Taranto, porta una ragazza a pulire la casa al mare e tenta di violentarla: avvocato condannato a 7 anni e 3 mesi

È stato condannato a sette anni e sei mesi di reclusione un avvocato di Matera, riconosciuto colpevole in primo grado di violenza sessuale ai danni di una collaboratrice domestica. La sentenza è stata emessa dal collegio del tribunale presieduto dalla giudice Fulvia Misserini, affiancata dai magistrati Antonio Giannico e Christian Farilla.

I giudici hanno accolto l’impianto accusatorio sostenuto dal pubblico ministero Marzia Castiglia, che ha coordinato le indagini, stabilendo tuttavia una pena più severa rispetto a quella richiesta dalla stessa accusa.

L’episodio risale al gennaio 2023. Secondo quanto ricostruito nel corso del processo, l’imputato avrebbe offerto 50 euro a una giovane donna, all’epoca 23enne, per occuparsi della pulizia di una villa sul litorale tarantino, garantendole anche il rientro a casa al termine del lavoro.

La ragazza, in condizioni economiche difficili, aveva accettato. Tuttavia, già durante il tragitto in auto verso la località di mare in provincia di Taranto, l’uomo avrebbe iniziato a rivolgerle proposte a sfondo sessuale, facendo riferimento a compensi in denaro per prestazioni. La giovane avrebbe rifiutato con decisione.

Una volta giunti nella villa, secondo l’accusa accolta dai giudici, l’avvocato avrebbe tentato un approccio fisico violento: dopo averle infilato una banconota nel giubbotto, l’avrebbe afferrata con forza, cercando di baciarla e immobilizzandola contro un muro. La vittima sarebbe riuscita a divincolarsi solo dopo momenti di forte paura, anche a causa dell’isolamento del luogo.

La giovane ha poi chiesto di essere riaccompagnata a casa, ma durante il viaggio di ritorno l’uomo avrebbe continuato a insistere per ottenere rapporti. Una volta rientrata, la vittima ha raccontato l’accaduto al compagno e ai familiari.

Uno dei parenti ha contattato il professionista per chiedere spiegazioni. In seguito, lo stesso avvocato ha chiamato la polizia, che si è recata nel suo studio assistendo anche all’incontro con il familiare della ragazza. Durante il confronto, l’uomo avrebbe accusato un malore, richiedendo l’intervento di un’ambulanza.

Secondo quanto riferito in aula, mentre veniva accompagnato dai sanitari, sarebbe stato udito pronunciare una frase rivolta al parente della vittima: un’offerta di denaro per “fare pace”. Per il pubblico ministero, si sarebbe trattato di un tentativo di inquinamento delle prove.

A distanza di tre anni dai fatti, è arrivata la sentenza di primo grado con una condanna significativa per il professionista. Le motivazioni del verdetto saranno depositate nelle prossime settimane.

Si nasconde sotto il letto, chiama i Carabinieri e a 12 anni salva la mamma dalle violenze del padre

Un grave episodio di violenza domestica si è verificato la sera del 25 aprile a Copertino, nel Leccese, dove un ragazzo di 12 anni ha avuto la prontezza di chiamare i carabinieri, nascondendosi sotto il letto, per salvare la madre dall’ennesima aggressione del padre.

Secondo quanto ricostruito, l’uomo, già denunciato in passato dalla moglie, avrebbe continuato a mantenere comportamenti violenti e persecutori nonostante la coppia avesse avviato le pratiche di separazione, pur continuando a vivere nella stessa abitazione. La donna, infatti, aveva già sporto querela a dicembre, poi ritirata nella speranza di un cambiamento che però non si è mai concretizzato.

Le tensioni familiari sarebbero cresciute nel tempo, tra accuse di tradimento, atteggiamenti di controllo e continui litigi. La situazione è degenerata la sera del 25 aprile, quando, al rientro in casa, l’uomo avrebbe iniziato a insultare la moglie per poi passare alle vie di fatto, afferrandola per i capelli, strattonandola e sottraendole il cellulare.

In quei momenti concitati, il figlio minorenne, testimone diretto della scena, si è nascosto e con il proprio telefono ha allertato i carabinieri con una richiesta d’aiuto: «Venite, papà sta picchiando mamma».

All’arrivo delle forze dell’ordine, l’uomo si era temporaneamente allontanato dall’abitazione, per poi rientrare poco dopo. La donna si è quindi recata in caserma dove ha formalizzato una nuova denuncia, raccontando una lunga serie di episodi di violenza e minacce, tra cui quella di bruciarle la casa nel caso avesse deciso di trasferirsi altrove. Nonostante i forti dolori al collo, al viso e all’orecchio, non è stato necessario l’intervento dei sanitari del 118.

