Taranto, nel computer oltre 600 file di materiale pedopornografico: arrestato 41enne. Caccia ai complici della rete

Nella provincia di Taranto un uomo di 41 anni è stato arrestato con l’accusa di detenzione di ingente quantità di materiale pedopornografico. Secondo quanto emerso dalle indagini, l’uomo custodiva nel proprio computer oltre 600 file di contenuti illeciti.

L’operazione è il risultato dell’attività di monitoraggio costante condotta dalla Polizia Postale per contrastare lo sfruttamento sessuale dei minori online. L’intervento è stato eseguito dalla Sezione Operativa per la Sicurezza Cibernetica di Taranto, su disposizione dell’autorità giudiziaria, con un decreto di perquisizione emesso dal tribunale di Lecce.

Durante la perquisizione, gli agenti hanno sequestrato anche quattro hard disk, contenenti complessivamente circa 7 terabyte di dati, ora al vaglio degli investigatori.

Al termine delle operazioni, il 41enne è stato posto agli arresti domiciliari. Le indagini proseguono per verificare l’eventuale coinvolgimento di altre persone, possibili collegamenti con reti esterne e la diffusione del materiale illecito.

Mesagne, spara al fratello dopo lite per questioni familiari: arrestato 47enne. La vittima è fuori pericolo

Avrebbe esploso colpi di pistola ferendo il fratello al termine di una lite per questioni familiari. Con le accuse di porto e detenzione di arma clandestina, minacce e lesioni aggravate, un 47enne è stato arrestato dalla polizia a Mesagne, in provincia di Brindisi. L’uomo si trova ora in carcere. La vicenda risale a domenica.

La vittima, trasportata in ospedale con ferite ad una gamba, non è in pericolo di vita. Gli agenti del commissariato di Mesagne hanno recuperato e sequestrato l’arma che sarebbe stata utilizzata dall’indagato, una pistola calibro 7,65 con matricola abrasa.

Adelfia, aggressione con mazza da baseball e spari contro l’auto: due arresti. Vittima un 60enne

Gli scorsi giorni, i Carabinieri del Nucleo Operativo e Radiomobile della Compagnia di Triggiano hanno dato esecuzione ad un’ordinanza che dispone la misura cautelare della custodia in carcere – emessa dal G.I.P. del Tribunale di Bari su richiesta della locale Procura – nei confronti di due soggetti gravemente indiziati (fatte salve le valutazioni successive con il contributo della difesa) del reato di tentato omicidio.

L’attività trae origine da un grave episodio avvenuto ad Adelfia (BA), lo scorso 3 agosto, quando un 60enne del luogo, al termine di un litigio scaturito per futili motivi con un giovane 23enne, veniva seguito e successivamente raggiunto mentre si trovava all’interno della propria autovettura. In tale frangente, due individui ignoti alla vittima, lo aggredivano, prima con una mazza da baseball e poi esplodendo nei suoi confronti due colpi di arma da fuoco.

Gli approfondimenti investigativi hanno consentito di ricostruire la dinamica dei fatti e di individuare i presunti responsabili dell’azione criminosa, nei confronti dei quali l’Autorità Giudiziaria ha disposto la più restrittiva misura cautelare della custodia presso il carcere di Trani (BT).

È importante sottolineare che il procedimento si trova nella fase delle indagini preliminari e che l’eventuale colpevolezza, in ordine ai reati contestati, dovrà essere accertata in sede di processo nel contraddittorio tra le parti.

Ascoli Satriano, abbondanti piogge provocano lo smottamento di un terreno: evacuazione nella notte

Lo smottamento di un terreno in vico Alessandro Manzoni ad Ascoli Satriano, in provincia di Foggia, causato con ogni probabilità dalle abbondanti piogge delle scorse ore, ha reso necessario l’intervento dei vigili del fuoco nella tarda serata di ieri.

Lo smottamento ha interessato, a quanto si apprende, anche la parte fondale di un edificio e, per questo, si è reso necessario evacuare alcuni stabili. Solo uno degli edifici coinvolti era abitato e per l’unico residente è stato messo a disposizione un alloggio da parte dell’amministrazione comunale.

