Ladri d’appartamento, doppio furto in casa da Gioia a Putignano: arrestato 50enne barese dopo fuga a piedi

Nei giorni scorsi, la Polizia di Stato ha proceduto all’esecuzione della misura cautelare degli arresti domiciliari con braccialetto elettronico, emessa dal Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Bari, su richiesta della locale Procura della Repubblica, nei confronti di un uomo, barese, di 50 anni, indagato con l’accusa di essere l’autore di un furto e di un tentato furto in abitazione.

È importante sottolineare che il procedimento si trova nella fase delle indagini preliminari e che, all’esecuzione della misura cautelare, seguirà l’interrogatorio di garanzia e il confronto con la difesa dell’indagato, la cui eventuale colpevolezza, in ordine ai reati contestati, dovrà essere accertata in sede di processo, nel contraddittorio tra le parti.

Il provvedimento cautelare in argomento è stato emesso a seguito di quanto emerso dalle attività d’indagine svolte dopo un arresto in flagranza di reato avvenuto il 18 ottobre 2025 allorquando personale della Squadra Mobile di Bari, nel corso di un servizio finalizzato al contrasto al fenomeno dei furti in appartamento, riuscì a bloccare due soggetti che avevano da poco compiuto un furto in un’abitazione a Putignano dopo aver tentato di compierne un altro a Gioia del Colle.

Nella circostanza la batteria dei soggetti, oltre ai due arrestati, era composta da altre tre persone che riuscirono a fuggire. In particolare uno di loro si dileguò a piedi facendo perdere le sue tracce mentre gli altri due si diedero alla fuga a bordo di un’auto, poi successivamente rinvenuta abbandonata nelle campagne di Putignano.

Le successive indagini, coordinate dall’Autorità Giudiziaria, consentivano, tuttavia, di poter identificare il fuggitivo appiedato, noto agli operanti, nei cui confronti è stata eseguita la misura cautelare. Con la doverosa premessa che si tratta di accertamenti compiuti nella fase delle indagini preliminari, che necessitano della successiva verifica processuale nel contraddittorio con la difesa, il destinatario della misura cautelare risponde, pertanto, del reato di furto in abitazione.

Bari, anziana truffata dal “nipote” consegna gioielli da 100mila euro: arrestata coppia napoletana

Lo scorso 20 marzo, nel contesto delle attività di contrasto al sempre più diffuso fenomeno delle truffe ai danni di persone anziane, i militari del Comando Provinciale Carabinieri di Bari, coadiuvati da personale dell’Arma di Napoli, hanno dato esecuzione a un’ordinanza di applicazione degli arresti domiciliari, emessa dal GIP di Bari su analoga richiesta della locale Procura della Repubblica, a carico di un 22enne e una 50enne napoletani, ritenuti responsabili (fatta salva la valutazione nelle fasi successive con il contributo della difesa), di truffa ai danni di un’anziana residente a Bari.

Le indagini, condotte dai Carabinieri del Nucleo Operativo della Compagnia di Bari Centro e iniziate a seguito della denuncia sporta dalla vittima il 24 novembre 2025, hanno consentito di identificare i colpevoli mediante un’analisi approfondita delle immagini di video sorveglianza, grazie alle quali è stato possibile riconoscerne il volto e gli indumenti.

A ciò si uniscono le dichiarazioni della persona offesa, che ha dichiarato di essere stata contattata sull’utenza telefonica fissa da un giovane, presentatosi come suo nipote, il quale la informava che il proprio padre si trovava presso un ufficio postale per effettuare un’operazione e che per portarla a termine era necessario versare a “garanzia” dei monili in oro. Di lì a poco si è recato presso l’abitazione della vittima un sedicente collaboratore, che si è fatto consegnare i gioielli, dal valore complessivo di circa 100.000 euro, per poi dileguarsi.

Gli elementi acquisiti permettevano di ricostruire un solido quadro probatorio a carico dei due soggetti, che sono stati sottoposti agli arresti domiciliari presso le rispettive abitazioni.

Maxi frode fiscale nella Bat, sequestrati oltre 11 milioni di euro e 7 immobili: indagate 36 persone

Operazione della Guardia di Finanza nel territorio della provincia Barletta-Andria-Trani, dove è stato eseguito un sequestro preventivo finalizzato alla confisca di oltre 11 milioni di euro e 7 immobili nell’ambito di una vasta indagine su una frode fiscale basata sull’emissione di fatture false. Il valore complessivo dell’illecito contestato ammonta a circa 18 milioni di euro.

Al centro dell’inchiesta 36 imprese, molte delle quali risultate vere e proprie “scatole vuote”, prive di una reale struttura aziendale. Secondo quanto emerso dagli approfondimenti investigativi, le fatture fittizie venivano inizialmente accompagnate da movimenti di denaro apparentemente regolari, per poi essere restituite ai soggetti che avevano emesso i documenti falsi.

