Omicidio Filippo Scavo, la vedova di Lello Capriati su TikTok: “Prima o poi la pagherete. Dio vede e provvede”

Dall’omicidio di Lello Capriati a quello di Filippo Scavo. Un delitto che riaccende i riflettori sulle tensioni mai sopite tra i clan baresi Capriati e Strisciuglio e che gli investigatori collegano a vecchi contrasti e possibili regolamenti di conti.

Scavo era già finito al centro di episodi di tensione: pochi giorni prima dell’assassinio di Lello Capriati, aveva avuto un acceso confronto con Christian, figlio della vittima. Un episodio che non era degenerato nell’immediato, ma che secondo gli inquirenti potrebbe inserirsi nella spirale di violenze culminata prima con l’omicidio di Lello e ora con quello dello stesso Scavo.

Determinanti per le indagini sono le immagini delle telecamere di sorveglianza del locale “Divinae”, che hanno ripreso la scena del delitto. A rendere ancora più preoccupante il contesto è un video pubblicato sui social da Maria Lorusso, vedova di Capriati, un giorno fa.

Nel filmato, accompagnato da un messaggio dal tono minaccioso, si allude a una sorta di giustizia inevitabile. “È tutto scritto. Prima o poi la pagherete: ricorda che Dio prima vede e dopo provvede. Baci, col cuore, io sempre aspetto il sole”, si legge. E i commenti al video sembrano riflettere un sentimento di vendetta, con frasi che evocano attese e ritorsioni.

Vergogna a Bari, bustoni di rifiuti abbandonati sul lungomare. All’interno scontrini fiscali: multati 8 ristoratori

Nel pomeriggio di ieri, in seguito a una segnalazione da parte degli operatori dell’Amiu, gli agenti della Polizia locale e del nucleo anti-degrado sono intervenuti a Bari vecchia per verifiche sulla provenienza di una serie di bustoni di rifiuti indifferenziati, abbandonati all’esterno dei cassonetti sul lungomare Cristoforo Colombo, in prossimità dei campetti da calcio intitolati a Michele Fazio.

L’attività ispettiva ha permesso di individuare i responsabili del conferimento illecito, anche attraverso gli scontrini fiscali presenti all’interno delle buste, riconducibili alle attività dei locali. Per questo sono stati sanzionati otto ristoratori di Bari vecchia. Ognuno dei titolari dovrà pagare una multa di mille euro.

“Ieri pomeriggio i nostri agenti sono stati contattati dagli operatori dell’Amiu che, per l’ennesima volta, si sono trovati di fronte alle immagini vergognose di moltissimi bustoni di rifiuti indifferenziati, abbandonati all’esterno dei cassonetti in uno degli scorci più amati dai baresi e dai turisti che visitano il centro storico, all’ombra della Muraglia e a pochi passi dal Fortino Sant’Antonio e dal porto”, dichiara l’assessora alla Vivibilità urbana e Protezione civile Carla Palone.

“Sono scene che raccontano un livello di inciviltà insopportabile – aggiunge – che provoca rabbia e, soprattutto, molto dispiacere. Quei sacchi erano abbandonati all’esterno dei cassonetti e, fatto grave, contenevano rifiuti non differenziati, arrecando danno non solo al decoro, ma anche all’ambiente urbano. Ogni giorno i cittadini ci sollecitano, perché tutti vogliamo vivere in una città più pulita e ordinata. Raggiungere questo obiettivo è possibile solo con la collaborazione di tutti”.

Crac gruppo Andidero, chiesto il processo per 8 imputati a Bari: sono accusati di bancarotta, truffa e autoriciclaggio

La Procura di Bari ha chiesto il rinvio a giudizio per otto persone coinvolte nell’inchiesta sul crac di quattro società del gruppo Andidero, storica famiglia di costruttori baresi, e su presunte irregolarità nella trasformazione di una masseria a Ugento, in provincia di Lecce, in un resort. Gli imputati sono accusati, a vario titolo, di bancarotta fraudolenta, truffa ai danni dello Stato e autoriciclaggio.