“I vigili del fuoco mi hanno avvisato intorno alle 22,30 – spiega il sindaco Vincenzo Sarcone – . Sul posto hanno operato anche polizia locale, protezione civile e intorno alle 2 di notte ho predisposto l’evacuazione in via precauzionale degli stabili, disponendo di transennare la zona. Per un residente si è provveduto alla sistemazione presso un alloggio messo a disposizione dalla protezione civile. Stamani i geologi che interverranno sul posto – conclude il sindaco – faranno una relazione approfondita attraverso la quale si potrà decidere il da farsi”.

Bari, sparatoria contro una casa a Ceglie e pizzeria in fiamme a Carbonara: perquisizioni della Polizia all’alba

Dalle prime luci dell’alba è in corso un’operazione di Polizia che sta interessando i quartieri di Carbonara e Ceglie del Campo. In particolare, sono in corso diverse perquisizioni da parte della Polizia di Stato che vedono coinvolto personale della Questura con il supporto di equipaggi del Reparto Prevenzione Crimine e di un elicottero del IX Reparto Volo, nei confronti di diversi obiettivi.

L’intervento in questione è stato voluto dal Questore e si inserisce nell’ambito delle recenti iniziative in materia di contrasto ai fenomeni di criminalità diffusa e non, insistenti nel capoluogo e nella provincia.

Nel caso specifico, si tratta di una risposta ai recenti e gravi fatti verificatisi nei quartieri Carbonara e Ceglie del Campo ossia l’esplosione di colpi d’arma da fuoco contro un’abitazione a Ceglie, nella serata del 14 marzo, e successivamente, a distanza di poche ore, alle prime ore di domenica scorsa, un incendio che ha completamente distrutto una nota pizzeria della città a Carbonara.

Le attività sono tuttora in corso e vedono impiegati decine di uomini della Polizia di Stato che stanno setacciando alcuni luoghi e abitazioni con l’ausilio anche di unità cinofile della Questura alla ricerca di droga e armi. Si tratta di un intervento che vuole rimarcare la presenza dello Stato sul territorio a tutela dei cittadini che ha il preciso intento di non abbandonare a sé stesse porzioni della città consegnandole alla criminalità.

Bari, raggirano disabile e gli portano via 150mila euro: denunciati fratello e nipoti. Sequestro della Finanza

Sequestrati circa 150mila euro a tre persone accusate di aver sottratto denaro, con raggiri, a un anziano gravemente invalido residente nell’area metropolitana di Bari. L’operazione è stata eseguita dai finanzieri del Comando Provinciale della Guardia di Finanza, su disposizione della Procura della Repubblica.

Il provvedimento cautelare, emesso dal giudice per le indagini preliminari, riguarda il fratello della vittima – nominato amministratore di sostegno – la figlia di quest’ultimo e il compagno della donna. I tre sono ritenuti responsabili, a vario titolo, di aver utilizzato indebitamente le somme destinate all’uomo.

Le indagini, condotte dalla Compagnia di Monopoli, hanno ricostruito i movimenti sui conti correnti dell’anziano, alimentati da pensione di invalidità, indennità di accompagnamento ed eredità della moglie defunta. Secondo gli inquirenti, numerose spese sarebbero state effettuate senza l’autorizzazione del giudice tutelare, attraverso bonifici, assegni e prelievi.

Il denaro, sempre secondo quanto emerso, sarebbe stato impiegato per scopi personali degli indagati, tra cui lavori di ristrutturazione, prelievi ingiustificati e pagamenti basati su fatture ritenute fittizie.

Sulla base degli elementi raccolti, la Procura ha ottenuto il sequestro di conti correnti, beni mobili e immobili riconducibili ai tre, fino al raggiungimento della somma contestata.

La vicenda assume particolare gravità per le condizioni di estrema vulnerabilità della vittima e per il ruolo di tutela che l’amministratore di sostegno avrebbe dovuto garantire.