Il sistema illecito sarebbe stato orchestrato da tre persone residenti a Trani. Tra queste, un consulente fiscale avrebbe avuto un ruolo chiave nella gestione delle operazioni fraudolente, occupandosi anche di fittizie assunzioni di dipendenti presso le cosiddette imprese “cartiere”.

Nel corso dell’operazione sono stati sequestrati anche quattro immobili in provincia di Milano e uno a Molfetta, mentre dodici partite IVA sono state cessate. L’indagine prosegue per accertare ulteriori responsabilità.

Barletta, scoperta la prigione dei pitbull: dieci esemplari incatenati e maltrattati. Denunciato un 26enne

Un giovane di 26 anni è stato denunciato dagli agenti della polizia locale di Barletta per maltrattamento di animali. Lo rende noto l’associazione animalista Stop animal crimes Italia.

In una nota, è spiegato che dieci pitbull sono stati sequestrati. Tre di questi erano bloccati da una grossa catena, impossibilitati a muoversi e senza riposo.

Un altro cane è stato trovato in una gabbia di due metri quadrati in condizioni igieniche precarie. Gli animali sono stati trasportati in un box in uso alla associazione animalista in una struttura della provincia di Caserta, accreditata dal Ministero della Salute. L’attività di indagine è stata coordinata dal primo gruppo specializzato (Ambiente, edilizia e pubblica amministrazione) della Procura di Trani.

“Stop animal crimes Italia – si legge nella nota – denuncia l’ancora dilagante realtà di maltrattamento degli animali che va dal detenere cani su balconi, terrazze e in box fatiscenti in terreni e cortili fino a forme più cruente e violente come relegare cani in spazi angusti e legati a catene”. Per l’associazione, sono “pochissimi i provvedimenti penali di sequestro di animali a causa della mancanza di fondi pubblici destinati a pagare il loro mantenimento”.

Euro 2032, incontro tra Leccese e il ministro Abodi: cosa è emerso. La Nazionale a Bari per la Nations League?

A Roma si è tenuto un incontro tra il sindaco di Bari Vito Leccese e il ministro Andrea Abodi per discutere la candidatura della città agli Europei UEFA 2032. Tema centrale è la riqualificazione dello stadio San Nicola, che necessita di oltre 30 milioni di euro per adeguarsi agli standard UEFA.

Il Comune valuterà la fattibilità tecnica ed economica dell’intervento, puntando a non gravare sui cittadini. Nei prossimi giorni si cercheranno finanziamenti esterni per completare la candidatura, considerata un’opportunità di sviluppo per la città.

«Ringrazio il Ministro Abodi per questo confronto fondamentale – le parole di Leccese al termine dell’incontro –. Abbiamo approfondito tutti gli aspetti tecnici e finanziari e verificheremo con i nostri tecnici quali parametri UEFA possiamo rispettare e quali no. Affronteremo le complessità della candidatura solo se questa potrà rappresentare un’opportunità concreta per migliorare i servizi e rifunzionalizzare il San Nicola, senza gravare sul bilancio dei cittadini”.

Leccese ha sottolineato la disponibilità del Governo e della Figc a collaborare per rendere sostenibile l’operazione e ha confermato l’intenzione dell’amministrazione di riportare la Nazionale a Bari per le gare di Nations League in programma tra settembre e novembre.

Omicidio Gelao a Japigia, Busco resta assolto. La Cassazione conferma: “Non ci sono colpevoli”

Non ci sono responsabili per l’omicidio di Giuseppe Gelao, ucciso nel quartiere Japigia di Bari la sera del 6 marzo 2017. La Corte di Cassazione ha confermato, respingendo il ricorso della Procura generale di Bari, l’assoluzione di Antonio Busco, condannato all’ergastolo in primo grado e poi assolto «per non aver commesso il fatto» in Appello.

Busco, assistito dagli avvocati Alessandro Cacciotti e Salvino Mondello, era considerato dalla Dda di Bari il killer di Gelao. L’omicidio, per gli inquirenti, si inserì nella faida tra il gruppo capeggiato da Busco e il clan Palermiti per il controllo dello spaccio nel quartiere Japigia.

Nell’agguato in cui fu ucciso Gelao, rimase ferito anche Antonino Palermiti, nipote del capoclan Eugenio. Nell’ambito di quella faida, chiamata dagli inquirenti “guerra di Japigia», furono uccise altre due persone, Francesco Barbieri e Nicola De Santis, considerate vicine a Busco.

A dicembre 2024 la Cassazione aveva confermato l’assoluzione anche per altri due co-imputati nell’omicidio di Gelao, Davide Monti e Giuseppe Signorile, che avevano scelto il rito abbreviato. Condannati a 30 anni in primo grado, erano stati assolti in Appello.

