nella morte della 41enne giornalista pugliese, Patrizia Nettis, trovata impiccata nell’appartamento in cui viveva a Fasano, in provincia di Brindisi il 29 giugno del 2023.

Lo ha disposto il gip del tribunale di Brindisi, Vilma Gilli, che ha respinto la richiesta della procura di Brindisi di archiviare il caso. L’ordinanza giunge a quasi dodici mesi dall’udienza che aveva discusso l’istanza della procura.

Ad opporsi all’archiviazione anche la famiglia di Nettis che tramite il proprio avvocato, Giuseppe Castellaneta, in questi due anni ha più volte chiesto la possibilità di poter eseguire l’autopsia sul corpo della donna. Al momento nell’inchiesta c’è un solo indagato, un istruttore di nuoto, Riccardo Argento, accusato di minaccia e istigazione al suicidio. L’uomo aveva avuto una relazione con la donna. Nella vicenda, solo come persona informata sui fatti, c’è il sindaco di Fasano, Francesco Zaccaria, anche lui in passato legato sentimentalmente alla giornalista. L’imprenditore ed il primo cittadino incontrarono la 41enne la sera prima del ritrovamento del cadavere.

Ora la gip ha chiesto ai carabinieri, che conducono le indagini, di effettuare accertamenti tecnici sulle singole celle agganciate dai telefoni di Argento e di Zaccaria dalle ore 23.00 del 28 giugno alle 7.00 del 29 giugno. Inoltre gli inquirenti dovranno acquisire i tabulati relativi agli Ip temporanei dei telefoni di Argento e Zaccaria sempre nelle ore precedenti il ritrovamento del corpo, quando i due si scambiarono una serie di messaggi via WhatsApp. Il giudice ha anche disposto un’integrazione della consulenza tecnica informatica, per effettuare una copia forense del cellullare di Patrizia Nettis. Fissato in 90 giorni il termine per le ulteriori indagini.

Gli esiti di queste nuove indagini potrebbe portare alla riesumazione della salma per effettuare l’autopsia da tempo richiesta dalla famiglia della giornalista. “Siamo soddisfatti della decisione del giudice anche se non è stata accolta la richiesta principale ovvero l’autopsia sul corpo di Patrizia ma dalle integrazioni istruttorie che la gip ha indicato al pm appare evidente la volontà di approfondire la posizione dei due uomini con riferimento alla posizione e alla presenza degli stessi eventualmente nell’abitazione nelle ore notturne e qualora la giudice dovesse ravvisare i gravi indizi dovrà essere disposta l’autopsia”, le parole del legale della famiglia Nettis.

Inchiesta sul voto di scambio a Modugno, il sindaco Bonasia (indagato) fa un passo indietro: “Non mi ricandido”

“Ieri, nel Consiglio Comunale, ho sentito il dovere di parlare guardando negli occhi la mia città. Ho annunciato una scelta importante, maturata nel tempo e ormai definitiva: non mi ricandiderò alle prossime elezioni amministrative”.

Inizia così il post pubblicato sui social dal sindaco di Modugno, Nicola Bonasia. Il primo cittadino è rimasto coinvolto nell’ambito dell’inchiesta sulla compravendita di voti a Modugno in occasione delle Comunali del 2020 che aveva portato all’arresto di Antonio Lopez, ex assessore alle attività produttive del Comune di Modugno ed ex candidato di Fi alle elezioni regionali in Puglia.

Lopez era finito in carcere ma a fine novembre è andato ai domiciliari dopo essere stato ascoltato e fornito diverse informazioni sul sistema del voto di scambio. A lui è contestato il voto di scambio politico-mafioso per aver accettato la promessa da Cristian Stragapede, di 35 anni, ritenuto vicino al clan Parisi, di procurare voti in cambio di 25 euro a preferenza e di altre utilità.

L’accusa gli contesta di aver agito come intermediario per conto di Nicola Bonasia (indagato), poi eletto sindaco, anche in occasione del ballottaggio dove avrebbe accettato la promessa di Stragapede di ulteriori voti in cambio di un posto di lavoro. Bonasia ha chiesto di essere interrogato ed è stato ascoltato. Il suo mandato scade in primavera. Resta da capire però se ci saranno le elezioni. Non è da escludere infatti che, la commissione d’accesso agli atti, nominata dal prefetto, possa proporre lo scioglimento del Consiglio comunale se ravvisasse infiltrazioni mafiose nell’amministrazione.

“Non è una decisione dettata da calcoli o strategie, ma dal rispetto profondo che nutro nei confronti delle istituzioni e della città di Modugno – aggiunge Bonasia -. In una fase complessa della mia vita personale e pubblica, ho ritenuto giusto anteporre la stabilità dell’azione amministrativa, la credibilità delle istituzioni e l’interesse collettivo a qualsiasi valutazione individuale. Continuerò a servire Modugno sino all’ultimo giorno con lo stesso impegno, la stessa serietà e lo stesso senso di responsabilità che hanno guidato ogni mia scelta. Lo farò nella piena consapevolezza della mia totale estraneità ad ogni forma di illegalità, continuando a collaborare con serenità e fiducia con chi è chiamato ad accertare la verità”.

“Non nascondo che quanto mi stia accadendo lasci ferite profonde, umane prima ancora che politiche. Ma proprio per questo ho scelto di fermarmi, di riflettere, di rispettare fino in fondo il ruolo che ho avuto l’onore di ricoprire. La politica, per come l’ho sempre intesa, è responsabilità, è anche la capacità di scegliere quando scegliere fa male – scrive il primo cittadino -. In queste settimane ho sentito forte l’abbraccio di tante persone. La vicinanza, l’affetto, il sostegno sincero di chi ha creduto in me e nel lavoro fatto insieme sono un dono che porterò sempre con me. Modugno oggi è una città diversa, più consapevole, più forte, finalmente protagonista in tutta la città metropolitana, con una visione chiara del proprio futuro. E non può fermarsi proprio ora”.

“Il mio passo indietro non è una rinuncia, ma un atto di amore verso la mia Città. Continuerò a esserci, da cittadino, con lo stesso legame profondo di sempre. A testa alta e con la schiena dritta, con la serenità di chi sa di aver servito Modugno con onestà, passione e, soprattutto, rispetto delle regole. Perché le istituzioni non sono proprietà di chi temporaneamente le guida, ma responsabilità che si custodiscono e che si consegnano – conclude Bonasia -. Modugno merita di andare avanti. E io, comunque vada, sarò sempre dalla sua parte”.