Processo Codice Interno, il sindaco Leccese: “Riconosciuto il danno d’immagine della mafia al Comune di Bari”

Il Gup del Tribunale di Bari, Giuseppe De Salvatore, ha depositato le motivazioni della sentenza di condanna, pronunciata con rito abbreviato, nei confronti dei 103 imputati nel processo denominato “Codice Interno”, relativo a reati di stampo mafioso. Il Tribunale ha disposto la condanna degli imputati al risarcimento del danno in favore di tutte le parti civili, da quantificarsi in sede civile, oltre al pagamento di una provvisionale immediatamente esecutiva pari a 200.000 euro ciascuno esclusivamente in favore del Comune e della Regione. Un riconoscimento fondato sull’immediata percepibilità dell’impatto negativo dei delitti accertati, in considerazione delle gravissime ricadute in termini di immagine.

Nelle motivazioni, il giudice evidenzia come “l’operatività dell’associazione criminosa di tipo mafioso nell’ambito territoriale di un Comune e di una Regione, nonché l’inevitabile clamore mediatico che ne consegue, configurino un eclatante danno all’immagine per gli Enti territoriali”. Un danno determinato anche dal fatto che la comunità locale e la sua rappresentanza istituzionale finiscono inevitabilmente per essere associate alla presenza di organizzazioni mafiose.

Il Gup sottolinea inoltre come tale pregiudizio sia aggravato dalle radici storiche del sodalizio mafioso e dall’elevato numero di affiliati, elementi che hanno consolidato nel tempo la capacità intimidatoria dell’organizzazione e alimentato un pregiudizio culturale sul territorio. È stato inoltre accertato un danno all’immagine anche a livello internazionale, in occasione del vertice G7, così come un grave vulnus derivante dalla vicenda dello scambio elettorale politico-mafioso che ha coinvolto il Comune di Bari, incidendo sulla fiducia dei cittadini nelle istituzioni.

Le motivazioni depositate rappresentano un riconoscimento della fondatezza dell’azione istituzionale nella lotta alle mafie e della gravità dei danni subiti dal territorio.

“Le motivazioni della sentenza – dichiara il sindaco di Bari Vito Leccese – segnano un passaggio molto importante per la nostra città. Finalmente viene ribadito con chiarezza che, se da un lato la commissione ispettiva non ha rilevato alcun condizionamento dell’azione amministrativa da parte della criminalità, dall’altro oggi è lo stesso giudice a riconoscere il danno profondo che il Comune di Bari ha subito a causa dell’attività mafiosa. Siamo soddisfatti per un pronunciamento che restituisce verità e dignità alle istituzioni e alla comunità barese, troppo spesso esposte a narrazioni distorte. Questo riconoscimento rafforza il nostro impegno quotidiano per la legalità, la trasparenza e la tutela dell’immagine della città, che non può e non deve essere associata a fenomeni criminali che non la rappresentano”.

Politica e mafia, Olivieri condannato a 9 anni di carcere. Il gup: “Ha scelto di rivolgersi ai Parisi per raccogliere voti”

Un accordo elettorale illecito con esponenti della criminalità organizzata barese per raccogliere voti alle Comunali del 2019. È questa la conclusione a cui è giunto il gup di Bari, Giuseppe De Salvatore, nelle motivazioni della sentenza che ha condannato in abbreviato l’ex consigliere regionale Giacomo Olivieri nell’ambito dell’inchiesta “Codice Interno”.

Secondo il giudice, Olivieri avrebbe partecipato consapevolmente a un sistema di scambio politico-mafioso finalizzato all’elezione della moglie, Maria Carmen Lorusso. La condanna è di 9 anni di carcere — 8 per voto di scambio e uno per tentata estorsione — oltre a una multa di 2mila euro.

