Schianto nel Brindisino, donna incinta all’ottavo mese perde il figlio: grave anche il marito

Una donna incinta all’ottavo mese ha perso il figlioletto che portava in grembo in un incidente stradale che si è verificato ieri sera sulla strada statale 613, nel Brindisino.

Sia la donna sia il marito sono rimasti gravemente feriti. L’incidente si è verificato all’altezza dello svincolo per Torchiarolo dove l’auto della coppia si è scontrata con una seconda vettura ed un camion.

La donna è stata estratta dalle lamiere dai vigili del fuoco e condotta in codice rosso in ospedale dove è stata sottoposta ad un taglio cesareo d’urgenza, ma il bimbo è nato morto per i politraumi della mamma. La donna è ricoverata in gravi condizioni, così come il marito.

A quanto si apprende la coppia tornava a Brindisi, dove viveva, dopo una visita di controllo ginecologica. Le indagini per ricostruire l’accaduto sono condotte dalla polizia stradale che ha sequestrato il cellulare dell’autista del camion, e lo stesso mezzo pesante

Tragedia a Casamassima, 70enne mangia una mozzarella e muore soffocata: era in auto con il figlio

Una donna di circa 70 anni è morta soffocata questa mattina a Casamassima (Bari) mentre stava mangiando una mozzarella.

Secondo quanto si apprende, l’anziana era in auto col figlio che quando si è reso conto che alla madre mancava il fiato, ha accostato l’auto e l’ha tirata fuori dall’abitacolo.

I tentativi di disostruire le vie respiratorie, fatti dall’uomo assieme ad alcuni passanti, sono stati inutili: la donna è morta in pochi minuti.
   

“Ti faccio spaccare la faccia da papà”, choc a Casarano: prof si chiude in bagno. Indagati padre e figlio

Un 16enne salentino, studente dell’istituto superiore Bottazzi di Casarano, è indagato per minacce aggravate e oltraggio a pubblico ufficiale. “Adesso chiamo mio padre e ti faccio spaccare la faccia”, la frase proferita il 17 dicembre 2024 in aula al suo professore che lo aveva rimproverato.

Poco dopo il padre del giovane studente ha fatto irruzione a scuola, insultando e minacciando il professore, mentre il figlio lo incitava a colpirlo. A quel punto il professore è stato costretto a trovare riparo in bagno e a chiamare i Carabinieri tramite il numero di emergenza 112.

Un altro docente sarebbe stato anche aggredito verbalmente e minacciato dopo aver provato a calmare gli animi bollenti. Anche il padre del giovane è indagato.  La procura per i minorenni contesta al ragazzo anche l’aggravante prevista per i reati commessi ai danni di un membro del personale scolastico nell’esercizio delle sue funzioni.

Andria registra il primo atto di nascita di un bimbo con due mamme, la Sindaca: “Noi apripista e città dei diritti”

“Per la prima volta ad Andria, è stato registrato l’atto di nascita di un bambino, figlio di coppia omogenitoriale, che ho personalmente firmato. Ho accolto il piccolo, figlio di mamma biologica e mamma intenzionale”.

Inizia così il post pubblicato sui social dalla sindaca Giovanna Bruno. “Andria fa così da apripista nelle procedure anagrafiche, avendo recepito immediatamente quanto disposto dalla sentenza della Corte Costituzionale n. 68/2025, destinata a cambiare la storia del diritto di famiglia – si legge -. Essa stabilisce infatti che i bambini nati in Italia da due donne che hanno condiviso il progetto genitoriale, devono essere riconosciuti fin dalla nascita come figli di entrambe le madri. Riconoscere un diritto è civiltà. Che esime tutti dai giudizi”.

“Andria si dimostra all’altezza, sottolineando ancora una volta di più l’impegno di questa amministrazione a fare in modo che sia davvero ‘Città dei diritti’. Di pochi mesi fa è l’istituzione del Gender City Manager, figura che aiuta a rafforzare questa idea di Città – aggiunge -.  Che fa il paio, a proposito di diritti, con un’altra figura che abbiamo di recente istituito: quella del Disability Manager, per tutelare maggiormente i diritti dei soggetti fragili, fare da cassa di risonanza per i loro bisogni, le loro idee”.

