Maglie, 14enne violentata in stazione: 15enne a processo. Assolto il fidanzatino chiuso in bagno: “Non fu complice”

Svolta inattesa nell’inchiesta sullo stupro ai danni di una 14enne nel bagno della stazione ferroviaria di Maglie avvenuto il 28 luglio 2024. La posizione del fidanzatino della vittima, che si è appartato nel bagno confinante mentre la ragazza veniva violentata dal suo amico, è stata archiviata. Non è stato infatti ritenuto complice.

Il 15enne, presunto violentatore, invece comparirà davanti al giudice il 19 marzo prossimo con l’accusa di violenza sessuale aggravata. Il fidanzatino rimase in bagno nonostante le urla della ragazza e la richiesta esplicita di fermare la violenza.

Dalle indagini è emerso che tramite messaggi, sempre quel giorno, il giovane aveva proposto “una cosa a tre” alla ragazza. “Non è possibile sostenere con un elevato grado di probabilità che il fidanzato (indagato a piede libero) si fosse accordato con l’amico affinché quest’ultimo consumasse un rapporto sessuale con la compagna anche contro la volontà di quest’ultima – si legge nell’ordinanza della gip Lucia Raboni con cui il violentatore finì in una comunità a marzo, misura revocata tempo dopo – né il suo voler rimanere a sentire legittima tale conclusione potendo invece essere solo modalità di voyeurismo uditivo il modo in cui si sarebbe esplicitata la cosa a tre a cui la ragazzina aveva prestato il consenso. Peraltro lo stesso veniva allontanato dall’amico – lui sì intenzionato ad avere un rapporto completo ad ogni costo”.

Barivecchia, cade per la cera del corteo di San Nicola e si frattura il polso. No al risarcimento: Comune assolto

Cade l’8 maggio in piazza Federico di Svevia, a Barivecchia, a causa della cera lasciata dalla processione di San Nicola e si frattura il polso. L’episodio risale al 2016 e la donna, protagonista della vicenda, ha citato in giudizio il Comune di Bari per la richiesta di risarcimento danni di circa 35mila euro.

La donna ha infatti curato la frattura con un intervento chirurgico. Ma il Tribunale di Bari ha dato ragione al Comune, condannando la donna a pagare anche le spese processuali. I giudici hanno infatti stabilito che sull’asfalto percorso dalla processione è prevedibile che ci sia della cera e che bisogna prestare più attenzione per non scivolare e cadere.

 

Bari, la piccola Zaraj morta a 12 anni in sala operatoria: assolto l’ex primario del Pediatrico

La gup di Bari Valeria Isabella Valenzi ha assolto «perché il fatto non sussiste» l’ex primario di Anestesia e rianimazione dell’ospedale pediatrico ‘Giovanni XXIII’ di Bari, Leonardo Milella, accusato di falso in relazione a una cartella clinica redatta per il caso della 12enne Zaraj Tatiana Coratella Gadaleta. La piccola, di origine colombiana, morì in ospedale il 21 settembre 2017 per una ipertermia maligna subito dopo un intervento di riduzione di una frattura del femore.

Per l’accusa, Milella, che era finito a processo (in abbreviato), nel compilare la cartella clinica della paziente, avrebbe falsamente attestato che il farmaco salvavita Dantrium era stato somministrato alla bimba alle 11.30 del 21 settembre, mentre in realtà (per la Procura) sarebbe stato somministrato alle 13 dello stesso giorno.

Oggi, in Tribunale, lo stesso pm Baldo Pisani ha chiesto l’assoluzione di Milella «per non aver commesso il fatto», mentre l’avvocato del medico, Angelo Loizzi, ne ha chiesto l’assoluzione con formula piena, come poi deciso dalla gup.

Lo scorso 28 marzo, Milella era stato assolto «per non aver commesso il fatto» dall’accusa di omicidio colposo in relazione alla morte della 12enne. Al primario, intervenuto ad operazione chirurgica conclusa, la pubblica accusa contestava di aver erroneamente diagnosticato una «tromboembolia polmonare» e “ritardato» di altre tre ore «la somministrazione del farmaco salvavita».

Nella vicenda era inizialmente coimputato anche l’anestesista Vito De Renzo, che ebbe in cura la 12enne prima dell’arrivo di Milella e che ha patteggiato una pena di un anno e otto mesi. Inizialmente si era costituito parte civile anche il padre della bimba che oggi ha revocato la sua richiesta.

Auto contromano sulla ss16, fratelli anziani di Alberobello morti a Fasano nel 2021: assolto giovane barese

Un giovane barese, finito a processo con l’accusa di duplice omicidio stradale colposo per la morte di Domenico a Paolantonia Girolamo, i fratelli di Alberobello di 75 e 80 anni deceduti il 30 aprile 2021 sulla ss16 all’altezza di Fasano, è stato assolto perché il fatto non sussiste.

Il ragazzo si trovava alla guida della sua Mini Countryman quando si schiantò frontalmente contro la Hyundai i20 che viaggiava contromano. I due anziani morirono sul colpo, il giovane rimase ferito e poi è finito a processo perché, secondo quanto accertato dalle indagini, viaggiava a 159 km/h in un tratto in cui il limite è fissato a 90 km/h. Il Tribunale di Brindisi lo ha però assolto al termine del processo.

Bari, abusi su 14enne evasa da comunità educativa: 42enne assolto ma condannato per sottrazione di minore

Un 42enne è stato assolto dall’accusa di violenza sessuale dal Tribunale di Bari. L’uomo era a processo con l’accusa di aver abusato di una 14enne affidata ad una comunità educativa.