Soldi facili in Albania, insorgono gli “amici” di Polignano: “Valutiamo denuncia a Labianca”

Dopo l’ultimo incontro epico con Cesare Labianca, l’uomo che promette linee di credito, finanziamenti e agevolazioni per l’apertura di aziende in Albania e che si è recato all’Ordine dei giornalisti per denunciare il nostro operato, siamo tornati sul luogo del delitto, seppure Antonio ancora non riesce a darsi pace.

Questa volta non parliamo del pass disabili in bella mostra sulla macchina del ragioniere Labianca, ma della reazione dei suoi “amici” di Polignano. Qualche settimana fa beccammo infatti casualmente Labianca in compagnia di alcuni signori, spacciati per “amici”, ma in realtà la situazione è ben diversa.

Bari, gemelle di un anno e mezzo lasciate per ore in piazza tra degrado e spaccio: interviene il Tribunale dei Minori

Due bambine di appena un anno e mezzo costrette a trascorrere le giornate in strada, tra passeggini e cellulari, in una piazza nota per lo spaccio di droga. È quanto emerso in una cittadina del Nord Barese, dove la magistratura minorile è intervenuta per tutelare le piccole, vittime di una grave situazione familiare.

Secondo quanto ricostruito dai Servizi sociali e dalla Procura, le gemelle venivano lasciate per ore all’aperto, spesso affidate a uomini con precedenti per droga, senza adeguati stimoli affettivi e relazionali. Una condizione che ha portato il tribunale a evidenziare l’“incapacità educativa” dei genitori, una coppia di 28 e 27 anni, entrambi disoccupati e con problemi di dipendenza.

Il provvedimento disposto dai giudici non prevede, per ora, l’allontanamento delle minori dalla famiglia, ma l’affidamento ai Servizi sociali, incaricati di monitorare la situazione e attivare percorsi di sostegno, inclusa l’assistenza domiciliare educativa. Contestualmente, i genitori dovranno intraprendere un percorso di recupero presso il Serd e seguire programmi di educazione alla genitorialità.

Le bambine resteranno temporaneamente nella casa familiare, ma il tribunale ha chiarito che, in assenza di miglioramenti, potrebbe essere avviato l’iter per il loro allontanamento. L’obiettivo resta quello di garantire la tutela della salute e dello sviluppo psicofisico delle minori, evitando, se possibile, la separazione definitiva dai genitori.

Pizzeria in fiamme, palazzo evacuato. Ida: “Ho visto la morte negli occhi. La nostra casa devastata”

“Ho visto la morte negli occhi”. Queste sono le parole di Ida che ha visto il suo appartamento andare in fiamme all’alba nell’incendio divampato nel quartiere Sant’Anna a Bari all’interno della pizzeria Nico.

Le fiamme e i fumi hanno coinvolto il piano terra e i balconi delle abitazioni soprastanti della palazzina di quattro piani. Sono 16 le famiglie fatte evacuare, 50 in totale le persone.

Probabile che si tratta di un incendio doloso, anche perché è stato avvistato un individuo incappucciato proprio per quell’ora nei pressi della pizzeria. A pagare le conseguenze però sono soprattutto chi come Ida ha visto i suoi sacrifici andare in fumo.

“Amici di famiglia” abusano di ragazzini minorenni durante il doposcuola: condannati due uomini a 16 anni

Due uomini di 51 e 45 anni, sposati con rito civile e residenti nel Salento, sono stati condannati a 16 anni di reclusione ciascuno dal tribunale in composizione collegiale per abusi su due minorenni. La pena è superiore alla richiesta della Procura, che aveva chiesto 12 anni.

Secondo l’accusa, i due – amici di famiglia delle vittime – avrebbero compiuto gli abusi nella loro abitazione, dove i ragazzi venivano invitati con la scusa del doposcuola.

Le indagini sono partite dal racconto di un 15enne che frequentava la casa con regolarità. Il ragazzo ha riferito di episodi avvenuti tra febbraio e luglio 2022. Un secondo caso riguarda un altro minore, di un anno più giovane, per fatti risalenti all’agosto dello stesso anno. Le dichiarazioni delle vittime, raccolte in incidente probatorio, hanno portato alla contestazione di violenza sessuale di gruppo, accolta dai giudici.

Per i due imputati sono state disposte anche pene accessorie: interdizione perpetua dai pubblici uffici e da incarichi a contatto con minori, oltre al divieto temporaneo di frequentare luoghi abitualmente frequentati da ragazzi e all’obbligo di comunicare gli spostamenti. I due sono attualmente liberi. Le motivazioni della sentenza saranno depositate entro 90 giorni. Possibile il ricorso in appello.