Il pubblico ministero Lanfranco Marazia ha riunito due distinti filoni d’indagine: il primo relativo al dissesto delle società del gruppo – per le quali in sede civile è divenuta definitiva l’omologa del concordato preventivo – e il secondo riguardante il progetto turistico nel Salento. In quest’ultimo caso, secondo gli inquirenti, Vittorio Andidero e la società Modoni Building avrebbero ottenuto finanziamenti dalla Regione Puglia per lavori mai eseguiti.

Nel corso dell’udienza preliminare, la Procura ha ribadito la richiesta di processo. Di diverso avviso le difese dei fratelli Vittorio e Vittoria Andidero e della madre Grazia Barbone, che hanno chiesto il non luogo a procedere.

Uno degli imputati ha avanzato richiesta di patteggiamento, mentre un altro ha optato per il rito abbreviato. L’udienza è stata aggiornata al 23 giugno, quando si discuteranno le posizioni degli altri indagati.

“Spero nel Bari in Serie C”, botta e risposta tra sindaci. Leccese a Cannito: “Inopportuno rispetto per i baresi”

“Rispetto per i nostri tifosi”: è quanto chiede il sindaco di Bari, Vito Leccese, che ha scritto una lettera al sindaco di Barletta, Mino Cannito, il quale, dopo la promozione in Lega pro del club della sua città, aveva auspicato la retrocessione del club dei De Laurentiis.

“Caro Mino – ha scritto Leccese – ho ascoltato con sincero stupore le tue dichiarazioni in occasione dei festeggiamenti per il ritorno del Barletta in Serie C. Se da un lato ho compreso l’entusiasmo per un traguardo sportivo atteso da una piazza appassionata come quella del Barletta, alla quale faccio i miei complimenti per il risultato raggiunto, dall’altro non ho potuto non rilevare come le tue parole sul futuro del Bari Calcio siano suonate non solo inopportune, ma difficilmente conciliabili con il Tuo ruolo di sindaco”, che “nel gioire per il progresso del territorio e l’eccellenza delle sue realtà sportive, non dovrebbe mai augurarsi il fallimento altrui”.

“Ieri, poi, ho letto il post – ha proseguito Leccese – in cui hai giustificato le Tue dichiarazioni: tutto comprensibile, per carità, salvo per le mancate scuse alla città di Bari e alla sua tifoseria. Nella certezza che si sia trattato solo di un piccolo incidente di percorso, ti auguro buon lavoro per il prosieguo del Tuo mandato”.

Nel suo post il primo cittadino di Barletta aveva chiarito che il suo “non era un augurio di
sventura” alla squadra del Bari “ma il desiderio, da sindaco, di vedere la propria
città protagonista di derby epici”. “Se il Bari raggiungerà la
salvezza sarò il primo a gioire”, aveva evidenziato Cannito.

“Spero che il Bari retroceda in Serie C”, il caso Cannito: lasciate la politica fuori dal calcio

Nei giorni scorsi abbiamo cercato di contattare il sindaco di Barletta, Mino Cannito, finito al centro delle polemiche per alcune dichiarazioni sulla possibile retrocessione del Bari. Tutto nasce dalla promozione del Barletta in Serie C, arrivata al termine di undici anni di assenza dalla categoria. In quell’occasione, Cannito aveva commentato con una battuta che non è passata inosservata: «L’anno prossimo noi avremo squadre come Catania, Foggia, Salernitana, spero anche il Bari, me lo auguro. Non me ne voglia il sindaco Leccese ma è una mia aspirazione».

Parole che hanno suscitato la reazione immediata dei tifosi biancorossi che sui social hanno espresso forte disappunto ed indignazione. Il riferimento al primo cittadino di Bari, Vito Leccese, ha contribuito ad alimentare ulteriormente il dibattito anche perchè non sembrava essere lui il reale destinatario della frase provocatoria. Dopo un primo tentativo di contatto con esito negativo, Cannito ha pubblicato sui social un lungo messaggio di scuse, giudicato da molti poco convincente. Resta però il dubbio sulla natura delle sue dichiarazioni: semplice sfottò sportivo o un messaggio con sfumature più politiche?