Perseguita, picchia e maltrattata l’ex compagna. Condanna record a Bari: inflitti 4 anni e 6 mesi a 34enne

Un 34enne della provincia di Bari è stato condannato a 4 anni e 6 mesi di reclusione per maltrattamenti e atti persecutori nei confronti dell’ex compagna. Secondo gli inquirenti, la donna avrebbe subito ripetute aggressioni, minacce e tentativi di strangolamento, fino a episodi di violenza domestica culminati con l’intervento delle forze dell’ordine.

Stando agli atti dell’inchiesta, in un episodio particolarmente grave, solo l’intervento di un passante avrebbe evitato conseguenze peggiori, permettendo alla vittima di rientrare in sicurezza nella propria abitazione.

Le violenze sarebbero proseguite anche all’interno della casa condivisa: dopo la decisione della donna di interrompere la convivenza, l’uomo l’avrebbe minacciata con un bicchiere di vetro, arrivando a sbatterle la testa contro un armadio. La vittima è riuscita a sottrarsi all’aggressione e a chiedere l’intervento delle forze dell’ordine.

Anche dopo la fine della relazione, l’uomo avrebbe continuato a perseguitarla, appostandosi sotto casa e ostacolandone gli spostamenti. Le condotte hanno fatto scattare il “codice rosso” e portato alla condanna, tra le più severe mai inflitte in città per questo tipo di reati. Disposti anche l’interdizione dai pubblici uffici e il risarcimento alle parti civili.

Bari, minaccia e aggredisce la convivente: 33enne di Valenzano condannato a 4 anni e 6 mesi

Quattro anni e sei mesi di reclusione: è la condanna inflitta dalla seconda sezione penale del Tribunale di Bari a un 33enne originario di Valenzano, riconosciuto colpevole di maltrattamenti nei confronti della convivente.

Secondo quanto emerso nel corso del processo, l’uomo avrebbe sottoposto la donna a ripetute minacce e umiliazioni, arrivando in più occasioni ad aggredirla fisicamente. Tra gli episodi contestati, anche violenze particolarmente gravi, come il tentativo di strangolamento e colpi che avrebbero causato lesioni al volto della vittima.

La Procura di Bari aveva richiesto una pena più severa, pari a cinque anni e quattro mesi di reclusione. Il Tribunale ha invece stabilito una condanna inferiore, disponendo comunque l’interdizione dai pubblici uffici per cinque anni.

La donna si è costituita parte civile nel procedimento, assistita dall’associazione Gens Nova, impegnata nella tutela delle vittime di violenza.

Bari, 17enne costretta ad assumere droga e poi violentata: 23enne a processo. Si trova ai domiciliari

Un 23enne di Bari è stato rinviato a giudizio per violenza sessuale aggravata dall’uso di droga ai danni di una 17enne. I fatti risalgono al febbraio 2025: secondo la ragazza, sarebbe stata costretta ad assumere hashish e marijuana e poi a subire un rapporto sessuale.

La vicenda è emersa dopo il racconto agli assistenti sociali. La giovane ha confermato le accuse in incidente probatorio. L’imputato, inizialmente ai domiciliari, è ora libero con braccialetto elettronico.

“Papà vieni e spacca la faccia al prof”, docente aggredito a scuola: indagato 48enne per violenza e minacce

Un padre 48enne di Ruffano ha tentato di aggredire un professore nell’istituto “Bottazzi” di Casarano dopo che il figlio 16enne, punito con diverse note disciplinari per comportamento aggressivo, lo aveva incitato via messaggio a “spaccargli la faccia”.

L’uomo si è presentato a scuola con l’altro figlio, ha insultato e minacciato il docente e lo ha strattonato nei corridoi, costringendolo a rifugiarsi in bagno e a chiamare i carabinieri.

Identificato dai militari, è ora accusato di violenza e minaccia a pubblico ufficiale. L’udienza preliminare è fissata per l’11 maggio.

Bitonto, schiaffi e punizioni ai bimbi nell’asilo. L’insegnante sospesa si difende, il gip: “Uso abituale di violenza”

Torniamo ad occuparci della maestra di 65 anni di Bitonto sospesa dall’insegnamento per sei mesi con l’accusa di maltrattamenti nei confronti di bambini di circa 4 anni. Secondo le indagini, la donna avrebbe compiuto diversi episodi di violenza e umiliazione in classe, tra cui schiaffi sul viso e sulla nuca, strattonamenti e urla. In un caso avrebbe fatto cadere un bambino obbligandolo a rimanere a terra, mentre in un altro avrebbe colpito una bambina sulla testa con un libro.

