Flotilla, detenuto per un mese in Libia. Domenico Centrone è tornato a Molfetta: “Se tornassi indietro lo rifarei”

È tornato a casa, a Molfetta, Domenico Centrone, il docente 33enne e attivista della carovana umanitaria di terra della Global Sumud Flotilla per Gaza, rimasto trattenuto per un mese in Libia insieme ad altri nove attivisti, tra cui la foggiana Dina Alberizia.

Dopo l’atterraggio a Fiumicino nella mattinata del 24 giugno, in serata è stato accolto nella sua città dall’affetto di familiari, amici e compagni di attivismo.

“Se dovessi tornare indietro lo rifarei”, ha dichiarato Centrone ai cronisti, spiegando però che fino a poche ore prima della liberazione temeva di dover restare in Libia fino ad agosto.

Il 33enne ha poi ribadito il valore dell’impegno umanitario a sostegno della Palestina: “Anche persone comuni possono contribuire a cambiare le cose, mettendosi a rischio e dimostrando che le proprie azioni possono avere un impatto concreto”.

Panico a Foggia, detenuto nasconde droga nel colon e tenta l’evasione: tre poliziotti penitenziari feriti

Oltre 160 grammi di cocaina nascosti nel colon retto sono stati sequestrati dalla polizia penitenziaria a un detenuto di 44 anni originario della provincia di Brindisi, rientrato nel carcere di Foggia dopo un permesso premio. L’episodio è avvenuto sabato 20 giugno ed è stato reso noto dal Sappe, il Sindacato autonomo polizia penitenziaria.

Dopo un primo controllo in istituto, l’uomo è stato accompagnato agli Ospedali Riuniti di Foggia, dove gli esami diagnostici hanno evidenziato la presenza di sette ovuli contenenti droga. Durante la permanenza al pronto soccorso il detenuto avrebbe tentato di allontanarsi, ma è stato bloccato dagli agenti. Tre poliziotti penitenziari sono rimasti feriti, riportando lesioni guaribili in pochi giorni.

Al termine degli accertamenti e dell’espulsione degli ovuli, il 44enne è stato ricondotto in carcere. Nei suoi confronti sono stati contestati i reati di detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti, tentata evasione e resistenza a pubblico ufficiale.

Il segretario nazionale del Sappe, Federico Pilagatti, ha denunciato le difficili condizioni di lavoro del personale, evidenziando il forte sovraffollamento del carcere di Foggia e la carenza di organico che costringe gli agenti a turni superiori alle 12 ore.

Tentato omicidio, estorsioni e ordini dal carcere: arrestati 4 baresi. Sim al fidanzato detenuto con bacio – NOMI

Tre persone sono finite in carcere e una ai domiciliari nell’ambito dell’operazione antimafia “Re Nero”, coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Bari, che ha fatto luce su un tentato omicidio, episodi estorsivi e sulla gestione di attività criminali anche dall’interno del carcere. Gli arresti, disposti dal gip Vittorio Rinaldi, hanno colpito Donato Antonio Alfarano, 31enne di Bari detto Cipster, Giovanni Lopez, 21 anni, e Giuseppe Caputo, 34 anni, mentre per Crescenza Carbonara, 70 anni, sono stati disposti i domiciliari (tutti e tre di Palo del Colle). Rigettata invece la richiesta cautelare per un altro indagato.

Secondo gli inquirenti, Alfarano, ritenuto vicino al clan Strisciuglio, avrebbe imposto a un imprenditore di Palo del Colle la cessione gratuita di auto a noleggio attraverso minacce e intimidazioni. L’escalation sarebbe culminata il 16 novembre 2023 con un agguato davanti al bar della vittima: quindici colpi di pistola esplosi contro il locale da un commando arrivato a bordo di un’auto rubata e poi incendiata per cancellare le tracce.

L’indagine ha inoltre documentato come il presunto controllo criminale di Alfarano sarebbe proseguito anche dal carcere grazie all’utilizzo illecito di telefoni cellulari e schede Sim introdotte clandestinamente. Tra gli episodi contestati anche il presunto ordine, impartito dal carcere per motivi di gelosia, di rubare e incendiare l’auto della fidanzata.