Le motivazioni, contenute in 1.723 pagine, ricostruiscono l’attività dell’organizzazione mafiosa legata al clan Parisi-Palermiti di Japigia, capace non solo di gestire traffici illeciti come droga, armi ed estorsioni, ma anche di influenzare il consenso elettorale. Tra i principali imputati figurano i boss Savino Parisi ed Eugenio Palermiti, oltre a Tommaso Lovreglio, ritenuto figura chiave nei rapporti tra politica e criminalità.

Le indagini della Direzione distrettuale antimafia si basano anche sulle dichiarazioni di collaboratori di giustizia e su intercettazioni che, secondo il gup, dimostrano l’esistenza di un accordo strutturato per la raccolta dei voti. Olivieri, si legge, avrebbe gestito la campagna elettorale “illecitamente”, avvalendosi di intermediari vicini ai clan e coordinandosi proprio con Lovreglio e altri referenti criminali.

Respinta la linea difensiva secondo cui l’ex consigliere non sarebbe stato consapevole della matrice mafiosa dei suoi interlocutori: per il giudice, le prove dimostrano invece una piena conoscenza del sistema, inclusi i meccanismi tecnici di gestione del voto.

L’inchiesta evidenzia anche un presunto sistema di infiltrazione nella pubblica amministrazione, in particolare all’interno dell’azienda municipalizzata Amtab. Secondo le dichiarazioni dei pentiti, riscontrate dalle intercettazioni, il clan Parisi avrebbe imposto un sistema clientelare di assunzioni, trasformando l’azienda in uno strumento di collocamento per persone vicine all’organizzazione criminale. Un quadro che, nelle parole del gup, descrive “una saldatura stabile tra criminalità organizzata e ricerca del consenso politico”.

Estorsioni mafiose a dirigenti e giocatori del Foggia calcio: tre condanne fino a 7 anni e 2 mesi – I NOMI

Il gup di Bari Giuseppe Battista ha condannato tre persone, a pene comprese tra i cinque anni e sei mesi e i sette anni e due mesi di reclusione, a processo per le presunte intimidazioni mafiose nei confronti di dirigenti, giocatori e staff del Foggia Calcio.

La pena più alta, a sette anni e due mesi, è stata comminata nei confronti di Marco Lombardi, considerato vicino alla batteria Sinesi-Francavilla della Società foggiana e ritenuto dalla Dda il mandante degli atti intimidatori. Gli altri due imputati, Fabio Delli Carri e Massimiliano Russo, sono stati condannati rispettivamente a cinque anni e dieci mesi e cinque anni e sei mesi di reclusione.

Gli imputati rispondevano a vario titolo di tentata estorsione aggravata dal metodo mafioso e diversi episodi di danneggiamento. Lombardi è stato anche interdetto in perpetuo dai pubblici uffici, gli altri due sono stati interdetti per cinque anni. Tutti sono stati condannati a risarcire le parti civili. Tra queste ci sono l’ex presidente del Foggia, Nicola Canonico (assistito dall’avvocato Michele Laforgia) e il figlio ed ex vicepresidente Emanuele Canonico (avvocato Graziano Montanaro).

Tra gli episodi contestati, l’ordigno piazzato sotto l’auto di Emanuele Canonico nel parcheggio della società Cn Costruzioni generali, a Modugno (Bari), i colpi di fucile esplosi contro l’auto dell’ex capitano Davide Di Pasquale, l’incendio dell’auto di un capo ultras e il tentato incendio delle auto di due dirigenti. I fatti risalgono agli anni tra il 2023 e il 2024.

Secondo la Dda di Bari, obiettivo di Marco Lombardi sarebbe stato quello di mettere alle strette Canonico, costringerlo a vendere la società e poi ritagliarsi un ruolo nella eventuale nuova proprietà. A causa di queste intimidazioni il Foggia è sottoposto dal maggio scorso all’amministrazione giudiziaria. A febbraio, il Tribunale di Bari ha dato il via libera al preliminare di vendita della società da Canonico al gruppo di imprenditori formato da Antonio e Giuseppe De Vitto e Gennaro Casillo. Il Foggia è attualmente ultimo nel girone C di Serie C dopo aver maturato 10 sconfitte consecutive in campionato.