Trova una pistola in casa e si spara alla testa, così è morto il 17enne Ivanov Naydenov: i punti oscuri della vicenda

Ivanov Biser Naydenov, 17enne di origini bulgare, ha perso la vita dopo essersi sparato un colpo alla tempia con una pistola calibro 7,65, mentre si trovava in casa insieme al fratello 28enne e a un amico connazionale. La tragedia si è consumata nel rione Casermette, alla periferia di Lecce.

Secondo la ricostruzione degli investigatori, il giovane avrebbe maneggiato l’arma per gioco o per sfida, ignaro del fatto che fosse pronta a sparare. Nonostante il caricatore fosse vuoto, un proiettile era rimasto in canna. Dopo aver puntato la pistola alla testa, avrebbe premuto il grilletto, nonostante i tentativi dell’amico di fermarlo. Inutili i soccorsi: trasportato d’urgenza all’ospedale “Vito Fazzi”, il ragazzo è deceduto poco dopo.

Il giovane era arrivato in Italia all’inizio di marzo insieme al fratello, pochi mesi dopo la perdita della madre. A Lecce viveva nell’abitazione dell’ex compagno della donna e non risultava seguito dai servizi sociali né segnalato alle autorità. Non frequentava la scuola e svolgeva occasionalmente piccoli lavori.

L’arma, regolarmente detenuta dal proprietario di casa, un uomo di 80 anni, era custodita in una scatola sopra un armadio. Secondo quanto emerso, i tre giovani l’avrebbero recuperata iniziando a maneggiarla, fino al tragico epilogo.

Le indagini, coordinate dalla Procura, sono in corso per chiarire ogni aspetto della vicenda e accertare eventuali responsabilità, anche in relazione alla custodia dell’arma. Sono stati disposti accertamenti tecnici, tra cui lo stub su fratello e amico della vittima.

Uccisa dal marito a Bisceglie, le parole dei figli di Patrizia: “Si rifletta sul valore della vita. Non ignorate le fragilità”

Chiedono rispetto, silenzio e riservatezza, ma anche che la tragedia non resti confinata a una dimensione privata. Mauro ed Elia Gentile, figli di Patrizia Lamanuzzi, la 54enne uccisa dal marito Luigi Gentile lo scorso 15 aprile a Bisceglie, hanno affidato a una nota il loro messaggio alla vigilia dei funerali.

I due giovani, assistiti dai legali Onofrio Musco e Adriana Moschetti, hanno espresso un sentito ringraziamento a quanti in queste ore hanno manifestato vicinanza e affetto: istituzioni, forze dell’ordine, magistratura, operatori intervenuti, associazioni e cittadini.

La volontà è che “una tragedia umana così profonda non resti soltanto una ferita privata, ma possa rappresentare un momento di riflessione collettiva sul valore della vita, sul rispetto della persona e sulla necessità di non voltarsi mai dall’altra parte di fronte ai segnali di sofferenza e fragilità altrui”, si legge.

Pur nel dolore, Mauro ed Elia ribadiscono la volontà di custodire il ricordo della madre nella sua dimensione più intima e personale, rinnovando l’appello al rispetto della riservatezza e del silenzio che il lutto impone.

Tragedia a Lecce, muore 17enne in casa con un colpo di pistola alla testa: l’ipotesi del gioco finito male

Emergono nuovi dettagli sulla morte del 17enne a Lecce. Il giovane si sarebbe sparato accidentalmente, secondo una prima ricostruzione, un colpo alla testa con una pistola trovata in casa. La tragedia si è consumata nell’abitazione in cui il giovane, di nazionalità bulgara, viveva con il fratello di 28 anni.

In casa c’era anche un loro amico. Secondo i primi accertamenti degli investigatori della Squadra Mobile, sulla scorta delle testimonianze rese, si tratterebbe di un gioco finito in tragedia.

Il caricatore dell’arma sarebbe stato vuoto e i tre non si sarebbero accorti della presenza di un colpo in canna. Il 17enne si sarebbe quindi puntato l’arma premendo il grilletto.

Secondo le prime informazioni, la pistola era regolarmente detenuta, appartenente all’ex compagno della madre defunta, un uomo di 80 anni. L’arma era custodita nella camera da letto.

Tragedia a Lecce, ferito con proiettile alla tempia in casa: 17enne muore in ospedale. Abitazione sequestrata

Dramma nella notte a Lecce, dove un ragazzo di 17 anni, di origini straniere, è stato trovato gravemente ferito nella sua abitazione in via Quinto Mario Corrado, colpito da un proiettile alla tempia.

L’allarme è scattato nelle ore notturne e sul posto sono intervenuti gli agenti della Questura, che hanno avviato immediatamente i primi rilievi per ricostruire l’accaduto. All’arrivo dei sanitari del 118 il giovane era ancora vivo, ma in condizioni critiche. Trasportato d’urgenza in ospedale, è deceduto poco dopo, intorno all’una.