“Insomma, Andria Città moderna e all’avanguardia – conclude -. Ringrazio il nostro settore anagrafe, con il dott. Sabino Bafunno a coordinarlo. Bravi!
Ringrazio l’assessore al Futuro Viviana di Leo e l’Assessore alla Sicurezza Pasquale Colasuonno con cui abbiamo salutato il neo arrivato, Vincenzo, alle cui mamme, come a tutti i genitori dei neonati registrati da noi, ho donato i semi di ulivo, segno delle radici della nostra terra. Auguri di ogni bene. Ben arrivato ad Andria, piccolino”.

Bari, tentata estorsione dal carcere. Chiede 20mila euro a padre e figlio: arrestato detenuto vicino agli Strisciuglio

La mattina del 22 settembre u.s., la Polizia di Stato ha eseguito l’ordinanza di custodia cautelare in carcere, emessa dal G.I.P. presso il Tribunale di Bari, su richiesta di questa Direzione Distrettuale Antimafia, nei confronti di un detenuto, legato al clan Strisciuglio, ritenuto responsabile di una tentata estorsione, aggravata dal metodo mafioso, nei confronti di due persone, padre e figlio, di Bari.

Si evidenzia che questi sono accertamenti compiuti nella fase delle indagini preliminari, che necessitano della successiva verifica processuale nel contraddittorio con la difesa.

L’attività d’indagine trae origine dalla denuncia sporta presso gli Uffici della Squadra Mobile della Questura di Bari dalla vittima, lo scorso mese di agosto, allorquando ha raccontato di aver ricevuto una video chiamata dal detenuto, che conosceva da diverso tempo, il quale gli avrebbe chiesto la somma di ventimila euro a parziale risarcimento della sua detenzione, addebitabile, secondo quanto riferito, ad una non meglio condotta del figlio del denunciante.

Nel corso della video chiamata il detenuto, con toni decisi e minacciosi, ha intimato alla parte lesa di consegnare la citata somma di denaro a persone di sua fiducia paventando, in caso contrario, di far aggredire suo figlio. Immediate le indagini avviate dalla Squadra Mobile di Bari che la mattina del 22 settembre ha eseguito il provvedimento cautelare direttamente presso il carcere, ove è stata effettuata anche una perquisizione nella cella del detenuto che ha consentito di rinvenire un telefono cellulare su cui verranno eseguiti ulteriori approfondimenti.

È importante, tuttavia, sottolineare che il procedimento si trova nella fase delle indagini preliminari e che, all’esecuzione della misura cautelare, seguirà il confronto con la difesa dell’indagato, la cui eventuale colpevolezza, in ordine ai reati contestati, dovrà essere accertata in sede di processo, nel contraddittorio tra le parti.

Ambulanze occupate e nessun medico al Pronto Soccorso: donna muore a Vieste in mezzo alla strada

Tragedia a Vieste dove una donna è morta per strada per un presunto caso di malasanità. A raccontare l’accaduto è il figlio a Rete Gargano. “Mia madre stava male. Ho chiamato il 118. Mi è stato detto che tutte le ambulanze di Vieste erano occupate – spiega -. Dovevamo aspettare quella di Peschici. Poco dopo, è proprio l’ambulanza di Peschici a chiamarci: ‘Portatela voi al pronto soccorso di Vieste’. Mia sorella, nel panico e nella disperazione, carica nostra madre in macchina e la accompagna. Al pronto soccorso iniziano a visitarla. Ma attenzione: non c’è un medico. Nessun medico ha messo le mani addosso a mia madre”.

“Solo una valutazione superficiale, tanto da suggerirci di tornare il giorno dopo, con calma, se fosse peggiorata. Una frase che pesa come un macigno, oggi. Dopo un’ora, chiamo mia sorella. Mi dice che sono ancora a Vieste. Nessun trasferimento. Nessuna ambulanza. Nessuna urgenza, secondo loro. Sta partendo lei, di nuovo, per portare nostra madre a San Giovanni Rotondo, da sola, di notte, con nostra madre in gravi condizioni  racconta -. Chiamo il pronto soccorso di Vieste per chiedere spiegazioni: ‘Non c’era bisogno – mi dicono – Abbiamo tante chiamate. Sua madre non è grave’. Venti minuti dopo, mi richiama mia sorella. Piange. Urla. Mamma non respira più. La morte è arrivata. Lungo una strada, nei pressi di Baia delle Zagare. In mezzo al nulla. Una madre, una donna, un essere umano è morta sull’asfalto”.

