Sparatoria a Barivecchia, gambizzato il 20enne Kevin Ciocca: non è in pericolo di vita. Chi ha sparato era a piedi

Emergono nuovi dettagli sull’agguato ai danni di Kevin Ciocca, il giovane di 21 anni ferito nella tarda serata di ieri nel cuore di Bari Vecchia a una gamba da un colpo pistola calibro 9.

La vittima, che ha precedenti penali per detenzione a fini di spaccio di sostanze stupefacenti e sarebbe vicina al clan Capriati, è stata soccorsa dal personale 118 ed è ricoverata nel Policlinico di Bari: non sarebbe in pericolo di vita.

Chi ha premuto il grilletto lo avrebbe fatto a distanza ravvicinata: si tratta di una persona che era a piedi che ha sparato quattro colpi di pistola, uno solo dei quali ha raggiunto il 21enne.

A riferire il dettaglio è stato proprio il giovane che però non ha fornito indizi utili per identificare chi ha sparato. I rilievi sono stati eseguiti dai poliziotti delle Volanti e della Scientifica.

Le indagini sono affidate agli agenti della squadra mobile. Nessuna ipotesi investigativa è esclusa come quella che collegherebbe l’agguato di ieri sera all’omicidio di Filippo Scavo, il 43enne appartenente al gruppo criminale degli Strisciuglio, ucciso nel Divine club di Bisceglie, ieri mattina.

Omicidio Scavo in discoteca, la pista della nuova faida tra i clan Strisciuglio e Capriati: cresce la paura a Bari

Un omicidio maturato in un clima di tensione mai sopita tra gruppi criminali rivali. È questa una delle piste seguite dagli investigatori per chiarire la morte di Filippo Scavo, 43enne di Carbonara, ucciso nella notte tra il 18 e il 19 aprile all’interno della discoteca Divine Club di Bisceglie.

Secondo le prime ricostruzioni, alla base del delitto ci sarebbe il contrasto tra il gruppo di Carbonara e quello di Bari Vecchia, legato alla famiglia Capriati. I rapporti tra le due fazioni erano già tesi da tempo: nel marzo 2024 si era sfiorata una sparatoria e, dopo l’uccisione di Lello Capriati nell’aprile dello stesso anno, la situazione non si era mai realmente calmata.

La notte dell’omicidio, una lite degenerata avrebbe portato all’agguato. Scavo, soprannominato “Uecchione”, è stato colpito al collo da un proiettile calibro 7,65, morendo sul colpo. Secondo quanto emerso, l’uomo aveva con sé una consistente somma di denaro ma non era armato. Anche i suoi interlocutori inizialmente non lo erano: almeno due persone sarebbero uscite dal locale per recuperare le armi da un’auto, riuscendo poi a rientrare indisturbate.

Proprio su questo aspetto si concentrano le indagini dei carabinieri, che stanno verificando eventuali falle nei sistemi di sicurezza. Nel locale, infatti, i metal detector installati dopo precedenti episodi di violenza non risultavano funzionanti, mentre le telecamere di sorveglianza sono ora al vaglio degli inquirenti.

L’episodio riaccende i riflettori su una prassi già emersa in altre inchieste: la presenza di armi nei locali notturni frequentati da giovani legati ai clan, spesso teatro di scontri dimostrativi per affermare il proprio potere. Dinamiche simili erano già state registrate in altri episodi recenti tra Bari e provincia. Gli investigatori non escludono dunque che l’omicidio di Scavo sia l’ultimo capitolo di una faida strisciante, alimentata da vecchi rancori e rivalità tra gruppi criminali del territorio.

Bari come Gomorra, gambizzato il 20enne Kevin Ciocca: è affiliato al clan Capriati. Possibile regolamento di conti

Emergono i primi dettagli sulla sparatoria avvenuta questa sera a Barivecchia dove è rimasto gambizzato il 20enne Kevin Ciocca. Secondo quanto siamo riusciti a sapere, il giovane sarebbe uno spacciatore affiliato al clan Capriati di Barivecchia e ha precedenti.

Non si esclude in questa fase possa essersi trattato di un regolamento di conti. Gli investigatori stanno cercando di capire se si tratta di un avvertimento oppure di un agguato andato male. Secondo una prima ricostruzione, sarebbero stati sparati diversi colpi (almeno tre) da parte di una o più persone in sella a una moto.

Negli ultimi giorni a Bari si respira un’aria pesantissima, sembra che le nuove leve della criminalità organizzata si stiano lanciando messaggi, sfidandosi a colpi di pistola e sparatorie plateali.