Restano ancora da chiarire le circostanze del ferimento. Gli investigatori stanno lavorando per definire la dinamica dei fatti, senza escludere alcuna ipotesi. L’abitazione è stata posta sotto sequestro e proseguono gli accertamenti della polizia scientifica, coordinati dall’autorità giudiziaria.

 

Tragedia a Bisceglie, sparatoria nella discoteca Divinae Follie: muore il 43enne Filippo Scavo di Carbonara

Tragedia a Bisceglie dove una sparatoria si è verificata all’interno della discoteca Divinae Follie e una persona è deceduta dopo essere stata colpito da almeno un proiettile nella parte alta del corpo, scatenando il panico tra i presenti e un fuggi fuggi generale.

Immediato l’intervento dei soccorsi del 118, che hanno trasportato il ferito in ospedale, arrivato però al pronto soccorso già privo di vita. A perdere la vita il 42enne Filippo Scavo di Carbonara.

Sul luogo dell’agguato sono intervenuti i Carabinieri e la Polizia di Stato, che hanno avviato le indagini per ricostruire la dinamica dei fatti e individuare i responsabili. Al momento non si esclude nessuna pista, ma l’ipotesi è di un regolamento di conti tra clan. Il killer sarebbe uscito dal locale sfruttando un’uscita di emergenza, per evitare il controllo del metal detector, e recuperare l’arma.

Scavo, ritenuto vicino al clan Strisciuglio, nel 2015 fu tra le 40 persone arrestate nel blitz Agorà della Direzione distrettuale antimafia sul traffico di droga tra Carbonara e Ceglie in cui vennero presi tra gli altri il boss Leonardo Campanale (poi condannato a 20 anni) e Sigismondo Strisciuglio, fratello di Domenico, fino a quel momento ritenuto il leader della consorteria criminale. Nel 2011 Scavo ha riportato una condanna definitiva a 7 anni e 4 mesi. In precedenza era stato coinvolto anche nell’operazione Eclissi del 2006 per la quale aveva riportato una condanna definitiva a 4 anni, 2 mesi e 29 giorni. Nel 2023 la Corte di Cassazione gli ha negato il riconoscimento della continuazione tra le due condanne.

Bari, precipita dal balcone mentre gioca con il fratellino: oggi i funerali del piccolo Giosuè. Aperta inchiesta

Oggi si terranno alle 16.30, nella chiesa della Divina Provvidenza, i funerali del piccolo Giosuè, detto “Bibi”, il bimbo autistico di 7 anni morto al Policlinico di Bari dopo essere precipitato dal balcone della sua abitazione nel quartiere San Paolo.

Secondo una prima ricostruzione, Giosuè sarebbe caduto mentre giocava con il fratellino più piccolo. Il volo dal settimo piano di una palazzina popolare in via Leotta non gli ha lasciato scampo: le ferite riportate si sono rivelate gravissime fin da subito.

Immediato l’intervento dei soccorsi, che hanno trasportato il bambino in ospedale nel più breve tempo possibile. Tuttavia, Giosuè è arrivato al Policlinico già in arresto cardiaco e i tentativi dei medici di rianimarlo si sono rivelati inutili.

Il bambino viveva con la madre e il fratello, mentre il padre è attualmente detenuto. La pm Maria Cristina De Tommasi ha aperto un fascicolo d’inchiesta, un atto dovuto per chiarire l’esatta dinamica dell’accaduto. Le indagini, affidate ai carabinieri, riguardano anche la posizione della madre, senza che ciò implichi automaticamente responsabilità a suo carico.

La situazione familiare era già nota ai Servizi sociali del Comune e all’Arca, poiché l’abitazione risultava occupata abusivamente. Il bambino, inoltre, soffriva di alcuni problemi di salute che lo rendevano particolarmente fragile e bisognoso di cure e attenzione.

Marito e mogli morti a Bisceglie, il racconto: “Patrizia aveva paura di lui. Stava per firmare l’atto di separazione”

Bisceglie è ancora sotto shock per quanto accaduto ieri mattina in via Vittorio Veneto, dove una donna, Patrizia Lamanuzzi, è morta dopo essere precipitata dal quinto piano della sua abitazione insieme al marito, Luigi Gentile. Secondo una prima ricostruzione, l’uomo l’avrebbe spinta dal balcone per poi lanciarsi nel vuoto, anche se non si esclude che i due siano caduti insieme durante una colluttazione.

Pochi minuti prima delle 8 alcuni vicini avevano udito le urla provenire dall’appartamento. A fare la tragica scoperta è stato un residente della zona, che ha visto i corpi senza vita sulla rampa del garage.

La donna, secondo quanto riferito da conoscenti e dal datore di lavoro, viveva da tempo una situazione familiare difficile. Aveva paura del marito e stava cercando di separarsi: proprio ieri avrebbe dovuto firmare gli atti di separazione e la vendita della casa, ponendo fine a un matrimonio durato 31 anni.