“Mia sorella ferma un’auto in transito, cerca aiuto, riescono a chiamare di nuovo il 118. Questa volta arrivano due ambulanze: una da Manfredonia, una da Mattinata. Due ore di tentativi disperati di rianimazione. I medici fanno il possibile. Ma è troppo tardi. Mamma muore a terra – conclude -. Nella notte. Una morte che grida vendetta Non si può morire così. Non si può morire perché non ci sono ambulanze. Non si può morire perché al pronto soccorso di Vieste non c’è un medico. Non si può morire perché qualcuno ha deciso che non era grave senza nemmeno una visita degna di questo nome. Non si può accettare che una famiglia debba scegliere tra aspettare un’ambulanza o rischiare la vita di una persona cara portandola da sola. Chi è responsabile di questa tragedia? Dove sono i dirigenti sanitari? Chi doveva garantire il servizio di emergenza? Chi ha deciso che mia madre poteva anche morire? Questa non è una storia come le altre. È una denuncia. E deve diventare una battaglia. Per mia madre. Per tutte le persone che vivono nei territori dimenticati. Per chi ha diritto a una sanità che funzioni sempre, non solo quando fa comodo. Perché nessuno, mai più, deve morire in mezzo a una strada”.

Modugno, fumo dal motore e auto in fiamme: padre e figlio soccorsi all’alba sulla ss96

Attimi di panico questa mattina all’alba sulla SS96 all’altezza di Modugno per una Peugeot in fiamme. Il conducente dell’auto, che procedeva in compagnia di suo figlio in direzione Bari, si è accostato dopo aver visto del fumo.

Il vano motore è andato poco dopo in fiamme. All’arrivo dei Vigili del Fuoco anche l’abitacolo era in fiamme. Circa un ora di lavoro per riportare in sicurezza i luoghi. Sul posto si segnala la presenza dei Carabinieri e degli uomini dell’ANAS.

Venerdì in Olanda i funerali del figlio di Verreth morto a 14 mesi: presente una delegazione della Ssc Bari

I funerali di Elliot Charles Verreth, il figlio del centrocampista del Bari Matthias, tragicamente morto domenica scorsa a 14 mesi in ospedale dove era stato ricoverato tre giorni prima per un virus, sono in programma venerdì 1° agosto a Hilvarenbeek, in Olanda.

Qui il calciatore belga, arrivato in estate al Bari, si è trasferito con la famiglia. La società biancorossa sarà presente ai funerali con una delegazione. A Verreth è stato dato un permesso a tempo indeterminato per restare con la sua famiglia.

Il Bari, che ha lasciato in anticipo il ritiro di Roccaraso, invece riprenderà gli allenamenti giovedì 31 luglio. Lunedì 4 e sabato 9 agosto sono previste le ultime due amichevoli estive contro Casarano e Picerno, prima dell’esordio stagionale contro il Milan in Coppa Italia, in programma domenica 17 agosto a San Siro.

Bari, propone rapporti sessuali al figlio di 11 anni: mamma lo scopre e lo tortura in casa. Condanna confermata

Una mamma barese di 42 anni è stata condannata a due anni di reclusione e rischia di finire in carcere per aver torturato un uomo che, durante lezioni gratuite di doposcuola, aveva proposto al figlio di avere rapporti sessuali nel 2018.

La donna, dopo aver scoperto qualcosa, decise di chattare direttamente con l’uomo al posto del figlio, scoprendo le richieste esplicite di avere rapporti sessuali con il ragazzino e di inviare video di natura sessuale.

La mamma così lo invitò a casa e la vittima venne picchiata con schiaffi e pugni, prima di essere ferita con un taglierino. L’aggressione fu postata sui social e divenne virale. L’uomo fu costretto anche ad ammettere di essere un pedofilo.

Rovereto, l’87enne Annamaria Sartori trovata morta in casa: il figlio Giovanni Gabrielli arrestato a Lecce

Il 61enne Giovanni Gabrielli è stato arrestato a Lecce nell’ambito dell’inchiesta sulla morte di Annamaria Sartori, l’87enne trovata senza vita nella sua abitazione di via Sticotta a Rovereto la sera del 15 giugno.

Il suo nome è stato iscritto subito al registro degli indagati. Il 61enne vive a Lecce si trovava in Trentino per assistenze l’anziana. Era stato trovato in lacrime accanto al cadavere della madre dai Carabinieri e non è riuscito a fornire spiegazioni.

Poche ore dopo, a causa di un malore, è stato ricoverato all’ospedale di Arco. Esclusa la pista della morta naturale, dall’autopsia sono emersi ematomi sospetti non riconducibili a cadute accidentali né a lesioni provocate da armi o oggetti contundenti.