Grazie alle immagini delle telecamere e alle intercettazioni, è stato documentato il passaggio clandestino delle schede telefoniche durante un colloquio in carcere: le Sim, avvolte nella pellicola, sarebbero state trasferite dalla bocca della fidanzata alla mano del detenuto per consentirgli di continuare a comunicare con l’esterno tramite cellulari detenuti illegalmente nelle celle.

La fidanzata è indagata a piede libero con l’accusa  di aver consegnato le schede con l’aiuto di altri due indagati, ma anche perché non ha denunciato il compagno quando, secondo l’accusa, avrebbe ordinato dal carcere l’incendio della sua auto per motivi di gelosia. Nonostante fosse a conoscenza dei fatti, la donna avrebbe denunciato il rogo come opera di ignoti (la foto è stata pubblicata da La Gazzetta del Mezzogiorno).

Franca: “Nudo e umiliato. Mio figlio torturato in carcere dagli agenti per 24 ore”

Ci siamo recati da Franca che ha voluto denunciare quanto accaduto a suo figlio detenuto da 8 anni in carcere. Secondo il suo racconto è stato torturato per 24 ore dagli agenti penitenziari. “Mi ha raccontato tutto in lacrime, la telefonata è registrata dal carcere. Sta ancora giù, nudo, senza bere acqua e senz’aria”, le parole di Franca accompagnate da video e foto che sembrano confermare la sua testimonianza. Ecco la sua denuncia.

Si separa dal marito detenuto per costruire una nuova vita con il figlio, offesa per la famiglia di lui: pestata a sangue

Una donna salentina è stata aggredita dai familiari del marito, detenuto da circa tre anni per reati legati a un’operazione antimafia, perché aveva deciso di allontanarsi da quell’ambiente e costruire una nuova vita per sé e per il figlio. La scelta è stata vista dalla famiglia dell’uomo come una grave offesa, secondo codici ancora radicati, soprattutto per aver voluto portare via anche il bambino.

Dopo mesi di tensioni, aggravate anche dai comportamenti aggressivi del figlio che la madre voleva contrastare, il 23 aprile la situazione è degenerata: il cognato l’avrebbe picchiata con calci e pugni, lasciandola ferita a terra e minacciandola di farle togliere il figlio.

La donna è stata soccorsa e dimessa dall’ospedale con una prognosi di 7 giorni, poi ha denunciato l’accaduto ai carabinieri. Nonostante tutto, resta determinata a garantire al figlio un futuro lontano da quel contesto.

Bari, detenuto accusa malore in carcere. Poi tenta la fuga in ospedale ma il piano va male: aggrediti due poliziotti

Momenti di panico qualche giorno fa al Policlinico di Bari dove si è recato un detenuto di 50 anni che aveva lamentato in carcere un malore improvviso. Dopo alcuni accertamenti, è stato disposto il trasferimento in ospedale per ulteriori accertamenti.

Scortato fino all’ospedale, l’uomo al Pronto Soccorso ha cambiato atteggiamento e ha tentato di scappare. Ha colpito gli agenti penitenziari con spintoni e calci nel tentativo di divincolarsi, ma è stato subito immobilizzato e bloccato, evitando così conseguenze gravi.

Gli agenti hanno rimediato qualche giorno di prognosi, ma non sono mancati i momenti di tensione tra i corridoi dell’ospedale. Il detenuto è tornato in carcere e ora la sua posizione si è aggravata.

Bari, Alberto Villani muore dopo aver tentato il suicidio in carcere: era imputato per l’omicidio della madre

Non ce l’ha fatta Alberto Villani, l’uomo di San Michele Salentino che si trovava in carcere a Bari per l’omicidio della madre, Cosima D’Amata, la 71enne picchiata e data alle fiamme nel settembre 2023.

Il detenuto aveva tentato di togliersi la vita nella sua cella nella giornata di domenica, prima di essere soccorso e trasferito d’urgenza al Policlinico di Bari dove è stato ricoverato in condizioni gravissime. Qui è morto.