Una situazione di grande tensione che sta allarmando e non poco le Forze dell’Ordine. Un lavoro certosino per capire quanto gli episodi del Play Game, di Bisceglie e di questa sera siano collegati tra loro.

Sparatoria a Barivecchia, colpi di pistola all’ingresso del porto: gambizzato il 20enne Kevin Ciocca

Momenti di tensione nella serata del 19 aprile a ridosso di Bari vecchia, dove si è verificata una sparatoria in strada. Un ragazzo di 20 anni, Kevin Ciocca, è stato colpito alle gambe nei pressi dell’ingresso del porto.

+++ IPOTESI REGOLAMENTO DI CONTI +++

Sul posto sono intervenuti i sanitari del 118, che hanno prestato le prime cure e trasportato il ferito al pronto soccorso del Policlinico.

Le sue condizioni non sono al momento note nei dettagli. Le forze dell’ordine stanno indagando sull’accaduto per ricostruire la dinamica e individuare i responsabili.

Bari, 27enne trovata morta in un b&b per un’overdose: era stata violentata un mese prima

Violentata per strada, a Bari, nella Giornata della donna. E morta, ventisette giorni dopo, per overdose da metadone in una casa vacanze nei pressi del Policlinico. È un dramma che si è consumato nel silenzio quello della 26enne di Triggiano a cui qualche giorno fa la polizia ha tentato di notificare la fissazione dell’udienza in cui avrebbe dovuto essere sottoposta a incidente probatorio.

L’obiettivo della Procura era farle ripetere per l’ultima volta il racconto di quella notte infernale, per inchiodare alle sue responsabilità l’uomo che l’aveva violentata, un ventisettenne nigeriano arrestato all’alba del 9 marzo. Ma la notifica è tornata indietro con sopra scritto “persona offesa deceduta”. Perché la mattina del 4 aprile è stata trovata senza vita in una struttura ricettiva di via Picone. A lanciare l’allarme è stato il coetaneo che aveva trascorso la notte con lei, uscito per fare colazione, che al ritorno l’ha trovata esanime sul letto.

L’autopsia, effettuata qualche giorno dopo, ha dato un responso chiaro: l’assunzione di una dose eccessiva di metadone le aveva provocato un arresto cardiaco. Il suo fisico fragile non aveva retto. Forse nella droga si era rifugiata per provare a sopportare il peso di ciò che aveva subito appena un mese prima.

All’alba del 9 aprile aveva telefonato al 112, per chiedere un intervento in via Oberdan, denunciando di aver subito uno stupro. Poche ore dopo aveva ripetuto il racconto in Questura. Apparentemente fredda, con gli occhi grigi gelidi, la pelle bianchissima che spiccava sotto i capelli rossi. Aveva raccontato tutto con dovizia di particolari, per poi rifiutare la visita in ospedale. «Mi sento già troppo violata» ha detto a chi ha raccolto la sua denuncia. Avevo portato il cane a giocare nell’area ex ferrovie Sud Est di via Oberdan – ha ricostruito – quando un uomo si è avvicinato. L’approccio verbale è stato veloce, il tentativo di allontanare lo sconosciuto deciso ma inutile: «Mi ha bloccata alle spalle, tenendomi i polsi e ha iniziato a denudarmi». Poi l’orrore. Una violenza incontrollabile, a cui la donna ha cercato di reagire dimenandosi e urlando, «ma attorno non c’era nessuno che potesse aiutarmi». E poi ulteriori violenze: «Mi ha afferrata al collo, stringendomi con forza e impedendomi di respirare».

Sul collo, quando è arrivata in Questura, portava i segni di ciò che era accaduto. Le ulteriori tracce dello stupro avrebbero dovuto essere cercate in ospedale ma non ha voluto. Così come non ha preso in considerazione l’idea di rivolgersi a un centro antiviolenza. È tornata alla sua vita, certamente complicata, considerato che aveva raccontato di aver perso da poco il lavoro e di vivere di espedienti. Forse ha iniziato a fare uso di droghe, a cercare compagnia per provare a dimenticare quei momenti. La sera del 3 aprile si è incontrata con un ragazzo con cui aveva preso appuntamento telefonico, sono andati in un bed and breakfast, hanno trascorso la notte insieme. Al mattino non si è risvegliata. Sul suo corpo non c’erano segni di violenza, le indagini dei carabinieri sull’uomo che si era intrattenuto con lei non hanno fatto emergere alcuna responsabilità. Pochi giorni dopo un ufficiale di polizia giudiziaria è andato a bussare all’abitazione di Triggiano in cui risultava residente per notificarle la richiesta di incidente probatorio. Lei non potrà più raccontare cosa le ha fatto il 27enne nella notte in cui altre donne celebravano con le mimose. Ma la Procura non ha avuto dubbi nell’esercitare l’azione penale: nei suoi confronti è stato emesso un decreto che dispone il giudizio, con le accuse di violenza sessuale, resistenza e lesioni a pubblico ufficiale.