I fatti risalgono all’estate del 2022. Secondo la tesi della Procura, l’umo avrebbe indotto la ragazza a compiere atti sessuali “abusando delle condizioni di inferiorità psichica della persona offesa dovute alla minore età accompagnata da una situazione familiare e personale che la rendevano vulnerabile”.

La 14enne era finita in comunità anche per “l’uso distorto, a sfondo sessuale, dei social”. All’inizio sono stati contestati all’uomo un bacio e un tentativo di palpeggiamento, nel corso del processo il capo di accusa è diventato più pesante.

Nel giugno 2022, dopo alcuni scambi di messaggi “dal tenore sentimentale sessuale”, i due hanno concordato un incontro “determinando il volontario allontanamento” della ragazza dalla comunità educativa. L’uomo l’ha ospitata a casa sua, ma la difesa è riuscita a far valere l’insussistenza della violenza sessuale.

Il 42enne è stato assolto dall’accusa di violenza sessuale ma è stato condannato a 6 mesi di reclusione con pena sospesa per la sottrazione consensuale di minorenne. La presunta vittima si è costituita parte civile.

Bari, rapina in un’azienda edile. Assolto 22enne dopo 7 anni: il colpevole è il figlio del titolare

Il 22enne Vito Magistro è stato assolto dall’accusa di aver partecipato ad una rapina all’interno di un’azienda edile, sottraendo anche del materiale e investendo il titolare con l’auto.

“Il fatto non costituisce reato”, secondo i giudici del Tribunale di Bari. Secondo quanto ricostruito dalle indagini, è emerso che il colpo è stato compiuto dal figlio della vittima, un 44enne tossicodipendente che ha patteggiato a 4 anni di reclusione.

Il 22enne, assistito dall’avvocato Nicola Lerario, era in sua compagnia perché stava acquistando merce dal valore di 200 euro. L’episodio è avvenuto il 15 marzo 2018. Durante il processo è emerso che il figlio del titolare 80enne era solito sottrarre il materiale dalla ditta di famiglia per venderlo privatamente.

La Procura aveva chiesto per Magistro chiesto la condanna a 9 anni di reclusione e il Tribunale ora lo ha assolto.

Bari, casa popolare occupata a Japigia: abusiva condannata a 8 mesi dopo 5 anni. A processo anche il suo avvocato

Occupa abusivamente una casa popolare a Japigia senza avere titolo, portando anche i suoi bambini all’interno, e a distanza di 5 anni viene condannata in primo grado a 8 mesi di reclusione e 200 euro di multa. Protagonista una donna di 33 anni, tra 60 giorni saranno rese note le motivazioni della sentenza.

Assolto invece il suo avvocato “perché il fatto non sussiste”: il legale era finito a processo con l’accusa di resistenza a pubblico ufficiale per aver discusso animatamente con gli agenti di Polizia locale la mattina del 29 settembre 2020 in via Caduti dei Partigiani, nel tentativo da parte degli agenti di sgomberare l’appartamento.

Pediatrico Bari, muore a 12 anni sotto i ferri: il primario Leonardo Milella assolto per il caso Zaray

Il Tribunale di Bari ha assolto “per non aver commesso il fatto” Leonardo Milella, primario del reparto di Anestesia e Rianimazione dell’ospedale pediatrico Giovanni XXIII di Bari, imputato per l’omicidio colposo della 12enne di origini colombiane Zaraj Tatiana Coratella Gadaleta.

La ragazzina morì il 19 settembre 2017 per una ipertermia maligna subito dopo un intervento di riduzione di una frattura al femore. Al primario, intervenuto ad operazione chirurgica conclusa, la pubblica accusa contestava di aver erroneamente diagnosticato una “tromboembolia polmonare” e “ritardato” di altre tre ore “la somministrazione del farmaco salvavita”.

A processo era costituito parte civile il padre della vittima. “Dopo 6 anni di processo e l’audizione di diversi testimoni, e sopratutto consulenti di fama nazionale, il tribunale ha riconosciuto l’assoluta assenza di responsabilità del dott.Milella per il decesso della giovane paziente. Il lungo e complesso dibattimento ha reso giustizia al mio assistito – spiega il difensore di Milella, Angelo Loizzi – che sin dal primo momento ha rivendicato la correttezza del suo operato. Oggi, finalmente, gli è stata restituita la serenità che merita”.

Traffico di droga a Bitonto, il boss Domenico Conte assolto in appello. Ridotte altre 27 condanne

La Corte d’Appello di Bari ha annullato la condanna a 16 anni, assolvendolo «perché il fatto non sussiste», nei confronti del boss di Bitonto Domenico Conte (assistito dalla legale Marianna Casadibari), condannato in primo grado in abbreviato nel 2022 perché ritenuto uno dei capi di un’associazione a delinquere finalizzata al traffico di droga nel nord Barese insieme a Roberto Dello Russo, Paolo Ficco e Giambattista De Sario.

La Corte d’Appello ha poi confermato e ridotto altre 27 condanne, tra cui quelle di Dello Russo, De Sario (entrambi da 20 a 14 anni) e Ficco (da 20 a 12 anni). I Comuni di Bitonto e Terlizzi e la Regione Puglia erano costituiti parte civile.

L’associazione, secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, avrebbe operato sui Comuni di Bitonto e Terlizzi per agevolare proprio il clan Conte, ritenuto una «propaggine» del clan Capriati di Bari.

Nell’ambito di questa inchiesta, coordinata dalla Dda di Bari e condotta dai carabinieri, in 27 furono arrestati a gennaio 2020. Per Conte è stata recentemente annullata dalla Cassazione una condanna a 20 anni per il suo presunto coinvolgimento nell’omicidio della sarta Anna Rosa Tarantino, 87enne uccisa per errore a Bitonto il 30 dicembre 2017.