Le diatribe politiche tra il Sindaco Cannito e l’attuale Presidente della Regione Puglia Antonio Decaro, principale (se non unico) sostenitore della “causa Bari calcio”, sono note nel panorama politico. I due rappresentano di fatto due fazioni opposte (centrodestra – centrosinistra) e Cannito già nel lontano 2024 aveva dato prova di voler rendere ostili i rapporti tra la BAT e Bari con un’altra dichiarazione infelice: “I baresi non ci amano”. Frase che trovò la risposta immediata dell’ex sindaco di Bari Decaro.

Nel frattempo, nessuna presa di posizione ufficiale è arrivata né dal Comune di Bari né dall’entourage del presidente del club biancorosso, Luigi De Laurentiis. Un silenzio che, secondo alcuni osservatori, alimenta il dibattito sul ruolo e sulla rappresentanza istituzionale attorno alla squadra.

Bari, l’avvocata delle donne condannata per atti persecutori all’ex marito. E rischia anche con la Bruzzone

Da difensora delle vittime di stalking a imputata e condannata. È la parabola dell’avvocata Maria Antonietta Labianca, nota nel foro di Bari per il suo impegno a tutela delle donne, ma ora riconosciuta colpevole di atti persecutori dal Tribunale di Brescia.

I giudici hanno inflitto una pena di un anno e due mesi per comportamenti nei confronti dell’ex marito e della sua nuova compagna, residenti sul Lago di Garda.

Secondo la ricostruzione, la professionista avrebbe messo in atto pedinamenti, appostamenti e una campagna diffamatoria online, provocando nelle vittime un forte stato d’ansia e costringendole a modificare le proprie abitudini di vita.

La sospensione della pena è subordinata alla partecipazione a un percorso riabilitativo presso un centro per autori di violenza.

La vicenda si inserisce in un quadro giudiziario più ampio: l’avvocata è infatti coinvolta anche in un procedimento a Roma, dove deve rispondere di stalking nei confronti della criminologa Roberta Bruzzone.

Bari, è guerra tra clan. Diomede: “Fiumi di droga e armi facili. Nuove leve in cerca di potere”

Gli ultimi episodi di cronaca hanno nuovamente seminato panico e terrore a Bari tra omicidi, sparatorie e avvertimenti. La sensazione è che in città sia in corso una guerra tra i clan per il controllo degli affari illeciti, trainata dalle giovani leve in cerca di potere e di dominio e favorita dal reclutamento facile di armi e droga.

La sensazione è che gli schemi siano saltati, seppure il sindaco di Bari Vito Leccese è sicuro del fatto che la città abbia gli anticorpi giusti per resistere a tutto questo. Ne abbiamo parlato con Raffaele Diomede, educatore e per pochi giorni ex assessore ai Controlli, alla Legalità, alla Trasparenza e all’Antimafia sociale del Comune di Bari.

Torna la paura in città tra omicidi e sparatorie, il sindaco Leccese predica calma: “Bari ha gli anticorpi”

Cresce la preoccupazione per i recenti episodi di violenza legati alla criminalità organizzata. Il sindaco Vito Leccese, in un’intervista rilasciata a La
Repubblica, ha fatto sapere di aver avuto un confronto con il prefetto Francesco Russo, che nelle prossime ore convocherà il comitato per l’ordine e la sicurezza pubblica.

Secondo il primo cittadino, i fatti avvenuti negli ultimi giorni – dall’omicidio di Bisceglie alla gambizzazione nel borgo antico, fino agli incendi che hanno colpito due pizzerie in periferia – rappresentano segnali da monitorare con attenzione. Episodi che stanno generando allarme tra i cittadini e riaccendono il timore di un ritorno a fasi critiche del passato.