Con il suo decesso si estingue il processo, da capire se si aprirà un’inchiesta sul suicidio in carcere. L’ultima udienza si era tenuta nel mese di gennaio, la prossima era fissata il 10 febbraio.

Bari, telefoni e droga in carcere in cambio di soldi: a processo una volontaria. Con lei un detenuto e sua moglie

Una donna è stata rinviata a giudizio con le accuse di corruzione, spaccio di sostanze stupefacenti e accesso indebito a dispositivi idonei alla comunicazione dopo aver tentato di introdurre all’interno del carcere di Bari telefonini e droga, destinati ad un detenuto, in cambio di soldi.

L’episodio risale al 7 febbraio 2024. La donna, che aveva la possibilità di entrare in carcere come volontaria, secondo quanto ricostruito dall’accusa ha nascosto nella sua borsa due plichi di piccole dimensioni, avvolti entrambi da nastro isolante nero: all’interno tre mini smartphone, sim, un pezo di hashish, cavetti usb e una batteria a litio.

A processo sono finiti anche lo stesso detenuto, accusa di concorso in corruzione, e la moglie dell’uomo che avrebbe istigato la volontaria. Il processo prenderà via il 3 marzo.

Tragedia nel carcere di Lecce, detenuto barese si toglie la vita. Sappe: “Situazione drammatica”

Un detenuto barese si è tolto la vita con un lenzuolo nella propria cella del carcere di Lecce. Ne dà notizia Federico Pilagatti, segretario del Sindacato della polizia penitenziaria (Sappe).

“Il detenuto si è tolto la vita mentre il compagno di stanza dormiva ed era in servizio un solo poliziotto addetto all’intera sezione anziché due, come previsto quando bisogna gestire detenuti particolari”, le sue parole.

“L’agente ha chiesto immediatamente aiuto ad un collega che è subito intervenuto, ma le manovre di rianimazione non hanno sortito alcun effetto – conclude -. La situazione di Lecce era e rimane drammatica sotto tutti i punti di vista, serve un intervento urgente”.

Traffico di droga tra Italia e Albania: sequestrati villa a Torre a Mare e 100mila euro a detenuto barese

La Direzione Investigativa Antimafia di Bari ha eseguito, su disposizione della Direzione Distrettuale Antimafia di Bari , un Decreto di Sequestro Preventivo , emesso dal Giudice per le Indagini Preliminari di Bari, nei confronti del 47enne Massimiliano Fiore, attualmente detenuto presso la Casa Circondariale di Bari, perché coinvolto nell’Operazione URA, conclusa il 21 maggio 2025.

La citata operazione aveva riguardato l’ esecuzione di misure cautelari personali – tra Italia, Albania e Belgio – nei confronti di 52 persone ritenute responsabili a vario titolo, dei reati di traffico internazionale di sostanze stupefacenti, riciclaggio e abuso d’ufficio.

Il provvedimento di sequestro preventivo riguarda una villa ubicata a Torre a Mare e denaro contante, per un valore di 100 mila euro, beni che il Giudice per le Indagini Preliminari ( accertamento compiuto nella fase delle indagini preliminari che necessita della successiva verifica processuale nel contraddittorio con la difesa ) ha ritenuto essere connessi e frutto del traffico internazionale di sostanze stupefacenti dall’Albania alla Puglia.

L’odierna attività ablativa – che si incardina nel più ampio progetto investigativo della DDA di Bari e della SPAK di Tirana volta a contrastare l’imponente traffico internazionale di cocaina ed eroina gestito dalle organizzazioni criminali albanesi – integra e completa gli ingenti sequestri patrimoniali operati a maggio scorso nei confronti dei diversi indagati attinti dall’Operazione URA e contestualmente privati di beni mobili e immobili (ubicati tra Albania e Italia), per un valore di svariati milioni di euro.

È importante rimarcare che il procedimento si trova ancora nella fase delle indagini preliminari e che l’eventuale colpevolezza in ordine ai reati contestati dovrà essere accertata in sede dibattimentale nel rispetto del contraddittorio con la difesa degli indagati