Bari, il 17enne Gianvito Pascullo muore al San Paolo dopo operazione: 8 indagati. Disposta l’autopsia

Otto avvisi di garanzia per concorso in omicidio colposo sono stati notificati nell’ambito dell’inchiesta sulla morte di Gianvito Pascullo, il 17enne deceduto nella notte tra il 13 e il 14 aprile all’ospedale San Paolo.

Il provvedimento della Procura riguarda cinque medici ortopedici, due anestesisti e un infermiere, coinvolti a vario titolo nel ricovero e negli interventi chirurgici subiti dal giovane. Le indagini, coordinate dal pubblico ministero Isabella Ginefra e condotte dalla polizia, mirano a chiarire eventuali responsabilità sanitarie.

Nei prossimi giorni sarà eseguita l’autopsia, ritenuta decisiva per accertare le cause del decesso e verificare possibili correlazioni con le operazioni o con complicazioni post-operatorie.

Il ragazzo, originario di Palo del Colle, era stato ricoverato il 6 aprile dopo un incidente in moto, riportando una frattura esposta alla tibia. Sottoposto a un primo intervento d’urgenza con applicazione di un fissatore esterno, dopo circa una settimana era stato operato nuovamente per la sistemazione definitiva della frattura. L’intervento, durato circa cinquanta minuti, si era concluso senza apparenti complicazioni.

Nel corso della giornata successiva, le condizioni del 17enne non avevano destato preoccupazione. In serata, però, il giovane ha accusato un dolore improvviso e intenso. Dopo la somministrazione di un antidolorifico, il quadro clinico è rapidamente peggiorato fino all’arresto cardiaco, risultato fatale.

La famiglia, assistita dall’avvocato Federico Straziota, ha presentato denuncia chiedendo piena chiarezza su quanto accaduto. Gli investigatori hanno già acquisito la cartella clinica e tutta la documentazione sanitaria per ricostruire la sequenza degli eventi. Intanto, la Procura ha aperto un fascicolo anche su un altro decesso avvenuto nei giorni precedenti nello stesso reparto, quello di una donna di 60 anni.

Bari, minaccia e aggredisce la convivente: 33enne di Valenzano condannato a 4 anni e 6 mesi

Quattro anni e sei mesi di reclusione: è la condanna inflitta dalla seconda sezione penale del Tribunale di Bari a un 33enne originario di Valenzano, riconosciuto colpevole di maltrattamenti nei confronti della convivente.

Secondo quanto emerso nel corso del processo, l’uomo avrebbe sottoposto la donna a ripetute minacce e umiliazioni, arrivando in più occasioni ad aggredirla fisicamente. Tra gli episodi contestati, anche violenze particolarmente gravi, come il tentativo di strangolamento e colpi che avrebbero causato lesioni al volto della vittima.

La Procura di Bari aveva richiesto una pena più severa, pari a cinque anni e quattro mesi di reclusione. Il Tribunale ha invece stabilito una condanna inferiore, disponendo comunque l’interdizione dai pubblici uffici per cinque anni.

La donna si è costituita parte civile nel procedimento, assistita dall’associazione Gens Nova, impegnata nella tutela delle vittime di violenza.

Oncologico Bari, soldi dai pazienti malati di cancro e visite a nero: Vito Lorusso lascia il carcere e va ai domiciliari

Va ai domiciliari Vito Lorusso, ex primario di Oncologia medica dell’istituto tumori Giovanni Paolo II di Bari, fino a pochi giorni fa detenuto nel carcere di Turi dopo aver patteggiato una pena di cinque anni di reclusione per concussione e peculato.

Lorusso, che pochi giorni fa ha compiuto 72 anni, negli anni avrebbe preso denaro dai pazienti oncologici per visite, ricoveri e per accelerare pratiche burocratiche. Per questo fu arrestato in flagranza nel luglio 2023 dopo aver ricevuto denaro da un paziente.

Il medico avrebbe percepito il denaro anche quando – per le condizioni dei pazienti – quelle visite avrebbero dovuto essere gratuite. Lorusso, che risarcì i pazienti, è poi stato condannato dalla Corte dei Conti a risarcire anche l’Oncologico con circa 450mila euro.

Il Tribunale di Sorveglianza di Bari ha quindi accolto la richiesta degli avvocati di Lorusso, Gaetano e Luca Castellaneta, che avevano chiesto per il medico la detenzione domiciliare: qui dovrà scontare all’incirca un anno e mezzo prima di poter tornare libero.