L’indagine è partita dopo la denuncia di due madri, insospettite da alcuni comportamenti dei figli a casa. Uno dei bambini, ad esempio, aveva iniziato a fare un “gioco strano”, avvolgendosi del nastro adesivo addosso e dicendo che lo faceva “come la maestra”. Confrontandosi con altre famiglie, è emerso che anche un altro bambino imitava lo stesso comportamento.

La polizia del commissariato di Bitonto ha quindi installato delle telecamere in classe, che avrebbero ripreso i presunti maltrattamenti. Interrogata, la maestra — assistita dall’avvocato Tommaso Barile — ha ammesso che alcuni comportamenti possono essere stati inappropriati, ma li ha giustificati con l’indisciplina e la scarsa autonomia dei bambini. Ha inoltre sostenuto che non si trattava di schiaffi ma di “colpetti dietro la nuca” e ha negato di aver usato nastro adesivo.

La giudice per le indagini preliminari di Bari ha però ritenuto che ci siano gravi indizi a suo carico, sottolineando che i comportamenti registrati mostrano un uso abituale di violenza, spesso sproporzionato rispetto alla vivacità dei bambini. Per questo ha disposto la sospensione cautelare della docente, mentre la difesa ha annunciato che presenterà appello contro il provvedimento.

Minacce di morte al prof, record di note e violenza a scuola. Avviso orale per studente a Bari: “Cambia vita”

Il Questore di Bari Annino Gargano ha emesso un avviso orale a cambiare condotta di vita nei confronti di uno studente, ai sensi del Decreto Legislativo 6 settembre 2011 n. 159 (Codice delle leggi antimafia e delle misure di prevenzione).

Il provvedimento, adottato all’esito di un’approfondita attività istruttoria della Divisione Anticrimine della Questura di Bari, si inserisce in un più ampio quadro di attenzione al mondo della scuola, ambito nel quale la Polizia di Stato è quotidianamente impegnata, soprattutto sul versante della prevenzione.

In particolare, il destinatario, minorenne, si è reso protagonista di comportamenti connotati da profili di pericolosità sociale; nel corso dell’ultimo biennio, ha manifestato reiterati atteggiamenti di non rispetto delle regole e aggressività all’interno di un istituto scolastico del capoluogo, collezionando numerose note disciplinari per violazioni del regolamento d’istituto, uso improprio del telefono cellulare durante le lezioni, linguaggio offensivo nei confronti dei docenti e atteggiamenti violenti verso altri studenti, sino a giungere recentemente a minacciare di morte un insegnante.

Del provvedimento è stata informata la famiglia. L’avviso orale rappresenta una misura di prevenzione personale con la quale il Questore invita formalmente il soggetto interessato a modificare la propria condotta di vita, nel rispetto delle regole e della convivenza civile, avvertendolo che, in caso di reiterazione di comportamenti illeciti, potranno essere applicate misure più incisive previste dalla normativa vigente.

La Questura di Bari ribadisce il proprio impegno a mantenere alta l’attenzione sui fenomeni di devianza giovanile, espletata anche attraverso numerosi incontri nelle scuole per promuovere la cultura della legalità e il rispetto delle istituzioni, nella consapevolezza che la prevenzione e il dialogo rappresentano strumenti fondamentali per accompagnare i giovani in un percorso di crescita responsabile.

Foggia, 13enne aggredita al cinema da un gruppo di coetanee: il video del pestaggio virale sui social

Viene aggredita da un gruppo di coetanee, il pestaggio viene ripreso e diffuso sui social. Vittima una 13enne, l’episodio è avvenuto domenica sera a Foggia.

Secondo quanto ricostruito, la ragazzina si è recata in compagnia di un gruppo di amiche coetanee in un cinema di Foggia. Qui è stata vittima di due distinte aggressioni per futili motivi, prima all’interno e poi nei pressi della sala cinematografica.

I familiari della 13enne hanno sporto denuncia e gli inquirenti hanno acquisito le immagini dei filmati. L’obiettivo è risalire alle responsabili.

Follia a Trani, disabile aggredito da ragazzino. Sputi, calci e pugni: la violenza pubblicata su TikTok

Da Corato a Trani, la seconda scena vergognosa del 2026.

Un uomo con disabilità di 33 anni è stato picchiato da un 16enne a Trani per uno sguardo di troppo rivolto alla sua fidanzatina. Il violento episodio è stato registrato con il cellulare dalla ragazzina, pubblicato sui social e poi rimosso dopo la denuncia presentata ai carabinieri dalla vittima che soffre di un ritardo mentale.

Il 33enne, che non si è fatto refertare dai medici, ha graffi al volto che guariranno in pochi giorni. Il presunto aggressore è stato identificato dai militari dell’Arma e la sua posizione è al vaglio della Procura per i minorenni di Bari.