Leccese ha sottolineato tuttavia che, pur trattandosi di segnali allarmanti, Bari dispone degli “anticorpi” necessari per reagire. Ha ricordato come la città abbia già affrontato negli anni ’90 una presenza pervasiva della criminalità organizzata, evidenziando oggi una maggiore consapevolezza civica e una capacità di risposta più strutturata, sia sul piano istituzionale sia su quello sociale.

Un elemento di particolare preoccupazione, secondo il sindaco, riguarda il coinvolgimento crescente di giovani in episodi violenti, anche con l’uso di armi in luoghi pubblici. Sull’eventuale impatto negativo per l’immagine della città, Leccese ha invitato alla cautela, sottolineando la necessità di chiarire prima possibili collegamenti tra i diversi episodi, in particolare tra quanto accaduto a Bari Vecchia e l’omicidio di Bisceglie. Qualora emergesse un legame, ha ribadito, la risposta delle istituzioni dovrà essere immediata e decisa.

 

 

Omicidio a Ceglie, 38enne indiano ucciso per testare una pistola: perizia psichiatrica per il 22enne Guglielmi

La Corte d’Assise di Bari ha disposto una perizia psichiatrica su Paolo Natale Guglielmi, 22 anni, imputato per l’omicidio del senzatetto indiano Nardev Singh, avvenuto la sera del 31 maggio 2024 in un casolare abbandonato nel quartiere Ceglie del Campo.

I giudici hanno accolto la richiesta della difesa, rappresentata dall’avvocato Nicola Quaranta, nonostante il parere contrario della Procura. L’accertamento dovrà stabilire se il giovane fosse capace di intendere e di volere al momento dei fatti. L’incarico sarà conferito il prossimo 23 aprile al perito nominato dalla Corte, il professor Felice Carabellese.

La richiesta di perizia era stata precedentemente respinta in sede di udienza preliminare. Tuttavia, la difesa ha evidenziato precedenti trattamenti psicofarmacologici e una recente diagnosi di psicosi schizofrenica, seguita anche da un trattamento sanitario obbligatorio.

Secondo le indagini, Singh sarebbe stato ucciso da un gruppo di tre giovani che, dopo aver acquistato illegalmente una pistola, avrebbero deciso di usarla contro un “bersaglio umano”. Insieme a Guglielmi, all’epoca maggiorenne, furono arrestati anche due minorenni, successivamente condannati dal Tribunale per i minorenni di Bari a 17 anni di reclusione.

Bimbo cade dal settimo piano, l’amministratore del palazzo: “Troppi abusivi e morosi ci serve aiuto”

Torniamo ad occuparci della morte di Giosuè, il bimbo autistico di 7 anni morto dopo essere precipitato dal balcone della sua abitazione nel quartiere San Paolo.

Secondo una prima ricostruzione, Giosuè sarebbe caduto mentre giocava con il fratellino più piccolo. Il volo dal settimo piano di una palazzina popolare in via Leotta non gli ha lasciato scampo: le ferite riportate si sono rivelate gravissime fin da subito.

Immediato l’intervento dei soccorsi, che hanno trasportato il bambino in ospedale nel più breve tempo possibile. Tuttavia, Giosuè è arrivato al Policlinico già in arresto cardiaco e i tentativi dei medici di rianimarlo si sono rivelati inutili.

Il bambino viveva con la madre e il fratello, mentre il padre è attualmente detenuto. Sul caso è stato aperto un fascicolo d’inchiesta, un atto dovuto per chiarire l’esatta dinamica dell’accaduto. Le indagini, affidate ai carabinieri, riguardano anche la posizione della madre, senza che ciò implichi automaticamente responsabilità a suo carico.

La situazione familiare era già nota ai Servizi sociali del Comune e all’Arca, poiché l’abitazione risultava occupata abusivamente. Abbiamo intervistato l’amministratore di condominio proprio del palazzo dove si è verificata la tragedia.