Lorusso, scrive il Tribunale, avrebbe messo «in discussione in modo più sincero e critico le proprie scelte e i valori che le hanno sostenute», mostrando «maggiore consapevolezza circa la gravità dei reati commessi e delle relative conseguenze sulle vittime». In un primo momento, invece, per il tribunale aveva mostrato «atteggiamenti più compiacenti e superficiali verosimilmente funzionali all’ottenimento dei benefici».

Nella sua detenzione ha anche partecipato a un percorso di giustizia riparativa che ha completato collaborando con la cooperativa Crisì di Bari e, in carcere, si è iscritto al Dams e ha partecipato a laboratori di scrittura, poesia e giornalismo. La sua condotta, quindi, «non ha dato adito a rilievi» e per questo è stato messo ai domiciliari.

Lorusso, per un’altra vicenda, ha patteggiato il pagamento di una multa da 4.240 euro nell’ambito di un’altra inchiesta sui farmaci rubati dall’Oncologico. E’ inoltre imputato per concorso in scambio elettorale politico mafioso. Per la Dda, infatti, avrebbe sfruttato la sua posizione da medico curante del nipote del boss Savino Parisi del quartiere Japigia di Bari, per favorire l’elezione al consiglio comunale di Bari nel 2019 della figlia Maria Carmen Lorusso.

Bari umiliato al San Nicola, tutto facile per il Venezia: netto 0-3. Spettro retrocessione?

Aiutati che Dio ti aiuta, recita un noto proverbio secondo cui è necessario impegnarsi in prima persona per risolvere i problemi prima di attendere un aiuto divino. Questo è quanto il Bari non ha fatto nella partita odierna contro la capolista Venezia. Distratti, poco precisi ed inattivi i biancorossi subiscono un pesante 3-0 frutto più di errori personali che di maestria dell’avversario. A segno Haps 19′, 45’+1′ e Adorante 52′.

Non c’è margine per distrazioni quando in palio c’è la promozione nel campionato di massima serie. Lo sa bene il Venezia di mister Stroppa, chiamato a rispondere sul campo dopo il netto 3-0 rimediato dal Monza contro la Sampdoria nella serata di ieri. Nonostante l’assenza dei tifosi ospiti sugli spalti a causa del divieto di trasferta i lagunari imbastiscono le fila del gioco con ordine e lucidità gestendo il possesso palla con equilibrio.

I primi rintocchi della partita scorrono senza particolari sussulti con gli ospiti padroni del palleggio ma senza affondi decisivi. Al 19′ arriva la svolta con un cross proveniente dalla destra, Cerofolini non trattiene il pallone favorendo l’inserimento di Haps che sfrutta l’errore e deposita in rete il gol del vantaggio. Questo, un episodio che non fa altro che confermare il trend del Bari.

I gol subiti più che per meriti degli avversari nascono da disattenzioni ed incertezze dei biancorossi, aspetti che pesano come macigni in un’altra stagione da dimenticare. Il Bari prova a cambiare marcia nei minuti finali del primo tempo alzando il baricentro e cercando di sorprendere il Venezia con rapide ripartenze. I pugliesi sfiorano il pareggio con le iniziative di Rao e Braunoder ma senza riuscire a concretizzare.

E’ proprio la mancanza di precisione nella fase di finalizzazione a condannare i biancorossi. Mentre il Bari tenta di trovare la giusta intesa tra esterni ed attaccante, i lagunari ne approfittano con cinismo segnando la rete del 2-0: su un ennesimo errore difensivo Haps si inserisce tra Cistana ed Odenthal firmando la sua doppietta.

Non c’è due senza tre recita l’incipit della ripresa. Adorante chiude definitivamente i giochi al 52′ trasformando un cross centrale nella rete del 3-0. Un risultato che spegne le labili speranze dei pugliesi di poter riaprire il match. Nel finale il Venezia gestisce senza affanni abbassando i ritmi e consolidando il possesso palla.

Foto: SSC Bari

Tragedia a Bari, schianto moto-auto in viale Europa: muore 47enne

Un motociclista di 47 anni, Michele Anaclerio, è morto nella tarda mattinata di oggi in un incidente stradale avvenuto in viale Europa nel quartiere San Paolo di Bari.

Secondo quanto si apprende, la vittima era in sella alla sua moto che, per cause da accertare, si è scontrata con un’auto.

L’impatto è stato fatale per il 58enne che, nonostante l’intervento del personale del 118 e la corsa in ambulanza, è arrivato in ospedale già senza vita. Indagano le forze dell’ordine.