Negli ultimi mesi i rapporti tra i due si erano deteriorati, tra litigi frequenti e comportamenti sempre più pressanti da parte dell’uomo, che non accettava la fine della relazione. La vittima lavorava come commessa in un supermercato e cercava di mantenere una propria indipendenza economica. Sul caso indagano i carabinieri, mentre la Procura di Trani ha disposto l’autopsia sui corpi. L’appartamento e l’auto dell’uomo sono stati sequestrati.

Tragedia a Lizzano, schianto tra auto e trattore sulla provinciale 125: muore agricoltore 46enne. Strada chiusa

Un uomo di 46 anni è morto nel violento impatto del suo trattore con un’auto sulla strada provinciale 125, nel territorio di Lizzano (Taranto).

Sul luogo dell’incidente sono intervenuti i sanitari del 118 con un’ambulanza, ma all’arrivo dei soccorsi per l’uomo non c’era già più nulla da fare.

Presenti anche i carabinieri per i rilievi.
 Il tratto della provinciale 125 interessato dall’incidente è stato temporaneamente chiuso al traffico per consentire le operazioni di soccorso e i successivi accertamenti.

Colpito dal palo muore nel cestello della gru, Taranto piange Domenico Di Ponzio: “Non si può morire così”

Taranto piange la morte di Domenico Di Ponzio, elettricista di 38 anni che ha perso la vita ieri nel quartiere Tamburi mentre svolgeva un intervento di manutenzione sull’illuminazione pubblica nei pressi del cimitero di San Brunone.

Secondo una prima ricostruzione, l’uomo si trovava su un cestello elevatore quando, a causa delle forti raffiche di vento che hanno colpito la zona, un palo dell’illuminazione avrebbe ceduto improvvisamente, colpendolo in pieno. L’impatto si è rivelato fatale.

Di Ponzio lavorava per la Tec Gen srl, azienda incaricata — tramite subappalto — dei lavori commissionati dal Comune. Viveva con i genitori nel quartiere Taranto 2. Non era sposato e non aveva figli. La sua scomparsa ha suscitato profonda commozione tra familiari e amici, che sui social hanno espresso dolore e rabbia, denunciando presunte carenze in materia di sicurezza sul lavoro.

La tragedia riporta alla memoria un altro drammatico episodio avvenuto nel 2012, quando l’operaio Francesco Zaccaria morì durante un violento tornado mentre si trovava su una gru nello stabilimento dell’ex Ilva.

La Procura di Taranto ha aperto un’inchiesta per chiarire le responsabilità. Il pubblico ministero Raffaele Casto, insieme ai tecnici dello Spesal, ha effettuato i primi rilievi sul luogo dell’incidente. Al centro delle indagini vi sono le condizioni di sicurezza e l’eventuale incidenza del maltempo nella dinamica dei fatti. La salma dell’operaio è stata trasferita all’ospedale Santissima Annunziata, a disposizione dell’autorità giudiziaria per l’autopsia.

Con questa morte si allunga la lista degli incidenti sul lavoro nel territorio ionico. Solo negli ultimi mesi si erano registrati altri due casi mortali: Claudio Salamida, deceduto a gennaio, e Loris Costantino, morto a marzo, entrambi nello stabilimento siderurgico ex Ilva.

Dura la reazione dei sindacati. “È l’ennesima tragedia nel sistema degli appalti — ha dichiarato Giovanni D’Arcangelo, segretario della Cgil di Taranto —. Non si può morire così in un Paese civile”. Sulla stessa linea anche la Cisl, che chiede chiarezza e maggiori garanzie per la sicurezza dei lavoratori.

Tragedia a Bisceglie, schiacciata da albero: muore la 12enne Alicia Amoruso. Aperta inchiesta e disposta autopsia

La Procura di Trani ha aperto una inchiesta per omicidio colposo per accertare le eventuali responsabilità relative alla morte di Alicia Amoruso, la 12enne arrivata senza vita al pronto soccorso dell’ospedale di Bisceglie, nel nord Barese, dopo essere stata travolta da un albero sradicato dal forte vento. Al momento si indaga contro ignoti. La magistratura ha disposto l’autopsia.

La ragazzina, che avrebbe compiuto 13 anni il prossimo settembre, è stata soccorsa dal personale del 118 che ha raggiunto il luogo dell’incidente, tra via Cosmai e via Veneziano, dove ha trovato la vittima incastrata sotto l’albero e i suoi rami. La corsa in ospedale è stata inutile: la 12enne è arrivata nel reparto di emergenza-urgenza senza vita, perché erano troppo gravi i politraumi da schiacciamento riportati.

“Una tragedia indicibile, un dolore che lascia tutta la città senza parole. Sono sconvolto, distrutto. Penso ai suoi genitori, alla sua famiglia, ai suoi amici. È straziante”. Queste le parole del sindaco di Bisceglie, Angelantonio Angarano. “Davanti a eventi come questo, tutto perde significato, niente sembra avere più senso. Silenzio e preghiera, solo silenzio e preghiera”, conclude il primo cittadino.